10/23/2011

Il Milan adotta la cagnolina Lucy. Allegri: «Fate come noi, è importante»

Il mister rossonero e i suoi promuovono le adozioni degli ospiti dei canili. E diventano testimonial di «Bau Boys». Si chiama Lucy ed è una cuccioletta rimasta senza la sua mamma, morta durante il parto. Per lei si erano già aperte le porte di una gabbia, in un canile. La sua vita avrebbe avuto come imprinting il mondo a scacchi visto da dietro le sbarre. E il suo destino sarebbe stato incerto, legato alla disponibilità di qualche famiglia ad accoglierla nella propria casa. Un destino comune purtroppo a migliaia di cani e di gatti che affollano strutture di accoglienza sparse per l'intero Paese. Ma la sorte ha voluto che Lucy incontrasse degli angeli, l'ex «Iena» Marco Berry e i piccoli agenti speciali che lo affiancano in «Bau Boys», la trasmissione di Italia Uno. E poi dei «diavoli». Che in questo caso non sono demoni, ma «diavoli» dal cuore buono. E dalla maglia rossonera. Il destino di Lucy l'ha infatti portata a Milanello, il centro sportivo teatro dei ritiri del Milan. Dove ora non ha un padrone ma tanti nuovi amici: il mister Massimiliano Allegri e tutti i suoi calciatori. Che hanno deciso di adottarla e di affiancarla ad Huber, il pastore tedesco che da sempre vive ai margini del campo di calcio e che ora le farà da «nonno». LEGGI TUTTO

10/22/2011

Cooperazione, inaugurato questa mattina a Corleone il pastificio Rinascita Corleonese. Produrrà pasta artigianale trafilata in bronzo anche per il Consorzio Libera Terra Mediterraneo

La firma del protocollo
GUARDA L'ALBUM FOTOGRAFICO
di GIOIA SGARLATA
Palermo, 21 ottobre 2011. E’ stato inaugurato questa mattina, alla presenza del presidente nazionale di Legacooop, Giuliano Poletti, il pastificio Rinascita Corleonese. Settecento metri quadri e 500 mila euro di investimento sostenuti da Unipol Bank e Banca Etica, il pastificio nasce dalla scommessa di 9 operai, alcuni dei quali licenziati da un altro pastificio della zona dopo una vertenza per i ritardi accumulati nel pagamento di sette mesi di stipendio. Il pastificio produrrà da subito pasta con il marchio Gustosa e la pasta artigianale trafilata al bronzo per il Consorzio Libera Terra Mediterraneo con cui questa mattina è stato firmato un contratto di produzione. “In questa comunità – ha detto il presidente nazionale di Legacoop Poletti – si è prodotta una condizione particolare. Una rivoluzione culturale che negli ultimi 10 anni ha portato alla nascita di 4 cooperative con circa 100 posti di lavoro. Così oggi per i cittadini è più facile pensare alla cooperazione come un’occasione per il proprio futuro. Il mio augurio è che Corleone diventi la capitale della cooperazione in Sicilia e le premesse ci sono tutte”. “Oggi - ha detto il presidente di Legacoop Palermo, Filippo Parrino.- festeggiamo il battesimo di un progetto nato quattro anni fa e cresciuto lungo un percorso pieno di difficoltà e sacrifici soprattutto delle famiglie dei soci”. Il sindaco di Corleone ha sottolineato come “le nuove cooperative siano frutto di una Corleone che rinasce e lo fa seguendo l’esempio dei suoi figli migliori come Bernardino Verro”. Al taglio del nastro dei nuovi stabilimenti, anche il segretario della Camera del Lavoro, Dino Paternostro che ha ripercorso la storia dello stabilimento e dei soci della cooperativa. “Tutto nasce nel 2007 – ha detto l’esponente Cgil– quando si presentarono da me alcuni lavoratori, dipendenti di un pastificio della zona che non ricevevano lo stipendio da mesi. La Cgil li ha aiutati portando avanti la vertenza con l’azienda e, dopo il loro licenziamento, mettendoli in contatto con la Legacoop per diventare imprenditori di se stessi”.
Emozionato il presidente della nuova cooperativa, Calogero Cuppuleri che ha mostrato i macchinari dell’azienda, alcuni dei quali costruiti appositamente per Rinascita Corleonese. Lo stabilimento ha una capacità produttiva di 300 kg di pasta ogni ora ed è in grado di produrre 14 formati. Lo stabilimento lavorerà anche per Libera. “Prevediamo di partire con la commercializzazione – ha detto Marco Caravella, rappresentante del Consorzio Libera Terra Mediterraneo – nel 2012 con pasta di alta qualità, trafilata al bronzo”. “Questo – ha aggiunto – consentirà di completare a Corleone la filiera di produzione nata dai beni confiscati alla mafia: dal grano al prodotto finito”.
Dopo l’inaugurazione, il presidente Poletti ha visitato la Palazzina della Legalità in Cortile Colletti, appartenuta fino al 1985 al capo mafia Bernardo Provenzano ed oggi assegnata alla Coop Lavoro e non solo e vetrina dei prodotti realizzati sui beni confiscati; e un’altra palazzina confiscata ai fratelli Grizzaffi, nipoti del boss Totò Riina e condannati in regime di 41 bis, dove è stato aperto un ostello e dove trovano accoglienza i volontari che ogni anno partecipano alla raccolta dei frutti nelle terre confiscate a Cosa Nostra.
La tre giorni di Legacoop dedicata alle aziende che gestiscono aziende beni confiscati a Cosa Nostra, si concluderà domani, 23 ottobre alle 10,00, in via Antonio Ugo 25, a Palermo, presso la Cooperativa Conca d'Oro Caffè. Costituita nel 2009 da alcuni ex dipendenti della Società Iti Caffè confiscata ai Graviano di Brancaccio, la coop farà un bilancio dei primi due anni di attività e presenterà un nuovo progetto di rilancio, da realizzare grazie anche al contributo a fondo perduto di Legacoop di 50 mila euro.
GUARDA L'ALBUM FOTOGRAFICO

10/21/2011

A casa di Totò Riina



La villa che era il rifugio del Capo dei capi, adesso, è una casa abbandonata. Devastata dai vandali, abbandonata a se stessa, diventata solo l’ombra del lusso che nonostante la latitanza Totò Riina si concedeva a un passo dal centro. Eccolo, l’ultimo covo di “Totò ‘u curtu”: Riccardo Lo Verso, primo giornalista dopo 18 anni, è entrato per “S” nella villa di via Bernini. Il risultato è un reportage (il video di Martina Miliani) che i lettori di LiveSicilia possono vedere in anteprima e che è stato pubblicato sul nuovo numero di “S”, in edicola da domani. (21.10.2011)

10/20/2011

Corleone, sabato mattina Giuliano Poletti, presidente nazionale di Legacoop, inaugurerà il pastificio della coop Rinascita corleonese


Giuliano Poletti, presidente di Legacoop
 "Cooperazione, lavoro, legalita''. E' il programma d'iniziative messo a punto da Legacoop Palermo, per il week-end e che vedra' la presenza, dal 21 al 23 ottobre, del presidente nazionale di Legacoop, Giuliano Poletti, per una serie di appuntamenti fra Terrasini, Corleone e Palermo. ''Venerdi' 21 ottobre, nel pomeriggio, saremo a Terrasini e sabato 22 - rivela il presidente di Legacoop Palermo, Filippo Parrino - a Corleone, per inaugurare il pastificio della coop Rinascita corleonese che, nella stessa occasione, firmera' anche il primo contratto con il Consorzio Libera Terra, per produrre parte della propria pasta, ma anche per visitare altre cooperative del posto. Il giorno dopo, a Palermo, la cooperativa Conca d'Oro caffe' fara' un bilancio dei primi due anni di gestione dell'Iti Caffe', un tempo dei Graviano di Brancaccio, e presentera' un nuovo progetto di rilancio dell'azienda, realizzato anche grazie a un contributo di 50 mila euro a fondo perduto, da parte di Coop fond''. In calendario anche un altro appuntamento organizzato per i 30 anni della cooperativa sociale Solidarieta' che, ''sabato 22 ottobre, alle 17 - dice ancora Parrino - posera' la prima pietra dell'asilo aziendale destinato ai figli dei dipendenti dell'Asp, nei locali dell'ex ospedale psichiatrico di Palermo''. Il programma della 'tre giorni' avra' inizio alle 16 di venerdi' 21 ottobre, a Citta' del mare (Terrasini), con il convegno 'Legalita' e difesa dell'ambiente per lo sviluppo turistico del territorio', al quale dovrebbero partecipare - oltre a Poletti - anche l'assessore alle Infrastrutture, Pier Carmelo Russo; il presidente di Confindustria, Ivan Lo Bello; Elio Sanfilippo, presidente regionale Legacoop; numerosi sindaci della zona a cavallo tra le provincie di Palermo e Trapani. Sabato 22 ottobre, invece, il presidente nazionale di Legacoop si trasferira' a Corleone per partecipare (alle 10), all'inaugurazione del pastificio Rinascita corleonese, situato in contrada Rubina (Provinciale 4 Corleone-San Cipirrello, al km 2). Lo stabilimento sara' tra i pochi in Sicilia a produrre pasta biologica trafilata al bronzo e nasce dalla scommessa di alcuni operai che lavoravano in un altro pastificio della zona e che sono stati licenziati solo per avere chiesto il pagamento dello stipendio dopo sette mesi di ritardo. L'inaugurazione sara' accompagnata dalla firma della prima commessa al pastificio da parte del Consorzio Libera Terra. ''Il grano prodotto sui terreni confiscati alla mafia, a Corleone - dice il presidente nazionale di Legacoop, Poletti - sara' lavorato dalla Coop Rinascita e la pasta confezionata verra' venduta in tutta Italia''. Subito dopo e' prevista la visita di Poletti alla palazzina della legalita', in Cortile Colletti, appartenuta fino al 1985 al capomafia Bernardo Provenzano, oggi assegnata alla Coop Lavoro e non solo, ma anche vetrina dei prodotti realizzati sui beni confiscati. Nel pomeriggio, alle 17, per i 30 anni della cooperativa sociale Solidarieta', verra' posata la prima pietra del nuovo asilo aziendale Asp nell'ex ospedale psichiatrico di Palermo, in via La Loggia. Domenica 23 ottobre, alle 10, in via Antonio Ugo 25, a Palermo, la Cooperativa Conca d'Oro caffe', costituita nel 2009 da alcuni ex dipendenti della societa' Iti Caffe', confiscata ai Graviano di Brancaccio, fara' un bilancio dei primi due anni di attivita' e presentera' un nuovo progetto di rilancio della cooperativa, da realizzare grazie anche al contributo a fondo perduto di Legacoop di 50 mila euro. (ANSA).

Palermo, i carabinieri recuperano la statua dell'Hecce Homo rubata a Mondello

I carabinieri con la statua recuperata
I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e del Nucleo Investigativo di Palermo hanno recuperato la statua lignea della seconda metà del ‘600 raffigurante dell’Ecce Homo, rubata lo scorso 2 settembre da una edicola votiva di via Saline a Palermo, in località Mondello. La statua oltre a costituire un importante oggetto di culto per la comunità dei fedeli, è anche una pregevole opera d’arte, da molto tempo esposta alla devozione della cittadinanza. Ignoti malfattori, dopo aver forzato l’antica inferriata che proteggeva la statua, la sottraevano tentando di immetterla nel mercato clandestino delle opere d’arte rubate in vista di un facile guadagno. L’attività investigativa dei militari del Reparto Speciale e del Comando Provinciale, sviluppatasi all’indomani del furto sacrilego, ha però scoraggiato ogni possibile acquirente, evitando che la statua rubata potesse essere ricettata e dispersa. Immediatamente dopo aver acquisito la denuncia di furto, infatti, i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale hanno provveduto ad inserire l’oggetto nella banca dati dei Beni Culturali Illecitamente sottratti, rendendo di fatto difficoltosa la vendita dell’opera. Il recupero è stato effettuato grazie alla fattiva collaborazione di un antiquario di Palermo. L’importante opera d’arte e di culto sarà riconsegnata ai legittimi proprietari, e restituita al culto dei fedeli.

Ospedale Cervello, arrestati per truffa Antinoro e Falgares

Non c’è solo la falsificazione di alcuni documenti. Ci sono pure la consegna di un plico anonimo con le carte che smaschererebbero la truffa e le dichiarazioni di una segretaria secondo cui, l’assunzione dell’avvocato Daniela Antinoro all’ospedale Cervello sarebbe stata frutto delle “pressioni” subite dall’ex direttore generale Francesco Falgares. Entrambi sono finiti agli arresti domiciliari in una storia che ha ancora parecchi punti da chiarire. Procediamo per tappe. Il 4 marzo 2008, l’avvocato Antinoro, in servizio all’Asp (è sorella dell’eurodeputato Antonello Antinoro), presenta la domanda per l’incarico di dirigente dell’ufficio legale del Cervello. E’ in possesso di tutti i requisiti necessari e il 20 giugno 2008 Falgares, direttore generale oggi in pensione da oltre un anno, firma la lettera per l’attribuzione dell’incarico. Contratto da cinque anni, rinnovabile, con un compenso di 65 mila euro annui. LEGGI TUTTO

Mafia: Grasso, nuovo codice non porta innovazioni

Piero Grasso
"E' una cosa nuova che porta pochi elementi innovativi, ma poi ha un'ampia parte compilativa di norme già esistenti sulle misure di prevenzione, l'agenzia dei beni sequestrati e confiscati, la Dna e la Dia. Ma il codice antimafia non riporta molti elementi innovativi. Avere aspettative da esso non rispecchia la realta'". Cosi' il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha commentato il nuovo codice antimafia, durante la manifestazione di Locri in cui, ricordando l'omicidio del vicepresidente del consiglio regionale Franco Fortugno, si sta parlando di legalita' e temi attuali del Paese. "Il problema del codice antimafia -ha spiegato Grasso- risale alla legge delega. Il governo ha bloccato gia' dall'inizio qualsiasi attivita' innovativa". Il procuratore antimafia ha in particolare fatto presente che mancano norme sull'antiriciclaggio e sul voto di scambio, attualmente disciplinata nella sola ipotesi dello scambio di denaro per i voti. Inoltre Grasso ha posto l'allarme sulla possibilita' per le organizzazioni criminali di insinuarsi nell'economia legale in questo momento di crisi, poiche' sarebbero agevolate, avendo a disposizione enormi capitali, atte a insinuarsi nelle societa' con i prestiti. "Dovremmo aumentare i controlli -ha affermato- nell'economia sommersa". Fonte: Adnkronos

10/19/2011

PARIGI. Banlieue, francese a suon di Rap

Roberto Paternostro
Lo studio di dottorato di Roberto Paternostro certifica la nascita di una lingua dei giovani parigini: un fenomeno influenzato dal melting pot delle periferie disagiate, che contagia anche i giovani franco-francesi. Tutta un’altra musica. (Roberto è figlio del nostro direttore, Dino Paternostro - L'articolo è stato pubblicato sulla rivista online dell'Università Cattolica di Milano)
Un nuovo francese parlato a ritmo di Rap. A Parigi. Non stiamo parlando solo della Banlieue, la periferia parigina dove vivono i nuovi immigrati, ma di un linguaggio che fa breccia anche tra quelli che potremmo impropriamente definire i “francesi-doc”, soprattutto giovani. Di questo fenomeno di contaminazione linguistica si occupa Roberto Paternostro, laureato in Università Cattolica, al secondo anno di dottorato in Linguistica francese. Il suo studio sulla lingua dei giovani parigini è stato selezionato tra i tre migliori presentati in occasione del convegno annuale dell'Association for French Language Studies, svoltosi a Nancy (Francia) dall'8 al 10 settembre scorso. LEGGI TUTTO

Corleone, campi di lavoro antimafia. A Telejato e con la Camera del lavoro

Con Pino Maniaci e Salvo Vitale
Oggi è stato l’ultimo giorno della nostra bellissima esperienza a Corleone. Stamani come ieri siamo andati a lavorare nelle vigne, per fortuna oggi nessun ferito. Si è svolta più velocemente di ieri perché c’era meno lavoro da fare. Abbiamo pranzato presto perché subito dopo siamo andati allo studio di “Telejato” a Partinico. Abbiamo partecipato alla trasmissione in diretta e uno per uno insieme a Pino Maniaci abbiamo introdotto un servizio; alla fine il giornalista ci ha spiegato che la sua trasmissione è una delle poche che parla in modo diretto della mafia; infatti il suo motto è “ disonorare la mafia è una questione d’onore”. Mentre eravamo lì è arrivato anche il migliore amico di Peppino Impastato, Salvo Vitale. Ci ha raccontato alcuni fatti accaduti insieme a Peppino. Loro erano molto legati, infatti mentre raccontava la morte dell’amico il signor Vitale sembrava molto turbato. Tornati a casa, il segretario della Camera di Lavoro di Corleone, Dino Paternostro ha parlato molto della mafia e dopo ci ha conferito la cittadinanza onoraria di Corleone!!!  Nella sera siamo andati a bere l’amaro di Corleone (era molto buono) .
Sofia, Ribe, Piolo, Willi, Stazz, Valeria, Irene, Lucia, Vigno e Robe
Rimarrà un ricordo per sempre nei nostri <3!!!!
Corleone 18/10/11

Orlando divide, Ferrandelli lo contesta e Pippo Russo gli scrive: "Caro Fabrizio..."

(SiciliaInformazioni, 19 ottobre 2011)
Sulle colonne palermitane di Repubblica Fabrizio Ferrandelli, consigliere comunale di Idv, aveva sfidato l'ex sindaco Leoluca Orlando criticandolo aspramente. "Un leader assente: posso batterlo", aveva detto il neocandidato alle primarie palermitane. E poi: "Negli ultimi cinque anni Luca e Rita non sono mai stati in città mentre io c'ero sempre".
Pippo Russo, segretario provinciale Idv, indirizza principalmente a Ferrandelli una lunga lettera che vi riproponiamo integralmente:
Carissimi, stamattina ho letto l'ampio articolo su Repubblica con le esternazioni di Fabrizio Ferrandelli. Sanno tutti dell'affetto sincero e profondo che io nutro nei confronti di Fabrizio, in lui rivedo tanto di me stesso alla sua età, oltre 22 anni fa, quando per la prima volta mi affacciai al mondo della politica incontrando, in una tarda sera di settembre del 1987, Leoluca Orlando, in quel momento il sindaco più famoso del mondo. Per la prima volta non si parlava di Palermo per la mafia ma per un sindaco, che sedeva nella stessa poltrona in cui era stato seduto Vito Ciancimino, che dichiarava guerra alla mafia e ai pezzi dello Stato e della politica collusi con essa. Nasceva una speranza nuova. Ed io volevo esserci, per dare un contributo al riscatto della mia citta e della mia terra di Sicilia. LEGGI TUTTO

Cerca casa il radar anti-migranti di Siracusa

di Antonio Mazzeo
Il primo dei nuovi radar anti-migranti della Guardia di finanza era stato installato segretamente lo scorso mese di febbraio nella penisola della Maddalena (Siracusa), una delle aree più importanti della Sicilia sotto il profilo ambientale, paesaggistico ed archeologico. Le vibrate proteste dei residenti e delle associazioni ambientaliste avevano però costretto il Comando delle fiamme gialle prima a sospendere l’attivazione degli impianti, successivamente a individuare un altro sito per re-installare il traliccio di 36 metri e i pericolosi sensori del sistema di sorveglianza costiera. I militari sono stati di parola e da un paio di giorni i tecnici di AlmavivA Spa di Roma, la società che ha ottenuto l’appalto per l’installazione e la manutenzione dei radar in sud Italia e Sardegna, hanno iniziato le operazioni di smontaggio dell’impianto. LEGGI TUTTO

In Africa centrale la prossima guerra di Obama

di Antonio Mazzeo
Dopo Afghanistan, Iraq, Pakistan, Yemen e Libia è l’ora dell’escalation militare USA in Africa centrale. Assassinato Osama bin laden, sconfitto Gheddafi, il nemico number one dell’amministrazione Obama è divenuto Joseph Kony, il capo supremo del Lord’s Resistance Army (Esercito del Signore), l’organizzazione di ribelli ugandesi che dalla seconda metà degli anni ’80 ad oggi si è macchiata di gravi crimini contro l’umanità, massacri, stupri e rapimenti di bambini e adolescenti. Con una lettera al Congresso, il presidente Barack Obama ha annunciato l’invio in Africa centrale di un “piccolo numero di militari equipaggiati per il combattimento” per “fornire assistenza alle forze armate locali impegnate a sconfiggere Joseph Kony. Si tratta, in una prima fase, di un team di “consiglieri” delle forze operative speciali USA, il cui numero dovrebbe crescere entro un mese a un centinaio tra militari e “civili”, compreso un “secondo gruppo equipaggiato al combattimento con personale esperto in intelligence, comunicazioni e logistica”. LEGGI TUTTO

La vignetta di Staino. La democrazia a pagamento...

Silvio dorme, Napolitano prova a "svegliarlo"

... ma Silvio dorme...
"Ciascuno faccia la sua parte". E' l'appello che Giorgio Napolitano rivolge al mondo delle imprese e alla "classe politica". "Deve fare la sua decisiva parte l'insieme delle forze politiche, innanzitutto il governo". "Molto sta facendo il mondo delle imprese anche in modo propositivo ed e' importante: lo testimonia il Progetto per l'Italia", continua il Capo dello Stato. Uno dei ''punti di forza su cui oggi possiamo contare e' la consapevolezza della necessita' di una straordinaria mobilitazione per liberarci da antiche insufficienze e far fronte a momenti di estrema difficolta'''. Il capo dello Stato parla di "angustia" per la mancanza di "condivisione" politica. Ma, accanto al Capo dello Stato, il premier si addormenta.

La svolta di Confcommercio in Sicilia: "Fuori chi non denuncia il pizzo"

di ISABELLA NAPOLI
L'associazione che raduna 80 mila imprese nell'Isola approva un nuovo codice etico che prevede l'obbligo di denuncia delle estorsioni e dovrà essere sottoscritto da chi aderisce all'associazione. Espulso chi riporta condanne per mafia. I primi chiamati a firmare sono i duemila dirigenti
PALERMO - Gli imprenditori siciliani che pagano il pizzo senza denunciarlo saranno sospesi da Confcommercio. Chi verrà condannato in via definitiva per reati di mafia sarà espulso. E i nomi delle aziende virtuose saranno resi noti tra un paio di mesi con una campagna su giornali, manifesti e Internet. È la svolta impressa dal nuovo codice etico approvato due giorni fa all'unanimità dai vertici delle nove associazioni provinciali che fanno capo a Confcommercio Sicilia. Undici articoli che inaspriscono le regole per entrare a far parte dell'associazione e che impegnano i soci a "rifiutare ogni rapporto con le organizzazioni mafiose", a prendere le distanze anche dalla "mafia dei colletti bianchi" e dai reati di "corruzione e turbativa d'asta".
I primi chiamati a firmare le nuove regole sono i duemila dirigenti dell'associazione: presidenti, segretari, funzionari. I nomi di questi imprenditori saranno resi noti entro Natale. Ma l'appello a rinunciare alle connivenze con il sistema mafioso è lanciato a tutte le 80 mila imprese dell'associazione, dai piccoli esercizi agli ipermercati, dagli albergatori alle imprese di trasporto. Potranno presentarsi da oggi nelle sedi delle associazioni provinciali e firmare il nuovo codice, mentre i nuovi iscritti saranno obbligati a farlo al momento dell'adesione. Per i vecchi associati l'ultimatum scade a fine anno, insieme con il termine delle iscrizioni: chi non firma sarà fuori dal sistema associativo. Inaspriti anche i provvedimenti disciplinari per gli indagati. "La sospensione scatterà subito nel caso in cui l'imprenditore sia rinviato a giudizio per reati di associazione mafiosa - spiega Pietro Agen, presidente di Confcommercio Sicilia - l'espulsione sarà definitiva in caso di condanna".
La campagna per la legalità, a una settimana dalle dimissioni collegiali dal parlamentino di Confcommercio Palermo, ha fatto superare le divergenze storiche tra il numero uno di Confcommercio Sicilia e il presidente uscente della federazione palermitana, Roberto Helg, in attesa di riconferma. Più diplomatico Helg sulle scelte del governo Lombardo, più duro Agen che non ha mancato di attaccare il governatore sulla mancanza di provvedimenti regionali contro la crisi. Helg, come gli altri dirigenti uscenti, ha firmato il nuovo codice, e la sua vice Rosanna Montalto, che ha la delega alla Legalità, ha contribuito alla stesura.
Sia Helg che la Montalto rivendicano all'associazione palermitana il primato della battaglia contro il pizzo. "Prevediamo l'espulsione già dal 2005 - dice il presidente - e da anni ci costituiamo parte civile nei processi di mafia". "Negli ultimi sei anni l'applicazione delle norme etiche - incalza la Moltalto - ha portato a quattro sospensioni di soci rinviati a giudizio per favoreggiamento e a nove espulsioni per condanne". E se nelle varie province i presidenti stanno già convocando dirigenti e associati perché firmino il patto e c'è chi come Sandro Romano, a capo della federazione siracusana, si impegna "a pubblicare al più presto i nomi delle imprese che hanno detto no al racket, anche per orientare i consumatori", un plauso all'iniziativa arriva dal presidente nazionale, Carlo Sangalli: "Mi auguro - dice - che lo stesso percorso sia intrapreso dalle altre realtà regionali".
(La Repubblica, 18 ottobre 2011)

Termini Imerese. SiciliAntica: nel degrado e nell’incuria il monumentale acquedotto romano

Il monumentale acquedotto romano si consuma nel degrado e nell’incuria. A denunciarlo è l’Associazione SiciliAntica con una lettera inviata al Sindaco del Comune di Termini Imerese e alla Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Palermo. L’edificazione dell’Acquedotto Cornelio nel territorio di Termini Imerese risale al II secolo d. C. e rappresenta la più grande architettura romana nel suo genere in Sicilia. Ostruito dagli arabi durante l’assedio dell’828 per assetare la città, l’acquedotto svolse la sua benefica azione durante il periodo normanno, svevo e angioino. Distrutto da Carlo d’Artois, nel 1338, e successivamente ricostruito, rifornì la città fino al 1860. L’importante opera iniziava il suo percorso dalle sorgenti di Brucato, alle falde del monte S. Calogero, e si estendeva per circa 8 chilometri, tra burroni e valli, fino a raggiungere il centro abitato. La parte più monumentale dell’antica opera idraulica è il maestoso ponte di contrada Figurella a doppie arcate (in origine nove nell’inferiore, quindici nel superiore: due archi per ogni ordine sono crollati), alto 16 metri e lungo in origine 101 metri. La struttura, in opera cementizia con paramento in blocchetti, è la stessa dell’anfiteatro e della curia, e mostra d’appartenere allo stesso progetto edilizio, identificabile con quello della colonia augustea. “La costruzione versa oggi in uno stato di totale incuria e di abbandono, scrive Alfonso Lo Cascio, della Presidenza regionale SiciliAntica. Alcune parti del canale di scorrimento delle acque si stanno sfaldando e pezzi di muratura si sono già scollati, inoltre tutta l’area è invasa da rifiuti e immondizie. Una situazione che non fa onore alla grandezza e al prestigio dell’antica struttura. Ma il ponte in contrada Figurella non è l’unica porzione dell’antico acquedotto Cornelio a trovarsi in uno stato di degrado, parecchi tratti vivono la medesima situazione. Da segnalare la sezione dell’acquedotto che insiste all’interno del parcheggio dell’Ard discount di Via Falcone e Borsellino, dove ogni giorno si scollano pezzi di muratura e necessita di un urgente intervento di restauro”. Nel degrado è anche l’antica vasca di decantazione nei pressi delle sorgenti di Brucato, che permetteva al liquido di depositare tutte le impurità: oggi la costruzione si presenta sommersa dalla vegetazione e dal terriccio. Per non parlare del sifone della via Falcone Borsellino. “Dopo il restauro (avvenuto quasi venti anni fa) – scrive ancora SiciliAntica - è stato puntellato con assi di legno, una realizzazione momentanea che invece è diventata definitiva, contribuendo a fornire l’immagine negativa della provvisorietà e trascuratezza del nostro patrimonio culturale”. “Coscienti del valore di questa importante testimonianza storica che racconta uno dei periodo più luminosi della città - conclude Alfonso Lo Cascio - si chiede un immediato intervento che miri alla conservazione e alla salvaguardia della grandiosa opera idraulica che versa in uno stato di diffuso degrado. Sono necessari corretti piani di manutenzione ordinaria e costanti azioni di prevenzione. Non si può consentire che il monumento più significativo della presenza Romana nel territorio, che contribuì a rendere Termini Imerese una delle città siciliane più importanti dell’Impero, possa continuare a vivere in uno stato di incuria e di decadimento. Sarebbe l’ennesima offesa alla memoria storica della città”.

10/18/2011

Sicilia. Abolizione delle province, giunta Lombardo approva il ddl

La Sicilia si avvia verso l'abolizione delle province. La giunta regionale guidata da Raffaele Lombardo ha approvato un disegno di legge che prevede il passaggio dalle province ai cosiddetti Liberi consorzi di comuni. A darne l'annuncio e' stato lo stesso presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo durante un incontro con la stampa. La finalita' del ddl che entro il 31 maggio 2013 prevede l'abolizione di tutte le province siciliane e' quella della "attuazione dei principi di sussidiarieta', semplificazione, legalita', autonomia, decentramento con conseguente miglioramento della qualita' dei servizi pubblici e del contenimento dei costi per il cittadino", come spiega Lombardo. Il passaggio dalle province ai Liberi consorzi di comuni avverra', sempre secondo il ddl che dovra' essere discusso all'Assemblea regionale siciliana, "con maggiore responsabilizzazione e autonomia dei comuni e con conseguente e sensibile snellimento dell'apparato burocratico-anmministrativo finora previsto per gli enti locali in Siciulia". Il decentramento avverra' con il trasferimento di funzioni dalla regione ai comuni e Liberi Consorzi di comuni. Questi ultimi verranno costituiti mediante delibera da uno o piu' comuni. I requisiti sono: la continuita' territoriale e una popolazione residente di almeno 2.500 abitanti. A firmare il ddl e' stato l'assessore regionale per le politiche sociali della Sicilia Caterina Chinnici "se il ddl dovesse diventare legge cambierebbe la struttura della regione", ha spiegato Raffaele Lombardo. E l'assessore Chinnici ha ricordato che il ddl e' arrivato "dopo diversi colloqui con le istituzioni e dopo 8 mesi di confronti". La Regione si dice pronta a "recepire ogni modifica che rientri in questa strategia".

Tv, piccole emittenti locali a rischio estinzione. Sos di Marrocco (Fli): "La Regione intervenga"

"Un intervento della Regione per scongiurare la possibile scomparsa di numerose emittenti televisive locali". A sollecitarlo e' Livio Marrocco, capogruppo all'Ars di Fli, con un'interrogazione rivolta al governatore Raffaele Lombardo e che prende le mosse dal passaggio al digitale terrestre previsto in Sicilia nel 2012. L'esponente finiano sottolinea che le frequenze disponibili ''saranno soltanto 18'' e per questo ''non sara' possibile per tutte le tv locali, attualmente operanti in tecnica analogica, diventare operatori di rete digitale''. Poi Marrocco aggiunge: ''Il governo nazionale intende realizzare una selezione sulla base delle previsioni del decreto omnibus e secondo gli editori regionali la ripartizione dei numeri prospettata dall' Agcom rischia di essere troppo sbilanciata in favore delle tv nazionali a discapito delle locali''. Inoltre l'esponente di Fli sottolinea che ''la norma in questione prevede un meccanismo complesso di commissioni, graduatorie regionali e, nei fatti, un sorta di "esproprio" del diritto d'uso delle frequenze nei confronti di una parte dell'emittenza locale. Lo spegnimento degli attuali trasmettitori analogici potrebbe veder sparire gran parte delle realta' televisive regionali, visto che per 118 emittenti con sede in Sicilia, i posti disponibili da assegnare sono solo 18''.

Sicilia. Marinello (PD) presenta mozione all’Ars: “No alla soppressione del Tribunale di Sciacca”

Il Tribunale di Sciacca
“Il governo regionale metta in campo ogni iniziativa utile a scongiurare la soppressione del Tribunale e della Procura di Sciacca, garantendone strutture e funzionalità al servizio del territorio”: lo prevede una mozione, presentata all’Assemblea Regionale Siciliana, dal deputato regionale del PD Vincenzo Marinello. "Con questa mozione – dice Marinello – intendo coinvolgere il parlamento siciliano in un’azione concreta per un territorio importante come quello di Sciacca, nel quale non ci si può permettere di depotenziare un Tribunale che è diventato un punto di riferimento centrale e la cui funzione è indispensabile nell’ambito dell’impegno per la legalità e del contrasto alla criminalità mafiosa. Mi aspetto che l’Ars risponda unanimemente a quella che considero una battaglia giusta e doverosa e che il governo regionale faccia la sua parte fino in fondo”. a mozione ha trovato il sostegno di numerosi deputati del PD (Cracolici, Lupo, Panepinto, Di Benedetto, Mattarella, Rinaldi, De Benedictis, Panarello, Digiacomo, Barbagallo), del capogruppo Udc Giulia Adamo, del capogruppo Fli Livio Marrocco e del deputato Fli Luigi Gentile.

10/17/2011

Palermo. Traffico di rifiuti inquinanti, scattano tre ordini di cattura

L'indagine del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri chiama in causa Giuseppe Liga, architetto considerato erede dei boss Lo Piccolo. A Partanna-Mondello l'area incriminata PALERMO - Traffico di rifiuti e la realizzazione e la gestione di una discarica non autorizzata con l'aggravante di avere favorito la mafia. E' quanto scoperto a Palermo dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico. L'indagine chiama in causa Giuseppe Liga, architetto considerato erede dei boss Lo Piccolo e reggente del mandamento di San Lorenzo, che avrebbe commesso, in concorso con altri, una serie di reati ambientali causando, dicono gli investigatori, "un gravissimo pregiudizio dell'assetto del territorio". L'operazione, denominata "Dangerous hole", ha fatto scattare tre ordini di custodia cautelare, uno dei quali notificato a Liga, già detenuto. I tre sono accusati di avere organizzato un traffico illecito di rifiuti e di avere gestito una discarica non autorizzata, causando gravissimi danni al territorio, con l'aggravante di avere favorito l'organizzazione mafiosa. I carabinieri del Noe già il 12 maggio 2010 avevano sequestrato una grossa discarica abusiva all'interno del cantiere della ditta Euteco srl nella borgata palermitana di Partanna Mondello. L'impresa, secondo gli inquirenti, era riconducibile proprio al professionista-boss. Nell'area erano stati sotterrati una grande quantità di rifiuti speciali di vario tipo: detriti, materiali plastici da imballaggi, batterie al piombo e oli minerali esausti, rifiuti che proverrebbero dalle attività imprenditoriali della Euteco, ditta che nel corso degli anni si era aggiudicata numerosi appalti per la manutenzione degli impianti e delle linee elettriche nella provincia di Palermo. Per realizzare il terrapieno in cui erano stati nascosti i rifiuti, l'area era stata sopraelevata di tre metri. La ditta, il 22 marco 2010 era stata sottoposta a sequestro preventivo da parte della Dia nell'ambito dell'operazione che aveva portato all'arresto di Liga, insieme ad Amedeo Sorvillo e Agostino Carollo, formalmente cointestatari della società, ritenuta, però, del capomafia.
La Repubblica, 17.10.2011

10/16/2011

A Roma, nella sede di Rassegna Sindacale con Paolo Serventi Longhi, Iocca e Rispoli

Da sx: Paternostro, Serventi Longhi, Iocca e Rispoli
Lo scorso 14 ottobre, a Roma, ho avuto il piacere di visitare la sede di “Rassegna sindacale”, la rivista settimanale della Cgil, al civico 4a di via dei Frentani. Lì ho incontrato il direttore responsabile di Rassegna, Paolo Serventi Longhi, un mito del giornalismo italiano, e due bravi redattori come Guido Iocca e Giovanni Rispoli, che conoscevo solo per telefono. Per la rivista della Cgil, dal 2006 curo una rubrica mensile – “Lettera da Corleone” – che mi ha dato l’opportunità di raccontare Corleone e la Sicilia all’Italia intera. Di quest’opportunità che mi è stata data ho ringraziato il direttore e i redattori di “Rassegna sindacale”, che hanno avuto nei confronti della Corleone e della Sicilia democratiche parole di stima e di sostegno, per il lavoro difficile che in questi luoghi si porta avanti. (d.p.)

Corleone, campi di lavoro antimafia. L'incontro con Rita Borsellino, poi a Cinisi a "Casa Memoria"

Con Rita Borsellino
Oggi abbiamo avuto un incontro molto importante con la sorella di Paolo Borsellino, Rita. L’incontro è avvenuto nella sede della cooperativa dove noi alloggiamo; con noi c’erano alcuni studenti dei vari licei di Corleone. La signora Borsellino ci ha raccontato la vita di suo fratello Paolo e di come egli abbia lottato per sconfiggere la mafia in Sicilia ma non solo…siamo rimasti molto colpiti dalla semplicità con cui ci ha raccontato le vicende della sua famiglia cercando di trasmetterci una visione positiva e un incoraggiamento a non RASSEGNARCI MAI!!!  L’incontro si è concluso con varie domande esposte alla parlamentare.
Nel pomeriggio, con la pancia piena,ci siamo recati a Cinisi a visitare la casa della famiglia di Peppino Impastato, con una guida che ci ha raccontato i passi fondamentali della sua lotta contro la mafia durante la sua vita come il fatto che, pur provenendo da una famiglia mafiosa, riuscì a ribellarsi e contrastare il sistema gestendo la prima radio pubblica di satira contro cosa nostra. In seguito abbiamo percorso i famosi “Cento Passi”, che portano alla casa di Gaetano Badalamenti (Don Tano), mandante dell’ omicidio di Peppino. La sera, per rilassarci, siamo andati in paese a fare una partita a biliardino con il GRANDE BOMBER ROBERTO VERACINI e gli altri prof…..Successivamente abbiamo girovagato nella parte antica del paese fino a giungere stremati all’ agognata meta (CASA)
15/10/11
SCRITTO DA Willy,Stazz,Piolo,Ribe
REVISIONATO DA Edo & Robe

Mafie al nord: non ci può essere delega nel contrasto alle mafie

“I boss non sono degli alieni che vivono tra di noi. Sono esattamente come noi.” Così esordisce il docente di sociologia dell’Università di Torino Rocco Sciarrone, studioso delle organizzazioni criminali. Nel suo intervento, durante l’ultimo dibattito dell’approfondimento Mafie al nord, Sciarrone si focalizza sulle differenza tra zone a tradizionale insediamento mafioso e territori di nuovo trapianto, evidenziando le strategie di espansione della criminalità organizzata: è pericoloso riferirsi a tale fenomeno soltanto tramite l’elemento della colonizzazione territoriale, ma è fondamentale ricordare l’esistenza di principi di imitazione ed isomorfismo in territori dove la mafia non è radicata da sempre. Il problema sta infatti in una distinzione netta tra zone dove vi è controllo del territorio da parte della criminalità organizzata, e dove invece vi sono solo influenze esterne. Il controllo reale prevede l’estorsione e la collusione del tessuto sociale a tutti i livelli, mentre le zone d’influenza sono spesso interessate soltanto dal punto di vista economico e finanziario. Come già aveva accennato il Procuratore Ingroia durante la mattinata, anche Sciarrone ricorda il maggiore interesse delle mafie nei confronti del potere piuttosto che del profitto: le mafie sono disposte ad investire meno pur di assicurarsi lo scambio reciproco con la società. LEGGI TUTTO

Mafie al nord: serve consapevolezza per debellarle

«Voglio lanciare un appello all’Assolombarda e all’Associazione Industriali di Torino: la malattia della criminalità organizzata è talmente diffusa che dobbiamo essere consapevoli della sua gravità per contrastarla e debellarla. Non c’è da scherzare, oggi il fatturato della ‘ndrangheta corrisponde al 3% del Pil dell’economia italiana». A parlare è l’economista Marco Vitale, che durante il proprio intervento ha portato alcuni esempi di rappresentanze istituzionali le quali, nel corso degli ultimi venti anni, hanno negato la presenza delle mafie al Nord, nello specifico a Milano. «Gli anticorpi della società a tutti i livelli – ha dichiarato Marco Vitale – sono debolissimi, i risultati che si sono riusciti ad ottenere sono frutto del lavoro della magistratura. Le 238 denunce per usura registrate nel 2010 sono una spia rilevante del fenomeno, ma non sono sufficienti, come ha esplicitato anche il pm Boccassini: gli imprenditori vittima del racket e dell’usura non hanno il coraggio di denunciare». LEGGI TUTTO

Mafie al nord:dalla mafia tradizionale ai colletti bianchi

L'intervento di Santo Della Volpe
Nel 2011 nel nord Italia sono stati confiscati 1392 beni, che equivalgono all’11% delle confische nazionali. Di questi, 248 sono aziende. Nell’ultimo anno si sono registrate inoltre 37.000 azioni finanziarie sospette, il record degli ultimi decenni. Con questo scenario tragico si aprono i lavori del seminario Mafie al nord della giornata di sabato, 8 ottobre, alla Fabbrica delle “e”.
A gestire il primo incontro è il giornalista Rai Santo Della Volpe, che riporta alla platea l’ultimo rapporto della Banca d’Italia: da esso si evince che circa il 50% delle operazioni finanziarie del Paese, nell’ultimo anno, si sono svolte in Lombardia. Ospiti della mattinata sono Nando Dalla Chiesa e Antonio Ingroia, entrambi impegnati a descrivere diversi aspetti dell’espansione delle mafie nel territorio a nord-ovest del nostro Paese. LEGGI TUTTO

Giornalisti precari, poveri e ricattabili. Nasce la Carta di Firenze

di Matteo Massi
Di dignitoso, a volte, c’è soltanto il nome con cui li chiamano. Free lance. E letto così sembrerebbe un mestiere avventuroso. Ma di avventuroso nella vita della maggior parte dei free lance italiani c’è solo come arrivare alla fine del mese con quei miseri compensi che vengono elargiti dagli editori. Free lance o collaboratori poco importa la definizione, ma nella sostanza c’è un precariato che è diventato un tema forte anche per l’ordine nazionale dei giornalisti. E’ nata così la due giorni “Giornalisti e giornalismi” che si è tenuta a Firenze nel secondo week-end di ottobre. “Diamo le notizie, ma non facciamo notizia”. In uno degli slogan ripetuti, con una frequenza piuttosto assidua, nel corso della due giorni fiorentina, c’è il quadro di come il giornalismo, almeno in Italia, si sia trasformato e del livello cui è arrivata la divisione del lavoro. Chi sta in strada a cercare le notizie è spesso un collaboratore, sottopagato. Dieci euro a pezzo, in media, quando va bene. Tre, sempre di euro si tratta, quando va male. Ma nelle storie che si accavallano sul palco del teatro Odeon di Firenze ci sono testimonianze che smontano quello che potrebbe sembrare come un’equazione fin troppo facile nella sua sua soluzione: giornalisti uguale casta. “Non siamo una casta”, ci tengono a sottolineare i tanti precari che sono arrivati a Firenze (oltre 400 e diverse migliaia collegati via web), mentre si agitano, brandendo un foglio e raccontando la loro storia personale. LEGGI TUTTO

10/15/2011

Via D'Amelio, si riparte da zero: chiesta la revisione dei processi

Un'immagine della strage di via D'Amelio
di ALESSANDRA ZINITI
Il pg di Caltanissetta ha depositato gli atti relativi a undici imputati, sette dei quali condannati all'ergastolo per la strage che costò la vita al giudice Borsellino e alla sua scorta. L'istanza nasce dalle rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza
CALTANISSETTA - La novità è che sono più di quel che si prevedeva. Ci sarebbero ben 11 innocenti condannati per la strage di via D'Amelio, 11 innocenti in carcere per scontare pene pesantissime, sette delle quali all'ergastolo, sulla scorta delle accuse di quello che ormai può essere definito un falso pentito, Vincenzo Scarantino. La revisione di due dei processi, il Borsellino e il Borsellino-bis, così come chiesto dalla Dda di Caltanissetta guidata da Sergio Lari dopo un monumentale lavoro di ricostruzione del contesto e delle singole posizioni con l'aiuto delle dichiarazioni dei nuovi pentiti del clan di Brancaccio, Gaspare Spatuzza e Fabio Tranchina, è stata chiesta ufficialmente dal procuratore generale Roberto Scarpinato alla Corte d'appello di Catania dove dovrebbero svolgersi i nuovi processi. La nuova ricostruzione offerta dai pentiti del clan di Brancaccio scagionerebbe buona parte degli imputati della cosca di Santa maria di Gesù che invece erano stati indicati da Scarantino come gli esecutori materiali dell'attentato di via D'Amelio. L'istanza riguarda Salvatore Profeta, Cosimo Vernengo, Giuseppe Urso, Giuseppe La Mattina, Natale Gambino, Gaetano Scotto, Gaetano Murana (condannati all'ergastolo) e Vincenzo Scarantino, Salvatore Candura, Salvatore Tomaselli e Giuseppe Orofino (condannati a pene fino a 9 anni). Per i condannati detenuti il pg chiede la sospensione dell'esecuzione della pena; per Orofino, Tomaselli e Candura, che hanno già espiato la condanna, è stata chiesta solo la revisione. A portare a termine la strage, invece, sarebbero stati gli uomini della cosca di Brancaccio. Lo stesso Spatuzza si è autoaccusato di aver rubato la 126 poi imbottita di tritolo e piazzata sotto la casa del giudice Borsellino e di avere accompagnato sul posto il boss Giuseppe Graviano che avrebbe schiacciato il pulsante del telecomando. Come movente della strage, Spatuzza indica l'accelerazione decisa dai vertici di Cosa nostra probabilmente perché Borsellino era venuto a conoscenza dell'avvio della trattativa tra pezzi dello Stato e mafia e si sarebbe opposto. In mano ai magistrati del pool di Caltanissetta resta lo stralcio relativo a quello che il procuratore Sergio Lari ha definito un "colossale depistaggio" che sarebbe stato messo in atto dagli inquirenti che avrebbero manipolato il pentito Scarantino. Agli atti dell'inchiesta anche alcuni verbali di capomafia del calibro di Pietro Aglieri e Carlo Greco che hanno ammesso di essere rimasti stupiti nel vedere investigatori esperti come quelli del pool Falcone e Borsellino guidato da Arnaldo La Barbera credere alle accuse di un falso pentito come Vincenzo Scarantino.

Roma brucia: missione compiuta

La vignetta di Staino
di Vittorio Zucconi
Se fossi nei trombettieri del governo, andrei molto cauto nell’approfittare di questa catastrofe, come ha fatto puntualmente il solito TGUno, seguito poi dallo stesso Berlusconi con un comunicato ridicolo e offensivo, nel quale esalta proprio quelle forze dell’ordine alle quali il decreto stabilità appena varato dal Consiglio dei Ministri ha tagliato 60 milioni di Euro. Un governo che non sa garantire l’ordine e la sicurezza di una manifestazione autorizzata e pacifica nella propria capitale, che non sa prevedere e prevenire quello che tutti noi avevamo temuto, che permette a centinaia di professionisti dello sfascio di arrivare tranquillamente lungo il percorso annunciato della sfilata addirittura con “uniformi nere e maschere antigas” come dice una trafelata inviata del TGUno che si crede di essere a Kabul, dovrebbe dimettersi, invece di tentare di strumentalizzare le operazioni di questi spaccavetrine. Soprattutto se nello stesso giorno in nessun’altra capitale del mondo – nessuna – dove si sono svolte manifestazioni simili è accaduto nulla di lontanamente simile. Come ha detto il corrispondente da Londra dello stesso TGUno, Antonio Capranica, correttamente informando e involontariamente mettendo in stato d’accusa la città e il governo italiani, “Londra non si è fatta trovare impreparata”. Roma invece sì. Completamente impreparata, nella più benevola delle ipotesi. E Roma chi è, se non chi amministra la città e governa la nazione?

Grazie all'Archeoclub, c'è un "ponte" Corleone-Congo. Ho incontrato i protagonisti

Una delle foto di gruppo
Ho accettato con piacere l’invito per incontrare la delegazione della Repubblica Democratica del Congo e i rappresentanti del Ministero degli Affari Esteri del nostro Paese, alla vigilia della giornata di studio ufficiale di venerdì 14 ottobre. Un incontro vivo, interessante, che mi ha fatto comprendere l’ottima qualità del lavoro svolto dalla sezione corleonese dell’Archeoclub, diretta da Angelo Vintaloro, in questi anni. Ho conosciuto il prof. Vincenzo Coniglio, rappresentante del Ministero degli Affari Esteri, il dott. Albert Tshiseleka Felha, ambasciatore della RD del Congo, la d.ssa Rosa Lucarelli, vice-direttrice Unima-Bokoro, e gli altri componenti della delegazione italo-congolese. L’ambasciatore del Paese africano ha mostrato di avere le idee chiare e un grande amore per la sua terra: «Vogliamo contribuire allo sviluppo del Congo anche mediante investimenti nella cultura, come dimostra “ArcheoAfrica Project”, di cui siamo partner». Illuminante l’intervento del prof. Coniglio, che ha sviluppato una critica lucida e serrata contro la globalizzazione selvaggia, che sta distruggendo i popoli e le persone. «Dobbiamo avere la capacità e la forza – ha detto – di contrapporre alla globalizzazione la “glocalizzazione”, capace di valorizzare l’identità dei territori e delle persone in un’ottica internazionale». Nel mio intervento, ho ringraziato per l’invito, che mi ha fatto conoscere “ArcheoAfrica Project”, che considero un progetto molto interessante, che mette insieme archeologia, cultura, sviluppo e rapporti tra popoli e persone. Poi le foto di gruppo e un arrivederci… in Africa.
Dino Paternostro
GUARDA L'AMBUM FOTOGRAFICO DELL'INCONTRO
GUARDA L'ALBUM FOTOGRAFICODI CORLEONE-DIALOGOS

Professionisti contro la mafia: in mille al teatro Biondo

Un momento della manifestazione al teatro Biondo
Presentato il comitato "Professionisti liberi", una rete di professionisti pronti a far valere l'osservanza delle regole deontologiche da tutti gli iscritti agli ordini professionali, "Un'iniziativa che apre la speranza che ci sia, a fianco degli imprenditori che denunciano il racket, una schiera di professionisti che li supportano sabotando il sistema mafioso"
PALERMO - Un manifesto per la legalità e contro la mafia. Lo hanno presentato oggi al Teatro Biondo di Palermo, oltre mille professionisti, che hanno deciso così di impegnarsi concretamente contro la criminalità organizzata, di "metterci la faccia" per dimostrare il loro impegno antimafia. Si tratta di una sorta di vademecum di regole che prevede l'impossibilità di prestare alcuna forma di consulenza o attività professionale a chi è già condannato o anche solo imputato per mafia. L'associazione "Professionisti Liberi" nasce col sostegno di Addiopizzo e Libero Futuro, per continuare la lotta alla mafia comprendendo, dopo i commercianti ed i consumatori, coloro i quali esercitano professioni intellettuali. Il manifesto vuole mettere insieme una rete di professionisti onesti, che con il loro impegno personale e la loro testimonianza, pretendono l'osservanza delle regole deontologiche da tutti gli iscritti agli ordini professionali, purtroppo spesso disattese da coloro che dovrebbero vigilare.
GUARDA / La presentazione al teatro Biondo
Gli aderenti al comitato sostengono, inoltre, che la meritocrazia debba sempre essere al centro delle scelte pubbliche di selezione dei professionisti. La raccolta firme dei "Professionisti Liberi" continuerà in tutto il Paese, per raggiungere al più presto l'ambizioso traguardo delle 5.000 adesioni. Per Enrico Colajanni, presidente di Libero Futuro, si tratta di "un'iniziativa strategica perché tocca la sensibilità dei professionisti onesti che magari fino ad ora hanno taciuto, ed apre la speranza che ci sia, a fianco degli imprenditori che denunciano il racket, una schiera di professionisti che li supportano sabotando il sistema mafioso, che ha tanto bisogno dell'apporto di professionisti compiacenti".
La Repubblica, 15 ottobre 2011

Indignati, guerriglia black bloc a Roma.

La polizia carica in piazza, migliaia in fuga. Blitz e crolli alla Difesa, vetrine rotte, bombe carta, un ferito grave. Ma il corteo li spinge via  LA DIRETTA. Ore di scontri e terrore dopo Lunghissimo corteo nella Capitale. Gruppi incappucciati in azione, contestati dai manifestanti. La polizia interviene a San Giovanni con idranti provocando il panico tra la folla: è la prima volta che accade. Occupazione simbolica dei Fori. Manifestazioni in molte città nel mondo. LEGGI TUTTO

10/13/2011

La Città di Corleone e i nuovi compiti di chi l'amministra

Il Decreto firmato da Napolitano
Non possiamo che essere fieri del decreto del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha concesso al nostro comune il titolo di "città". Si tratta di un titolo onorifico, che ha un grande significato simbolico. Corleone, dal 1237 e fino al 1812, fu sempre città demaniale, alle dirette dipendenze del Re e (tranne brevissimi periodi) mai proprietà di qualche ricco signore, che avrebbe potuto disporne a suo piacimento. Il titolo di "animosa civitas" le era stato concesso già una prima volta il 12 gennaio 1556 dall'imperatore Carlo V per i meriti storici che si era conquistati sul campo. Ma era stato "smarrito" nella ragnatela polverosa della storia. Adesso, su richiesta del consiglio comunale, inoltrata dal sindaco al ministero dell'interno, e su proposta di quest'ultimo, il Presidente della Repubblica ha restituito a Corleone il titolo di "città", che le era stato tolto. Adesso questo titolo - insieme al giusto orgoglio - ci carica di maggiori responsabilità: bisogna essere degni di rappresentare la Città di Corleone. E quindi deve sparire l'immondizia dalle strade, devono pagarsi gli stipendi agli operai, devono riaccendersi le (troppe) lampadine spente, devono risarnarsi le periferie, i servizi devono funzionare, devono crearsi nuove occasioni di lavoro, bisogna fare il possibile e l'impossibile per mettere in funzione il caseificio e il mercato ortofrutticolo, bisogna che si consegnino le aree per gli insediamenti artigianali e industriali. Bisogna, infine, che la politica (in particolare chi ha l'onere del governo della città) garantisca trasparenza, correttezza amministrativa, disinteresse, equità di trattamento per tutti i cittadini. Insomma, il titolo di "città" potrebbe essere una sorta di "nuovo inizio" per Corleone, la sua classe dirigente e i suoi cittadini. Se così non sarà (e lo temiano fortemente!), rischiamo di doverci consolare come la mosca di Mussolini, dopo che il fascismo aveva proclamato l'autarchia, italianizzando l'americano DDT. "Io morirò lo stesso - disse a se stesso il povero insetto - ma almeno è robba del paese nostro". (d.p.)
P.S. Purtroppo, il sindaco Iannazzo non ha cominciato al meglio l'era della "città" di Corleone. In prefettura per ritirare il decreto è andato in solitudine e in gran segreto ed ha dato la notizia in esclusiva al Giornale di Sicilia, suscitando il risentimento degli altri giornali.

Palermo, i carabinieri commemorano il militare Stefano Di Bonaventura, vittima del dovere

Stefano Di Bonaventura
Nella mattinata del 13 ottobre 2011, all’interno della Caserma del 12° Battaglione Carabinieri “Sicilia”, è stata deposta una corona di alloro al monumento dedicato al Carabiniere Ausiliario Stefano Di Bonaventura, decorato di Medaglia d’Oro di Valor Militare alla Memoria. La cerimonia rende onore al sacrificio del giovane Carabiniere di leva, nato a Roma il 17 agosto 1966, all’epoca dei fatti appena vent’enne, ucciso il 13 ottobre del 1986. Erano appena trascorsi le ore 17,20 quando due individui, armati di pistola, facevano irruzione all’interno dell’agenzia di viaggi “SICANTUR”, sita in via Emerico Amari di Palermo, allo scopo di commettere una rapina. Il Carabiniere Di Bonaventura, che si trovava in quella agenzia per prenotare un biglietto d’aereo che lo avrebbe portato a Roma a casa sua, libero dal servizio e in abiti civili, nel reagire con coraggio ai rapinatori armati di pistola che avevano fatto irruzione, con determinazione e coraggio affronta da solo i malviventi. Questi, ormai costretti alla resa, quando uno di loro non esitava a colpirlo con un proiettile di pistola alle spalle. Benché ferito, facendo appello alle sue ultime forze, che di li a poco l’abbandoneranno per sempre, si poneva all’inseguimento dei rapinatori facendo fuoco con l’arma in dotazione nel disperato tentativo di riuscire a bloccarli. Successivamente si accasciava al suolo morendo sul posto. Per l’efferato delitto venne arrestato e condannato uno solo dei presunti responsabili, mentre gli altri due sono rimasti tuttora ignoti. L’Arma ha onorato il comportamento di questo giovane militare, eletto tra i suoi “figli migliori”, facendole conferire “alla Memoria” la Medaglia d’Oro al Valor Militare, conferita con D.P.R. del 16 aprile 1987 e materialmente attribuitagli il 5 giugno 1987, dal Presidente della Repubblica, in occasione del 173° anniversario della fondazione dell’Arma.

Non ci sono soldi per cercare Messina Denaro, i poliziotti anticipano le spese per le missioni

La foto segnaletica di Matteo Messina Denaro
di SALVO PALAZZOLO
Da 17 mesi gli investigatori della squadra Catturandi di Palermo aspettano il pagamento delle trasferte fuorisede, che si moltiplicano da quando l'obiettivo numero uno per l'antimafia è diventato il padrino trapanese Matteo Messina Denaro. Pesanti tagli anche agli straordinari. Su cento ore fatte, ne vengono pagate solo trenta. La denuncia del sindacato di polizia
PALERMO - Due giorni fa, i poliziotti di Palermo sono scesi in piazza per protestare. "Siamo ormai arrivati al paradosso che gli investigatori della Catturandi devono anticipare di tasca propria i soldi per le missioni fuori sede, perché da 17 mesi queste spese non vengono più rimborsate dal ministero dell'Interno": è la denuncia di Ivan D'Anna, sindacalista del Siap. "Come dire, le ricerche del latitante trapanese Matteo Messina Denaro, il numero uno di Cosa nostra, sono pagate dai poliziotti. C'era già un pesante arretrato per le missioni del 2010 e i soldi del 2011 sono bastati appena per archiviarlo". La scure dei tagli è arrivata anche sugli straordinari: "Non importa che fai cento ore, non importa che sei stato su un pizzo di montagna o chiuso dentro un furgone, a pedinare il favoreggiatore di un latitante, ti verranno riconosciute solo 55 ore, ma sulla carta - spiega il sindacalista - . In busta paga i poliziotti si ritroveranno l'equivalente di 30 ore, ovvero solo il corrispettivo per tre giorni di lavoro durissimo. Dobbiamo ritenerci fortunati - dice D'Anna, che è il segretario di base del Siap presso la squadra mobile di Palermo - si dice che i tagli dovrebbero arrivare a 22 ore". Questore e capo della squadra mobile fanno il possibile per far sì che le indagini possano proseguire con serenità. "Dobbiamo ringraziarli - dice D'Anna - per la grande attenzione che mettono nella lotte alle cosche, e i risultati lo dimostrano. Ma la coperta è corta: se puntiamo alla ricerca dei latitanti, concedendo qualche ora in più di straordinario alla squadra Catturandi, bisogna poi toglierla ai poliziotti che sono impegnati ad arrestare spacciatori o rapinatori. La situazione dei tagli al comparto sicurezza è davvero drammatica". I poliziotti, anche quelli più impegnati nelle indagini antimafia, devono fare pure i conti con il blocco di tutti gli scatti di servizio, almeno fino al 2014. "Era stata però prevista la possibilità di una somma "una tantum" - spiega D'Anna - ma fino ad oggi, neanche quella è arrivata".
La Repubblica, 13.10.2011

10/12/2011

Una delegazione del sindacato cinese ha visitato la Camera del lavoro di Palermo e di Corleone

Un momento dell'incontro di Corleone
Una delegazione del sindacato cinese “Wuxi Federation of Trade Unions”, guidata dal segretario Sun Hong, è stata ospite nella giornata del 12 ottobre della Camera del lavoro di Palermo e della Camera del lavoro di Corleone. A Palermo, la delegazione cinese è stata ricevuta dal segretario generale Maurizio Calà, che ha spiegato agli ospiti come è organizzata la Cgil e le iniziative che sviluppa per difendere i diritti dei lavoratori. A Corleone, la delegazione cinese è stata ricevuta da Dino Paternostro, segretario della Camera del lavoro, e da Calogero Parisi, presidente della coop “Lavoro e non solo”. Insieme ai cinesi, c’erano anche i volontari del progetto “Liberaci dalle spine”, che stanno partecipando all’ultimo campo antimafia del 2011. Dino Paternostro ha ringraziato gli ospiti per la visita ed ha raccontato la storia della Cgil di Corleone, guidata nel dopoguerra da Placido Rizzotto, a cui oggi è intitolata. Ha raccontato anche le iniziative di oggi per tutelare i diritti delle persone e sostenere l’impegno delle cooperative antimafia che lavorano sui terreni confiscati. Calogero Parisi, da parte sua, ha raccontato la nascita della coop “Lavoro e non solo” e l’impegno per ricavare lavoro e prodotti “puliti” dai terreni confiscati alla mafia. Il segretario del sindacato cinese Sun Hong ha avuto parole di ringraziamento per l’accoglienza ricevuta. Ha apprezzato molto l’impegno per i diritti della Cgil e della cooperativa. Ha spiegato, rispondendo alla domanda di Parisi sull’attività del sindacato cinese, che la realtà italiana e quella cinese sono molto diverse. “Anche noi aiutiamo i lavoratori a tutelare i loro diritti – ha detto - e ci occupiamo della crescita del nostro Paese”. In Cina oggi si lavora mediamente da lunedì a venerdì, per otto ore giornaliere, ha detto Sung Hong. La serata a Corleone si è conclusa con le foto di rito e lo scambio dei doni.
GUARDA L'ALBUM FOTOGRAFICO

Corleone adesso è "città". Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato il decreto su proposta del ministro Maroni

L'antico gonfalone di Corleone
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, su proposta del ministro degli interni Roberto Maroni, ha firmato il decreto con cui attribuisce a Corleone il diritto di fregiarsi del titolo di "città". L'onorificenza che Corleone aveva già nel 1556, quando l'imperatore Carlo V le aveva concesso di potersi chiamare città (animosa civitas Corleonis), ma il cui diritto era stato smarrito nella polvere della storia, adesso può tornare ufficialmente a campeggiare sul gonfalone municipale e su tutti gli atti ufficiali del comune. Nella motivazione si legge che Corleone merita di fregiarsi di questo titolo perchè "insigne nei ricordi, monumenti storici e per attuale importanza". "Corleone ha tante cose buone nel baule della sua storia - ha detto il prefetto Umberto Postiglione, durante la cerimonia di consegna svoltasi l'11 ottobre in prefettura -. Purtroppo ci sono state anche quelle negative dipinte a tinte fosche, ma c'è una forte volontà di riscatto e di ripresa per la città che certamente non ha vuto una vita facile". "E' un'ulteriore conferma di un cambiamento della mia città - ha detto il sindaco Antonino Iannazzo - che evidenzia non soltanto l'importanza storica ed artistica del luogo, ma soprattutto l'azione di mutamento di tutti i corleonesi perbene, a cui dedico questa onorificenza".

Professionisti contro racket e mafie: ecco i primi mille iscritti al comitato

Enrico Colajanni, presidente di "Libero Futuro"
Oltre mille le adesioni al manifesto del comitato Professionisti Liberi. Sabato la presentazione al Teatro Biondo: "La lotta al racket delle estorsioni e a Cosa nostra sarà più efficace se a fianco degli imprenditori e dei consumatori ci saranno anche i professionisti" PALERMO - Sono 1043 i professionisti di Palermo che finora hanno sottoscritto il manifesto di "Professionisti liberi", il comitato fondato da Addiopizzo e Libero Futuro che riunisce esponenti delle diverse professioni che intendono combattere il racket delle estorsioni e Cosa nostra partendo dalla difesa in prima persona dell'etica professionale. Il comitato debutterà sabato mattina al Teatro Biondo. "La lotta al racket delle estorsioni e a Cosa nostra sarà più efficace se a fianco degli imprenditori e dei consumatori ci saranno anche i professionisti - spiega il comitato a proposito dell'iniziativa - al Teatro Biondo di Palermo, il prossimo 15 ottobre, celebriamo l'autofondazione di questo nuovo movimento e a quattro anni dalla presentazione di Libero Futuro torneremo a riempire di persone e di emozioni uno degli spazi culturali più prestigiosi della città". Già oltre mille professionisti hanno sottoscritto il manifesto che si trova al sito www.professionistiliberi.org, attraverso il quale si può anche aderire online. LEGGI TUTTO

Mercadante, chiesta la sorveglianza speciale

Giovanni Mercadante
La Procura ha chiesto l'applicazione per 5 anni della misura con l'obbligo di soggiorno per l'ex deputato di FI, condannato a 10 anni per mafia in primo grado e assolto in appello PALERMO. Il pm della Dda di Palermo Carlo Marzella ha chiesto l'applicazione per 5 anni della misura della sorveglianza speciale con l'obbligo di soggiorno per l'ex deputato di FI Giovanni Mercadante, condannato a 10 anni per mafia in primo grado e assolto in appello. Sull'ex parlamentare regionale pende il processo in Cassazione che ancora non è stato ancora fissato. La richiesta, possibile perché le misure di prevenzione hanno un corso indipendente dall'esito del processo penale, quindi non sono condizionate dall'eventuale sentenza di assoluzione, si basa sul giudizio di pericolosità sociale espresso dalla Procura nei confronti di Mercadante. "Il quadro emerso nel corso del processo - scrive il pm nella richiesta citando la sentenza d'appello - è inquietante: Giovanni Marcadante è uno di quei soggetti che, fungendo da elemento di cerniera tra la società civile e l'organizzazione mafiosa hanno consentito a Cosa nostra di sopravvivere per decenni all'azione di contrasto svolta dagli organi dello Stato". Secondo il pm, che cita una serie di elementi da cui si dedurrebbe l'esistenza degli indizi di appartenenza dell'ex parlamentare a Cosa nostra, "l'associazione mafiosa ha potuto fare costante affidamento sulle qualità mediche e sui poteri politici di Mercadante, rivolgendosi a lui per risolvere positivamente problematiche legate alle condizioni di salute degli affiliati o dei loro parenti e per condividere con lui le strategie politiche a livello regionale e comunale". Sull'istanza deciderà la sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo.

10/11/2011

Sit-in dei cronisti a Palermo: "No alla legge bavaglio"

La protesta dei giornalisti di fronte ai cancelli della prefettura. "Siamo di fronte alla legge forse più pericolosa e più pesante nei confronti della libertà d'informazione" Si è svolto stamani di fronte ai cancelli della prefettura di Palermo un sit-in di protesta promosso dall'ordine dei giornalisti di Sicilia, dall'Assostampa siciliana e dall'Unione cronisti, in difesa della libertà di stampa e del diritto di tutti ad essere informati. I vertici regionali delle tre istituzioni hanno incontrato il prefetto Umberto Postiglione, al quale hanno consegnato una lettera indirizzata al presidente della repubblica, con cui chiedono di rivedere alcune norme del ddl sulle intercettazioni e di cancellare la norma che prevede il carcere per i giornalisti. "Siamo di fronte alla legge forse più pericolosa e più pesante nei confronti della libertà d'informazione dai tempi del fascismo ad oggi - ha detto il presidente dell'ordine dei giornalisti di sicilia, Vittorio Corradino -. E' una legge che di fatto impedisce ai cittadini di conoscere in tempo reale le notizie riguardanti i maggiori scandali, i maggiori processi, le maggiori inchieste di carattere giudiziario attualmente in corso". La stessa preoccupazione le esprime il presidente del gruppo siciliano dell'unione cronisti Leone Zingales: "l'Unci, l'Ordine dei giornalisti e l'Assostampa sono ancora una volta assieme in una battaglia per la libertà d'informazione - ha detto Zingales -. Ci rivolgiamo al capo dello stato affinché possa dare una sterzata a chi in queste ore sta cercando di imbavagliare la stampa. Chiediamo con tutte le nostre forze di non fare approvare una legge che consideriamo un bavaglio, e che sicuramente non tutela il cronista che vuole fare il proprio mestiere, addirittura paventando il carcere. Un'idea veramente assurda - conclude Zingales -, che mai ci saremmo aspettati venisse proposta da qualche parlamentare".
La Repubblica, 11 ottobre 2011