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sabato, febbraio 12, 2022

Alcune riflessioni sulla ripartizione delle risorse del PNRR e sul loro utilizzo

Mariella Maggio

MARIELLA MAGGIO

Repubblica sta giustamente prestando molta attenzione al problema della ripartizione dei fondi del PNRR tra Nord e Sud Italia e alle polemiche che stanno montando. Credo che sia utile articolare i nostri giudizi, perché tante sono le contraddizioni e non si può affrontare questo tema con l’accetta.

Il centrodestra siciliano si sta distinguendo per l’incapacità di presentare progetti da finanziare con le risorse del PNRR. Musumeci e il suo governo, nelle rare eccezioni in cui riesce a definirne qualcuno, come ad esempio per la realizzazione di strutture sanitarie, si distinguono solo per grettezza e miopia elaborando progetti con una logica meramente clientelare, utile solo ad ingraziarsi gli amici che li votano.

Ma non è solo l’ignavia e la miopia di Nello Musumeci e del centrodestra che sostiene il suo fallimentare governo che stanno impedendo di cogliere l’occasione offerta dal PNRR per risollevare le sorti della Sicilia.

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala, in piena intesa con il presidente della Regione Lombardia, il leghista Attilio Fontana, fa ora il magnifico stigmatizzando l’incapacità degli amministratori meridionali, come se non ci ricordassimo tutti che per realizzare l'Expo di Milano, visti gli enormi ritardi accumulati e per evitare all'Italia una figuraccia mondiale, vennero fatte leggi speciali, fu nominato un commissario e furono concesse deroghe ai contratti nazionali di lavoro. Solo così fu possibile colmare le inefficienze milanesi e lombarde.

È facile criticare il Mezzogiorno dopo averlo impoverito con il federalismo fiscale, con la ripartizione dei fondi statali sulla base della spesa storica, cioè cristallizzando il divario Nord-Sud e sancendo che i cittadini meridionali non hanno diritto agli stessi servizi degli altri italiani.

Vorremmo vedere i presidenti delle Regioni del Nord e i sindaci delle città più ricche recitare la parte dei grandi manager se fossero senza soldi e senza personale come i loro colleghi del Sud.

Basti pensare a cosa è accaduto per il porto di Palermo. Ad aprile del 2021 sono stati approvati due progetti presentati dall’autorità portuale per la realizzazione del waterfront del porto palermitano e il ripristino del bacino di carenaggio di 150 mila tonnellate. Peccato che per il finanziamento del primo progetto sono passati sette mesi, mentre per il bacino di carenaggio non se ne ha ancora notizia.

Molte, troppe amministrazioni del Sud sono del tutto inadeguate, ma la soluzione non è certo quella di approfittarne per comportarsi da avvoltoi, dimenticando che l’arretratezza economica e sociale del Mezzogiorno è un problema nazionale e che l’Italia non risolverà mai i suoi problemi se si manterranno le attuali, intollerabili disparità, in una logica da leghisti e senza un senso della responsabilità nazionale. L’Europa l’ha capito, tant’è che ha assegnato all’Italia molti più risorse delle altre nazioni proprio per questo. Meraviglia che proprio nel nostro Paese si tardi a comprenderlo.

Mariella Maggio Segretaria della federazione palermitana di ArticoloUNO e componente del coordinamento della lista per le comunali di Palermo “Sinistra Civica Ecologista”

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