9/17/2010

IL PRIMATO. Nell'Ospedale di Corleone si nasce di più col parto naturale, che col cesareo

di Cosmo Di Carlo

Il consultorio familiare di Corleone
CORLEONE - All’ospedale di Corleone i parti naturali superano i cesarei. Su cento puerpere, infatti, nei primi sei mesi del 2010, 64 donne hanno partorito in maniera naturale e 36 con il parto cesareo. Questi i dati virtuosi secondo i sindacati che premiano il consultorio ed il punto nascita del reparto di Ostetricia e Ginecologia del Presidio dei Bianchi. Un dato lusinghiero che premia in primo luogo l’azienda Sanitaria Provinciale di Palermo ed il progetto di corsi di accompagnamento alla nascita, che ha visto la collaborazione tra il consultorio familiare di Corleone ed il presidio ospedaliero cittadino. La dimostrazione di piena integrazione tra territorio ed ospedale. I dati, resi noti dalle organizzazioni sindacali, indicano che dal 4 gennaio al 30 giugno del 2010 su 117 partorienti 43 donne hanno partorito con il “cesareo” (36 %), mentre 74 (64 %) hanno avuto un parto naturale. “Sono dati che ci avvicinano agli standard nazionali più virtuosi – dice Leoluca Cuppuleri della CGIL - e che premiano le professionalità dei medici e del personale sanitario: ostetrici, psicologi, infermieri ed assistenti sociali del consultorio familiare e del reparto di Ostetricia dell’Ospedale dei Bianchi che va potenziato in attrezzature e risorse umane”. I dati sono migliori di quelli del 2009 quando, su 248 parti, i cesarei erano stati 148 (60 %) ed i parti naturali 100 (40%). Il tasso di mortalità è stato pari a “Zero”, sia per il 2009 che per i primi sei mesi del 2010. Le puerpere seguono un progetto aziendale di “accompagnamento alla nascita”, che comprende lezioni che istruiscono le candidate mamme sulla gravidanza e le trasformazioni che subisce il corpo durante la gestazione. E le prepara alla gestione del “dolore” che si accompagna al travaglio, le educa all’allattamento al seno, ed al puerperio. Ciascun incontro con le gravide si articola in tre fasi: la prima tende all’educazione della respirazione diaframmatica per “allentare” le tensioni muscolari ed ammorbidire le pareti dell’utero; nella seconda vi è lo scambio di esperienza con le altre gestanti; nella terza fase vengono fornite le informazioni sulla relazione madre-padre-bambino. “Dati positivi – dice Michele Musacchia, della Cisl medici – che confermano quanto sia importante mantenere nel territorio corleonesi strutture sanitarie radicate che, realizzano eccellenza di servizi ai cittadini, frutto di lavoro, impegno e passione di tutti gli operatori della sanità corleonese”.(*co.di.*)

A fuoco l'auto del sindaco di Niscemi

Giovanni Di Martino, sindaco di Niscemi
Giovanni Di Martino, dal 2007 a capo di una giunta di centrosinistra, aveva denunciato l'escalation di attentati incendiari contro i commercianti. Il primo cittadino: "Non ci lasceremo intimidire" NISCEMI (CALTANISSETTA) - È stata incendiata, la notte scorsa, a Niscemi, l'automobile del sindaco, Giovanni Di Martino, 50 anni, avvocato, esponente del Pd, alla guida di una giunta di centro-sinistra. La Peugeot Station Wagon, si trovava parcheggiata sotto casa, in via Dottore Ragusa, nel centro storico del paese. Di Martino è stato eletto nel 2007. "Non riusciranno a fermarci perchè non ci lasceremo intimidire - ha detto, il sindaco - continueremo ad amministrare con trasparenza e nel rispetto della legalità per la crescita sociale, lo sviluppo economico e il cambiamento di Niscemi". Stamani, il prefetto di Caltanissetta, Umberto Guidato, venuto a conoscenza dell'intimidazione, ha telefonato a Di Martino, invitandolo ad un colloquio in prefettura. L'incontro è in corso. Il sindaco di Niscemi, nei giorni scorsi, aveva chiesto e ottenuto la convocazione del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, durante il quale è stata affrontata l'escalation di attentati incendiari in paese contro esercenti, artigiani e professionisti, probabile opera del racket.
''A Niscemi e' in atto un percorso di legalita' e sviluppo concreto e progettuale, che produce risultati. Il sindaco Di Martino e' alla guida di questo percorso e sono sicuro che continuera' con maggiore determinazione e incisività", dice il senatore Giuseppe Lumia (Pd), componente della commissione Antimafia. E il collega di partito e presidente della commissione regionale Antimafia, Lillo Speziale annuncia: ''Nei prossimi giorni la commissione sarà a Niscemi. E' necessario accendere i riflettori su quello che sta accadendo e non lasciare solo il sindaco, che sta portando avanti un lavoro straordinario. Chiedo al Prefetto - conclude - una convocazione straordinaria del Comitato per l'ordine e la sicurezza per valutare e discutere ogni iniziativa necessaria a garantire la sicurezza in un territorio che e' diventato teatro di troppe intimidazioni e segnali pericolosi''.
17/09/2010

«Io, Riina, e l'infame Ciancimino». L'ex "capo dei capi" di Cosa Nostra intercettato in carcere...

di LIRIO ABBATE 
Totò Riina in carcere
 L'ex sindaco di Palermo e suo figlio. Le stragi del '92-'93. E Berlusconi. Per la prima volta, parla il capo dei Corleonesi all'ergastolo. Intercettato durante un colloquio in carcere
“Ho detto al magistrato che se nella vita vuole fare il procuratore, faccia il procuratore e faccia il suo dovere di fare il procuratore, e lo faccia bene. Io se sono Riina e lo faccio bene, stia tranquillo. Ognuno deve fare il suo mestiere, il suo lavoro, e lo deve fare bene. Chiuso". Potrebbe intitolarsi: "La mafia spiegata a mio figlio". Una lezione unica, del maestro più esperto: Totò Riina. LEGGI TUTTO

Quando la famiglia cresce in latitanza

di Lirio Abbate 
Ninetta Bagarella al matrimonio della figlia Lucia

Il clan dei Riina: da Ninetta ai figli, ecco chi sono i familiari del padrino. L'immagine sanguinaria di Totò Riina ha fatto da sfondo alla Sicilia degli ultimi quarant'anni. La sua ombra si è allungata su tutte le stragi e sui delitti eccellenti.
IL PADRINO. Dal 15 gennaio 1993 è in carcere dopo una latitanza durata 24 anni. Quando il volto del capo dei capi apparve in tv, sorprese tutti: nessuno immaginava che un signore così goffo, piccolo, dagli occhi spiritati, potesse essere il mafioso feroce che le cronache giudiziarie avevano dipinto. I giudici Falcone e Borsellino avevano però compreso lo spessore criminale di Riina, il corleonese dalle scarpe infangate, personaggio ben diverso da quello che si sforzava di apparire sui media. Sono decine gli ergastoli definitivi a cui è stato condannato, fra questi anche quelli per le stragi di via D'Amelio e Capaci. Nel primo maxi processo a Cosa nostra gli è stato inflitto il carcere a vita per una serie di delitti commessi a Palermo negli anni Ottanta.
LA MOGLIE. Durante la latitanza Riina ha sposato Ninetta Bagarella, sorella del boss Leoluca, feroce sicario in carcere dal 1995. Le nozze di Riina furono celebrate in gran segreto. Nel 1970, prima del matrimonio, però, la Bagarella venne proposta dalla questura per il confino. Era la prima volta che un provvedimento del genere veniva fatto nei confronti di una donna. La coppia scomparve nel nulla. Così mentre il boss era ricercato sua moglie partoriva quattro figli in una delle cliniche private più esclusive di Palermo: nel 1974 Maria Concetta, nel 1976 Giovanni, nel 1977 Salvatore Giuseppe (detto Salvo) e nel 1980 Lucia. Tutti e quattro furono regolarmente registrati all'anagrafe. Ninetta Bagarella ha fatto ritorno a Corleone con i figli la sera in cui Riina venne arrestato.
I FIGLI. Maria Concetta, diplomata al liceo classico di Corleone, è stata una studentessa dai voti eccellenti. È stata coinvolta in indagini antimafia che hanno riguardato il marito Tony Ciavarello, ma nessun provvedimento è stato adottato nei suoi confronti. Giovanni Riina è in carcere perché deve scontare una condanna all'ergastolo. La sua carriera criminale inizia appena compiuta la maggiore età. Il primo omicidio lo compie a 19 anni strangolando a mani nude un uomo di Corleone, e lo zio Leoluca Bagarella ne andava fiero. Poi i delitti commessi sono proseguiti con altri omicidi per i quali è finito in carcere l'11 giugno 1996. Salvo Riina non è sfuggito al destino mafioso della propria famiglia. È in carcere perchè deve finire di scontare otto anni e dieci mesi per associazione mafiosa. Nel 2000 era diventato il punto di riferimento dei mafiosi di Corleone. Dalle indagini è emerso che è un ragazzo arrogante, sicuro di sé, pronto a difendere l'onore del padre. Lucia Riina è l'unica della famiglia a non aver avuto a che fare con uffici giudiziari e magistrati. Sposata con un rappresentante di commercio, ha tre figli e vive a Corleone.
L'Espresso, 16.09.2010

Vito Ciancimino e i terreni di Milano 2

Vito e Massimo Ciancimino
L'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino, negli anni Settanta investì somme di denaro in alcune società riconducibili alla speculazione edilizia di Milano 2, voluta da Silvio Berlusconi. I profitti di questo investimento immobiliare Vito Ciancimino li ottenne negli anni Ottanta. Il retroscena dell'operazione economica è stato svelato ai magistrati da Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco, il quale ha ricostruito gli intrecci societari che legavano suo padre ad un altro imprenditore palermitano, Francesco Paolo Alamia, ex assessore democristiano ai Lavori Pubblici di Palermo, che trent'anni fa aveva molti interessi nel capoluogo lombardo. Ciancimino jr avrebbe fornito indicazioni ai magistrati per poter ricostruire i flussi economici provenienti dall'affare di Milano 2. Il sospetto che Alamia potesse essere uno dei riciclatori al servizio di Cosa nostra era stato sollevato dai pubblici ministeri di Palermo già nel 1996, quando avviarono un'indagine nei suoi confronti. Nella stessa inchiesta vennero coinvolti anche Berlusconi e Dell'Utri, perché ritenuti i terminali degli investimenti dei boss palermitani. L'indagine poi venne archiviata. Adesso, però, con le nuove dichiarazioni del giovane Ciancimino la Procura ha riaperto il fascicolo iscrivendo nel registro degli indagati soltanto Alamia. Con la discrezione di una vecchia volpe abituata a muoversi con passi felpati nel labirinto degli affari siciliani, Alamia sarebbe tornato di nuovo a contattare Marcello Dell'Utri nei primi anni Novanta per proporgli alcuni investimenti immobiliari. Su questo intreccio fra politica, mafia e imprenditoria adesso ricominciano a indagare i pm di Palermo per far luce sui flussi di denaro dalla Sicilia a Milano e sui rapporti che i boss avrebbero cercato di allacciare proprio con il premier e il senatore. L. A.
L'Espresso, 16 settembre 2010

1977. L'alba del Cavaliere: un giovane Silvio Berlusconi... con la pistola

di Gianluca Di Feo
Silvio Berlusconi con la pistola...
Il fotografo Alberto Roveri decide di trasferire il suo archivio in formato digitale. E riscopre così i ritratti del primo servizio sul Cavaliere. Immagini inedite che raccontano l'anno in cui è nato il suo progetto mediatico. Con al fianco Dell'Utri. E un revolver sul tavolo per difendersi dai rapimenti. Formidabile quell'anno. È il 1977 quando il Dottore, come l'hanno continuato a chiamare i suoi collaboratori più intimi, diventa per tutti gli italiani il Cavaliere: il cavaliere del Lavoro Silvio Berlusconi. L'onorificenza viene concessa dal presidente Giovanni Leone all'imprenditore quarantenne che ha tirato su una città satellite, sta comprando la maggioranza del "Giornale" di Indro Montanelli e promette di rompere il monopolio della tv di Stato. LEGGI TUTTO

MAFIA. Il pentito Brusca indagato per riciclaggio: "Dal carcere gestisce un tesoro nascosto"

di SALVO PALAZZOLO 
Giovanni Brusca
Perquisita la cella di Rebibbia dell'ex capomafia di San Giuseppe Jato. Perquisizioni nelle abitazioni di alcuni suoi prestanome, alla ricerca dei beni mai rivelati. Trovati 188 mila euro in contanti a casa della moglie. Il collaboratore è accusato pure di un tentativo di estorsione
I carabinieri del Gruppo di Monreale sono entrati nel carcere romano di Rebibbia nel cuore della notte, con un ordine di perquisizione firmato dalla Procura di Palermo. Destinazione, la cella super protetta del pentito Giovanni Brusca, l'ex capomafia di San Giuseppe Jato che ha confessato di avere azionato il telecomando dell'esplosivo per Giovanni Falcone e di avere ucciso più di 150 persone: adesso, uno dei più noti collaboratori di giustizia è accusato di riciclaggio, intestazione fittizia di beni e persino di tentata estorsione. LEGGI TUTTO

9/16/2010

Sicilia. "L'Etna scivola verso il mare"

L'Etna
CATANIA - L'Etna è interessato da un lento e continuo scivolamento verso il mare di un intero settore, che scorre pian piano su una superficie posta a circa quattro chilometri di profondità. Lo afferma uno studio sul fianco orientale del vulcano attivo più alto d'Europa recentemente pubblicato sulla rivista "Geophysical research letters" da un team di ricercatori dell'Irea-Cnr, Ingv e Università "Roma Tre. "Sin dai primi anni '90 - spiega Marco Neri, dell'Ingv di Catania - numerosi studi hanno dimostrato che i fianchi dei vulcani possono collassare sia attraverso deformazioni repentine, sia mediante movimenti molto più lenti, ma continui, che investono porzioni significative degli apparati vulcanici". "Lo studio - continua Neri - ha dimostrato che attualmente l'Etna è interessato da questo secondo tipo di movimento che, in alcuni periodi, accelera producendo terremoti ed evidenti deformazioni del suolo in corrispondenza dei margini tra il fianco instabile e la restante parte dell'apparato vulcanico". I ricercatori hanno messo in evidenza che lo spessore del fianco che collassa si aggira intorno ai 4 km. "Da tempo - conclude Neri - questi fenomeni sono sotto assiduo esame da parte della comunità scientifica, sia per i danni ai manufatti causati dalle faglie in movimento ai margini delle zone instabili, sia perché la stessa dinamica di fianco sembra effettivamente collegata alle eruzioni attraverso meccanismi non ancora completamente chiari e quindi meritevoli di attenzione".

Corleone. Campi di lavoro antimafia. Anche quest'anno si conclude l'avventura della Comunità "Il Doccio"

Suor Nadia
Oggi è la nostra ultima giornata di lavoro e ci prepariamo per iniziare la vendemmia qui a Corleone nel vigneto di Malvello, insieme a Franco, Salvatore, Totò e Gino ci siamo caricati di buona energia per fare quanto più raccolto possibile e alla fine siamo riusciti a tagliare ben 72 quintali di uva nera. Lo spirito della mattinata è stato davvero speciale, appena c'era qualcuno che tentennava dalla stanchezza siamo riusciti ad incoraggiarci reciprocamente per concludere e dare l'ultimo sostegno ai ragazzi della cooperativa. Rientrati a casa ci aspetta come ogni giorno il delizioso pranzetto preparato da Suor Maria e dopo un riposo rigenerante, nel pomeriggio per concludere il nostro viaggio nei percorsi della mafia, abbiamo visitato molto rapidamente il covo dove si nascondeva Provenzano, in quanto ora vi è ritornato a vivere il vecchio pastore. Ci siamo ritrovati con Calogero nella sala di casa Caponetto per restituirci una condivisione di questa esperienza, ognuno di noi ha espresso un suo piccolo pensiero e ciò che si porterà via da Corleone: il senso di ospitalità ricevuto, la passione riscoperta per l'impegno nelle scelte che si fanno, il coraggio, il sacrificio e la semplicità dei ragazzi della cooperativa e di tutte le persone che si muovono nell'antimafia, la possibilità di fare chiarezza attraverso tutte le informazioni che ci sono state trasmesse, il senso di solidarietà, l'opportunità del cambiamento dinanzi alle scelte sbagliate della vita che spesso si avvicinano all'illegalità. Ognuno di noi porta con sé la gioia di queste giornate trascorse insieme, occasioni di relazione per maturare legami più profondi e sinceri. Per salutarci prima della partenza ci ritroviamo tutti in pizzeria dove trascorriamo con piacevole allegria e spensieratezza quest'ultima sera. Un grazie di cuore a tutti i collaboratori della Cooperativa Lavoro e non Solo affinchè possano continuare la loro missione e il loro quotidiano lavoro con quella forza e coraggio che con molta semplicità sono riusciti a trasmetterci.
Comunità il Doccio
 15 settembre 2010

9/15/2010

Nuove lettere di minacce a Vittorio Sgarbi firmate «Matteo»

Sono state recapitate stamane nella sede della Soprintendenza Speciale di Venezia
Una delle due lettere di minaccia
SALEMI – Due lettere anonime, contenenti chiare espressioni di minaccia, sono state recapitate questa mattina, in due diverse buste chiuse, a Vittorio Sgarbi nella sede della Soprintendenza Speciale del patrimonio storico e del polo museale di Venezia dove il critico si trova in queste ore. Nella prima lettera, firmata «Matteo», si legge: «Sgarbi, hai fatto bene a scappare a Venezia, ma noi ti inseguiamo fin qui. E ti faremo pagare di essere venuto in Sicilia. Venerdì ti faremo fuori. Saluti tutti. Un bacio da Matteo». Nella seconda lettera, senza firma, si legge: «Pagherai tutto, infame. Ti faremo sparire venerdì. Addio Sgarbi». Entrambe le lettere contengono in allegato una copia fotostatica della pagina 8 dell’edizione di mercoledì 8 settembre 2010 del quotidiano «La Sicilia» il cui articolo di apertura riguarda le proteste degli agricoltori siciliani. «L’unico Matteo che conosco – commenta ironicamente Vittorio Sgarbi - è Matteo Ceriana, mio amico e storico».

MAFIA. Il papello è autentico

Massimo Ciancimino

La perizia della scientifica ha confermato la veridicità degli appunti sulla trattativa tra Stato e mafia consegnati da Massimo Ciancimino ai magistrati di Palermo. Il pm: "Importanti elementi di riscontro" PALERMO - Sono dell'ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino, i documenti forniti dal figlio Massimo ai  magistrati di Palermo. È uno degli esiti della perizia effettuata dal servizio di Polizia Scientifica della Direzione centrale anticrimine chiamato a verificare l'autenticità dell'enorme mole di appunti che il testimone della trattativa tra Stato e mafia ha dato ai pm. La perizia è stata depositata il 20 agosto scorso agli atti del processo al generale dell'Arma Mario Mori, accusato di favoreggiamento aggravato. "Le conclusioni dei tecnici - ha commentato il pm Nino Di Matteo, che indaga sulla trattativa che vedrebbe tra i protagonisti proprio Mori -  sono elementi di riscontro importanti alle dichiarazioni del teste". Sulla documentazione, che comprende, oltre al cosiddetto papello con le richieste della mafia allo Stato, i pizzini di Provenzano a don Vito e decine di appunti manoscritti dell'ex sindaco, sono state eseguiti due tipi di analisi: grafica e merceologica. Quanto al papello, i periti hanno negato che possa essere stato scritto da Riina. Circostanza, peraltro, mai asserita dagli inquirenti che hanno prodotto decine di scritti di familiari e mafiosi da usare per la comparazione. Sulla paternità del papello - indagine molto eleborata perchè di alcuni soggetti usati per i raffronti si hanno solo le firme - i magistrati non sono ancora arrivati a una conclusione. La perizia esclude anche che i pizzini che, secondo Ciancimino il boss Bernardo Provenzano, avrebbe mandato a suo padre, siano stati scritti con la macchina sequestrata al capomafia nel covo di Montagna dei cavalli, a Corleone. Conclusione che, secondo gli inquirenti, non sarebbe significativa perchè durante la lunga latitanza il boss ha usato diverse macchine. Secondo i periti tutti i documenti attribuiti da Massimo Ciancimino al padre sono stati effettivamente scritti da lui. In particolare sono riconducibili all'ex sindaco il cosiddetto contropapello in cui, giudicate folli le richieste di Riina, don Vito avrebbe, abbassato il tiro, e indicato le pretese, a suo dire più realizzabili, da avanzare allo Stato. E ancora fu Ciancimino a scrivere, di suo pugno, le annotazioni sugli investimenti nel complesso edilizio Milano 2 dell'allora imprenditore Silvio Berlusconi in cui si leggono i nomi di Marcello Dell'Utri e dei costruttori mafiosi Buscemi e Bonura.

STORIA. La rivolta del sette e mezzo a Palermo

di Rosetta Faragi
La notte tra il 15 e il 16 settembre 1866 Palermo fu occupata. Andrea Camilleri, nella “Biografia del figlio cambiato”, descrive così l’evento: “…una tinta mattinata del settembre 1866, i nobili, i benestanti, i borgisi, i commercianti all’ingrosso e al minuto, i signori tanto di coppola quanto di cappello, le guarnigioni e i loro comandanti, gli impiegati di ufficio, sottoffici e ufficiuzzi governativi che dopo l’unità avevano invaso la Sicilia pejo che le cavallette, vennero arrisbigliati di colpo e malamente da uno spaventoso tirribillio di vociate, sparatine, rumorate di carri, nitriti di vestie, passi di corsa, invocazioni di aiuto. Tre o quattromila viddani, contadini delle campagne vicino a Palermo, armati e comandati per gran parte da ex capisquadra dell’impresa garibaldina, stavano assalendo la città. In un vidiri e svidiri, Palermo capitolò, quasi senza resistenza…”. LEGGI TUTTO

Sparare si può? «Pensavano fossero migranti».


Il pescherecchio "Ariete"

 di Ugo De Giovannangeli
«Io immagino che abbiano scambiato il peschereccio per una nave di clandestini». Parola di Roberto Maroni, ministro dell’Interno della Repubblica italiana. Parole incredibili. Parole agghiaccianti. L’«immaginazione» del titolare del Viminale rimanda a scenari inquietanti. A non detti terrificanti: hanno scambiato il peschereccio (italiano) per una nave con clandestini. Domanda: signor ministro, ma su una nave di clandestini è lecito, giustificabile, sparare mitragliate ad altezza d’uomo? E farlo usando motovedette regalate dall’Italia al «Gendarme del Mediterraneo», al secolo Muammar Gheddafi? Domande che restano senza risposta. Per il Governo italiano gli spari contro il peschereccio «Ariete» sono da considerare un «incidente».
SOLO UN INCIDENTE
«Penso che si sia trattato di un incidente grave, ma pur sempre un incidente: studieremo le misure perché non accada più, quello che è successo l’altro ieri sera (domenica, ndr) è un fatto che non doveva accadere e la Libia si è scusata», ripete Maroni a Mattino5. Un incidente... Ben diversa è la valutazione della Procura di Agrigento. Danneggiamento di navi e tentativo di omicidio plurimo aggravato: sono i reati ipotizzati, contro ignoti, dalla Procura della Repubblica di Agrigento che coordina l’inchiesta sul motopesca «Ariete» mitragliato da una motovedetta libica sulla quale erano presenti anche alcuni militari italiani come osservatori. Titolari dell’inchiesta sono il procuratore capo Renato Di Natale, l’aggiunto Ignazio Fonzo e il sostituto Luca Sciarretta.
IL CAPITANO CONTRATTACCA
«Era evidente chi fossimo: dei pescatori italiani. Glielo avevo detto prima dell’attacco». Gaspare Marrone, il capitano dell’«Ariete», conferma la sua versione di fatti. E rifiuta l’ipotesi dell’«equivoco» avanzata da Maroni. «Non so perché il ministro dica queste cose - spiega - ma tutto si può affermare tranne che sia stato un incidente. Nè è possibile sostenere che ci abbiano scambiati per clandestini. Hanno sparato per colpirci e potevano ucciderci». Il comandante Marrone torna su quei momenti drammatici: «Ho parlato col comandante che mi ha chiesto di fermarmi . L’italiano mi ha detto che se non mi fossi fermato, mi avrebbero sparato addosso. Parlava italiano meglio di me», racconta Marrone, riferendo che l’uomo «si era presentato come guardia costiera o di finanza libica, non ricordo bene. C'era agitazione». «Potevano controllarmi, ma dopo 5 minuti invece hanno cominciato a sparare e io sono sceso giù. C’era il pilota automatico, sparavano ad altezza d'uomo».
«Un peschereccio italiano che viene mitragliato da una motovedetta donata alla Libia dal governo italiano e che a bordo aveva militari italiani della Guardia di Finanza è certamente un caso anomalo», sottolinea Vincenzo Asaro, armatore del peschereccio mazarese. «Il mio rammarico - dice Asaro - è che si è sparato ugualmente nonostante la presenza sulla motovedetta libica dei militari italiani». L’armatore non nasconde stupore e amarezza per le dichiarazioni del ministro Maroni che ha definito un «incidente» la vicenda: «Se i colpi di mitragliatrice avessero perforato la bombola del gas e fossero saltati tutti in aria - si chiede - che sarebbe accaduto? Si sarebbe sempre parlato di incidente? Non posso entrare nel merito di quello che ha dichiarato il ministro perché non mi compete, ma sa perché i comandanti dei nostri pescherecci non si fermano all’alt dei libici? Una volta in Libia confiscano la barca e mettono in carcere l’equipaggio».
A dar man forte al suo collega di governo, scende in campo Franco Frattini. Il comandante del peschereccio “Ariete” «sapeva di pescare illegalmente», sentenzia il titolare della Farnesina. «Le regole di ingaggio - puntualizza però il ministro degli Esteri - devono essere chiare. La regola di non sparare è assoluta ed evidente per le forze italiane». E per quelle libiche, signor ministro?
L'Unità, 15 settembre 2010

Perchè l'on. Caputo non paga gli stipendi agli operai dell'Ato "Alto Belice Ambiente"?

Salvino Caputo
Apprendiamo dagli organi di stampa (GdS di oggi, martedì 14 settembre 2010) che il presidente della commissione Attività Produttive all'Ars, On. Salvino Caputo ha predisposto una interrogazione al Presidente della Regione ed all'Assessore all'Energia preoccupandosi, correttamente, del servizio, ma soprattutto del rispetto delle norme contrattuali. Apprezziamo e condividiamo quanto sopra descritto, ma al contempo viene spontanea una riflessione: perché l'On. Salvino Caputo non si preoccupa anche e soprattutto del rispetto delle norme contrattuali nei confronti dei dipendenti dell'Alto Belice Ambiente – ATO PA 2 comparto igiene ambientale del quale è Presidente, che ad oggi, nonostante solleciti e una diffida inoltrata dalla scrivente O.S. continua a non corrispondere le spettanze maturate dalle maestranze generando disagi ai lavoratori ed alle loro famiglie, le quali “campano” solo con questo stipendio?
Valerio Lombardo
segreteria Fp-Cgil Palermo

Palermo. Orlando e Faraone (PD): "Bisogna ritirare immediatamente il bando per esternalizzare la biglietteria del Teatro Massimo"

Il Teatro Massimo

“Il Teatro Massimo revochi immediatamente il bando per l’esternalizzazione del servizio di biglietteria: non si capisce, infatti, per quale motivo si debba affidare ad una ditta esterna la vendita dei biglietti che oggi viene svolta in maniera efficiente e professionale dal personale interno”. Lo dicono Salvatore Orlando e Davide Faraone, consiglieri comunali del PD, che sulla vicenda hanno presentato una interrogazione al sindaco e hanno scritto al collegio dei revisori comune di Palermo, al collegio dei revisori Fondazione Teatro Massimo e alla Procura regionale della Corte dei Conti. La Fondazione Teatro Massimo – si legge nell’interrogazione - ha indetto un asta pubblica per l’affidamento triennale del servizio di biglietteria elettronica per la vendita di biglietti relativi agli eventi organizzati dalla stessa: l’importo a base d’asta è di euro 185.100. “Il rischio – dicono Orlando e Faraone – è che si vada incontro ad uno sperpero di denaro pubblico e ad una sottoutilizzazione del personale. Vorremmo capire quali sono i reali motivi che hanno portato il Cda della Fondazione Teatro Massimo ad indire l’asta, e vorremmo che qualcuno spiegasse cosa eventualmente ne sarebbe del personale che attualmente si occupa della biglietteria. Siamo di fronte ad una decisione assurda e ingiustificabile: il sindaco, anche nella qualità di presidente della Fondazione, intervenga e blocchi una operazione che non ha nulla a che vedere con l’esigenza di risparmio e di razionalizzazione”.

Legalità: oggi la CGIL a Pollica per ricordare l'uccisione del sindaco Vassallo

Una manifestazione su 'Sviluppo, legalità e sicurezza'. CGIL, mai come adesso, in cui c'è un attacco ai diritti del lavoro e ai diritti sociali, il tema della legalità diventa fondamentale
'Sviluppo, legalità e sicurezza', questo lo slogan della manifestazione che si svolge a Pollica, oggi (15 settembre). Una grande manifestazione organizzata dalla CGIL di Salerno e della Campania, per ricordare la tragica uccisione del primo cittadino Angelo Vassallo, emblema della lotta contro le mafie, avvenuta il 5 settembre scorso per mano della criminalità organizzata. Alle ore 9, in località “Cerza Longa”, a Pollica verrà deposta una corona di fiori nel punto in cui è stato assassinato il sindaco Vassallo e successivamente ci si sposterà presso l’Hotel “La Pineta” di Via Nicotera, ad Acciaroli per dare inizio alla manifestazione che si terrà a partire dalle ore 10. Una giornata di dibattito, riflessione, confronto e proposte che vedrà la partecipazione e gli interventi di numerosi rappresentanti del mondo politico ed istituzionale, mentre a concludere la giornata di commemorazione sarà la Vice Segretaria Generale della CGIL, Susanna Camusso. Dunque un'occasione per ricordare la tragica uccisione di stampo camorristico ma anche per sottolineare l'importanza della legalità, della giustizia e della sicurezza, come ha dichiarato la Segretaria confederale della CGIL Serena Sorrentino alla CGIL.tv, “mai come adesso – ha spiegato -, in cui c'è un attacco ai diritti del lavoro e ai diritti sociali, il tema della legalità diventa un tema fondamentale”. La dirigente sindacale ha spiegato come sia importante “partire da Pollica per attraversare idealmente l'Italia e i settori di lavoro. Contaminarci – ha proseguito - con associazioni, organizzazioni, amministratori locali, le altre forze sociali, le forze produttive per stabilire un nuovo grande 'patto per la legalità'”. “Perchè solo attraverso la legalità – ha concluso Sorrentino - ci può essere una reale garanzia del diritto al lavoro e del lavoro di qualità”.

Un ricordo di Don Puglisi. Quell’impegno quotidiano al servizio dei più deboli e degli emarginati

Padre Pino Puglisi
di GIUSEPPE LUMIA
Il 15 settembre del 1993, nel giorno del suo 56° compleanno, davanti al portone di casa veniva ucciso dalla mafia, per mano del killer Salvatore Grigoli, don Pino Puglisi. Una figura a me molto cara, che mi ha accompagnato da giovanissimo nel mio impegno associativo in Azione Cattolica e nel volontariato.
Con lui in particolare, insieme a tanti altri giovani universitari, ho trascorso uno dei periodi più intensi e significativi della mia vita quando don Pino era assistente del gruppo Fuci (Federazione universitaria cattolica italiana) di Palermo ed io il presidente. Ci accomunava l’idea che la scelta religiosa non potesse e non dovesse essere interpretata come una delimitazione di campo, ma piuttosto un modo di essere e di agire in tutti gli ambiti della realtà, nessuno escluso: dal culturale al sociale, dall’economico al politico. Secondo lo stile dell’incarnazione, del dialogo, della condivisione, della ricer ca comune di ciò che favorisce lo sviluppo integrale della persona umana. LEGGI TUTTO

9/13/2010

Ciao Angelo “sindaco pescatore”

di Peppe Ruggiero
Angelo Vassallo
Speciale Cilento. E' stato ucciso nella notte con sette colpi di pistola Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, nel Cilento. Il cordoglio della redazione di Libera Informazione raccolto nel ricordo di Peppe Ruggiero
Eri per tutti il “sindaco pescatore” e non solo perche’ amavi andare in mare ma perchè da sempre era il tuo lavoro, la tua passione. Mi raccontavi che navigavi e pescavi sin da quando avevi i pantaloni corti. E sempre ad Acciaroli. Una piccola località di mare del Cilento che con Pioppi fa parte del comune di Pollica. Il tuo rifugio. La tua casa. La tua famiglia. La tua comunità. Amministrata con cura epassione. I tuoi occhi si illuminavano quando mi parlavi del tuo mare, dei pescherecci che all’alba ritornavano al porto. E dove tu spesso li aspettavi per salutare i pescatori e commentare con loro l’uscita. Eri felice perchè con il tuo gozzo eri ritornato a navigare e pescare. Eri umile ma orgoglioso di aver regalato alla tua comunità tanti premi per la qualità ambientale. La tua ultima scommessa era la realizzazione del porto. Una mareggiata lo aveva distrutto. Non ti eri abbattuto e avevi ricominciato da capo. Ricostruito sempre nel rispetto dell’ambiente. Eri riuscito a costruire un caffè letterario nella frazione più piccola del paese. Angelo era un uomo buono, con la passione dei pescatori. Impegnato a costruire un sogno. Sempre piu’ bello. Bonariamente ogni qualvolta mi incontravi mi accusavi che non venivo mai a trovarti. L’ultima volta prima dell’estate ci eravamo fatti una promessa. Una bella cena a base di pesce nella tua Acciaroli. E anche questa volta non sono riuscito a mantenerla. E non potrò riparare. Sette colpi di pistola hanno ammazzato un sogno. Non riesco ad immaginare il perchè. Mai avrei immaginato che una violenza così forte, così cattiva poteva colpire la piccola comunità di Acciaroli e l’intero Cilento. In un Italia narcotizzata, egoista e che non sa più ascoltare, tu camminavi nelle stradine del paese, incontravi e ascoltavi gli anziani, i turisti. Avevi realizzato una vera comunità, orgogliosa e passionale. Chi ti ha conosciuto sa che non facevi sconti a nessuno. Eri un vero paladino della legalità e della verità. Ma sempre in silenzio e senza clamore. Ciao Angelo sindaco pescatore che ti piaceva sognare. Ma in Campania è difficile anche sognare. Chi sogna, muore.
Liberainformazione.org

Riparte la scuola. Bersani (Pd): «Il sapere è tradito in Italia. È colpito dal più grande licenziamento di massa della nostra storia»

ROMA - Da oggi la maggior parte degli otto milioni di studenti italiani è tornata in classe: dopo l'avvio anticipato in Trentino, la campanella è suonata in nove regioni e nella provincia di Bolzano. La giornata, con l'avvio della riforma che riguarderà circa 600 mila studenti delle superiori, è stata definita "storica" dalla ministra Gelmini. Ma il nuovo anno scolastico parte tra le polemiche: dopo che ieri migliaia di precari del Sud hanno bloccato gli imbarcaderi sullo stretto di Messina, gli studenti hanno annunciato per oggi proteste e flash mob. "Il sapere è tradito in Italia. È colpito dal più grande licenziamento di massa della nostra storia e da una riorganizzazione caotica capace non di qualificare, ma di ridurre l'offerta formativa, di ricerca e di cultura". Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, alla Festa Democratica. Intanto, è bufera sull'iniziativa del nuovo polo scolastico di Adro, nel bresciano, dove il “Sole delle Alpi”, simbolo celtico utilizzato dalla Lega, è stato messo ovunque, sulle vetrate, sui banchi, sui cartelli. L'opposizione è insorta e il ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini, ha preso le distanze dall'iniziativa. Ma il sindaco del paesino si difende: "è una scelta legata al territorio". Sulla decisione di imprimere sulle suppellettili scolastiche il simbolo celtico e di fissare i crocifissi nei muri con il cemento, Il portavoce di Italia dei Valori, Leoluca Orlando, sottolinea come l'istituto sia stato trasformato "in una sede di propaganda politica" e chiede che il governo prenda subito le distanze da queste posizioni "estreme, antisemite e lontane anni luce da un Paese civile e democratico". Gli risponde a stretto giro Mariastella Gelmini: "Francamente - dice il ministro dell'istruzione intervistato dal Rtl - il sindaco di Adro ci ha abituato ad un certo folklore, ad un certo estremismo, che ovviamente io come Ministro dell'Istruzione non condivido".

9/12/2010

Beppe Grillo: "Corleone e Torre Annunziata"

Peppe Grillo
I cittadini di Corleone e di Torre Annunziata si sono risentiti (giustamente) per un riferimento in un post ("Italia corrotta. Europa infetta.") sul dilagare delle mafie in Europa. Le loro città erano citate come i posti dove in futuro si sarebbero decise le politiche del Parlamento di Bruxelles. E' stata una svista, un luogo comune sfuggito alla tastiera. Per almeno due motivi. Il primo è che la mafia è ormai in Parlamento e quindi a Roma e il secondo è che le mafie sono ben presenti nel sistema finanziario italiano (e non solo) e la city degli affari è a Milano dove la 'ndrangheta si muove come un pesce nell'acqua. Il prossimo presidente della UE sarà eletto con i voti delle mafie come avvenne per John Kennedy? E' probabile e noi abbondiamo di candidati ideali, i nostri sono in pole position. La mafia è senza frontiere e senza barriere, con 50 miliardi di euro di investimenti all'anno chi la può fermare?
Beppe Grillo
***
Non è stata certamente felice la battuta di Beppe Grillo su Corleone e Torre Annunziata. E hanno fatto bene i ragazzi di "Dialogos" a sottolinearlo e a farglielo notare. Grillo ha risposto col post che pubblichiamo sopra. Mi pare che possa bastare, no? Non chiede scusa esplicitamente ("E' stata una svista, un luogo comune sfuggito alla tastiera", si giustifica Grillo), ma è come se lo facesse. Io direi di chiuderla qui. Anche perchè, a furia di chiedere il giudizio di Dio sulla testa di Grillo, invocando il sindaco-giustiziere a lanciare i suoi strali, e di definire (esagerando) Corleone "un modello internazionale nella gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata", come fa Giuseppe Crapisi su "Dialogos", si rischia oggettivamente di fare un favore ai mafiosi. Infatti, la "crociata" dei corleonesi contro chi offende il "buon nome" di Corleone, rischia di farci dimenticare che a Corleone la mafia esiste ancora (ed è forte). Rischia di far passare in secondo piano che la si dovrebbe combattere con più decisione e coerenza, a cominciare dall'amministrazione comunale, che invece "stordisce" e "ubriaca" i cittadini con le più meschine pratiche clientelelari. Ma questo è "politicamente scorretto" e non si dovrebbe scrivere, vero? (d.p.)   

Leo Criscione: "Con Calogero eravamo compagni di scuola..."

Caro Dino,la notizia della morte di Calogero Scalisi mi ha toccato non poco (ho scritto un breve commneto su CN)!! Ti mando una foto, Calogero è con il cappello, una delle poche volte che faceva ‘l’allenatore’ al posto di giocare…
Ciao. Leo
In piedi: Di Palermo, Spataro, Scalisi, Palazzo, Pasqua, Bonanno G., Di Palermo, l’ala, (mi sfugge). Seduti : Criscione (io), Testa, (mi sfugge ), Bonanno B., Chinuzzu Di Miceli

Giuseppe Ayala: "Cosa nostra è cambiata, molte scorte sono inutili"

Giuseppe Ayala
di GIUSEPPE AYALA
"Da oltre diciotto anni Cosa nostra non ammazza più né magistrati, né poliziotti, né uomini politici, né giornalisti. Per fortuna, mi pare superfluo aggiungere", afferma l'ex magistrato del pool antimafia. "Non è forse, allora, giunto il momento di avviare una responsabile, sia pur graduale, rivisitazione delle scorte in circolazione?"
Il tasto è delicato, lo so. Ma lo affronto lo stesso. Le scorte che notiamo al seguito di magistrati e uomini politici rispondono ad un'esigenza reale, o non sono altro che residui di un'epoca per fortuna alle nostre spalle? Propendo decisamente per la seconda ipotesi. Il primo ad essere scortato a Palermo fu Giovanni Falcone. Eravamo agli albori degli anni ottanta. Cosa Nostra aveva inaugurato una nuova strategia, quella di contrapporsi militarmente allo Stato uccidendone i servitori che, con il loro operato, ostacolavano gli interessi mafiosi. Erano stati vilmente trucidati, tra gli altri, Boris Giuliano, il colonnello Russo, Cesare Terranova, Piersanti Mattarella, il procuratore della Repubblica Gaetano Costa. Ed anche un giornalista, Mario Francese. LEGGI TUTTO

Gioacchino Genchi accusa: "C’era lo Stato dietro gli attentati del 1993"

di Rosario Cauchi
Gioacchino Genchi
Gioacchino Genchi, funzionario di Polizia e per anni consulente informatico di diversi magistrati in prima fila, da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino a Luigi De Magistris, è convinto che “gli attacchi perpetrati nel 1993 ai danni di importanti testimonianze storiche del nostro paese non furono progettati da cosa nostra”. L'ammissione è giunta nel corso di un dibattito organizzato a Rosolini, in provincia di Siracusa, che ha visto la presenza proprio di Genchi. Secondo il funzionario di Polizia, infatti, “i vertici di cosa nostra di quel periodo non avrebbero mai potuto pianificare, solo per fare un esempio, un attacco alla sede dell'Accademia dei Georgofili, per il semplice motivo che non la conoscevano né, tanto meno, erano consapevoli della sua strategicità artistica”. Secondo Genchi, infatti, “la formazione scolastica dei vari Riina e Provenzano è sempre stata pari a zero, come avrebbero potuto conoscere un'istituzione culturale poco nota, fra le altre cose, anche agli stessi investigatori?”. La risposta, stando alle sue parole, non potrebbe essere più immediata, “gli attentati del 1993 furono orchestrati dai servizi segreti, troppo raffinate le pratiche utilizzate in quegli episodi per poter pensare ad una semplice mano mafiosa”. Gioacchino Genchi si spinge ancora oltre, spiegando che “le bombe romane di San Giovanni in Laterano e di San Giorgio in Velabro altro non erano che dei veri e propri avvertimenti, lanciati dall'interno dello Stato verso essenziali componenti istituzionali”. “Non è un caso-ha detto Genchi-che proprio nel 1993 Giovanni Spadolini ricoprisse la carica di Presidente del Senato e Giorgio Napolitano quella di Presidente della Camera”. La bomba di San Giorgio in Velabro, stando alla ricostruzione effettuata dal consulente informatico, sarebbe stata una “missiva” spedita a Giorgio Napolitano, uguale il nome di battesimo dell'attuale Presidente della Repubblica rispetto a quello del santo, mentre l'esplosione di San Giovanni in Laterano un avvertimento verso Giovanni Spadolini.
 12 settembre 2010

Palermo. La denuncia di Sonia Alfano: "Valeria Grasso, un'imprenditrice che da oltre 15 anni subisce vessazioni e ritorsioni dalla mafia"

Sonia Alfano
PALERMO - "Mentre i media e i giornali lasciano intendere che a Palermo la mafia e il racket del pizzo stanno subendo colpi durissimi, ci sono commercianti e imprenditori coraggiosi che rischiano la vita. È il caso, per esempio, di Valeria Grasso, imprenditrice che da oltre 15 anni subisce vessazioni e ritorsioni dalla mafia. Ha denunciato i suoi aguzzini e ha combattuto una lotta solitaria che oggi si traduce in una lotta impossibile senza l'aiuto dello Stato. Nei giorni scorsi l'ultima intimidazione: ha trovato allagati i locali della sua palestra nel quartiere San Lorenzo". A denunciarlo è l'europarlamentare di Idv, Sonia Alfano. "Adesso - aggiunge - la Grasso pensa di chiudere la palestra, e questa non sarebbe una sconfitta sua, ma dello Stato. Valeria ha scritto alle più alte cariche dello Stato ma non ha ricevuto alcuna risposta. Si tratta delle stesse alte cariche che non perdono occasione per fare vanto della loro finta guerra alla mafia. L'ultima beffa, in ordine di tempo, si è registrata il 15 agosto quando il ministro della Giustizia ha ignorato la lettera di Valeria sui gravissimi rischi che la donna corre. Negli ultimi anni l'imprenditrice ha subito gravi danneggiamenti a due auto, alla casa del padre e alle palestre che gestisce. Hanno imbrattato i locali di Mondello con croci nere e sono stati tagliati i cavi della luce. Queste minacce, con la decisione di rendere pubblica la sua storia, rischiano di assumere contorni ben più gravi".

Demopolis: "Per i siciliani la priorità è il lavoro"

PALERMO - I siciliani, da mesi, percepiscono una profonda disattenzione del Governo nazionale verso il Sud, ma avvertono anche con preoccupazione una grave stasi nell'azione di governo a livello regionale e nella gestione dei fondi strutturali comunitari destinati alla Sicilia. In crollo verticale appare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni politiche e nei partiti, considerati incapaci di formulare progetti innovativi e proposte credibili di governo per il futuro della Regione. È quanto emerge, fra l'altro, dal Monitor continuativo sull'opinione pubblica, diretto da Pietro Vento e realizzato dall'Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis. I siciliani, intervistati dall'Istituto Demopolis, chiedono più attenzione ai veri problemi dell'Isola: in testa alle priorità, precisi interventi per l'occupazione (83%); al secondo posto, la richiesta di una effettiva innovazione nel sistema di gestione dei rifiuti (66%); a seguire la necessità di infrastrutture e trasporti (58%), per un rilancio dello sviluppo economico e del turismo, e la domanda di una sanità pubblica di qualità (57%) in grado di offrire nell'Isola, oltre al risanamento del deficit, strutture e servizi più in linea con gli standard europei. Il 53%, infine, sollecita una migliore efficienza regionale nella gestione dei fondi europei. In tale difficile contesto, rimane tendenzialmente alta, al 53%, la fiducia personale dei siciliani nel presidente della Regione Raffaele Lombardo, ma nel contempo risulta piuttosto critico il giudizio sull'operato complessivo del Governo regionale: soltanto il 39% dei cittadini esprime infatti una valutazione positiva su quanto è stato fatto negli ultimi mesi. Pesa sulla valutazione dei cittadini, la percezione di una stasi prolungata nell'attività del governo regionale.

Sicilia. I precari bloccano i traghetti. "Vogliamo un solo licenziato: ministro Gelmini disoccupato"

I precari della scuola bloccano i traghetti
MESSINA - La rabbia dei precari della scuola. Arrivati a Messina e a Villa San Giovanni per protestare contro i tagli del governo, prima in migliaia hanno parzialmente bloccato i traghetti, impedendo il regolare traffico sullo Stretto, poi hanno lasciato il molo e hanno consentito la ripresa dell'attività degli imbarcaderi. Ma mentre quelli sulla sponda calabra hanno sciolto la manifestazione, i "colleghi" di Messina (2.500 secondo la questura, 4.000 secondo gli organizzatori) successivamente hanno bloccato anche il traffico ferroviario nella stazione della città dello Stretto per circa un paio d'ore. Alcuni dei manifestanti hanno fatto presente che quella di oggi è stata solo una dimostrazione di quello che possono fare e che sono pronti a bloccare nuovamente e più a lungo i collegamenti nello Stretto. La protesta è andata in scena dalla mattina: protagonisti insegnanti e personale Ata, provenienti da tutte le province della Sicilia, dalla Calabria e da altre regioni del Sud. Numerosi gli striscioni contro la politica dei tagli del governo, le t-shirt con la scritta "Né farabutti, né fannulloni, sono lavoratori" e i cori al grido di "Vogliamo un solo licenziato: ministro Gelmini disoccupato". Una precaria di 25 anni, Claudia Urzì, del coordinamento di Catania, ha spiegato che "quello di oggi è un ponte umano che unisce le giuste rivendicazioni dei lavoratori, contro quel ponte degli sprechi che dovrebbe unire Sicilia e Calabria". Nel corso di un'assemblea improvvisata, i rappresentanti calabresi della Rdb hanno poi sostenuto che "la lotta comincia a dare i primi risultati. Domani incontreremo l'assessore regionale alla pubblica istruzione. Ai politici, poi, diciamo basta con le passarelle e al ministro Maroni diciamo che la legalità passa anche dall'istruzione". "Non vogliamo - hanno aggiunto i sindacalisti - l'elemosina dei progetti regionali perchè non servono. Occorrono investimenti per la scuola e per i docenti". Elisabetta Bambello, della Cgil Flc comprensoriale di Reggio Calabria, e Gemma Sorbonà, della Cgil precari, hanno sottolineato come lo scorso anno "20 mila precari sono rimasti senza contratto ai quali se ne aggiungeranno altri 25 mila quest'anno. Chiediamo quindi la riapertura del turn over. Tendiamo la mano all'altra sponda dello Stretto. Calabria e Sicilia sono le regioni più colpite dai tagli della Gelmini". Volantini in cui sono spiegate le ragioni della protesta, vengono consegnati agli automobilisti in coda.

9/11/2010

Corleone, la tragica scomparsa di Calogero Scalisi, ex calciatore del Corleone

Calogero Scalisi in una foto degli anni '60
Nei giorni scorsi abbiamo appreso della tragica scomparsa di Calogero Scalisi, uno dei più grandi giocatori della squadra di calcio del Corleone, per tutti gli anni ’60 e i primi anni ’70. Calogero, impiegato di banca in pensione, sposato, con figli, era da tempo residente a Valguarnera Caropepe, in provincia di Caltanissetta. Non ce l’ha più fatta e si è tolto la vita: perché resterà sempre un mistero, come misteriosa è la psiche umana. Noi che abbiamo conosciuto la sua gentilezza, la sua serietà e la sua bontà d’animo, non possiamo che esprimere grande cordoglio e restare in silenzio. Anzi, un’altra cosa possiamo fare: ricordarlo, ricordarlo per averlo ancora con noi. Comincio io, ma invito i lettori che l’hanno conosciuto a scriverci anche loro un pensiero, una parola, un ricordo per Calogero Scalisi.
Io lo ricordo quando giocavamo a calcio nel campetto di Santa Maria. Erano gli anni ’60. E poi lo ricordo al campo sportivo, durante il campionato estivo del 1970, quando giocavamo nella stessa squadra, l’Apollo 11, che poi vinse il torneo. Era un bravissimo calciatore Calogero Scalisi, un’ala tornante molto veloce, con un dribbling secco che lasciava sul posto il difensore avversario. E poi il tiro: aveva un tiro fortissimo e spesso faceva goals. Per noi ragazzini, allora, era un mito. Ma lui non si atteggiava mai a personaggio importante, a divo. Era molto alla mano, umile, disponibile, gentile. Ciao, Calogero. Adesso riposa in pace.
Dino Paternostro

9/10/2010

Papa a Palermo. Salvatore Orlando (PD), il sindaco dica subito: in caso di danni, chi paga?

Il prato del Foro Italico a Palermo
“Alla luce dei pareri di tecnici ed esperti appare chiaro che decine di migliaia di persone previste al Foro Italico in occasione della messa del Papa, quasi certamente danneggerebbero seriamente il prato, per ottenere il quale ci sono voluti diversi tentativi di semina e molti mesi di lavoro, dal momento che la vicinanza al mare rende particolarmente complessa la crescita dell’erba. A questo punto, se nonostante la consapevolezza del rischio il sindaco ha deciso di autorizzare l’evento, dica immediatamente, per evitare equivoci: in caso di danni, chi paga? Chi si occuperà di restituire ai palermitani il Foro Italico, così come lo stiamo consegnando agli organizzatori dell’evento?”. Lo dice Salvatore Orlando, consigliere comunale del PD a Palermo, a proposito delle polemiche legate alla visita del Papa a Palermo, in programma il prossimo 3 ottobre. “Queste non sono 'sterili polemiche', come dice qualcuno, ma la doverosa richiesta di tutelare un pezzo importante della nostra città che un evento, se pure autorevole, mette a rischio. Un mese fa – aggiunge Orlando – ho presentato un’interrogazione al sindaco indicando i rischi e suggerendo un sito alternativo più adatto, a detta di esperti, ad ospitare la messa: l’aeroporto di Boccadifalco. In tutto questo tempo è stata valutata la proposta? Con quale responso? La visita del Papa è un’occasione di grande prestigio per la nostra città - conclude il consigliere del PD - ma proprio per questo bisogna evitare che, alla fine, restino solo danni e rimpianti”.

Corleone. Diario dai campi di lavoro antimafia. E' arrivavata la Comunità "Il Doccio" di Bientina

La colazione sui campi
La seconda giornata di lavoro nei campi è stata anche oggi produttiva e soddisfacente, il risveglio delle 6,00 è sempre un po’ traumatico ma la grinta di tutti noi supera ogni ostacolo!!! Il campo di Pietralunga si mostra nella sua distesa immensa di pomodori e appena arrivati non esitiamo nel darci da fare: ci attrezziamo di cassette e divisi in coppie ci immergiamo nella raccolta. La mattinata trascorre serenamente e la vicinanza nella raccolta permette di condividere le proprie esperienze e origini con gli amici della cooperativa e dello SPI. Una piacevole colazione spezza la mattinata e carichi di energia riprendiamo con entusiasmo il nostro lavoro fino all’ultima cassetta carica di pomodori!! Tornati a casa ci aspettano come sempre un pranzetto e i calorosi volontari che ruotano intorno al progetto della cooperativa. Il pomeriggio si apre con un interessante itinerario attraverso le strade corleonesi, soffermandoci in particolar modo nel luogo dell’omicidio di Bernardino Verro, dirigente contadino e successivamente sindaco di Corleone, assassinato dalla mafia il 3 novembre 1915. Dopo questa prima tappa ci dirigiamo presso il centro siciliano di preistoria e protostoria, dove ammiriamo i resti archeologici ritrovati nelle zone del corleonese, posti ricchi non solo di storie mafiose ma di fiorente cultura. Rientrando a casa ci ritroviamo in gruppo insieme al presidente Calogero Parisi della cooperativa “Lavoro e non solo” e alla presidente dell’Arci Sicilia che ci raccontano come all’interno del contesto storico, politico e sociale siciliano degli anni 90 si verifica un rinnovamento nel pensiero e nel tessuto sociale fino alla nascita di un movimento antimafia, che ha incoraggiato e favorito la fondazione della cooperativa, alla quale vengono affidate le prime terre confiscate alla mafia nel territorio corleonese. Concludiamo la nostra ricca giornata con la visione del film “I cento passi”, girato nella vicina Cinesi, ci fa conoscere la storia di Peppino Impastato, un giovane ragazzo che negli anni ‘70 decide di ribellarsi al sistema mafioso di cui la sua famiglia faceva parte; il finale del film ci lascia un po’ l’amaro in bocca di fronte alla triste consapevolezza di una mafia spietata.
Comunità il Doccio di Bientina
Corleone Diario 8 settembre

Corleone: com'è difficile giocare a tennis!

di MARIO CUPPULERI
“Mens sana in corpore sano” dicevano i latini e non a torto. Sembra che negli ultimi tempi, i corleonesi abbiano riscoperto il sapore di questo antico detto. Infatti se un qualsiasi pomeriggio di una giornata di sole si prova ad andare al campo sportivo comunale non si può fare a meno di notare il consistente numero di persone che praticano sport. Si tratta di uomini e donne di tutte le età ma stranamente nonostante l’eterogenea natura delle persone che frequentano l’impianto sportivo l’unico sport da loro praticato è la corsa. Tutti vanno matti per lo stesso sport. Come mai, verrebbe da chiedersi. Forse perché è uno sport che a differenza di altri non richiede infrastrutture specifiche per essere praticato. Infatti giocare ad esempio Tennis nel campo comunale pagato da noi contribuenti non è cosa facile. LEGGI TUTTO

9/09/2010

Corleone, sabato sera seconda edizione della Festa della Montagna alla piazzetta del pino

Sabato sera a partire dalle 20,30 alla "Piazzetta del Pino" si terra' la seconda edizione della Festa della Montagna...... La festa e' stata ESCLUSIVAMENTE finanziata dall'Unione delle Pro-Loco col contributo annuale che spetta a tutte le Pro-Loco.... Durante la serata gli invitati potranno degustare i prodotti tipici Corleonesi... In piu' verranno intrattenuti dal presentatore della serata nella persona di Saverio Settimio e potranno partecipare alle tre gare previste: 1. Gara di Liscio. 2. Gara di Salsa. 3. Gara di Karaoke. I vincitori verranno premiati. Si ringrazia per l'organizzazione l'Unione delle Pro-Loco e il consiglio della Pro-Loco, in particolare, il presidente Governali Rosario Alessio.

Nas si fingono pazienti e scoprono 11 falsi dentisti a Palermo, Ficarazzi, Casteldaccia e Partinico

(AGI) - Palermo, 9 set. - Si sono finti pazienti, sono entrati nella sala d'attesa dello studio dentistico e con altre persone hanno atteso il turno per essere sottoposti a visita. Sedutisi sulla poltrona da dentista, hanno raccontato il proprio mal di denti; poi, quando il falso dentista gli ha aperto la bocca per visionare il cavo orale, hanno tirato fuori il tesserino di carabinieri del Nas. Stessa scena in sette ambulatori. Cosi', nell'ambito di un complessa operazione, sono stati scoperti sette falsi dentisti (sei odontotecnici e uno in possesso solo di licenza media inferiore) che da tempo esercitavano la professione a Palermo e in comuni della provincia, come Casteldaccia, Ficarazzi e Partinico, senza aver nessun tipo di abilitazione. Alle pareti titoli di studio mai conseguiti, corsi per diplomi di specializzazione mai frequentati, costosissimi macchinari odontoiatrici di ultima generazione e impianti di video sorveglianza installati all'ingresso degli studi medici. I Nas hanno apposto i sigilli a sette studi odontoiatrici, sequestrati insieme alle apparecchiature, per un valore complessivo circa 5 milioni 800 mila euro. Due laboratori odontotecnici sono stati raggiunti da provvedimento di sospensione dell'attivita' da parte dell'autorita' amminitrativa. Undici le persone denunciate all'autorita' giudiziaria. Mentre sono 256 le fiale di anestetico detenute illegalmente negli studi medici controllati. Sono tuttora in corso accertamenti per chiarire se i falsi dentisti fossero anche evasori totali. Adesso i Nas studiano le cartelle cliniche per identificare i pazienti e avvisarli che chi li ha curati, magari per anni, non poteva farlo. (AGI) .

STATI UNITI. Presentato il computer che legge e traduce a voce le parole pensate

(AGI) - Washington, 8 set. - Un computer che puo' leggere la mente umana e tradurre i segnali in parole. Esiste davvero ed e' stato realizzato da un gruppo di ricercatori dell'Universita' dello Utah, secondo quanto riportato da un articolo pubblicato sulla rivista Journal of Neural Engineering. Gli studiosi hanno riferito che in piu' di 8 casi su 10 sono stati in grado di capire quale parola il soggetto ha pensato senza dirla ad alta voce. Si tratta di un risultato straordinario che, secondo gli scienziati, potrebbe in futuro dare voce ai pazienti paralizzati che hanno perso il potere della parola. "Io la chiamerei lettura del cervello", ha detto Bradley Greger, bioingegnere che ha guidato la ricerca presso l'Universita' dello Utah. "Speriamo che in due o tre anni sara' disponibile per l'utilizzo da parte dei pazienti paralizzati", ha aggiunto. "Dobbiamo essere in grado di tradurre piu' parole e con maggiore precisione prima che sia davvero qualcosa che un paziente potrebbe trovare utile", ha detto Greger. I risultati raggiunti fino adesso sono stati possibili dopo che i ricercatori hanno capito che pensare alle parole produce gli stessi segnali nel cervello come quando si dicono veramente. Per provare le loro intuizioni gli studiosi hanno posto due piccoli reticoli di 16 elettrodi sui centri della parola del cervello di un paziente epilettico, a cui e' stata rimossa parte del cranio per curare la malattia. Un computer ha poi registrato i segnali nel cervello del paziente mentre pensava di dire 10 diverse parole che potrebbero essere utili a una persona paralizzata: si', no, caldo, freddo, fame, sete, ciao, arrivederci, piu' e meno. Al paziente e' stato poi chiesto di dire le parole ad alta voce e il computer ha rilevato i segnali dal cervello per ogni parola con un tasso di successo tra il 76 per cento e il 90 per cento. Nella sua forma attuale il sistema sarebbe di scarsa utilita' per una persona disabile in quanto puo' distinguere solo dieci parole diverse. Ma Greger ritiene che sia solo una questione di tempo prima che sia disponibile un dispositivo per tradurre vocalmente i pensieri. "Questa e' la prova del concetto", ha detto.  08 SET 2010

Gravissima dichiarazione del senatore a vita Andreotti: "Ambrosoli se l'è andata a cercare"

Giulio Andreotti
(AGI) - Roma, 9 set. - "Se l'andava cercando". Lo afferma il sette volte presidente del Consiglio e senatore a vita Giulio Andreotti intervistato da Gianni Minoli per "La Storia siamo noi", nella puntata - in onda stasera su Rai2 - dedicata a Giorgio Ambrosoli, l'avvocato milanese nominato liquidatore della banca privata italiana, l'impero economico di Michele Sindona. Il 'Corriere della Sera' anticipa in esclusiva questa parte dell'intervista nella quale, alla domanda sul perche' Ambrosoli sia stato ucciso, Andreotti risponde testualmente: "questo e' difficile, non voglio sostituirmi alla polizia o ai giudici, certo e' una persona che in termini romaneschi se l'andava cercando". Esperto in liquidazioni coatte amministrative , Ambrosoli fu ucciso la sera dell'11 luglio 1979 a Milano da un sicario venuto da New York, ingaggiato dal banchiere Michele Sindona che, per il suo omicidio, fu condannato all'ergastolo (insieme a Roberto Venetucci) il 18 marzo 1986. La sua e' la storia di un eroe borghese come lo ha definito Corrado Stajano nel suo libro, un 'eroe per caso' insignito della medaglia d'oro al valor civile perche' "benche' fosse oggetto di pressioni e minacce, assolveva all'incarico affidatogli con inflessibile rigore e costante impegno" e si "espose percio' a sempre piu' gravi intimidazioni, tanto da essere barbaramente assassinato prima di poter concludere il suo mandato. Splendido esempio di senso del dovere e assoluta integrita' morale, spinti sino all'estremo sacrificio". Dopo la gravissima dichiarazione e le polemiche, il senatore a vita ha provato ad aggiustare il tiro. "Intendevo solo fare riferimento ai gravi rischi ai quali si era consapevolmente esposto", ha detto.
09 SET 2010

SICILIA. Domani tutti i comuni dell'Isola con le bandiere a mezz'asta in onore di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica assassinato dalla camorra

Angelo Vassallo
PALERMO - In tutti i comuni siciliani domani, in memoria di Angelo Vassallo, l'ex sindaco di Pollica ucciso, le bandiere saranno a mezz'asta. Lo ha deciso l'AnciSicilia, accogliendo l'invito di Sergio Chiamparino, presidente dell'Anci nazionale, che invita tutte le amministrazioni comunali dell'Isola a partecipare al lutto nazionale per ricordare, nel giorno del suo funerale, il primo cittadino ammazzato la scorsa domenica. "Ho chiesto al presidente del consiglio comunale di Corleone di ricordare questo coraggioso sindaco anche con un dibattito in aula", dice Dino Paternostro.

9/08/2010

Acciaroli, venerdì i funerali al porto del sindaco Angelo Vassallo. L'appello di 'Libera': "Fermiamoci per lui"

La fiaccolata per Angelo Vassallo
L'associazione guidata da Don Ciotti: "Fermati un momento alle 10,30 a pensare a lui". Il vicesindaco: "Per l'ultimo saluto, alla cerimonia, pubblica per scelta dei familiari, si attendono bus di ragazzi da tutta Italia". Gli inquirenti: "Spero possiate sapere tra non molto chi impugnava l'arma che l'ha ucciso"
POLLICA (Salerno) - Venerdì mattina l'ultimo saluto a Angelo Vassallo. I funerali del sindaco della cittadina ucciso nella notte di domenica 1, si svolgeranno al porto di Acciaroli. Proprio dove ieri sera si è fermata in silenzio la fiaccolata 2 dei cittadini che in cinquemila hanno sfilato in suo onore. Sono stati la moglie e i due figli a scegliere il porto, per l'amore e il rispetto che Vassallo nutriva nei confronti del mare, motivo per cui veniva chiamato il 'Pescatore'. LEGGI TUTTO

Come mangiare sano… e morire grassi

La copertina del libro
Un paradosso apparente spiegato dagli esperti che invitano a seguire una dieta intelligente assecondando il metabolismo del proprio corpo per ottenere i risultati desiderati “La pillola magica, la dieta miracolosa per tutti i problemi di peso, di grasso, o per rimediare ai danni di una cattiva alimentazione non esiste”. È da questo concetto che prende spunto un interessante lavoro a opera del dottor Leoluca Criscione, dottore in farmacia e ricercatore biomedico, e della consulente alimentare Marion Dürr-Gross dal titolo, appunto, Mangiare sano e morire grassi – Uso e abuso di una sana alimentazione, pubblicato per le Edizioni Vitasanas (Basilea). LEGGI TUTTO

9/07/2010

Tutti contro la privatizzazione dell’acqua. Presentate 34mila firme a sostegno del ddl

Il comitato promotore della legge regionale di iniziativa popolare per la ripubbli-
cizzazione del servizio idrico in Sicilia ha depositato stamani presso il servizio elettorale della Regione i faldoni contenenti 34 mila firme a sostegno del provvedimento. Al presidio davanti l'assessorato alle Autonomie locali hanno partecipato sindaci del coordinamento per l'acqua pubblica, rappresentanti del Forum siciliano dei movimenti dell'acqua, di associazioni, partiti politici e della Cgil. Mariella Maggio, segretaria generale della Cgil Sicilia, assieme ad Alfio La Rosa, responsabile del dipartimento territorio e ambiente del sindacato, rileva "l'importanza di una misura che punta all'efficienza del servizio idrico, alla legalità, all'eliminazione di sprechi e speculazioni a tariffe più eque. L'acqua è un bene pubblico - sottolineano i due esponenti sindacali - che va tutelato e gestito nell'interesse esclusivo della collettività". "Vanno anche accelerati gli investimenti programmati - aggiungono - puntando sulla riduzione delle perdite idriche e sulle reti, sulla messa in sicurezza o sulla costruzione dei depuratori". La Cgil invoca una "politica rigorosa di sostenibilità ambientale, aumentando l'efficienza d'uso".  07 settembre 2010