domenica, marzo 05, 2023

IL PERSONAGGIO. Umberto Santino: “I giovani possono salvarci dalla società mafiogena”

Umberto Santino

di 
Gioacchino Amato
Il presidente del Centro Impastato parla del suo libro sulla borghesia mafiosa e la latitanza di Messina Denaro. In questi anni i boss hanno investito sull’eolico e sulla sanità. Ma chi dà le indicazioni su come riciclare il denaro sporco nella finanza? Bisogna costruire concrete alternative alla mafia. Se non si opera sulle cause ne nascerebbe un’altra o qualcosa di simile 

«Il libro doveva uscire l’anno scorso, avevamo deciso di ristamparlo, il caso ha voluto che arrivasse in libreria dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro e la citazione del procuratore Maurizio De Lucia sulla borghesia mafiosa». Non ha niente a che vedere con gli “instant book”, pronti per cavalcare i fatti di cronaca, la ristampa del saggio “La borghesia mafiosa. Le relazioni di Cosa nostra” di Umberto Santino (editore Di Girolamo, 243 pagine, prezzo di copertina 22 euro). Ci tiene a chiarirlo l’autore, fondatore con Anna Puglisi del Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato” che dirige, studioso da sempre del fenomeno mafioso, decine di saggi pubblicati e promotore del “No mafia Memorial”. 


Solo una coincidenza o l’intuizione che bisognava continuare a parlare di questo tema? 
«La mia analisi sulla borghesia mafiosa ha come punti di riferimento i “facinorosi della classe media” di cui parlava Leopoldo Franchetti, in un’inchiesta privata svolta assieme a Sidney Sonnino nel 1876, e la “nuova borghesia capitalistico-mafiosa” dell’economista e dirigente politico Mario Mineo. Ci lavoro da cinquant’anni e per molto tempo è stata vista come un cascame del veteromarxismo, un’idea datata, ma poi si è ritrovata nelle sentenze, anche della Cassazione. E ora sono arrivate le parole di De Lucia sulla borghesia mafiosa che ha coperto la latitanza di Messina Denaro e tutti ne parlano come di una scoperta». 
Cos’è questa borghesia mafiosa? 
«La mafia non è soltanto Cosa nostra: l’organizzazione criminale agisce all’interno di un sistema di relazioni, un “blocco sociale” interclassista, che va dagli strati più deboli della società agli strati più alti». 
Chi c’è in alto? 
«Sono professionisti, imprenditori, commercianti, amministratori pubblici, politici, rappresentanti delle istituzioni che hanno rapporti con l’organizzazione mafiosa, avendo in comune interessi e mentalità. In questi anni i boss hanno investito sull’eolico e sulla sanità, che è la voce più consistente del bilancio delle Regioni. Ma chi dà indicazioni alla mafia su questi settori, su come riciclare il denaro sporco nel mondo della finanza? Chi ha le competenze necessarie». 
Qualcuno le ha rimproverato di criminalizzare un’intera classe sociale. 
«Sono lontano dal sostenere che tutta la borghesia sia mafiosa. Io parlo di soggetti che con la mafia gestiscono attività che Cosa nostra da sola non saprebbe neanche immaginare. Si parla di “area grigia”, ma mi pare un’espressione troppo generica. Bisogna individuare i componenti del sistema relazionale. L’arresto di Messina Denaro viene dopo trent’anni di latitanza, che non si spiegherebbe se non ci fosse stata una copertura ampia e capillare, che va dai medici agli amministratori, agli imprenditori, alle logge massoniche». 
Nell’introduzione del libro parla di una fase di transizione della mafia dal dopo Riina. Dopo l’arresto del boss cosa succederà? 
«Dopo le condanne e la scomparsa di Riina e Provenzano, Cosa nostra non ha un organo di comando, la cosiddetta cupola. Matteo Messina Denaro non era il capo dei capi, era il capo della mafia trapanese. Un personaggio anfibio, stragista e imprenditore, homo novus, a cominciare dai suoi comportamenti: un playboy con molte donne, in violazione del rigido codice mafioso. Il suo arresto pone il problema della sostituzione a livello locale, ma per l’organizzazione nel suo complesso non so se si vuole tornare al modello verticistico o lasciare quello degli ultimi anni che sembrerebbe orizzontale, con una relativa autonomia delle famiglie». 
La mafia è cambiata? 
«A mio avviso si è passati da una visione sacrale di Cosa nostra a una imprenditoriale. Riina e Provenzano erano i “pontefici” di un’organizzazione considerata come una chiesa. Adesso i mafiosi si fanno i conti fra costi e benefici. Alcuni boss hanno collaborato appena arrestati. 
Anche se rimangono aspetti tradizionali, c’è una laicizzazione della mafia, ci si sta dentro come se fosse un’azienda o una lobby». 
Nel libro ricorda la sua esperienza con la “Nuova sinistra” pubblicato nel ’94 ha spunti che sembrano legarsi al dibattito all’interno del Pd. Che ne pensa della svolta di Elly Schlein alla guida dei dem? 
«La sua elezione ha segnato una frattura fra gli iscritti al partito e gli elettori o simpatizzanti. Il Pd è un partito d’opinione che ha smantellato le strutture territoriali, non rappresenta il mondo del lavoro, con tutti i suoi problemi, ha sposato l’ideologia del mercato, che produce emarginazione e disuguaglianze. Si è lasciato alle spalle le mobilitazioni per la pace, condivide la decisione di inviare armi all’Ucraina. Le politiche antimigratorie cominciano con Minniti. Schlein rischia di essere un’aliena, se non riesce a realizzare profonde modifiche sull’identità e sull’organizzazione del partito». 
Dopo l’arresto di Messina Denaro sono scesi in piazza soprattutto i giovani. Un segno di speranza? 
«Il movimento antimafia negli ultimi decenni ha avuto come protagonisti i giovani. Ma c’è da chiedersi qual è la condizione giovanile in Sicilia. Il problema non riguarda solo i giovani. Viviamo in una società mafiogena, con un’economia legale debole, un’illegalità che è insieme risorsa di sopravvivenza e codice culturale, un’estraneità alla vita comunitaria, una microcriminalità diffusa che guarda alla mafia come un ascensore sociale. Bisogna costruire concrete alternative alla mafia. Il “No Mafia Memorial” vuole coniugare memoria, conoscenza e mutamento. Se non si opera sulle cause, anche se si riuscisse a sconfiggere la mafia, ne nascerebbe un’altra o qualcosa di simile». 

La Repubblica Palermo, 6/3/2023

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