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sabato 21 agosto 2021

Afghanistan. In quegli occhi di donne ed uomini una luce nuova da non lasciar oscurare


SEVERINO SACCARDI

Ferragosto ci ha riportato i talebani a Kabul, padroni, dinuovo, dell’Afghanistan. Che cosa ne sarà di questo Paese, tormentato da decenni di violenza, non sappiamo. Intanto, le immagini drammatiche dell’aeroporto di Kabul parlano da sole. Gli islamisti dicono che la transizione sarà pacifica e che non ci saranno vendette. Una dichiarazione rassicurante e una faccia sorridente non costano nulla. 

Ora, gli americani e i loro alleati occidentali dovranno fare i conti con sé stessi. Con il bilancio di una occupazione che, dopo venti anni, riporta le cose al punto di partenza. Bisognerà avere il coraggio di farla, questa analisi. A partire dagli Stati Uniti. Che sono in crisi di credibilità.  Avendo prima (con Trump), abbandonato i curdi e poi, con Biden (che ha dato attuazione agli accordi di Doha, con modalità che hanno assunto la forma indecorosa della disfatta), lasciando al loro destino donne, giovani e cittadini emancipati dell’Afghanistan. Una riflessione che dovranno fare anche gli alleati europei degli americani. Siamo posti di fronte alla solitudine dell’Afghanistan.  C’è qualcosa che si può fare? Certo, almeno su due versanti. Il primo è quello relativo a fuggiaschi e profughi. L’Occidente ha un preciso dovere morale. Non si chiudano le porte.

Si organizzi l’accoglienza e si curi l’inserimento di coloro che cercano scampo nelle nostre società. Per quel che riguarda Firenze, è giusto quello che ha detto il sindaco Dario Nardella. Firenze, «città del mondo», faccia la sua parte nell'accogliere i cittadini afghani che lasciano il loro Paese per salvare la vita e recuperare la libertà. Bisogna tendere la mano e prestare soccorso. L’altro versante da battere è quello del monitoraggio della situazione dei diritti umani (continuando a seguire il «caso Afghanistan») da collegare, anche, alla riflessione sull’ insegnamento da ricavare da questa e da analoghe vicende.  In questo, il patrimonio culturale di Firenze può esserci di evidente utilità. Si pensi ad alcuni spunti del pensiero di Ernesto Balducci che parla dell’uomo planetario (cioè del reciproco riconoscimento fra culture diverse), ma auspica, anche, un percorso verso forme di «governo mondiale» delle contraddizioni del nostro tempo. In un pianeta popolato da miliardi di abitanti,posto di fronte a sfide epocali (crisi ecologica, migrazioni, problemi sanitari, sicurezza globale, diritti umani) o si è capaci di individuare una comune via di salvezza o, tutti insieme, si va al naufragio. Ci sono temi di cui qui è possibile citare solo il titolo. Come la (invocata e mai tentata) riforma dell’Onu. Che dovrebbe avere un ruolo non di facciata per risolvere i conflitti degli anni duemila. Ma è assai difficile che il «caso Afghanistan» possa venire ad inserirsi in una cornice (globale) di questo tipo. Si parlerà di altro. Sicuramente, del nuovo ruolo, in quell’area, della Turchia, della Cina e della Russia. Smottamenti e dinamiche variabili della geopolitica. In questo nuovo scenario, che farà l’Occidente, confuso e ripiegato su sé stesso? Domanda di non facile risposta.  Si è a un bivio della Storia e l’Occidente è, per sua natura, un Giano bifronte. Ha espresso la cultura della dominazione (per cui è odiato in tante parti del mondo), ma ha anche elaborato la cultura dei diritti umani. Che ha saputo accendere di una luce nuova gli occhi di una parte almeno delle donne e degli uomini dell’Afghanistan, i quali vedono ora oscurarsi il futuro. Dell’ Occidente Balducci aveva parlato in un libro intitolato La Terra del tramonto. Un’immagine evocativa e carica di (ambivalenti) significati. Il tramonto annuncia l’oscurità, ma ha bagliori di fuoco. che si riverberano sull’attesa di un segno nuovo nel domani che, comunque, presto verrà.

 

Severino Saccardi

(«Corriere Fiorentino», 21 Agosto 2021)

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