10/11/2010

Bolognetta. Il sottovia non è mai stato collaudato perchè pericoloso. E adesso si è aperta anche una grande voragine nel soprapassaggio...

La grossa buca nel soprapassaggio di Bolognetta
(d.p.) Non c’è pace per il bivio di Bolognetta. Il “famoso” sottovia dello scandalo non è stato mai collaudato, perché pericoloso, mentre ieri sul soprapassaggio si è aperta una grossa buca, che ha costretto l’Anas a transennarlo, deviando il traffico lungo la strada provinciale per Misilmeri. Pare che sia franato il materiale sottostante il manto stradale della corsia laterale destra per chi proviene da Corleone. La causa della frana potrebbe essere stata la condotta fognaria con le acque reflue, provenienti dal centro abitato, oppure la debolezza strutturale dell’opera. Al riguardo, sono in corso accertamenti da parte del Comune di Bolognetta, cui competono i lavori, dal momento in cui l'Anas non vuol saperne di prendere in carico neppure questo primo stralcio dell’inutile mega-opera. L’interruzione del traffico veicolare sta comportando notevoli disagi a migliaia di automobilisti e consistenti danni economici agli esercizi commerciali della zona.

Ma vogliamo raccontare dall'inizio la “telenovela”, che ha portato alla realizzazione del “sottovia scatolare”. Tutto ebbe inizio nel novembre del 1994, quando la giunta municipale di Bolognetta approvò il progetto esecutivo di completamento dei lavori di costruzione allo svincolo Bolognetta della SS 121, redatto dall’arch. Antonino Bevilacqua, per l’importo di 4 miliardi e 200 milioni di lire. Nella primavera del 1995, il mega-progetto fu approvato dal consiglio comunale ed inserito nel piano triennale delle opere pubbliche. Comprendendo il pericolo che si realizzasse un’opera inutile e dannosa, nel marzo 1996 si costituì a Bolognetta il Comitato “Per un bivio sicuro”, che promosse assemblee, incontri ed esposti al TAR, al CGA, alla Provincia di Paleremo, al Prefetto, al parlamento regionale e nazionale e alla Procura della Repubblica. Nonostante le proteste, l’opera venne approvata dall’Anas. Nel febbraio 1997 il CIPE deliberò di inserire la costruzione del “sottovia” nel programma delle opere da finanziate con i fondi europei. Nell’aprile del 1997 il consiglio comunale di Bolognetta inserì l’opera nel piano triennale delle opere pubbliche, settore viabilità. Nell’ottobre del 1997 l’Assessorato regionale Lavori Pubblici emanò il decreto di finanziamento. Nello stesso periodo la Guardia di Finanza sequestrò tutti gli elaborati progettuali inerenti il “sottovia” presso il comune di Bolognetta. E il sindaco Riccardo Incagnone, eletto nel dicembre ’97, cercò di prendere tempo per firmare il bando di gara. Diffidato dalla Regione e rassicurato dalla magistratura, il primo cittadino diede il via alle procedure della gara, espletata nell’agosto 1998 e aggiudicata al raggruppamento d’imprese capeggiato da Gaetano Virga di Marineo. Nel 2000 iniziarono i lavori, per i quali successivamente furono presentate ben due perizie di variante. Infine, nel maggio del 2002 l’opera venne conclusa, fu acceso l’impianto di illuminazione, ma né l’Anas né il comune vollero assumersi la responsabilità di effettuare il collaudo. Il “sottovia” venne transennato ed è ancora così. Solo che adesso, dopo la frana di ieri, ad essere transennata è anche la corsia laterale destra. Domanda all'Anas, alla Regione e al comune di Bolognetta: perchè non interrate tutto?! Ovviamente, facendo pagare i costi di questi sprechi ai responsabili.

Palermo. Cominciato il processo all'ex deputato regionale di F.I., Giovanni Mercadante

Giovanni Mercadante
PALERMO - Si è aperto questa mattina, davanti alla Corte d'Appello di Palermo, il processo di secondo grado all'ex deputato regionale di Forza Italia Giovanni Mercadante, accusato di associazione mafiosa, che il Tribunale aveva condannato a 10 anni e 8 mesi di carcere. Tra gli imputati anche i boss Bernardo Provenzano (che aveva avuto sei anni per tentata estorsione), Lorenzo Di Maggio (nove anni e sei mesi) e il medico Antonino Cinà (sedici anni). Dopo la relazione d'apertura, la difesa di Mercadante, rappresentata dall'avvocato Nino Caleca, ha prodotto e chiesto di acquisire la perizia depositata al processo Mori su alcuni scritti portati ai magistrati da Massimo Ciancimino. La perizia in questione, richiesta dalla Procura, fa emergere che il papello non sarebbe stato scritto nè da Mercadante nè da Cinà (le cui calligrafie erano state rapportate dal perito con quelle del papello).

Corleone. Campo di lavoro antimafia. Ieri l'addio degli studenti americani della Syracuse University

I volontari americani a Ficuzza
Oggi, ci siamo alzati presto per mangiare una colazione deliziosa con Nutella, pane, latte, biscotti, e caffè. Dopo la colazione, noi abbiamo pulito tutta la casa, tutti piani, tutta la cucina, e i bagni. Poi, siamo andati tutti a Ficuzza dove siamo andati a visitare la villa reale di caccia dei Borboni, dove vivevano e sono stati esiliati. Dopo siamo andati a vedere un centro Lipu dove abbiamo visto alcuni volatili. Poi siamo tornati a Casa Caponnetto, per mangiare un tipico pranzo siciliano, la pasta al forno e cannoli alla ricotta. Poi siamo andati in giro per Corleone. Abbiamo visto piazze, chiese e il comune. Al termine del tour ci siamo recati al museo della legalità dove diversi dipinti narrano la storia del movimento anti-mafia. Grazie a questo percorso noi abbiamo capito il valore della terra, della proprietà e della legalità, quindi ciò ha reso il gruppo piu cosciente dell'importanza di combattere la mafia. Dopo questa illuminante giornata sulla storia siciliana siamo andati a cena in una pizzeria ed è stata una bella esperienza. Buonanotte
I Volontari della Syracuse University - New York
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Palermo. Scontri al liceo Umberto I: liberi gli studenti fermati

Rimessi in libertà i tre ragazzi fermati sabato dalla polizia davanti al liceo classico Umberto I dove avevano organizzato un volantinaggio. Il giudice Lorenzo Chiaramonte non ha convalidato l'arresto. Stamattina centinaia di studenti hanno organizzato un sit-in davanti al tribunale e un'assemblea a scuola. Tornano liberi i tre ragazzi fermati sabato dalla polizia davanti al liceo classico Umberto I dove avevano organizzato un sit-in. Il giudice Lorenzo Chiaramonte non ha convalidato l'arresto dei tre studenti, Francesco Mascolino, Ruggero Mascazzini e Cesare Casarino. I tre sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, manifestazione non autorizzata e rifiuto di fornire le generalità. I ragazzi sono stati subito liberati. Gli indagati sono difesi dall'avvocato Fabio Lanfranca. Il pm Ennio Petrigni aveva chiesto la convalida dell'arresto e il divieto di dimora davanti al liceo. Assieme ai tre sono stati denunciati altri tre giovani (tra i quali un minorenne) per resistenza a pubblico ufficiale e partecipazione a manifestazione non preavvisata. "Il giudice ha ritenuto l'arresto illegittimo perché deciso in assenza dei presupposti della gravità del fatto e della pericolosità sociale degli arrestati", ha detto l'avvocato Lanfranca. "Non essendoci stata la convalida - ha aggiunto il legale - il processo per direttissima, prescritto in caso di arresto in flagranza, non è stato celebrato e gli atti sono tornati al pubblico ministero perché valuti la posizione degli indagati". L'avvocato dei tre ragazzi ha consegnato oggi al gip un video ripreso con un telefonino da uno studente in cui si vedono alcuni momenti dell'intervento degli agenti davanti alla scuola. Un fotogramma inquadra un poliziotto che pressa il proprio ginocchio contro la guancia di un ragazzo steso a terra bocconi, mentre un altro agente lo ammanetta. Il ragazzo viene poi lasciato a terra, con le manette dietro la schiena, e tenta di rialzarsi senza riuscirci. Una scena simile si ripete qualche secondo dopo con un secondo ragazzo ammanettato dai poliziotti mentre è a terra.



10/10/2010

CI SCRIVONO. Davide Greco: "Questo week-end a Campofiorito mi è andato storto..."

L'imbocco della via Mazzini senza divieti di sosta
Salve Direttore Paternostro,
sono Davide Greco, le scrivo da Palermo, ma ho origini di Campofiorito. Sicuramente non si ricorderà di me. I miei genitori sono entrambi di Campofiorito, Giuseppe Greco e Filippa Radosti, paese che lei conosce credo abbastanza bene.
Vado raramente in paese ma questo week end in occasione della fiera abbiamo organizzato una rimpatriata con i miei cugini. Cosa che si verifica raramente visto che due di loro vivono a Milano e Siracusa. Purtroppo il week end mi è andato un po' storto per il fatto che le descriverò di seguito: questa mattina intorno alle 11 parcheggio la mia autovettura in Via Mazzini, entrando dalla Via Papa Giovanni XIII (la strada dove c'è la bevatura), proprio di fronte al panificio Cicio. Noto entrando in via Mazzini che solo sul lato destro della strada, poggiati sui marciapiedi, ci sono dei cartelli temporanei di divieto di sosta 0/24. Sul lato sinistro della strada non vedevo nessun cartello del genere. LEGGI TUTTO

Il “biennio rosso” nella zona del corleonese

di ROSA FARAGI
Nicola Alongi
Sono passati 90 anni da quello che gli storici chiamano “biennio rosso”, che in Sicilia fu un periodo di diffuse e intense lotte contadine per la terra. Esso è stato analizzato accuratamente dallo storico accademico Giuseppe Carlo Marino in “Partiti e lotta di classe in Sicilia” (1976), una delle sue opere più originali, fondamentale per la comprensione di questo periodo, che per il corleonese e segnatamente per Prizzi ha uno valore storico eccezionale. Il mio interesse per la tematica risale ad alcuni anni successivi alla pubblicazione di quest’opera, ai primi anni ottanta, quando da studentessa partecipai al convegno “Corleone capitale contadina”, al quale intervenne Francesco Renda, docente emerito dell’Università di Palermo. Le lotte di questo periodo rappresentano - come sostiene fra gli altri lo storico Salvatore Vaiana in alcuni suoi originali saggi sul movimento contadino in alcuni paesi della Sicilia centrale (Prizzi, Canicattì, Barrafranca) - la seconda fase del lungo ciclo di lotte per la terra che, iniziato con i Fasci siciliani, prosegue con la lotta per le affittanza collettive e poi appunto con il biennio rosso, e termina con la riforma agraria del 1950. LEGGI TUTTO

10/09/2010

Il procuratore della Repubblica Francesco Messineo: "La mafia è in difficoltà, in città non c'è un vero e proprio capo"


Francesco Messineo
 PALERMO. "A Palermo non c'è più un latitante di spicco in circolazione. Un dato storico, non era mai avvenuto prima". Il procuratore Francesco Messineo parla della nuova stagione di Cosa nostra del capoluogo, senza un vero boss in libertà. L'unico nome grosso rimasto è quello trapanese di Matteo Messina Denaro.  "Un mafioso di spessore a Palermo c'è, ed è Giovanni Motisi, ricercato dal 1998 per strage e omicidi, ma su di lui ci sono tante voci. La cattura dei latitanti è stato senza dubbio un successo, frutto di lavo e di grandi sforzi da parte della magiestratura e delle forze dell'ordine. Facendo un'attenta analisi, si nota che a Palermo non ci sono più omicidi di mafia da 3 anni, l'ultimo è stato quello di Ingarao. Questo significa che Cosa Nostra vive un momento di difficoltà in una città rimasta senza un vero boss". Ma la guerra, dice Messineo, è ancora lontana dall'essere vinta: "La mafia si sta già riorganizzando - dice - rimettendo in campo delle vecchie figure. Di nuovi "pezzi grossi" ce n'era uno, Giovanni Nicchi, ma lo abbiamo preso in tempo". Lo stesso Messina Denaro con Palermo ha contatti sporadici. La mafia non finirebbe con lui, ma la sua cattura sarebbe un colpo durissimo". Ulteriori approfondimenti nell'edizione cartacea del Giornale di Sicilia in edicola oggi, 9 ottobre 2010.
Dal Giornale di Sicilia.it

Davide Faraone (Pd): "Figlia boss Bontade assunta a Sicilia e-Servizi senza concorso"

Davide Faraone
La figlia del boss mafioso Giovanni Bontade assassinato a Palermo nell'88 insieme alla moglie Francesca Citarda, è stata assunta dalla società regionale "Sicilia e-Servizi spa" senza un concorso. Lo ha scoperto il deputato regionale Pd Davide Faraone che si dice "favorevole al reinserimento dei figli dei mafiosi ma non a privilegi" "Sicilia e-servizi spa - dice Faraone - la società di servizio per la Regione Siciliana, protesi clientelare dell'Udc di Cuffaro e Romano, oggi Pid, ha come dipendenti, assunti rigorosamente senza concorso, la figlia del famoso boss Giovanni Bontate e suo marito. La figlia in questione è sorella dell'altra Bontade, finita nelle cronache palermitane dopo un servizio di Stefania Petix, perché impegnata in un'associazione, guarda caso sempre vicina ai cuffaro-romaniani, che gestisce i beni confiscati alla mafia". "Mi pare che, dopo le polemiche dei giorni scorsi, e dopo le parole importanti di Roberta riportate oggi da alcuni giornali - conclude Faraone - ci sia comunque un tema politico-sociale che non si può eludere: il reinserimento e il recupero ai valori della legalità e della giustizia di soggetti che provengono da ambienti difficili significa, come sembra essere per le due assunzioni a Sicilia e Servizi, consentirgli una corsia preferenziale occupazionale?".

Scuola, 20.000 in piazza. "Sarà un autunno caldo"

Migliaia di studenti hanno invaso questa mattina le strade dei capoluoghi siciliani per protestare contro i tagli previsti dalla riforma Gelmini. Le manifestazioni, che hanno coinvolto più di cinquanta città in Italia, hanno bloccato le strade del centro di Messina, Catania e Palermo con la partecipazione di oltre ventimila giovani.
A P
alermo i cortei sono stati due: uno degli studenti delle scuole medie e l'altro degli universitari. Il primo, formato da circa cinquemila studenti, è partito da piazza Politeama, mentre l'altro, di duemila universitari, ha preso il via da viale delle Scienze, per poi congiungersi davanti alla prefettura in via Cavour. Gli alunni delle scuole medie, raccolti nel comitato "Rete degli studenti" hanno bruciato in strada il fantoccio di un militare gridando "Più cultura e meno guerre" e protestando così per l'accordo tra i ministeri dell'Istruzione e della Difesa e la Regione Lombardia per l'introduzione di insegnamenti paramilitari nelle scuole. "Vogliamo far sentire la nostra voce e non ci fermeremo qui - dice Danilo Lo Iacono, portavoce della Rete degli studenti Palermo -. Se loro distruggono la scuola, noi la ricostruiremo".
A Messina hanno partecipato, oltre agli studenti, anche insegnanti, precari, esponenti dei sindacati, ricercatori universitari, aderenti alla Rete 29 aprile. Anche in questo caso, il corteo, formato da circa duemila persone, si è fermato davanti alla prefettura dove una delegazione dei sindacati ha chiesto di essere ricevuta dal prefetto. "Le scuole della nostra provincia - dice Graziamaria Pistorino, segretario generale della Flc-Cgil di Messina - non hanno potuto garantire in maniera ottimale l'apertura dei plessi e la copertura delle ore di lezione".
Nutrito anche il corteo (di circa quattromila studenti) organizzato a Catania da Udu, Federazione degli studenti e dal Movimento studentesco. Soddisfatti il segretario generale della Cgil Angelo Villari, il segretario confederale Giusi Milazzo e Fabio Tasinato dell'Udu, che hanno parlato di una "grandissima manifestazione degli studenti che ha aperto anche a Catania l'autunno caldo delle lotte contro le 'riforme' della Gelmini, riforme che stanno svilendo e destrutturando il sistema dell'istruzione pubblica".

Sfida al caporalato: scioperano gli immigrati

Sedici rotonde stradali tra Napoli e Caserta sono state pacificamente occupate dai lavoratori alla giornata: "Vogliamo almeno 50 euro".  Significativo il presidio di Baia Verde a  Castel Volturno, dove due anni fa dopo un concerto morì Miriam Makeba. Domani un corteo contro il razzismo e lo sfruttamento
IMMIGRATI e caporali. Gli uni di fronte agli altri. Alla pari. Oggi si è svolto il primo sciopero in Italia dei lavoratori alla giornata. Da Baia Verde ad Afragola passando per Villa Literno, Casal di Principe, Giugliano, Qualiano, Pianura e Scampia. Hanno pacificamente occupato sedici 'rotonde' tra Caserta e Napoli. Negli stessi incroci stradali dove ogni giorno vengono "ingaggiati", stamattina all'alba, migliaia di migranti hanno incrociato le braccia e alzato un cartello: "Noi non lavoriamo per meno di 50 euro al giorno". In strada c'erano tutti: i lavoratori delle campagne, dell'edilizia, del terziario, del mondo dell'artigianato. Regolari e irregolari. "E' stata una bella manifestazione - dice soddisfatto Alfonso De Vito, della rete antirazzista - perché queste persone oggi hanno rinunciato ad un guadagno, ma innanzitutto perché hanno avuto il coraggio di scendere in piazza, metterci la faccia e sfidare i caporali". Particolarmente significativo il presidio di Baia Verde, proprio nella piazzetta dove due anni fa al termine di un concerto per le vittime di Castel Volturno, morì Miriam Makeba, mamma Africa, e che, in particolar modo, i ragazzi del Ghana e della Nigeria hanno voluto ricordare con particolare affetto. "E' stato solo un primo appuntamento - spiega ancora De Vito - perché l'impegno per far terminare questa spirale di sfruttamento è molto lungo"


10/08/2010

Puglia: da mafioso della Sacra Corona Unita a bracciante sui terreni confiscati. «Quando ho ferito una bambina la svolta»

di Toni Mira*

Ore 4, Massimiliano si sveglia. Alle 5 deve essere sui campi, per raccogliere l'uva. Massimiliano è un bracciante, ma molto particolare. Unico. Perché quando si sveglia è in carcere. Perché lui è un 416bis, condannato a 12 anni per associazione a delinquere di tipo mafioso, la Sacra corona unita, la mafia pugliese. Ma ora non è più un mafioso. In carcere, grazie ad alcuni importanti incontri, grazie alla moglie, grazie ai figli, si è dissociato dalla vita criminale. Lo ha fatto pubblicamente, nell'aula del tribunale. E ora, dal 2 agosto ha ottenuto la semilibertà (caso unico per un condannato per mafia) e va a lavorare. Semplice bracciante, lui che disponeva di tanti soldi. Ora ogni giorno fatica sui terreni che erano di altri mafiosi. LEGGI TUTTO

10/07/2010

Corleone, Dino Paternostro ha presentato una mozione in consiglio per difendere l'ospedale

L'ospedale di Corleone
Le fughe in avanti solitarie, nel malcelato intento di attribuirsi tutto il merito della difesa dell'ospedale, non ci hanno mai convinto. E i fatti dimostrano che spesso non solo sono  inutili ma anche controproducenti. Speriamo che questa lezione l'abbia capita anche il sindaco di Corleone Nino Iannazzo. Da parte nostra, qualche giorno fa abbiamo presentato in consiglio comunale una mozione a difesa dell'ospedale, con la richiesta alla direzione generale dell'Asp di Palermo di incrementare i posti in pianta organica. Sulla mozione chiederemo la più ampia convergenza di tutti i consiglieri comunali, senza distinzione di orientamento politico. E ci batteremo affinchè si organizzi una grande manifestazione a Corleone per la difesa ed il potenziamento del Presidio ospedaliero. (d.p.)    

Summit di mafia in Sicilia per uccidere il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino

Michele Prestipino
PALERMO - Un summit di mafia tra rappresentanti dei clan palermitani, uomini della Locride ed un Napoletano si sarebbe svolto in un casolare alla periferia di Messina, probabilmente il 10 settembre scorso. In quell'occasione sarebbe stato deciso di mettere a punto la strategia concordata in una precedente riunione, e cioè l'uccisione del procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone (due giorni fa la polizia aveva trovato un bazooka a trecento metri dal suo ufficio) e del suo vice Michele Prestipino. Ma nel corso del summit i partecipanti avrebbero fatto riferimento anche ad altri obiettivi dei clan. È quanto rivela un documento anonimo (non si sa se l'estratto di un rapporto autentico o un falso), con l'intestazione cancellata e il timbro "Riservato", arrivato per posta alla Dia di Caltanissetta un paio di settimane fa. Il testo, come scrivono oggi alcuni giornali, sembra l'estratto di un rapporto di polizia o di un servizio segreto e riporta le presunte confidenze di un informatore. Tra gli obiettivi, si legge nell'anonimo, ci sono anche il capo della Procura di Caltanissetta Sergio Lari, il suo vice Domenico Gozzo e il sostituto Nicolò Marino, "perché si occupano - si legge nel documento - delle indagini sull'attentato a Borsellino". Il documento indica altri due magistrati: Sebastiano Ardita, "perché si occupa delle carceri - si legge - e del 41 bis" e Raffaele Cantone, che prima di passare alla Cassazione si occupava a Napoli del clan dei Casalesi. Infine si parla anche della "richiesta fatta da un amico che è avvocato siciliano con interessi a Locri, di uccidere un giornalista".
***Città Nuove esprime solidarietà e sostegno a Giuseppe Pignatone e a Michele Prestipino, due magistrati coraggiosi, impegnati al massimo - in una terra difficile come la Calabria - per combattere la 'ndrangheta e far sentire la presenza dello Stato democratico. Pignatone e Prestipino sono entrambi cittadini onorari di Corleone per aver contribuito alla cattura dell'ex capo dei capi di Cosa Nostra Bernardo Provenzano. "Se adesso la 'ndrangheta ci minaccia - ha detto Prestipino - significa che la nostra azione è giusta ed efficace". (d.p.)

La "Calabria sottosopra" di Nino Amadore

«La ’ndrangheta è viva e marcia insieme a noi». La frase era su uno striscione portato da una ragazza quindicenne nella marcia contro la ‘ndrangheta sabato 25 settembre a Reggio Calabria. Uno slogan che riassume completamente la situazione della Calabria di oggi e che Nino Amadore, giornalista del Sole 24Ore che da anni segue quella regione per le pagine locali del suo giornale, prova a indagare nel libro in uscita per i tipi della casa editrice Rubbettino di Soveria Mannelli (Catanzaro) che appunto si intitola “La Calabria sottosopra” (115 pagine, 12 euro). Il volume,in libreria domani, è un’inchiesta sulla contaminazione culturale che la ‘ndrangheta ha saputo organizzare, permeando con i suoi uomini tutto ciò che era possibile permeare. LEGGI TUTTO

"Viva la mafia" nella piazza di Alfano

A Barcellona Pozzo di Gotto una scritta ingiuriosa nel luogo intitolato al giornalista ucciso da Cosa nostra nel '93. Protesta la figlia: "Il sindaco non ha fatto nulla per eliminarla, dimostra da che parte sta"
PALERMO - Stamattina alcune testate locali hanno pubblicato una foto della piazza di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), intitolata al giornalista Beppe Alfano, ucciso dalla mafia nel '93: sul pavimento compariva, da alcuni giorni, la scritta "Viva la mafia". Secondo Sonia Alfano, europarlamentare di Idv e figlia del giornalista ucciso, "la comparsa della scritta non è una coincidenza: domenica scorsa a Messina - afferma -, in occasione della commemorazione del prof. Parmaliana, ho parlato del sistema barcellonese e delle collusioni tra mafia e istituzioni nel messinese. Cercano di intimidirci, ma è bene che sappiano che è del tutto inutile". "L'atteggiamento dell'amministrazione comunale, che non è nuova al sostegno di certi comportamenti meschini - prosegue - si commenta da sè. Il sindaco Candeloro Nania continua a dimostrare da che parte sta, non avendo predisposto l'eliminazione di quella scritta oltraggiosa, che è stata cancellata solo due ore fa da alcuni nostri familiari". "La mia famiglia non demorderà - conclude - e continuerà a contrastare il sistema mafioso barcellonese a tutti i costi e facendo nomi e cognomi, come fatto in tutti questi anni. Il messaggio lanciato attraverso questa scritta è importante, poichè palesa la debolezza e la paura nei confronti della terribile verità che sta venendo fuori".
07/10/2010

Palermo. Preso il superboss Francesco Di Fresco

Palermo: l'uomo è stato catturato nella sua casa vicino all'ospedale Villa Sofia, era ricercato da quindici anni ed era indicato come uno dei cinque latitanti di mafia più pericolosi. La squadra mobile: "In quel covo si sentiva sicuro"
Francesco Di Fresco
PALERMO - Si nascondeva nella sua abitazione Francesco Di Fresco, il boss arrestato a Palermo questa mattina dagli uomini della sezione Catturandi della Mobile. Secondo gli inquirenti, che l'hanno scoperto tenendo sotto controllo i movimenti dei familiari (la moglie Maria Grazia Bonura e i due figli Giuseppe e Federica). L'uomo, ricercato da 15 anni per omicidio e sequestro di persona, aveva ormai da molti mesi scelto la sua vecchia casa come rifugio. L'abitazione, in via Crocce Rossa 193, a due passi dall'ospedale Villa Sofia e dallo stadio, si trova in un palazzo costruito dal suocero del boss, Nunzio Bonura, imprenditore edile. Gli uomini della Catturandi, guidati da Gianfranco Minissale, per mesi hanno sorvegliato i familiari del ricercato. L'indagine ha avuto un'accelerazione a metà agosto: la moglie del capomafia non usciva mai di casa, ha trascorso nel lussuoso appartamento il ferragosto e si assentava sempre per brevissimi periodi. Lo strano comportamento della donna ha confermato i sospetti degli inquirenti che, lunedì scorso, hanno fatto una perquisizione nell'abitazione. Il tavolo della cucina era apparecchiato per tre persone: circostanza che la Bonura ha spiegato sostenendo che a pranzo, oltre a lei e alla figlia, studentessa universitaria, sarebbe arrivato il figlio Giuseppe, che lavora come dipendente al distributore di benzina. Ma gli investigatori sapevano che il ragazzo non rientra mai a mangiare. Durante la perquisizione gli agenti hanno notato che la struttura della casa era diversa dalla planimetria a loro disposizione. In particolare ad insospettirli è stato un armadio poggiato a una parete. Gli inquirenti hanno scoperto oggi che nascondeva una sorta di stanzetta di un metro e 20 per 50 centimetri in cui il latitante entrava quando arrivava qualcuno a casa. Mentre lunedì gli agenti rovistavano la casa il boss era dentro il locale ricavato dietro l'armadio. "Il fatto che il capomafia non si sia mosso, nonostante la perquisizione dei giorni scorsi - ha spiegato il procuratore aggiunto che ha coordinato l'indagine, Vittorio Teresi - vuol dire che si sentiva tranquillo. Il fatto di non essere stato trovato dagli agenti l'aveva convinto che il covo era sicuro".
07/10/2010

Dopo la "missione" a Palermo del sindaco Iannazzo, 24 posti in meno all'ospedale

Ecco cosa scriveva lo scorso 1° ottobre “Corleone in…forma”, periodico di informazione sull’attività amministrativa del Comune di Corleone, sotto il titolo “Ospedale: il Sindaco di nuovo in azione”: «Incontro interlocutorio fra gli amministratori dei Comuni del Corleonese e delle Petralie con il Direttore dell'ASP di Palermo Salvatore Cirignotta. A guidare la delegazione il sindaco di Corleone Nino Iannazzo che ha voluto incontrare il manager di Palermo in ordine alla nuova pianta organica del presidio ospedaliero dei Bianchi di Corleone. Nei giorni scorsi i primi cittadini del territorio ed i rappresentante dei lavoratori del nosocomio avevano valutato la proposta di pianta organica redatta dell'ASP rilevando alcune deficienze che potrebbero comportare dei disservizi. Oggi l'incontro per chiedere al Direttore la modifica del documento di programmazione. Un'apertura è stata data da Cirignotta che si è riservato di comunicare, nei prossimi giorni, le considerazioni in ordine alle proposte prospettate».
Dopo l’incontro, guidato dal sindaco di Corleone Nino Iannazzo, il direttore generale dell’Asp di Palermo ha modificato la pianta organica dell’ospedale di Corleone, inserendo un medico in più nell’Unità Operativa Semplice di Ostetricia e Ginecologia, ma cancellando l’Unità Operativa Semplice “Medicina fisica e riabilitazione”, con i seguenti posti di organico: 2 medici, 8 infermieri, 7 fisioterapisti, 2 logopedisti e 5 operatori socio-sanitari. “Il sindaco di nuovo in azione” ha ottenuto, quindi, un posticino di medico, in cambio della cancellazione di ben 24 posti di organico. Se i risultati sono questi, sarebbe stato meglio che il sindaco Iannazzo se ne fosse rimasto fermo e immobile a Corleone. E gli consigliamo di non tentare nuove azioni, per non farci correre il rischio che venga chiuso l’intero ospedale!
Battute a parte, è davvero manifestazione di infantilismo politico partire da soli per combattere la difficile e impegnativa battaglia per la difesa del nostro ospedale. L’esperienza dimostra che i risultati concreti e positivi si ottengono solo quando un territorio è capace di realizzare la massima unità tra le forze politiche, sindacali e sociali. Come nei mesi scorsi, quando la Cgil e il Pd hanno coinvolto tutte le forze disponibili, ottenendo due incontri con l’assessore Russo, il ripristino del servizio di salute mentale (Spdc) con più posti-letto e l’attivazione dell’Unità Operativa Semplice di Ostetricia e Ginecologia. Successivamente, il sindaco Iannazzo e il Pdl si sono assunti la grave responsabilità (per scopi di parte) di rompere quell’unità, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Prima che sia troppo tardi, bisognerebbe tornare immediatamente indietro. All’unità che consente di ottenere risultati. (d.p.)

10/05/2010

Reggio Calabria. Bazooka in Procura, grave minaccia a Pignatone

Sconcerto per la nuova "sfida" della 'ndrangheta. Una telefonata annuncia: "Andate a vedere davanti alla Dda, c'è una sorpresa per il procuratore". E la polizia trova un bazooka. Potrebbe essere la risposta ad una maxi-operazione contro le cosche locali. In serata migliaia di persone in piazza per manifestare solidarietà al magistrato REGGIO CALABRIA - "Andate a vedere davanti alla Procura. C'è una sorpresa per il procuratore Pignatone". È stata questa telefonata, giunta stamani al 113, a portare la polizia a scoprire un bazooka davanti agli uffici della Dda di Reggio Calabria. L'arma, di fabbricazione slava, era stata nascosta sotto un vecchio materasso lasciato lungo la strada ed era inoffensiva dal momento che è un bazooka monouso ed è già stata utilizzato. Questo, però, non attenua la pericolosità del gesto. Resta, infatti, il "messaggio grave ed altamente significativo sul piano criminale", come lo hanno definito gli investigatori. E quale sia il messaggio è chiaro: possiamo colpire il procuratore Pignatone quando e dove vogliamo. Il procuratore di Reggio oggi non è in città per impegni di lavoro. Al momento ha evitato di rispondere al telefono e non è stato possibile avere un suo commento su quanto accaduto. Il bazooka sarà analizzato per accertare quando e dove è stato usato. Accertamenti, da parte della polizia scientifica, sono in corso anche su una cabina telefonica pubblica che si trova a breve distanza dalla sede del Consiglio regionale, nella zona di via Cardinale Portanova, dalla quale è partita la telefonata che ha portato al ritrovamento del bazooka. La nuova minaccia ad un magistrato di Reggio Calabria, dopo quelle rivolte al procuratore generale Salvatore Di Landro, e ad altri pm, è giunta nel giorno in cui polizia, carabinieri e guardia di finanza hanno eseguito una vasta operazione per l'esecuzione di 250 perquisizioni. Un'operazione disposta proprio nell'ambito delle indagini sulle intimidazioni. A ricevere la visita delle forze dell'ordine sono stati i boss della 'ndrangheta, capi delle più importanti cosche del capoluogo e della provincia.
Dopo il ritrovamento di un bazooka, l'ultimo minaccioso messaggio al procuratore di Reggio calabria Giuseppe Pignatone, il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, in programma domani mattina in città, valuterà la possibilità di inviare militari nel reggino per contrastare la criminalità organizzata. Opzione su cui è apertamente favorevole il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che a Porta a Porta spiega: "O si utilizzano i militari dell'operazione 'Strade Sicure', e quella è una decisione del comitato dell'ordine e della sicurezza", o ci dovrà essere "un nuovo provvedimento del governo". In serata migliaia di persone sono scese in piazza Duomo a Reggio per una fiaccolata con cui manifestare solidarietà e vicinanza a Pignatone dopo l'ennesima indimidazione. Il corteo, promosso dal movimento "Reggio non tace", si è snodato su corso Garibaldi per arrivare sino in piazza. E in questo clima il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini, intervistato da Repubblica Tv, rileva la "mancata la solidarietà" di Berlusconi al procuratore, prendendo spunto dagli attacchi alla magistratura fatti domenica scorsa dal premier: "Berlusconi vuole solo evitare i propri processi - ha affermato Franceschini - e attacca da sedici anni la magistratura, salvo poi far mancare la propria solidarietà quando i giudici sono minacciati, come è avvenuto oggi".

Lo ha denunciato "Striscia la Notizia": “Beni assegnati, l’ombra della mafia”


Stefania Petix

L’amministrazione comunale di Palermo avrebbe assegnato beni confiscati alle associazioni Solaria e Live Europe (che contava alcune persone imparentate con la cosca mafiosa di Bagheria), e alla Fondazione Puglisi (che aveva alcuni soci collegati al gruppo Grigoli e a Matteo Messina Denaro). E’ quanto rivela un servizio andato in onda su Striscia la Notizia, il tg satirico di Canale 5. Tra i beneficiari dei beni c’è anche una fondazione che portail nome di padre Pino Puglisi, il parroco di Brancaccio ucciso dalla mafia e citato da Benedetto XVI durante la sua visita a Palermo. Della fondazione, diretta dal successore di don Puglisi, padre Mario Golesano, avrebbero fatto parte, nel periodo dell’assegnazione – tra il 2006 e il 2008 – alcuni parenti di boss o persone a loro vicine. Sull’episodio interviene il consigliere comunale di Palermo Nadia Spallitta, presidente della commissione urbanistica: ”Non conosco a fondo i motivi per i quali il Tar abbia confermato la regolarità delle assegnazioni alle società, per cui le stesse oggi continuano a godere di questi immobili. Tuttavia non so se nel contesto siciliano, la semplice dimissione di alcuni di questi soci (elemento che avrebbe determinato le decisioni del Tar) possa garantire l’indipendenza dei beni da infiltrazioni mafiose. Così – conclude la Spallitta – i mafiosi mantengono i pieni poteri sugli immobili confiscati, nel silenzio colpevole delle istituzioni che dovrebbero dare applicazione alla legge Rognoni-La Torre”. 

Beni confiscati alla mafia. Il procuratore Grasso: “Più della metà sono inutilizzati”

Più della metà dei beni sequestrati alla criminalità organizzata è inutilizzata. L’allarme lo lancia il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, a margine di un convegno organizzato dall’Agenzia nazionale per i beni sequestrati. “Non bisogna illudersi – ha spiegato Grasso – che con un colpo di bacchetta si risolvano i problemi: c’è un’indubbia difficoltà ad utilizzare i beni sequestrati alle organizzazioni criminali. Il 47% di questi è stato destinato, ma il 53% è inutilizzato”. Le cause, ha proseguito il procuratore, “sono diverse: il bene è occupato dal mafioso o da qualche suo parente, su altri gravano delle ipoteche e altri ancora sono in stato di abbandono e sottoposti a vandalismi”. Per cambiare questo stato di cose, secondo Grasso, “occorrono risorse: si possono usare i fondi comunitari oppure fare protocolli con gli enti locali che potrebbero contribuire con propri fondi”. Sono 11.051 i beni definitivamente confiscati alla criminalità organizzata e ora nelle mani dello Stato. A gestirli è l’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati, diretta dal prefetto Mario Morcone. I dati sono stati presentati ad Isola Capo Rizzuto (Crotone) su un terreno sottratto al locale clan Arena. Tra i beni confiscati, 1.351 sono aziende, il resto è rappresentato da immobili. Quasi la metà delle confische (4.941) sono state fatte in Sicilia. Seguono Campania (1.670), Calabria (1.532) e Lombardia (913). Ammontano a 5.415 gli immobili già consegnati.
Fonte: LiveSicilia

C'è il Papa. A Palermo, il regime della bestemmia censura il Vangelo e sospende la Costituzione

di Paolo Flores d'Arcais
Che il ducetto bestemmiatore sia disposto a tutto per riconquistarsi l'omertà della Chiesa gerarchica può apparire scontato. Che il suo ministro degli interni - di un partito che celebrava i riti pagani celtici! - fosse pronto, con analogo bacio della pantofola clericale, a calpestare i diritti costituzionali più elementari dei cittadini di Palermo, sarà solo l'ennesimo "stupro della Costituzione" che giustamente Di Pietro ha addebitato a questo regime ogni giorno più infame. Ma che di fronte a tanta enormità i giornali che si definiscono "indipendenti" non facciano titoli di scatola... LEGGI TUTTO
Firma l'appello alla Procura e al Capo dello Stato

Sulle "magnifiche sorti e progressive" della città di Corleone, imperando il sindaco Nino Iannazzo

Ho letto la relazione annuale (1° giugno 2009-31 maggio 2010) del sindaco di Corleone, Nino Iannazzo: un malloppone di 416 pagine! Ed ho ascoltato, ieri sera, l’illustrazione che il primo cittadino ne ha fatto al consiglio comunale. Una litanìa sulle “magnifiche sorti e progressive” della città di Corleone da quando è amministrata da questo sindaco e dalla sua giunta. Hanno realizzato cose “importanti”, “inimmaginabili”, “straordinarie”. Hanno “finalmente” fatto conoscere al mondo la vera Corleone, la Corleone “capitale dell’antimafia” (sic!). «Figuratevi – ha detto Iannazzo – che il quotidiano “Avvenire” ha titolato un suo servizio: “Corleone volta pagina”». Il finto entusiasmo del neofita di cui è capace questo sindaco fa sorridere. Ad ascoltarlo, sembra voglia convincerci che prima di lui ci sia stato il diluvio. E che poi, insieme all’arcobaleno, siano spuntati all’orizzonte lui insieme a Stefano Gambino, Giuseppe Giandalone, Ciro Schirò, Pio Siragusa, Carlo Vintaloro, Renato Di Miceli e Giuseppe Cardella…

Sfogliando il “malloppone”, si notano in sequenza gli articoli di giornale che parlano (bene) dell’amministrazione comunale, ma sono rigorosamente omessi tutti quelli che esprimono critiche. Una rassegna stampa da Minculpop, il Ministero della Cultura Popolare del famoso “Ventennio”. Per il finanziamento di un cantiere di lavoro c’è una pagina, per la “svendita” dell’acquedotto comunale ad Acque Potabili Spa, in cambio di un “piatto di lenticchie” (qualche posticino per amici e parenti), niente! Sui viaggi-premio degli amministratori in Brasile, in America e in Svizzera pagine e pagine di foto a colori, sui ripetuti fallimenti dei bandi per la gestione del caseificio e del mercato ortofrutticolo, niente! E niente sul lavoro che non c’è. E niente sulla cervellotica “rivoluzione” dei sensi unici, che sta facendo impazzire i cittadini. E niente sulla cascata delle due rocche e il parco sul fiume, assolutamente inaccessibili e invisitabili, nonostante i lavori siano già stati completati da oltre un anno. E niente su tanto altro, di cui scriveremo nei prossimi giorni. (d.p.)

CI SCRIVONO. Viabilità a Corleone. Quegli incredibili sensi unici...

Caro direttore, nel porgere i più sinceri saluti vorrei esprimere o segnalare come il cambiamento della viabilità (senzo unico via san Martino e via Caduti in guerra) a Corleone abbia risolto i problemi della traffico, infatti dopo studi approfonditi di tecnici di fama internazionale (a progetto spero come di consuetudine). Adesso il traffico è deviato nella periferia e si evitano gli ingorghi nel centro città , vedi le ore di punta per salire in via Marsala da via Caduti in guerra,del traffico aumentato tra il Banco di Sicilia ed il palazzo del comune, dei posteggi che sono aumentati in corso Bentivegna, del progetto di alta velocità che si è attuato in via San Martino (nuova trazzera regia) si parlava di dissuasori di velocità artificiali, ma non c'è nè bisogno perchè le buche dissuadono... Comunque il mio e uno sdegno di parte vivendo in via San Martino con la paura di far uscire i bambini col pericolo che le auto sfreccianti possano causare danno a cose o persone. Distinti Saluti
Liborio Morello
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Non c'è dubbio che la "rivoluzione" della viabilità operata alcuni mesi fa nella nostra città dall'assessore Ciro Schirò è davvero cervellotica. Non ha risolto nessun problema, anzi li ha aggravati tutti. Tanti cittadini hanno protestato, presentando petizioni, ma ad oggi non è cambiato niente. Qualche giorno fa, la giunta era stata riunita per esaminare una di queste petizioni, ma il sindaco e gli assessori non hanno raggiunto il numero legale (erano appena 4 su 8). Speriamo vada meglio la prossima volta... (d.p.)  

10/04/2010

Bersani a Palermo: "Il centrodestra vero problema della Sicilia"

PALERMO - "In Sicilia il problema non è Raffaele Lombardo, ma il totale fallimento del centrodestra che ha condotto l'Isola nel baratro". Si è soffermato anche a parlare della situazione politica dell'Isola il segretario del Pd Pierluigi Bersani, a Palermo per un'iniziativa del Partito democratico. "Noi abbiamo dato la nostra disponibilità a Lombardo per rimediare ai disastri compiuti dalla coalizione di centrodestra nell'Isola. La giunta regionale siciliana è fatta da persone responsabili. Vigileremo sulla vicenda. Non è una scelta semplice e, infatti, il Pd ne ha discusso. Si può scegliere di tirarsi fuori o di impegnarsi nei limiti del possibile", ha detto Bersani commentando il dissenso interno al suo partito sul sostegno alla giunta Lombardo. Il leader del Pd ha poi parlato di legge elettorale. "Non stiamo parlando di una maggioranza di governo ma di regole. Se c'è una maggioranza che dice che la legge elettorale è intollerabile si va in Parlamento e si vota. Le leggi elettorali non le fanno le maggioranze di governo ma le fa il Parlamento con chi è disposto a convergere. Da sempre diciamo che ne abbiamo una vergognosa, che ha portato e può portare un sacco di guai al Paese". A questa posizione si è allineato lo stesso Lombardo ("Personalmente mi associo a chi, pur di non votare con questa legge elettorale, farebbe salti mortali"). A proposito dell'ipotesi di elezioni anticipate, oggi avanzata nuovamente dalla Lega, Bersani riferendosi alla maggioranza ha osservato che "dovranno schiarirsi le idee, perché il Paese non può aspettare i loro traccheggiamenti. Noi abbiamo detto: se siete in una crisi politica andate in Parlamento e dire la verità, ossia che questa coalizione di centrodestra si è frantumata e non è in grado di guidare il Paese. Questa è la verità. Si è visto che il giorno dopo la cosiddetta fiducia, si trattava di una fiducia del cerino acceso, nessuno lo vuole in mano ma è lì che gira".

Miracolo a Palermo, per la visita del Papa strade ripulite, anche dagli striscioni "scomodi"

Lo striscione della libreria "Altroquando"
di Giulio Giallombardo
Il Papa arriva a Palermo, la città è splendente e pulita come non mai, almeno nelle strade dove passa il Santo Padre. L’organizzazione ha lavorato tanto alacremente per rendere la città degna di questa visita. Tutto è stato ripulito per bene: strade, cassonetti, balconi ed anche l’ormai ex-prato del Foro Italico dove è stato allestito l’altare. Ogni nota non intonata ai canti sacri, ogni dettaglio non coerente con la solenne giornata, è stato prontamente “fatto sparire” con sistematica efficienza. Pensiamo, ad esempio, al caso dello striscione con la frase del vangelo di Luca: “La mia casa sarà casa di preghiera, ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri”. Un gruppo di ragazzi, ieri notte alle 2, ha provato a stendere da una terrazza di Porta dei Greci, davanti al Foro Italico, questo pezzo di stoffa di dieci metri che è stato fatto “prontamente” rimuovere da un gruppo di poliziotti. “Abbiamo resistito - dice Franca Gennuso, una delle autrici - rivendicando il diritto d'espressione, ma non è servito a niente: stamattina ci hanno chiamati dalla questura, intorno alle 6, e un'ora dopo sono arrivati i vigili del fuoco con una scala mobile e hanno tentato di strappare lo striscione. A quel punto lo abbiamo ritirato: quanto meno ci resta a futura memoria”. Ma questo non sarebbe il solo caso di eccesso di “pulizia” in onore del Papa. Infatti, anche la libreria “Altroquando” di corso Vittorio Emanuele, pare sia stata “ripulita” ben bene. In un comunicato stampa diffuso dai responsabili del negozio, si legge che, in mattinata, alcuni agenti della Digos hanno intimato la rimozione di uno striscione appeso all’interno della vetrina della libreria, su cui campeggiava la scritta: “I love Milingo”, il noto vescovo zambiano dimesso dallo stato clericale nel 2009. “La motivazione addotta al provvedimento – si legge nel comunicato – è stata quella di ritenere offensiva una simile frase proprio nel momento in cui il corteo del pontefice sarebbe passato da corso Vittorio Emanuele". C’è anche un video su Youtube che riprende la “visita” dei poliziotti in libreria. Insomma, pare che i due milioni e mezzo stanziati da Regione, Comune e Provincia per la visita di Benedetto XVI siano stati spesi proprio bene. Tutto lindo ed pianificato come nelle migliori città svizzere.
Siciliainformazioni, 3.10.2010

Ferrara (Pd): "Bisogna abolire le province per riformare la nostra Isola

Nel dibattito scaturito dalla recente proposta del presidente della Regione, On. Raffaele Lombardo, relativa all’abolizione delle province regionali in Sicilia, interviene anche l’On. Massimo Ferrara, deputato regionale del Partito Democratico. Secondo Ferrara «l’idea del contenimento dei costi della politica, purché accompagnata dalla visione complessiva di una riforma dell’organizzazione del territorio siciliano, è sicuramente apprezzabile. Tuttavia, considerato che lo Statuto della Regione Siciliana prevede all’articolo 15 l’organizzazione del territorio isolano in liberi Consorzi comunali, immaginati come strutture più agili e snelle rispetto alla provincia, sarebbe forse il caso di riscoprire una delle tante norme neglette del dettato statutario, dotata di una portata riformatrice non indifferente, soprattutto alla luce delle discussioni oggi in campo». Nell’opinione del parlamentare alcamese del Pd, è infatti opportuno mantenere un livello di rappresentanza democratica intermedio tra il comune e la Regione, pur nel contesto di una generale decurtazione delle spese relative al mantenimento di alcuni enti inutili, tra cui le province regionali così come sono attualmente. In particolare, osserva Ferrara, accanto al ripristino dei liberi Consorzi comunali, «sarebbe il caso di aprire un dibattito altresì sull’opportunità di dare attuazione alle città metropolitane, come previsto dalla legge regionale n°9 del 1986, in riferimento alle tre grosse realtà di Palermo, Catania e Messina».

Guglielmo Epifani, segretario generale Cgil: "A rischio un milione di lavoratori"

Guglielmo Epifani (Cgil)
ROMA - Rispetto agli episodi di violenza, due sedi Cisl e una della Confindustria colpite da uova e petardi lanciati anche da iscritti e dirigenti della Fiom, "la nostra condanna è stata assolutamente inequivoca. Si aprirà un'istruttoria e si deciderà. Naturalmente, mentre lo dico, mi rendo conto che le scelte della Cisl e della Uil sono sbagliate: non si può destrutturare un contratto senza un rapporto democratico con i lavoratori. Queste scelte sono causa non secondaria del malessere operaio, che, sia chiaro, non c'entra nulla con la violenza". Lo afferma il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani. Intervistato da Repubblica, Epifani sottolinea il momento di emergenza: "Un milione di persone sta rischiando di non avere più un reddito: non il lavoro, non la pensione, non la cassa integrazione o la mobilità". Adesso, sottolinea, "si deve stare molto attenti alle situazioni di crisi aziendali che sembrano senza sbocco. Lì l'ansia e la disperazione possono portare a un conflitto sociale molto forte. Dico al governo e al Parlamento di occuparsi di questo". In merito alla Fiat, "fino a un anno fa Marchionne è stato un uomo del dialogo, poi la situazione all'interno dell'azienda si è complicata e questo l'ha portato a compiere alcune forzature. Resta il fatto che sul progetto Fabbrica Italia c'è l'incertezza più assoluta: non si sa che cosa si produrrà nei nostri stabilimenti".

BENI CONFISCATI. Nascerà a Roma l’osservatorio nazionale della Cgil, che sarà guidato da Vincenzo Liarda, il sindacalista minacciato per il feudo Verbumcaudo

L'intervento di Vincenzo Liarda a Polizzi
Dino Paternostro, nuovo responsabile del Dipartimento “Sicurezza e Legalità” della Camera del lavoro di Palermo: «I risultati saranno presentati in un convegno nazionale, che la Cgil terrà a Palermo, dove avanzeremo proposte per mettere fine allo scandalo dei troppi beni confiscati non assegnati». La Cgil costituirà a Roma un Osservatorio nazionale sui beni confiscati alla mafia e a fine anno terrà a Palermo un convegno per presentare la ricerca ed avanzare proposte per una più efficace utilizzazione di terreni, fabbricati ed aziende strappate alla criminalità. La notizia è stata data dal segretario generale della Camera del lavoro di Palermo, Maurizio Calà, al direttivo del sindacato, che si è svolto lo scorso 24 settembre al cinema Cristallo di Polizzi Generosa, il paese delle Madonie al centro di una dura vertenza per l’assegnazione del feudo di Verbumcaudo, confiscato a Michele Greco, il “papa” di Cosa Nostra. Insieme a Calà, erano presenti Marcello Tocco, responsabile nazionale dell’Ufficio Legalità e Sicurezza, Mariella Maggio, segretaria generale della Cgil Sicilia, Salvatore Tripi, segretario generale della Flai-Cgil Sicilia, e tutti i componenti del direttivo, per manifestare la solidarietà del sindacato a Vincenzo Liarda, il dirigente della Cgil nel comprensorio delle Madonie, più volte bersaglio di minacce mafiose. L’osservatorio, che fa parte di un progetto nazionale, nasce col compito di effettuare uno screening di tutti i terreni confiscati alla mafia, per indicare il modo per liberarli da eventuali ipoteche, per restituirli ad un uso sociale, come prevede la legge, e renderli produttivi. Il progetto sarà seguito in prima persona dallo stesso Liarda, presente all’incontro. Anche il segretario della Cgil nazionale, Guglielmo Epifani, è già intervenuto presso l’Agenzia nazionale per i beni confiscati per chiedere che si trovi una soluzione per restituire ai cittadini il feudo Verbumcaudo, sui cui grava un’ipoteca da parte delle banche. «La vertenza affinché i cittadini delle Madonie si riapproprino di Verbumcaudo ormai è una vertenza nazionale - ha detto Calà, aprendo i lavori del direttivo -. Abbiamo chiesto alle banche di fare un passo indietro. E, contemporaneamente, tutte le nostre categorie sindacali sono impegnate a intensificare la loro presenza sul territorio delle Madonie. Ripartiamo dalla terra come elemento di sviluppo e di legalità, ma toccheremo tutti i campi: dal lavoro nero alla disoccupazione, ai servizi soci assistenziali». La Cgil, insieme ai sindaci dei comuni delle Madonie, intende inoltre favorire la costituzione di un Consorzio “Sviluppo e Legalità”, sulla scia della positiva esperienza sperimentata nella zona del Corleonese. «Il consorzio- spiega Calà - potrà così affidare in gestione i beni confiscati alla mafia alle cooperative sociali. Il principio è che tutti i comuni, sotto la supervisione della Prefettura, da ora in poi vogliono gestire e tutelare insieme terreni ed altri beni confiscati nella zona».
«Nella zona di Corleone, pur in mezzo a mille difficoltà, le cooperative sociali stanno svolgendo un ottimo lavoro e i loro prodotti sono commercializzati in tutt’Italia», ha spiegato il segretario della Camera del Lavoro di Corleone, Dino Paternostro, da qualche settimana nominato responsabile del Dipartimento “Sicurezza e Legalità” della Cgil di Palermo. «Sulla scia di quest’esperienza – ha aggiunto - faremo delle iniziative e lanceremo delle proposte per fare in modo che i beni confiscati alla mafia possano diventare produttivi e creare lavoro e sviluppo nella legalità, mettendo fine allo scandalo dei tanti, troppi beni, che ancora restano inutilizzati».

Il monito del papa ai giovani siciliani: "La mafia è incompatibile con il Vangelo"

di MASSIMO LORELLO
È durata dieci ore la visita del pontefice a Palermo. In mattinata messa e Angelus al Foro Italico, nel pomeriggio l'incontro con i giovani in piazza Politeama. Ratzinger ha ricordato padre Puglisi e il giudice Rosario Livatino. Rientrando a Punta Raisi ha deposto dei fiori sul luogo della strage di Capaci

Il Papa durante l'incontro con i giovani
"La mafia è strada di morte, incompatibile con il Vangelo". Benedetto XVI conquista l'ovazione più convinta dei siciliani quando parla apertamente della lotta a Cosa nostra. Lo fa durante l'incontro con i giovani che chiude la sua visita a Palermo. Una visita cominciata in mattinata con la messa e l'Angelus al Foro Italico, proseguita con l'incontro in cattedrale con i sacerdoti e i seminaristi e conclusa appunto con l'abbraccio ai giovani in piazza Politeama. Per la verità, il viaggio del pontefice in Sicilia si è portato dietro anche un fuori programma: il papa, mentre rientrava all'aeroporto di Punta Raisi, si è voluto fermare sul luogo della strage di Capaci per lasciare dei fiori proprio dove vennero uccisi il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. Quando in piazza Politeama Ratzinger ha invitato i giovani a combattere contro la mafia i ragazzi hanno risposto con due ovazioni fragorose. È accaduto quando il papa ha detto: "La mafia è una strada di morte" e quando ha aggiunto che essa è "incompatibile con il Vangelo". Benedetto XVI ha ripreso, dunque, lo storico discorso di Giovanni Paolo II che, dalla Valle dei Templi di Agrigento, il 9 maggio del 1993 ricordò ai boss e ai loro soldati il giudizio divino che li attendeva. Quattro mesi dopo, la mafia assassinava don Pino Puglisi, il parroco del quartiere Brancaccio. E Puglisi è l'esempio che il papa offre ai sacerdoti e ai seminaristi incontrati in cattedrale. "Egli aveva un cuore che ardeva di autentica carità pastorale - ha detto il pontefice - nel suo zelante ministero ha dato largo spazio all'educazione dei ragazzi e dei giovani e insieme si è adoperato perché ogni famiglia cristiana vivesse la fondamentale vocazione di prima educatrice della fede dei figli. Lo stesso popolo affidato alle sue cure pastorali ha potuto abbeverarsi alla ricchezza spirituale di questo buon pastore, del quale è in corso la causa di beatificazione. Vi esorto a conservare la memoria della sua feconda testimonianza sacerdotale imitandone l'eroico esempio". Tra "le splendide testimonianze" che il papa ha suggerito ai giovani affinché ne prendano esempio, c'era anche il nome di Rosario Livatino, il "giudice ragazzino" ucciso dalla mafia a soli 38 anni e ora al centro di una causa di beatificazione.
La Repubblica-Palermo, 3.10.2010

SPORT, CALCIO. Esordio con sconfitta in casa per il Corleone


Un'azione di gioco del Corleone nella gara con lo Sciacca
POLISPORTIVA CORLEONE 1 - SCIACCA 3
POL CORLEONE: Pipitò, Napoli, Danilo Musicò, Carmelo Sciarrino Jr (1’s.t. Sparacino), Governali, Alessandro Musicò (32’ s.t. Di Carlo), Mondello (1’ s.t. Bitetto), Carmelo Sciarrino Sr, El Baad, La Russa, Lipari.
SCIACCA :Allegro, Rizzuto, Di Leo, Galluzzo, Errante Gallo (20’ s.t. Messana), Cacciatore (25’ s.t. Paolo Marino), Chiarello, Venezia, Fornò, Domenico Marino ( 46’ s.t. Turturici).
ARBITRO: sig. Massimiliano Brusca di Palermo
RETI: 10’ 1.t. Chiarello – 13’ 1.t. Venezia, 26’ s.t. Domenico Marino – 40’ s.t. La Russa.
CORLEONe - Conquista fuori casa tre punti uno Sciacca intraprendente contro una squadra di calciatori “corleonesi al 90%”. Bella la gara diretta magistralmente da Brusca. Gli agrigentini hanno avuto in Fornò l’uomo chiave. I giallo-rossi di Tanino Crapisi hanno pagato l’assenza del portiere titolare Giovanni Zabbia. Il primo tempo si chiudeva a favore degli ospiti con reti di Chiarello al 10’ e di Venezia al 13’. Nella ripresa al 26’ Domenico Marino segnava la terza rete agrigentina. L’ingresso del giovanissimo Di Carlo che al 32’ sostituiva Alessandro Musicò scombinava i piani difensivi agrigentini. Crapisi spostava Sparacino sulla fascia destra a pressare e Bitetto al centro; maturava così il gol della bandiera dei palermitani segnata al 40’ dall’ottimo La Russa.
Giovan Battista Noto

Palermo. Faraone (Pd): "Il ministro Alfano frequenti meno palazzo dei Normanni e di più Palazzo di giustizia"

Davide Faraone
Verso la prescrizione i processi che vedono imputati Cammarata, Avanti e Galioto PALERMO, 2 OTT. 2010 - “Il ministro della Giustizia Alfano frequenti meno Palazzo dei Normanni e vada di più al Palazzo di Giustizia di Palermo per risolvere le gravi carenze di uomini e di risorse che rischiano di mandare per aria un’idea di giustizia breve e giusta”. Lo dice Davide Faraone, deputato regionale del Pd, commentando la notizia secondo cui Alfano stamattina avrebbe incontrato il presidente dell’Assemblea regionale, Francesco Cascio. Un colloquio riservato che si è svolto a Palazzo dei Normanni, sede dell’Ars. “E’ di queste ore - continua - la notizia che due dei processi che riguardano la ‘mala gestione’ della cosa pubblica a Palermo, quello sull’inquinamento, che vede imputati per omissione di atti d’ufficio il sindaco Diego Cammarata e il presidente della Provincia del capoluogo siciliano, Giovanni Avanti e quello sui presunti falsi nei bilanci 2005 e 2006 dell’Amia, in cui è imputato il senatore della Pdl Galioto, rischiano di andare in prescrizione. “Le responsabilità politiche su ‘Smog’ e ‘Amia’ - conclude Faraone - sono già chiare ma le eventuali responsabilità giudiziarie devono essere accertate e per far questo i processi si devono celebrare. Occorre quindi lavorare per far funzionare al meglio il sistema giustizia con un investimento massiccio di risorse e di uomini. Invito quindi il ministro Alfano a far funzionare di più la giustizia e a occuparsi di meno di far funzionale la Pdl”.

10/03/2010

"I soldi del ponte agli alluvionati"

In migliaia a Messina per la manifestazione contro l'opera sullo Stretto: "E' un'indecenza che vengano stanziati fondi per una struttura irrealizzabile mentre per Giampilieri e Scaletta non c'è denaro" MESSINA - Alcune migliaia di persone - settemila secondo gli organizzatori, circa la metà per la questura - provenienti da tutta Italia stanno partecipando a Messina a un corteo organizzato dalla Rete “No Ponte” per protestare contro la realizzazione dell'opera e per chiedere che i fondi per la sua costruzione siano destinati alle zone alluvionate della città dello Stretto. Al corteo, che ha attraversato il centro della città, prendono parte anche esponenti di partiti politici del centrosinistra e associazioni ambientaliste. "Crediamo che sia un'indecenza - ha detto Anna Giordano, componente della segreteria nazionale del Wwf - che decine di persone che vivano nel disagio dopo l'alluvione di Giampilieri e Scaletta perché non si trovano i fondi per sistemare quelle aree, mentre per la realizzazione di un'opera inutile e impossibile da realizzare si stanziano dei soldi". "Ricordo inoltre che il ponte a campata unica più lungo del mondo è di 1.131 metri e quello che vorrebbero fare è di 3.300 metri. C'è un gap tecnologico non colmabile nemmeno tra cento anni". A sostenere la manifestazione anche l'europarlamentare Rita Borsellino: "A dispetto dei roboanti annunci, il ponte sullo Stretto resta un miraggio del governo Berlusconi, uno spreco di denaro pubblico per un'opera inutile e dannosa. Denaro che, invece, andrebbe usato per la messa in sicurezza del territorio e per far fronte ad emergenze come quella di Giampilieri che, né il governo nazionale, né quello regionale hanno ancora risolto". Tra gli altri a Messina anche il segretario regionale di Rifondazione comunista, Luca Cangemi. "Da questa manifestazione viene un fortissimo segnale di opposizione alle scelte ed ai comportamenti dei governi nazionale e regionale. Moltissimi cittadini chiedono un nuovo modello di sviluppo, centrato sul lavoro e sulla valorizzazione del territorio. Un modello opposto a quanto ci propongono Berlusconi e il governo regionale siciliano Lombardo-Pd, non a caso sostenuti da Confindustria".

10/02/2010

Corleone, campi di lavoro antimafia. Alla Cgil i volontari toscani hanno incontrato Dino Paternostro



I volontari toscani alla Cgil di Corleone
 
Facciamo come se fosse un nastro da riavvolgere e facciamo ripercorrere la giornata al contrario. Riuniti tutti intorno al falò canticchiando insieme canzoni sotto un cielo stellato di "Donna Giacoma" (Località a 800 mt.slm), intanto il profumo della carne e delle verdure alla brace riempiva i nostri sensi e ci avvolgeva. Grazie all'immensa accoglienza e generosità di Gina , Lina e famiglia ci siamo sentiti come a casa.. è stata veramente una serata magnifica. Siamo arrivati veramente affamati alla grigliata, perché il pomeriggio è stato intenso di visite guidate dalla nostra stupenda e insuperabile guida Davide, che ci ha spiegato il significato di alcuni graffiti, che rappresentano i momenti significativi della storia di Corleone . Dopo una visita veloce al museo civico, abbiamo fatto un  incontro alla sede della camera del lavoro , con il segretario Dino Paternostro, che ci ha spiegato la storia da metà ottocento fino ai giorni nostri delle lotte del Movimento Contadino, guidato in momenti diversi da Verro, Placido Rizzotto e Pio la Torre , che insieme a molti altri combatterono la mafia e per questo furono assassinati. Stessa sorte toccò il Generale Dalla Chiesa : Il suo impegno profuso alla ricerca dei mandanti e degli assassini di Placido Rizzotto e nell'elaborazione di una strategia mirata a scardinare il sistema mafioso. L'impegno di questi e di molti altri non è stato invano, le loro idee sono state portate avanti fino alle attuali leggi sulla confisca dei terreni e dei beni dei mafiosi.
Stamattina sveglia presto come al solito, abbondante colazione e partenza per i campi. Rispetto ai giorni passati ci siamo dati un limite di tempo con decisione unanime di non lanciare assolutamente pomodori marci prima delle 10,30. Quindi fino a tale ora tutto calmo, dopo di ché lascio a voi immaginare.
Fabiano, Marco, Gabriella, Claudia e Riccardo
Corleone 01 Ottobre 2010

Lettera aperta al Papa Benedetto XVI, in occasione della sua visita a Palermo

Papa Benedetto XVI
Caro fratello, questa domenica Lei viene a Palermo, nella mia ospitale città; Le dò il benvenuto. Ma vorrei dirle, chiederle, brevemente alcune cose. Sa quanto costa la sua visita di poche ore? Dal locale "Giornale di Sicilia", risulta che il costo previsto è di almeno 2.000.000 di euro. Per una Messa, un "incontro con il clero", e un "incontro con i giovani". (Io non vado a messa, non sono ordinato, né sono giovane; dunque non potrò incontrarla?). Le faccio un paio di esempi di questa spesa:
- amplificazione: 300.000;
- stuoia su cui camminerà in Cattedrale: 3.000;
- transenne: 200.000;
- copertura momentanea in sabbia degli artistici birilli del Foro Italico: 80.000.
Lo sapeva?... non è un po' scandalizzato? LEGGI TUTTO

Il giornale dei vescovi: "Bestemmia del premier inaccettabile"

Silvio Berlusconi
ROMA - "Ci mancava solo la bestemmia dentro la barzelletta del presidente". Comincia così l'editoriale di Avvenire firmato M.T., le iniziali del direttore Marco Tarquinio, all'indomani del video pubblicato dal sito de L'Espresso, in cui Berlusconi racconta una barzelletta contro Rosy Bindi che si conclude con una bestemmia. "C'è una cultura della battuta a ogni costo che ha preso piede e fa brutta la nostra politica. E su questo tanti dovrebbero tornare a riflettere", esorta il quotidiano dei vescovi. "Ma su ogni uomo delle istituzioni - prosegue l'editoriale - su ogni ministro e a maggior ragione sul capo del governo grava, inesorabile, un più alto dovere di sobrietà e di rispetto. Per ciò che si rappresenta, per i sentimenti dei cittadini e per Colui che non va nominato invano".