'Legalità economica: l'unica risposta per il lavoro e il futuro', è lo slogan della campagna presentata il 14 luglio a Roma. Per la Cgil il tema della legalità deve tornare al centro della contrattazione aziendale, territoriale e nazionale ed essere assunto come esercizio di uguaglianza e responsabilità solidale collettiva. LEGGI TUTTO
GUARDA I VIDEO DELLA TAVOLA ROTONDA CON GLI INTERVENTI DI CAMUSSO, CIOTTI, SORRENTINO, LO BELLO, CANTONE
7/21/2011
Corleone. Campo di lavoro antimafia. I volontari tolgono l'erba secca dai filari e... socializzano
| Foto di gruppo dei volontari a Casa Caponnetto |
Una volta tornati Calogero ci ha fatto un discorso sulla cooperativa, sullla sua storia, sulle impressioni dei corleonesi, sulla mafia. da qui percorrendo la storia della cooperativa, ci si accorge che davvero la mafia c'è, nel concreto e ora ci siamo cosi vicini. ti fa rabbia che si conoscano nomi e cognomi, che si sappia ciò che viene fatto. eppure ci sono cosi tanti "mafiosi" a piede libero, e pare che sia cosi difficile incastrarli. ti fa rabbia come funziona l'italia, ti fa rabbia l'impunità. la rabbia ti fa pensare, ti fa reagire, ti fa venire voglia di fare davvero qualcosa. sicuramente questo è un inizio ma si può fare di più. si può essere più incisivi. c'è sempre la speranza che partendo da qui, il futuro sia più positivo. Oggi sono andati via i due cuochi che in questi primi 2 giorni ci hanno pazientemente sfamato. Sicuramente ci mancheranno perchè oltre ad essere cuochi, facevano parte della grande "famiglia" che siamo adesso. sono persone che ci hanno messo la voglia, l'interesse, e hanno magari avuto dei problemi per venire. per questo meritano sicuramente un saluto assolutamente sincero. sono rimaste con noi altre 3 cuoche, la nostra salvezza. Adriana ci ha raccontato come mai ha deciso di venire qui e alla fine le motivazioni sono simili alle nostre. sono volontarie pensionate ex sindacaliste che si sono rese disponibili sulla spinta di Adriana con il suo grande entusiasmo; anche per loro è un'esperienza importante, che in qualche modo fa sì che noi giovani ci confrontiamo anche con loro, coi loro pensieri e con le loro idee, oltre chè con il loro ottimo (e vasto!) reperetorio culinario. inoltre credo che diano un contributo anche all'immagine di tutto il gruppo composto per lo più da giovani accompagnati però da volontari con più esperienza di vita che rendono ancora più vera e sentita questa battaglia. Stasera siamo infine andati in cima alla collina vicino alla cooperativa da cui ci siamo potuti godere un altro aspetto di Corleone: la vista dall'alto di uno scrigno di luci circondate dal buio e dal silenzio.
Jasmine
A Parete (Caserta) i volontari del campo di lavoro anticamorra ripuliscono un campo di calcio
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| Per il diritto al gioco libero... |
Il cibo è stato ottimo, quando ci siamo raccontati il menù(eravamo due per famiglia) abbiamo scoperto di aver mangiato tutti la mozzarella di bufala. Una squisitezza. Questa volta, però, eravamo sicuri che non erano state fatte sul terreno del nipote di Sandokan, ma da persone rispettose della tradizione e del loro terreno. Il pomeriggio è stato tutto dedicato alla digestione del gran pranzo e all'ascolto di Francesco Tonziello esperto di legambiente sulle ecomafie. Lo stesso termine “ecomafia”è nato nella provincia di caserta,dove intorno alla “monnezza” la camorra ha creato un impero finanziario di milioni di euro, condannando per decenni chilometri di terra all'inquinamento. Ora però la gente del posto sta rialzando la testa e chiede rispetto. Noi abbiamo fatto del nostro, e dopo aver parlato di discariche siamo andati ad aiutare i ragazzi di Nero e non solo ad apparecchiare la mensa per i nostri amici migranti. Non prima di aver visto la partita di calcetto Egitto-Tunisia. Ha vinto l'Egitto, ma noi aspettiamo la finale di venerdì...
20 luglio 2011
7/20/2011
Palermo ricorda Via D'Amelio. Fini: "Via i sospettati dai partiti"
Commemorazione sul luogo della strage. L'attacco del presidente della Camera: "Nella battaglia contro la criminalità organizzata quello politico è un fronte decisivo". Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: "Azione di contrasto delle mafie e delle sue più insidiose forme di aggressione criminale".Lo striscione provocatorio dei giovani del movimento Agende rosse. "No corone di Stato per una strage di Stato" Via D'Amelio si è fermata, è rimasta muta alle 16.58, l'ora della strage avvenuta 19 anni fa. Un minuto di silenzio rotto poi da un lungo applauso per ricordare Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta. Presenti il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, il procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, l'aggiunto nisseno Domenico Gozzo, i magistrati di Palermo Antonino Di Matteo e Antonino Ingroia e i partenti delle vittime: i fratelli di Borsellino, Rita e Salvatore, e i congiunti degli agenti di scorta. La giornata si era aperta con la deposizione di alcune corone di fiori da parte del presidente della Camera, Gianfranco Fini e del ministro degli Interni Roberto Maroni. LEGGI TUTTO
7/19/2011
Chi uccise Borsellino
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| Il boss Giuseppe Graviano |
Il killer fu il boss Giuseppe Graviano. Il movente: il magistrato sapeva troppo sui colloqui tra mafia e Stato. A 19 anni dalla strage di via D'Amelio, le indagini della Dia di Caltanissetta sono arrivate a una svolta decisiva
Il boia di Paolo Borsellino e dei suoi agenti di scorta si chiama Giuseppe Graviano, il boss di Brancaccio che secondo il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza dopo l'attentato di via d'Amelio avrebbe trattato direttamente con Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri.
Il pool di magistrati di Caltanissetta, guidato da Sergio Lari, dopo tre anni di indagini ha chiuso l'inchiesta individuando l'uomo che ha premuto il telecomando dell'autobomba carica di tritolo. E oggi offre una nuova verità giudiziaria che porterà il prossimo mese alla revisione delle sentenze definitive: verranno riaperti quei processi basati sulle dichiarazioni di falsi pentiti, come Vincenzo Scarantino, che hanno fatto finire all'ergastolo anche cinque persone estranee ai fatti.
I magistrati, grazie alla collaborazione di Spatuzza (senza le cui dichiarazioni, riscontrate in tutti i punti, non sarebbe stato possibile avviare la nuova inchiesta) e Fabio Tranchina, un fedelissimo di Graviano arrestato nei mesi scorsi, sono riusciti a trovare le tessere del mosaico che per 19 anni avevano impedito di ricostruire la trama dell'attentato. Lo hanno fatto adesso Sergio Lari, Domenico Gozzo, Amedeo Bertone, Nicolò Marino, Stefano Luciani e Gabriele Paci.
Le indagini svolte dalla Dia di Caltanissetta sono riuscite a dare risposte ad alcuni interrogativi sempre rimasti irrisolti: dalla responsabilità di soggetti esterni a Cosa nostra, ai motivi per cui venne attuata la strage di via D'Amelio a soli 57 giorni di distanza da quella di Capaci in cui morirono Giovanni Falcone e la sua scorta. Un'accelerazione decisa per impedire che Borsellino ostacolasse la trattativa che era in corso tra corleonesi e uomini dello Stato.
Con l'istanza di revisione che i pm hanno consegnato al procuratore generale Roberto Scarpinato è stato accertato chi ha rubato l'auto, chi l'ha imbottita di tritolo e sistemata davanti al palazzo in cui abitava la mamma del magistrato. Graviano ha poi spinto il telecomando, appostato dietro un muro che separa via d'Amelio da un giardino.
E' stata così esclusa la pista del Castello Utveggio e di un coinvolgimento, in questa fase operativa, di apparati dei servizi segreti. Oggi invece emerge la ricostruzione di un'operazione voluta da Totò Riina ed eseguita da Graviano e suoi picciotti fidati. Ma i pm proseguono le indagini su altri versanti: sull'agenda sparita, sui "soggetti esterni" a Cosa nostra e del boss latitante Matteo Messina Denaro. E allo sviluppo di una nuova dichiarazione fatta dal neo pentito palermitano Stefano Lo Verso, che per 12 anni curò la latitanza di Bernardo Provenzano.
"Solo cinque persone conoscono la vera storia delle stragi", gli avrebbe confidato il vecchio padrino. "Due sono morte. Gli altri tre siamo io, Riina e Giulio Andreotti". E nelle migliaia di atti dell'indagine ci sono anche le testimonianze delle figure istituzionali chiave di quel periodo.
L’Espresso, 14 luglio 2011
Borsellino, l'appello di Jovanotti: ''Ragazzi, non dimenticate''
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| Jovanotti |
Anniversario Borsellino. Agende rosse sull'Utveggio
Con Salvatore Borsellino in testa è partito da via d’Amelio alla volta del castello Utveggio Il corteo delle “Agende rosse”. La scalata ha aperto i tre giorni di celebrazioni per il diciannovesimo anniversario della strage di via d’Amelio dove persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti di scorta. Attraverso la “scala vecchia” di monte Pellegrinoo, le Agende rosse d’Italia sono state condotte da Salvatore Borsellino sul belvedere del castello, da dove si vede la casa della madre del giudice. La strage avvenne nello spiazzo davanti al palazzo. (di Salvo Sbacchis)
Lettera a Borsellino di Antonio Ingroia: “Caro Paolo, ti scrivo…”
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| Antonio Ingroia |
Caro Paolo, sono passati 19 anni da quel maledetto 19 luglio 1992. 19 anni che mi manchi, che ci manchi, che non ti vedo più, che non ti incontriamo più. E mi colpisce che 19 sono anche gli anni che ci dividevano: infatti ora ti ho raggiunto, ho la tua stessa età. Gli stessi 52 anni che avevi tu quando sei morto ed è singolare, un segno del destino beffardo, il fatto che mi ritrovo alla tua stessa età, nello stesso posto da te ricoperto (Procuratore Aggiunto alla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo). Del resto, in questi 19 anni non ho fatto altro che inseguirti: inseguire la tua ombra, inseguire le tue orme, inseguire il tuo modello, inseguire la tua carriera (insieme a Marsala ed insieme da Marsala a Palermo, e poi fino al posto di Procuratore Aggiunto a Palermo), ma la cosa che ho più inseguito di te è stata un'altra: la Verità sulla tua morte. LEGGI TUTTO
Forchette Rotte impediranno ai politici corrotti di ricordare in via D'Amelio Paolo Borsellino
Palermo, 19 luglio 2011 - Un divieto di accesso con una mano sporca e la scritta "Tu non puoi entrare. Impediamo ai politici corrotti di stare oggi in via D'Amelio per ricordare Paolo Borsellino" all'ingresso di via D'Amelio a Palermo. Oggi ricorre il 19esimo anniversario della strage di via D'Amelio dove morirono il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta. Forchette Rotte, il movimento di ragazze e ragazzi siciliani contro la malapolitica, andranno questo pomeriggio a ricordare gli eroi siciliani ma saranno all'ingresso di via D'Amelio a fare i "vigili della legalità" impedendo ai politici corrotti e collusi con la mafia di entrare e ricordare "cinicamente" un eroe siciliano!
Paolo Borsellino - 19 anni dopo.
di Gaetano Gato Alessi
Notte d’estate, di quelle che ti tolgono il fiato. Caldo, dentro e fuori le mura di un locale che malamente riesce a contenere il via vai di gente che si ammassa come formiche nella piccola porticina d’ingresso ricavata da un arco ottocentesco. Luglio. Una voce gracchiante esce da una piccola radiolina, quelle verdi che in questo inizio di anni novanta servono ancora per ascoltare le partite alla radio. “Tragedia a Palermo, il giudice Paolo Borsellino e la scorta uccisi in via D’Amelio”. Ne avevano ammazzato un altro pochi mesi prima. Un lampo e una lama di autostrada era sbalzata via trascinando nel suo incedere vite, speranza, sogni.
Beddru me c’è scuru!
Una fitta allo stomaco e ti lasci cadere dentro uno scatolone che malamente riesce a sopportare il tuo peso.
Le luminarie seminate ovunque, è la festa del paese, stonano con il buio fitto che senti dentro, hai 16 anni e la terra in cui sei nato ti ha già insegnato più cose sulla morte che sulla vita. Resti lì un numero interminabile di minuti, che si affastellano l'uno sopra l’altro. Cerchi d’alzarti, ma ti manca il fiato. L’avevi visto quel giudice alcuni giorni prima. Stringeva la bocca per non piangere, parlava dell’amico Giovanni e a stento tratteneva l’emozione. Tanta gente attorno lui, tanti ragazzi. Sembrava fosse sbocciata la primavera, ma prima è toccato l’inverno.
Beddru me c’è scuru!
“Il fresco profumo di libertà”. Ma cosa voleva dire? Ci avevano sempre insegnato che la mafia era parte di noi, che ci proteggeva, che dava lavoro, che garantiva la tranquillità. Perché essere “liberi" quando si poteva tranquillamente essere “sicuri”. Ma quella sera, la voce gracchiante della radiolina, il fruscio della festa, quei vestiti così sgargianti da rendere tutto ovattato, quei sorrisi falsi, inetti, sporchi. Quella sensazione che era tutto sbagliato, che era sempre stato tutto sbagliato, che bisognava cambiare, che bisognava imparare ad essere liberi… il fresco profumo….
Beddru me c’è scuru!
Ti rialzi, sono passate poche ore ma ti sembra di essere invecchiato di secoli. T’accorgi che ogni secondo in cui non hai lottato, l'hai regalato alla mafia, e t’accorgi che se avessi lottato quella voce gracchiante alla radio parlerebbe di vivi e non di morti. Sono passati 19 anni da quel giorno. Lunghi, infiniti. Quattro lustri passati a combattere insieme a tanti, a rendere ogni angolo un campo di battaglia contro il potere ed i potenti, ad onorare e non commemorare Borsellino e la sua scorta. Ti è sembrato che il tuo lavoro fosse inutile e spesso hai pensato di mollare, ma poi in silenzio “il fresco profumo di libertà" ti ha riportato per strada. E’ cambiato tutto d’allora, alla radiolina si è sostituito l’mp3, i boss sono quasi tutti in carcere o morti, l’antimafia ora esiste, e ogni tanto vince, ma la strada sembra sempre troppo lunga, la contiguità tra cosa nostra, politica, imprenditoria e massoneria è salda.
Ma “u scuru”, il buio, sembra essere finito. Non c’è ancora la luce, ma tanto basta per continuare testardamente a cercare l’alba.
A Paolo Borsellino 19 anni dopo.
Leggi AdEst http://gaetanoalessi.blogspot.com/
Notte d’estate, di quelle che ti tolgono il fiato. Caldo, dentro e fuori le mura di un locale che malamente riesce a contenere il via vai di gente che si ammassa come formiche nella piccola porticina d’ingresso ricavata da un arco ottocentesco. Luglio. Una voce gracchiante esce da una piccola radiolina, quelle verdi che in questo inizio di anni novanta servono ancora per ascoltare le partite alla radio. “Tragedia a Palermo, il giudice Paolo Borsellino e la scorta uccisi in via D’Amelio”. Ne avevano ammazzato un altro pochi mesi prima. Un lampo e una lama di autostrada era sbalzata via trascinando nel suo incedere vite, speranza, sogni.
Beddru me c’è scuru!
Una fitta allo stomaco e ti lasci cadere dentro uno scatolone che malamente riesce a sopportare il tuo peso.
Le luminarie seminate ovunque, è la festa del paese, stonano con il buio fitto che senti dentro, hai 16 anni e la terra in cui sei nato ti ha già insegnato più cose sulla morte che sulla vita. Resti lì un numero interminabile di minuti, che si affastellano l'uno sopra l’altro. Cerchi d’alzarti, ma ti manca il fiato. L’avevi visto quel giudice alcuni giorni prima. Stringeva la bocca per non piangere, parlava dell’amico Giovanni e a stento tratteneva l’emozione. Tanta gente attorno lui, tanti ragazzi. Sembrava fosse sbocciata la primavera, ma prima è toccato l’inverno.
Beddru me c’è scuru!
“Il fresco profumo di libertà”. Ma cosa voleva dire? Ci avevano sempre insegnato che la mafia era parte di noi, che ci proteggeva, che dava lavoro, che garantiva la tranquillità. Perché essere “liberi" quando si poteva tranquillamente essere “sicuri”. Ma quella sera, la voce gracchiante della radiolina, il fruscio della festa, quei vestiti così sgargianti da rendere tutto ovattato, quei sorrisi falsi, inetti, sporchi. Quella sensazione che era tutto sbagliato, che era sempre stato tutto sbagliato, che bisognava cambiare, che bisognava imparare ad essere liberi… il fresco profumo….
Beddru me c’è scuru!
Ti rialzi, sono passate poche ore ma ti sembra di essere invecchiato di secoli. T’accorgi che ogni secondo in cui non hai lottato, l'hai regalato alla mafia, e t’accorgi che se avessi lottato quella voce gracchiante alla radio parlerebbe di vivi e non di morti. Sono passati 19 anni da quel giorno. Lunghi, infiniti. Quattro lustri passati a combattere insieme a tanti, a rendere ogni angolo un campo di battaglia contro il potere ed i potenti, ad onorare e non commemorare Borsellino e la sua scorta. Ti è sembrato che il tuo lavoro fosse inutile e spesso hai pensato di mollare, ma poi in silenzio “il fresco profumo di libertà" ti ha riportato per strada. E’ cambiato tutto d’allora, alla radiolina si è sostituito l’mp3, i boss sono quasi tutti in carcere o morti, l’antimafia ora esiste, e ogni tanto vince, ma la strada sembra sempre troppo lunga, la contiguità tra cosa nostra, politica, imprenditoria e massoneria è salda.
Ma “u scuru”, il buio, sembra essere finito. Non c’è ancora la luce, ma tanto basta per continuare testardamente a cercare l’alba.
A Paolo Borsellino 19 anni dopo.
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7/17/2011
Tre giorni in memoria di Paolo Borsellino. La sorella Rita: "Troppi coriandoli di verità"
Tre giorni di dibattiti, fiaccolate, cortei e incontri. Palermo ricorda così, a diciannove anni dalla strage di via D'Amelio, il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta. Al ricordo si affiancano le polemiche per i tanti punti oscuri sull'eccidio. "È ora di dire basta ai coriandoli di verità - afferma Rita Borsellino, sorella del magistrato ed eurodeputato del Pd - Si deve fare chiarezza sull'agenda di Paolo"
di ROMINA MARCECAA diciannove anni dalla strage di via D'Amelio, in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta, si riaccendono le polemiche per la mancata verità sull'eccidio. Quel "fresco profumo di libertà" è ancora lontano, secondo i familiari del giudice ucciso e il cartello di associazioni che organizzano le iniziative di quest'anno. "È ora di dire basta ai coriandoli di verità - afferma Rita Borsellino, sorella del magistrato ed eurodeputato Pd - Si deve fare chiarezza sull'agenda rossa di Paolo. Da diciannove anni rimbalziamo contro muri di gomma. Ci sono state reticenze istituzionali su cui occorre fare chiarezza definitiva".
Per Sergio Lari, il procuratore di Caltanissetta che si appresta a chiedere la revisione del processo, "Paolo Borsellino era a conoscenza della trattativa già dal 28 giugno 1992. O la trattativa non è andata avanti perché Borsellino si è messo di traverso - dice - o questa trattativa non andava comunque avanti perché le richieste erano inaccettabili. Riina ha pensato di dare un altro colpo alle istituzioni anticipando l'esecuzione di una strage che in quel momento non rientrava nelle dinamiche organizzative di Cosa nostra". Da oggi a martedì sono in programma tre giorni fitti di iniziative. Associazioni, magistrati e società civile si mobilitano con dibattiti, fiaccolate, cortei e incontri. Si comincia oggi alle 16,30: il popolo delle "agende rosse" partirà da via D'Amelio per raggiungere il Castello Utveggio, luogo dal quale, secondo alcune ipotesi investigative, sarebbe stato azionato il telecomando che fece esplodere l'autobomba. Alle 21 l'Arci Sicilia organizza alla Biblioteca comunale una tavola rotonda. Domani le "Agende rosse" si danno appuntamento al palazzo di giustizia, a sostegno dei magistrati. Alle 18 da via D'Amelio partirà un corteo che raggiungerà la facoltà di Giurisprudenza, organizzato dal comitato "Cittadinanza per la magistratura". Sempre a Legge, alle 20,30, i magistrati Roberto Scarpinato, Antonio Ingroia, Nino Di Matteo e il fratello di Borsellino, Salvatore, discuteranno su "Il quinto potere: le finalità dello stragismo tra depistaggi e verità storiche". A Cinisi, alle 19,30, a "Casa Badalamenti" si terrà un dibattito con il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, il direttore dell'Agenzia nazionale per i beni confiscati, Giuseppe Caruso, i giornalisti Francesco La Licata ed Enrico Bellavia, Giovanni Impastato, il sindaco Salvatore Palazzolo e il coordinatore del Museo della 'ndrangheta, Claudio La Camera. Il clou delle iniziative è previsto per martedì 19, anniversario della strage. Alle 9, davanti al tribunale, si ritroveranno i magistrati dell'Anm. In via D'Amelio verrà allestito un parco giochi per i bambini a cura del circolo Arci Blow Up e dell'Agesci. All'Ars è in programma una commemorazione. Alle 15 le iniziative si sposteranno in municipio per l'incontro col ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, che incontrerà i componenti della commissione Cultura. Sul luogo della strage, alle 16,58, ora dell'esplosione, Marilena Monti reciterà la poesia "Giudice Paolo" e alle 17,15 i pm Ingroia e Di Matteo, l'aggiunto Vittorio Teresi e il giudice Leonardo Guarnotta parteciperanno all'iniziativa "Lettere a Paolo". Alle 20,30 una fiaccolata da piazza Vittorio Veneto a via D'Amelio con il ministro Meloni e il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Un'altra fiaccolata è stata organizzata a Cefalù, alle 19. L'allarme di Grasso. "Viviamo in un momento di grande confusione si cerca di delegittimare i magistrati. Ci sono progetti per diminuire l'autonomia dei pubblici ministeri. Ma l'autonomia è un valore che tutti devono sentire come tale". Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, intervenuto a Lipari alla presentazione del libro "Le giornate di Filicudi", di Pino La Greca sui mafiosi inviato al confino nell'isola delle Eolie, nel maggio del 1971. Il procuratore antimafia ha parlato anche di informazione che "non deve essere imbavagliata" anche se ci deve essere "il giusto equilibrio tra la riservatezza delle indagini, la privacy dei cittadini ed il diritto all'informazione. Ecco, bisognerebbe far quadrare questi principi costituzionali che devono essere osservati tutti". Richiamandosi poi al tema dell'incontro e all'anno in cui i mafiosi furono inviati al confino Grasso ha detto: "Per sconfiggere la mafia ci vorrebbero tante Filicudi e non solo in Sicilia. Quell'anno iniziava la mia carriera di giudice e non lo dimenticherò, anche per l'uccisione del Procuratore di Palermo Pietro Scaglione, un magistrato che fu un bell'esempio per la lotta alla mafia". (La Repubblica, 17 luglio 2011)
Per Sergio Lari, il procuratore di Caltanissetta che si appresta a chiedere la revisione del processo, "Paolo Borsellino era a conoscenza della trattativa già dal 28 giugno 1992. O la trattativa non è andata avanti perché Borsellino si è messo di traverso - dice - o questa trattativa non andava comunque avanti perché le richieste erano inaccettabili. Riina ha pensato di dare un altro colpo alle istituzioni anticipando l'esecuzione di una strage che in quel momento non rientrava nelle dinamiche organizzative di Cosa nostra". Da oggi a martedì sono in programma tre giorni fitti di iniziative. Associazioni, magistrati e società civile si mobilitano con dibattiti, fiaccolate, cortei e incontri. Si comincia oggi alle 16,30: il popolo delle "agende rosse" partirà da via D'Amelio per raggiungere il Castello Utveggio, luogo dal quale, secondo alcune ipotesi investigative, sarebbe stato azionato il telecomando che fece esplodere l'autobomba. Alle 21 l'Arci Sicilia organizza alla Biblioteca comunale una tavola rotonda. Domani le "Agende rosse" si danno appuntamento al palazzo di giustizia, a sostegno dei magistrati. Alle 18 da via D'Amelio partirà un corteo che raggiungerà la facoltà di Giurisprudenza, organizzato dal comitato "Cittadinanza per la magistratura". Sempre a Legge, alle 20,30, i magistrati Roberto Scarpinato, Antonio Ingroia, Nino Di Matteo e il fratello di Borsellino, Salvatore, discuteranno su "Il quinto potere: le finalità dello stragismo tra depistaggi e verità storiche". A Cinisi, alle 19,30, a "Casa Badalamenti" si terrà un dibattito con il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, il direttore dell'Agenzia nazionale per i beni confiscati, Giuseppe Caruso, i giornalisti Francesco La Licata ed Enrico Bellavia, Giovanni Impastato, il sindaco Salvatore Palazzolo e il coordinatore del Museo della 'ndrangheta, Claudio La Camera. Il clou delle iniziative è previsto per martedì 19, anniversario della strage. Alle 9, davanti al tribunale, si ritroveranno i magistrati dell'Anm. In via D'Amelio verrà allestito un parco giochi per i bambini a cura del circolo Arci Blow Up e dell'Agesci. All'Ars è in programma una commemorazione. Alle 15 le iniziative si sposteranno in municipio per l'incontro col ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, che incontrerà i componenti della commissione Cultura. Sul luogo della strage, alle 16,58, ora dell'esplosione, Marilena Monti reciterà la poesia "Giudice Paolo" e alle 17,15 i pm Ingroia e Di Matteo, l'aggiunto Vittorio Teresi e il giudice Leonardo Guarnotta parteciperanno all'iniziativa "Lettere a Paolo". Alle 20,30 una fiaccolata da piazza Vittorio Veneto a via D'Amelio con il ministro Meloni e il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Un'altra fiaccolata è stata organizzata a Cefalù, alle 19. L'allarme di Grasso. "Viviamo in un momento di grande confusione si cerca di delegittimare i magistrati. Ci sono progetti per diminuire l'autonomia dei pubblici ministeri. Ma l'autonomia è un valore che tutti devono sentire come tale". Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, intervenuto a Lipari alla presentazione del libro "Le giornate di Filicudi", di Pino La Greca sui mafiosi inviato al confino nell'isola delle Eolie, nel maggio del 1971. Il procuratore antimafia ha parlato anche di informazione che "non deve essere imbavagliata" anche se ci deve essere "il giusto equilibrio tra la riservatezza delle indagini, la privacy dei cittadini ed il diritto all'informazione. Ecco, bisognerebbe far quadrare questi principi costituzionali che devono essere osservati tutti". Richiamandosi poi al tema dell'incontro e all'anno in cui i mafiosi furono inviati al confino Grasso ha detto: "Per sconfiggere la mafia ci vorrebbero tante Filicudi e non solo in Sicilia. Quell'anno iniziava la mia carriera di giudice e non lo dimenticherò, anche per l'uccisione del Procuratore di Palermo Pietro Scaglione, un magistrato che fu un bell'esempio per la lotta alla mafia". (La Repubblica, 17 luglio 2011)
7/16/2011
Arriva Caruso, ma Morcone non lascia. In stallo l'Agenzia per i beni confiscati alle mafie
Il prefetto che si era candidato a sindaco di Napoli ricorre al Tar contro la sostituzione. Ed è la paralisi. La pronuncia dei giudici è attesa entro fine luglio. Interrogazione del Pd a Maroni
di ALESSANDRA ZINITI
L'ex prefetto di Palermo Giuseppe CarusoUna poltrona per due prefetti. Che non l'avesse presa bene l'aveva fatto capire subito, ad appena mezz'ora dal suo siluramento deciso in Consiglio dei ministri. "Lo so dai giornalisti", era stato il commento di Mario Morcone alla notizia della nomina di Giuseppe Caruso, prefetto di Palermo, alla direzione dell'Agenzia nazionale per i beni confiscati. Nessuna comunicazione ufficiale per quell'avvicendamento che ai vertici del Pd, che lo avevano candidato a sindaco di Napoli, è sembrata una ritorsione. E così nella sua stanza nella megasede dell'Agenzia, in via dei Prefetti, Morcone è rimasto. E lì, con non poco imbarazzo, il prefetto Caruso lo ha trovato quando è andato a prendere possesso del suo nuovo incarico.
"Io da qui non mi muovo", avrebbe annunciato Morcone che, senza alcuna intenzione di passare al suo nuovo compito (una vaga riorganizzazione dell'esercizio delle funzioni di rete delle prefetture italiane), ha immediatamente presentato ricorso al Tar. I giudici amministrativi non gli hanno concesso la sospensiva, ma hanno fatto sapere che si pronunceranno nel merito in tempi brevi, probabilmente entro luglio.
In attesa della sentenza del Tar, per legittimare l'entrata in possesso delle nuove funzioni del prefetto Caruso, il ministro Maroni si è presentato al suo fianco il 24 giugno all'insediamento ufficiale nella sede di Reggio Calabria dell'Agenzia nazionale per i beni confiscati. Lì, con poche secche parole, Maroni ha battezzato sul campo il nuovo titolare dell'Agenzia al quale, da prefetto di Palermo, sei mesi fa aveva anche affidato la gestione commissariale dell'emergenza clandestini: "Il prefetto Caruso ha una grande esperienza come questore e come prefetto, quindi credo che sia la persona giusta per occuparsi dell'Agenzia per i beni confiscati alla mafia.
Nella lotta alla mafia ha maturato una esperienza straordinaria. Oggi è un'eccellenza dell'Italia in questo settore ed è anche una certezza per la gestione dell'Agenzia". Non una parola su Morcone né una replica alle dichiarazioni di molti esponenti di vertice del Pd, che sulla defenestrazione del loro prefetto-candidato hanno presentato un'interrogazione parlamentare ancora in attesa di risposta.
Catapultato al vertice di una struttura con progetti più che ambiziosi, chiamata a gestire più di 11 mila beni confiscati, ma con uomini, mezzi e risorse finanziarie del tutto inadeguati, Caruso si è messo al lavoro in una situazione di chiara impasse, complicata ancor di più dal ricorso di Morcone al Tar. Che l'Agenzia non riesca a decollare lo dicono i numeri: mentre in tutta Italia si moltiplicano i sequestri di beni da parte delle forze dell'ordine e le confische decise dalla magistratura, gli annunci di apertura delle nuove sedi restano tali.
L'inaugurazione di quella di Palermo è stata data per imminente dal ministro Maroni almeno tre volte nell'ultimo anno, ma senza soldi è difficile passare ai fatti. A Palermo l'Agenzia ha finalmente trovato una sede, in una villa confiscata nello stesso comprensorio in cui si rifugiava Totò Riina, ma al momento l'organico è composto da sole tre persone chiamate a gestire gli oltre cinquemila beni confiscati in Sicilia, la regione al vertice della classifica.
L'inaugurazione sarà annunciata in occasione dell'anniversario della strage di via D'Amelio, martedì prossimo, quando a Palermo Maroni dovrebbe presiedere una riunione del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica con la partecipazione dei più alti vertici delle forze dell'ordine e dei servizi segreti. E l'elenco delle sedi programmate si allunga a sei: oltre a Reggio Calabria, Roma e Palermo, si prevedono prossime aperture a Milano, Napoli e Bari.1La Repubblica, 7 luglio 2011)
Il prefetto che si era candidato a sindaco di Napoli ricorre al Tar contro la sostituzione. Ed è la paralisi. La pronuncia dei giudici è attesa entro fine luglio. Interrogazione del Pd a Maroni
di ALESSANDRA ZINITIUna poltrona per due prefetti. Che non l'avesse presa bene l'aveva fatto capire subito, ad appena mezz'ora dal suo siluramento deciso in Consiglio dei ministri. "Lo so dai giornalisti", era stato il commento di Mario Morcone alla notizia della nomina di Giuseppe Caruso, prefetto di Palermo, alla direzione dell'Agenzia nazionale per i beni confiscati. Nessuna comunicazione ufficiale per quell'avvicendamento che ai vertici del Pd, che lo avevano candidato a sindaco di Napoli, è sembrata una ritorsione. E così nella sua stanza nella megasede dell'Agenzia, in via dei Prefetti, Morcone è rimasto. E lì, con non poco imbarazzo, il prefetto Caruso lo ha trovato quando è andato a prendere possesso del suo nuovo incarico.
"Io da qui non mi muovo", avrebbe annunciato Morcone che, senza alcuna intenzione di passare al suo nuovo compito (una vaga riorganizzazione dell'esercizio delle funzioni di rete delle prefetture italiane), ha immediatamente presentato ricorso al Tar. I giudici amministrativi non gli hanno concesso la sospensiva, ma hanno fatto sapere che si pronunceranno nel merito in tempi brevi, probabilmente entro luglio.
In attesa della sentenza del Tar, per legittimare l'entrata in possesso delle nuove funzioni del prefetto Caruso, il ministro Maroni si è presentato al suo fianco il 24 giugno all'insediamento ufficiale nella sede di Reggio Calabria dell'Agenzia nazionale per i beni confiscati. Lì, con poche secche parole, Maroni ha battezzato sul campo il nuovo titolare dell'Agenzia al quale, da prefetto di Palermo, sei mesi fa aveva anche affidato la gestione commissariale dell'emergenza clandestini: "Il prefetto Caruso ha una grande esperienza come questore e come prefetto, quindi credo che sia la persona giusta per occuparsi dell'Agenzia per i beni confiscati alla mafia.
Nella lotta alla mafia ha maturato una esperienza straordinaria. Oggi è un'eccellenza dell'Italia in questo settore ed è anche una certezza per la gestione dell'Agenzia". Non una parola su Morcone né una replica alle dichiarazioni di molti esponenti di vertice del Pd, che sulla defenestrazione del loro prefetto-candidato hanno presentato un'interrogazione parlamentare ancora in attesa di risposta.
Catapultato al vertice di una struttura con progetti più che ambiziosi, chiamata a gestire più di 11 mila beni confiscati, ma con uomini, mezzi e risorse finanziarie del tutto inadeguati, Caruso si è messo al lavoro in una situazione di chiara impasse, complicata ancor di più dal ricorso di Morcone al Tar. Che l'Agenzia non riesca a decollare lo dicono i numeri: mentre in tutta Italia si moltiplicano i sequestri di beni da parte delle forze dell'ordine e le confische decise dalla magistratura, gli annunci di apertura delle nuove sedi restano tali.
L'inaugurazione di quella di Palermo è stata data per imminente dal ministro Maroni almeno tre volte nell'ultimo anno, ma senza soldi è difficile passare ai fatti. A Palermo l'Agenzia ha finalmente trovato una sede, in una villa confiscata nello stesso comprensorio in cui si rifugiava Totò Riina, ma al momento l'organico è composto da sole tre persone chiamate a gestire gli oltre cinquemila beni confiscati in Sicilia, la regione al vertice della classifica.
L'inaugurazione sarà annunciata in occasione dell'anniversario della strage di via D'Amelio, martedì prossimo, quando a Palermo Maroni dovrebbe presiedere una riunione del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica con la partecipazione dei più alti vertici delle forze dell'ordine e dei servizi segreti. E l'elenco delle sedi programmate si allunga a sei: oltre a Reggio Calabria, Roma e Palermo, si prevedono prossime aperture a Milano, Napoli e Bari.
"Io da qui non mi muovo", avrebbe annunciato Morcone che, senza alcuna intenzione di passare al suo nuovo compito (una vaga riorganizzazione dell'esercizio delle funzioni di rete delle prefetture italiane), ha immediatamente presentato ricorso al Tar. I giudici amministrativi non gli hanno concesso la sospensiva, ma hanno fatto sapere che si pronunceranno nel merito in tempi brevi, probabilmente entro luglio.
In attesa della sentenza del Tar, per legittimare l'entrata in possesso delle nuove funzioni del prefetto Caruso, il ministro Maroni si è presentato al suo fianco il 24 giugno all'insediamento ufficiale nella sede di Reggio Calabria dell'Agenzia nazionale per i beni confiscati. Lì, con poche secche parole, Maroni ha battezzato sul campo il nuovo titolare dell'Agenzia al quale, da prefetto di Palermo, sei mesi fa aveva anche affidato la gestione commissariale dell'emergenza clandestini: "Il prefetto Caruso ha una grande esperienza come questore e come prefetto, quindi credo che sia la persona giusta per occuparsi dell'Agenzia per i beni confiscati alla mafia.
Nella lotta alla mafia ha maturato una esperienza straordinaria. Oggi è un'eccellenza dell'Italia in questo settore ed è anche una certezza per la gestione dell'Agenzia". Non una parola su Morcone né una replica alle dichiarazioni di molti esponenti di vertice del Pd, che sulla defenestrazione del loro prefetto-candidato hanno presentato un'interrogazione parlamentare ancora in attesa di risposta.
Catapultato al vertice di una struttura con progetti più che ambiziosi, chiamata a gestire più di 11 mila beni confiscati, ma con uomini, mezzi e risorse finanziarie del tutto inadeguati, Caruso si è messo al lavoro in una situazione di chiara impasse, complicata ancor di più dal ricorso di Morcone al Tar. Che l'Agenzia non riesca a decollare lo dicono i numeri: mentre in tutta Italia si moltiplicano i sequestri di beni da parte delle forze dell'ordine e le confische decise dalla magistratura, gli annunci di apertura delle nuove sedi restano tali.
L'inaugurazione di quella di Palermo è stata data per imminente dal ministro Maroni almeno tre volte nell'ultimo anno, ma senza soldi è difficile passare ai fatti. A Palermo l'Agenzia ha finalmente trovato una sede, in una villa confiscata nello stesso comprensorio in cui si rifugiava Totò Riina, ma al momento l'organico è composto da sole tre persone chiamate a gestire gli oltre cinquemila beni confiscati in Sicilia, la regione al vertice della classifica.
L'inaugurazione sarà annunciata in occasione dell'anniversario della strage di via D'Amelio, martedì prossimo, quando a Palermo Maroni dovrebbe presiedere una riunione del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica con la partecipazione dei più alti vertici delle forze dell'ordine e dei servizi segreti. E l'elenco delle sedi programmate si allunga a sei: oltre a Reggio Calabria, Roma e Palermo, si prevedono prossime aperture a Milano, Napoli e Bari.
1La Repubblica, 7 luglio 2011)
7/14/2011
Partinico. I Carabinieri eseguono un ordine di carcerazione: arrestata una pregiudicata di 41 anni
| Grazia Marrocco |
Polizzi Generosa. Indagano i carabinieri su un uomo trovato morto in una scarpata
Nella tarda mattinata di oggi i Carabinieri della Compagnia di Petralia Sottana sono intervenuti in una scarpata in via Salamone a Polizzi Generosa, dove era stato trovato il cadavere di P.g., classe 1959, nato a Polizzi. Si presume che l’uomo stesse riparando una finestra (che da su di un dirupo) presso l’abitazione di un familiare, quando è caduto. A seguito dell’ispezione cadaverica effettuata su richiesta dell’Autorità Giudiziaria dal medico legale è stato riscontrato un arresto cardiocircolatorio in soggetto affetto da politrauma. La salma dell’uomo sarà sottoposta nei prossimi giorni ad esame autoptico, i Carabinieri della Compagnia di Petralia Sottana sono impegnati nelle indagini al fine di poterne ricostruire la dinamica esatta.
Palermo, 14 luglio 2011
Palermo, 14 luglio 2011
Corleone, campi di lavoro antimafia. L'incontro col capitano dei carabinieri Antonio Merola
| Calogero Parisi col capitano CC Antonio Merola |
Ma le emozioni non sono andate ad esaurirsi col finire del campo… Anzi! Stamattina siamo tornati nel vigneto, ma stavolta per levare le erbacce intorno alle piante, che come ci ha detto Leoluca (componente della cooperativa) si sentono meglio se ripulite, esattamente come noi uomini. Nel pomeriggio, invece, è venuto a trovarci Merola, il capitano dei carabinieri di Corleone, che ci ha veramente soddisfatti. È stato disponibile, esauriente e ha risposto in modo pertinente a tutte le nostre domande, riguardanti anche fatti recentissimi, come l’arresto di Gaetano Riina, fratello di Totò. Milos, in particolare, ha voluto saziare tutta la sua sete di conoscenza, anche perché dovrà partire domani con un giorno di anticipo e questa sarebbe stata la sua ultima occasione. Dopo questo incontro, Calogero ha trovato utile e importante farci vedere stasera “Scacco al re”, film documentario che narra l’arresto di Bernardo Provenzano. Domani sera, quindi, ci porteranno a ripercorrere la via lungo la quale viaggiavano i pizzini diretti allo stesso Provenzano. Per concludere, vorremmo entrambe far capire a chi sta leggendo queste righe, quanto sia stato importante per noi vivere qui e quanto un’esperienza tale ci abbia per certi aspetti cambiate e fatte crescere.
Lia e Agnese
7/13/2011
Palermo, bloccato da un carabiniere libero dal servizio mentre rapina una farmacia
I Carabinieri della Stazione di Palermo Mezzo Monreale hanno tratto in arresto, in flagranza di reato, un 17enne palermitano con l’accusa di rapina.
I fatti sono avvenuti nella mattinata quando un Carabiniere, libero dal servizio, si trovava in una farmacia ubicata in zona “Pagliarelli” per degli acquisti personali. Ad un certo punto l’uomo vede un giovane introdursi repentinamente all’interno della farmacia che indossava un cappellino di lana di colore nero, calzato fino all’altezza delle sopracciglia. Questi con atteggiamento minaccioso, dopo aver girato il banco vendita, si dirigeva verso la cassa dove nelle vicinanze si trovava una delle dottoresse. Quindi, dopo aver spintonato la predetta dottoressa, si rivolgeva a lei intimandole di aprire la cassa, dicendole testualmente “Aprite Aprite, datemi i piccioli”. Così la donna gli apriva la cassa, ed il ragazzo iniziava ad impossessarsi del denaro contenutovi, infilandoselo nelle tasche. Presi i soldi, mentre il ragazzo si accingeva ad abbandonare la farmacia, il Carabiniere decideva di intervenire bloccando il giovane ed evitando che potesse darsi alla fuga. Nel frattempo il personale della farmacia allertava immediatamente il 112 che inviava sul posto una pattuglia che giungeva dopo alcuni istanti. I militari intervenuti, avendo constatato l’accaduto, procedevano all’arresto del giovane, recuperando la refurtiva, circa 300,00 euro, che veniva restituita alla titolare della farmacia.
Da successivi accertamenti a carico del minore risultava anche un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale per i Minorenni di Palermo poiché ritenuto responsabile di un furto commesso nel dicembre del 2010. Dopo le formalità di rito il minorenne veniva poi condotto presso il Centro di Prima Accoglienza per Minorenni di Palermo “Laura Morvillo” a disposizione del Procuratore della Repubblica per i Minorenni.
Palermo, 13 luglio 2011
I fatti sono avvenuti nella mattinata quando un Carabiniere, libero dal servizio, si trovava in una farmacia ubicata in zona “Pagliarelli” per degli acquisti personali. Ad un certo punto l’uomo vede un giovane introdursi repentinamente all’interno della farmacia che indossava un cappellino di lana di colore nero, calzato fino all’altezza delle sopracciglia. Questi con atteggiamento minaccioso, dopo aver girato il banco vendita, si dirigeva verso la cassa dove nelle vicinanze si trovava una delle dottoresse. Quindi, dopo aver spintonato la predetta dottoressa, si rivolgeva a lei intimandole di aprire la cassa, dicendole testualmente “Aprite Aprite, datemi i piccioli”. Così la donna gli apriva la cassa, ed il ragazzo iniziava ad impossessarsi del denaro contenutovi, infilandoselo nelle tasche. Presi i soldi, mentre il ragazzo si accingeva ad abbandonare la farmacia, il Carabiniere decideva di intervenire bloccando il giovane ed evitando che potesse darsi alla fuga. Nel frattempo il personale della farmacia allertava immediatamente il 112 che inviava sul posto una pattuglia che giungeva dopo alcuni istanti. I militari intervenuti, avendo constatato l’accaduto, procedevano all’arresto del giovane, recuperando la refurtiva, circa 300,00 euro, che veniva restituita alla titolare della farmacia.
Da successivi accertamenti a carico del minore risultava anche un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale per i Minorenni di Palermo poiché ritenuto responsabile di un furto commesso nel dicembre del 2010. Dopo le formalità di rito il minorenne veniva poi condotto presso il Centro di Prima Accoglienza per Minorenni di Palermo “Laura Morvillo” a disposizione del Procuratore della Repubblica per i Minorenni.
Palermo, 13 luglio 2011
Tempo di Festino: lettera aperta di Santa Rosalia ai palermitani
| Santa Rosalia |
LITTRA APERTA DI SANTA RUSULIA A LI PALIRMITANI
Carissimi palirmitani,
a parti li 500 anni ca sula sula, nni stu pizzu di muntagna m’ammucciavu luntana di ‘mbrogghi, sangu, guerri... senza ca nuddu m’accanusceva...e siddu nun fussi statu pri la pesti, nuddu ancora m’accanuscissi! Ma oramai sunnu 387 anni ca mi facistivu Patruna di Palermu e siccomu mi chiamati a tutti l’ura e li minuti pri ogni cosa ca succedi... comu fussi ‘na parenti, una di famigghia... doppu tant’anni di stari curcata mi susivu pri sgrancari l’ossa camuluti di l’umitu di sta grutta... e scurdannumi d’essiri ‘na Santa, comu la fimmina curaggiusa ca fuvu un tempu, vi scrivu... ca sugnu stanca di sintirivi sempri lamintari. Sacciu già ca non a tutti farà piaciri sentiri ‘nzoccu haju a diri, e pri megghiu farimi ascutari ‘n sicilianu vi scrivu, d’accussì nuddu po’ diri: “iu nun lu capisciu lu talianu”!
Sugnu sicura ca mancu mmaginati la pena, e quantu mi doli lu cori, vidennu comu ‘n tanti siti ridutti: malati, arrabbiati, disoccupati, dispirati... certu, cu tuttu chiddu c’haviti a suppurtari, li vileni ca vi fannu manciari, li cazzicatummuli ca lu rituffu di certi pulitici, vinnuti a latri e dilinquenti di l’italicu putiri, vi custrincinu a fari pri tirari a campari... e comu si nun bastassi distrugginu Palermu, un tempu riggina di biddizzi, jardina e funtani, ‘ncurunata stati e mmernu di ciuri...di tutti amata, addisiata e ora, ridutta un cessu, china ‘nzinu a la vucca di fetu, surci, munnizza... latri e malacarni ca ogni strata e marciapiedi ‘ncrustaru di sangu nnuccenti, c’appiru puru lu curaggiu di prufanari la me’ casa, mittennu tanta brava genti cu li spaddi a lu muru e li scardi all’ugna... ca nenti nenti comu vostra Santa Prutittrici l‘aveva a mmalidiri, sdirrubbari di lu munti... ma sugnu ‘na Santa e puru ca nun lu fussi, nun pozzu fari “occhiu pri occhiu, denti pri denti chi muriu a fari allura, lu Cristu ‘n cruci, si mancu dumil’anni abbastaru p’apprenniri l’amuri? Sugnu ‘na Santa è veru, ma troppu firuta mi sentu... mai e po’ mai, avissi pinzatu di usari stu parrari, ma cu tuttu chiddu ch’aju vistu nna li seculi di sta muntagna, sugnu schifiata puru iu... e non sulu di tutti li straneri, li pulintuna ca nni disprezzanu...cu lu ‘ngannu d’ogni latu trasinu mettinu li pedi supra lu coddu, arrobbanu, stupranu, ammazzanu e cumannanu comu fussiru li patruna... ma sugnu schifiata puru di certi palirmitani, ca nun sannu lu duluri, lu dispiaciri chi dannu...comu m’affenninu quannu, aiutu vonnu e poi mi votanu li spaddi, jennusinni darreri a certi cani di bancata, ‘mbriacuna, drugati, ca s’accuntentanu d’ammuccunati e si vinninu l‘arma pri ‘na vippita, un caddozzu di sasizza, o sfinciuni...facennuli addivintari putenti, e po’ chiancinu si lamentanu ca nun ponnu manciari, nun hannu travagghiu e arrobbanu pri pagari debbiti! Ma pirchì nun tirati fora n’anticchia d’orgogliu, di curaggiu, pirchì a certi vacchigni ca futtinu dinaru e nenti fannu, nun ci tirati lu coddu comu a li gadduzzi, pirchì nun cacciati fora a pidati. sta genti, ‘ndigna di pistari la terra di la me’ Palermu...genti ca nun havi mancu lu curaggiu di vinìirimi appressu, ca penza di pigghiarimi pri fissa, facennumi la vela cu cocci di buttigghia o purtannumi li ballarini cubani cu lu culu di fora... scanciannu la me festa p’un tiatrinu...picca ci manca e imitannu patruna senza dignità, pruponnui puru a mia di fari lu bunga bunga a la marina! Iu pinzava ca doppu l’esempiu ca iu e tanti eroi siciliani hannu datu, p’addifenniri, fidi e libirtati v’avissiru abbbastatu pri ritruvari l’anticu curaggiu di lu fieru populu ca fici storia cu l’antichi vespiri e ‘nveci..oh Signuri! Quantu mi dispiaci d’essiri la patruna di ‘na cità ca si sta pirdennu comu rina a mari, di certu populu senza arma ne cori, quasi quasi mi veni lu dubbiu si certa genti veni a lu fistinu pri mia o la manciunaria, siddu prifirisci arraccumannarisi a mia o a li mafiusi.
‘Nzumma pri falla curta, vogghiu ‘nchiudiri sta littra dicennu: ca iu cu tuttu lu cori aiutu cu merita haju ancora lu putiri di fari qualchi miraculu, ma pri cert’uni nun c’è nenti di fari, puru lu Patreternu dssi ca si nun fannu pinitenza, nun si spogghianu di tuttu chiddu c’hannu arrubbatu a li poviri, nun la finiscinu cu varchi e ‘ntrallazzi...finirannu iddi comu sasizza supra la gradigghia, arrustuti a lu focu di lu ‘nfernu... passativi la manu pri lu pettu e viditi ca vi ‘mpinci...haju tortu a sintirimi punciuta...si però ascutati cunsigghi, turnati ad essiri, ginirusi e onesti, forsi si po’ ancora addumari lu lumi di la spiranza!!! Bon fistinu e bona saluti a tutti !
LA VOSTRA SANTA PATRUNA RUSULIA
pri manu, vuci e cori di Lina La Mattina
Successo di vendite del libro "Addio Mafia"
Il libro Addio Mafia, dopo il successo di vendite, torna in tutte le edicole della provincia di Agrigento e approda anche nelle province di Palermo e Trapani.
Dopo lo straordinario successo di vendite dei primi mesi torna in edicola e in libreria la seconda edizione di “Addio Mafia. Luigi Putrone racconta se stesso”. Il libro-intervista al collaboratore di giustizia, scritto dai giornalisti Gerlando Cardinale e Gero Tedesco, torna in tutte le edicole della provincia di Agrigento e approda anche nelle edicole delle province di Palermo e Trapani. Il libro, edito da Fuoririga, contiene due prefazioni di eccezione firmate dal giornalista e scrittore Gaetano Savatteri, caposervizio del Tg5, e da Antonio Nicaso, giornalista e saggista ritenuto uno dei maggiori esperti al mondo di criminalità organizzata.Addio Mafia si può acquistare anche su internet all’indirizzo www.fuoririga.com. LEGGI TUTTO
Dopo lo straordinario successo di vendite dei primi mesi torna in edicola e in libreria la seconda edizione di “Addio Mafia. Luigi Putrone racconta se stesso”. Il libro-intervista al collaboratore di giustizia, scritto dai giornalisti Gerlando Cardinale e Gero Tedesco, torna in tutte le edicole della provincia di Agrigento e approda anche nelle edicole delle province di Palermo e Trapani. Il libro, edito da Fuoririga, contiene due prefazioni di eccezione firmate dal giornalista e scrittore Gaetano Savatteri, caposervizio del Tg5, e da Antonio Nicaso, giornalista e saggista ritenuto uno dei maggiori esperti al mondo di criminalità organizzata.Addio Mafia si può acquistare anche su internet all’indirizzo www.fuoririga.com. LEGGI TUTTO
Sacrifici? Non per gli avvocati Pdl e per chi ha un «doppio incarico»
È in corso all'interno del Pdl una raccolta delle firme per protestare contro la manovra da domani al voto del Senato (al momento sarebbero circa un'ottantina). «Fino a quando non verrà tolta la norma che abolisce gli ordini professionali, noi il testo - assicura un avvocato del Pdl - non la voteremo mai dovesse anche cadere Tremonti». «È sconcertante che nel Pdl ci sia chi è pronto ad affondare il paese per difendere privilegi e rendite di posizione. Minacciare di non votare la manovra per difendere la propria corporazione è inconcepibile. Il Pdl è irresponsabile e dimostra di non avere alcuna attenzione nei confronti dei problemi del Paese». Lo dichiara Oriano Giovannelli, responsabile Forum Pubblica amministrazione del Pd. «Il Pdl ha sempre irresponsabilmente assecondato gli interessi delle caste, forte con i deboli e debole con i forti, oggi questo gioco deve finire perché non solo è ignobile ma rischia di affondare l`intero Paese», conclude.
Un'altra norma contro la quale si stanno alzando le barricate tra i berlusconiani è quella che renderebbe incompatibile l'incarico di parlamentare con quello di sindaco o di presidente di Provincia. Solo alla camera gli 'interessati' sarebbero 9 presidenti di provincia e 6 sindaci. «E state pur certi - si assicura ancora nel Pdl - che anche quella norma deve saltare se vogliono che votiamo la manovra».
È un articolo della manovra, il 39-bis, ad aver irritato numerosi esponenti del Pdl. Nel provvedimento economico, in discussione al Senato, è inserita «una norma generica in cui si parla della liberalizzazione delle professioni e si fa riferimento all'abolizione degli ordini», spiega un avvocato del partito di via dell'Umiltà. Per questo motivo alla Camera è stata avviata una raccolta firme per protestare contro questa norma. Fonti parlamentari del Pdl parlano di circa una cinquantina di firme già consegnate a Palazzo Madama, tanto che il governo è al lavoro per cercare di superare questa 'impasse'.
I firmatari infatti minacciano di non votare la manovra qualora non venga cambiato l'articolo in questione. A preoccupare molti parlamentari del Pdl è anche un emendamento firmato dai capigruppo dell'opposizione al Senato che tra l'altro prevede l'incompatibilità di cariche, l'equiparazione degli stipendi di deputati e senatori a quelli di pari grado in Europa e cambiamenti nel sistema dei vitalizi. Per quanto riguarda quest'ultimo tema l'emendamento specifica: «Gli uffici di presidenza delle due Camere adottano sistemi previdenziali basati sul metodo di calcolo contributivo, prevedendo requisiti anagrafici e contributivi per l'accesso ai trattamenti corrispondenti a quelli applicati ai lavoratori dipendenti, ai sensi della disciplina pensionistica vigente». L'emendamento è firmato da Pd, Idv e Udc.
L'Unità, 13 luglio 2011
Un'altra norma contro la quale si stanno alzando le barricate tra i berlusconiani è quella che renderebbe incompatibile l'incarico di parlamentare con quello di sindaco o di presidente di Provincia. Solo alla camera gli 'interessati' sarebbero 9 presidenti di provincia e 6 sindaci. «E state pur certi - si assicura ancora nel Pdl - che anche quella norma deve saltare se vogliono che votiamo la manovra».
È un articolo della manovra, il 39-bis, ad aver irritato numerosi esponenti del Pdl. Nel provvedimento economico, in discussione al Senato, è inserita «una norma generica in cui si parla della liberalizzazione delle professioni e si fa riferimento all'abolizione degli ordini», spiega un avvocato del partito di via dell'Umiltà. Per questo motivo alla Camera è stata avviata una raccolta firme per protestare contro questa norma. Fonti parlamentari del Pdl parlano di circa una cinquantina di firme già consegnate a Palazzo Madama, tanto che il governo è al lavoro per cercare di superare questa 'impasse'.
I firmatari infatti minacciano di non votare la manovra qualora non venga cambiato l'articolo in questione. A preoccupare molti parlamentari del Pdl è anche un emendamento firmato dai capigruppo dell'opposizione al Senato che tra l'altro prevede l'incompatibilità di cariche, l'equiparazione degli stipendi di deputati e senatori a quelli di pari grado in Europa e cambiamenti nel sistema dei vitalizi. Per quanto riguarda quest'ultimo tema l'emendamento specifica: «Gli uffici di presidenza delle due Camere adottano sistemi previdenziali basati sul metodo di calcolo contributivo, prevedendo requisiti anagrafici e contributivi per l'accesso ai trattamenti corrispondenti a quelli applicati ai lavoratori dipendenti, ai sensi della disciplina pensionistica vigente». L'emendamento è firmato da Pd, Idv e Udc.
L'Unità, 13 luglio 2011
Su internet un italiano su due: la web-informazione galoppa
ROMA - Cresce l'utenza di internet, che nel 2011 sfonda finalmente la soglia del 50% della popolazione italiana, attestandosi per l'esattezza al 53,1% (+6,1% rispetto al 2009). E' quanto emerge dal rapporto del Censis-Ucsi sulla comunicazione, presentato oggi al Senato. Il dato complessivo si spacca tra l'87,4% dei giovani (14-29 anni) e il 15,1% degli anziani (65-80 anni); tra il 72,2% dei soggetti più istruiti e il 37,7% di quelli meno scolarizzati. Nel mondo dell'informazione la centralità dei telegiornali è ancora fuori discussione, visto che l'80,9% degli italiani li utilizza come fonte. Tra i giovani, però, il dato scende al 69,2%, avvicinandosi molto al 65,7% raggiunto dai motori di ricerca su internet e al 61,5% di Facebook. A livello generale, al secondo posto si collocano i giornali radio (56,4%), poi i quotidiani (47,7%) e i periodici (46,5%). Dopo il televideo (45%), ci sono i motori di ricerca come Google (41,4%), i siti web di informazione (29,5%), Facebook (26,8%), i quotidiani on line (21,8%). Nel caso delle tv all news (16,3% complessivamente) risultano discriminanti l'età (il dato sale al 20,1% tra gli adulti) e il titolo di studio (il 21,7% tra i diplomati e laureati). Le app per gli smartphone sono al 7,3% di utenza e Twitter al 2,5%. Riguardo gli smartphone, i giovani fanno da traino: aumentano del 3,3%, con un'utenza che sale complessivamente al 17,6% e al 39,5% proprio tra i giovani. Mentre l'uso del cellulare in genere fa registrare una flessione (-5,5% tra il 2009 e il 2011), complici gli effetti della crisi.
Nonostante l'80,9% degli italiani li consideri molto o abbastanza informati, il 76,8% competenti e il 71,7% chiari nell'esposizione dei fatti, per il 67,2% i giornalisti sono poco indipendenti e per il 67,8% molto o abbastanza spregiudicati. Questo li rende poco affidabili agli occhi della metà della popolazione (il 49,8%).
"Tra i giudizi negativi - scrive l'istituto di ricerca - spicca il dato sulle smanie di protagonismo dei professionisti dell'informazione, giudicate eccessive dal 76,3% degli italiani. In una scala che va da 1 (minimo) a 10 (massimo), televisione e carta stampata non raggiungono il punteggio della sufficienza in termini di reputazione, secondo l'opinione degli italiani: 5,74 è il voto medio di credibilità della televisione e 5,95 è il voto dato ai giornali. Maggiormente credibili radio (6,28) e internet (6,55), percepita come un mezzo più libero e disinteressato".
Nonostante l'80,9% degli italiani li consideri molto o abbastanza informati, il 76,8% competenti e il 71,7% chiari nell'esposizione dei fatti, per il 67,2% i giornalisti sono poco indipendenti e per il 67,8% molto o abbastanza spregiudicati. Questo li rende poco affidabili agli occhi della metà della popolazione (il 49,8%).
"Tra i giudizi negativi - scrive l'istituto di ricerca - spicca il dato sulle smanie di protagonismo dei professionisti dell'informazione, giudicate eccessive dal 76,3% degli italiani. In una scala che va da 1 (minimo) a 10 (massimo), televisione e carta stampata non raggiungono il punteggio della sufficienza in termini di reputazione, secondo l'opinione degli italiani: 5,74 è il voto medio di credibilità della televisione e 5,95 è il voto dato ai giornali. Maggiormente credibili radio (6,28) e internet (6,55), percepita come un mezzo più libero e disinteressato".
7/12/2011
Palermo, sgominata la rete del pizzo: 39 arrestati. "Coprivano il boss Nicchi"
| Alessandro Costa, uno degli arrestati |
LEGGI I NOMI DI TUTTI GLI ARRESTATI
Belmonte Mezzagno: Scoperto un deposito di rifiuti spoeciali e pericolosi, tre arresti dei carabinieri
| Antonino Bisconti, uno dei tre arrestati |
12 luglio 2011
La Fp-Cgil: Il Lavoro Pubblico con i provvedimenti del Governo perde in media dai 237€ ai 315€ mensili
A prescindere dalle valutazioni generiche e un po' semplicistiche del Ministro Brunetta sulla 'sostenibilità' della manovra per i dipendenti della pubblica amministrazione, i dati incrociati dei vari interventi sulle retribuzioni ci parlano di perdite mensili che per ogni lavoratore variano dai 237€ dei ministeri ai 315€ degli enti pubblici non economici, per un totale di perdita di potere d'acquisto che dal 2010 al 2014 pesa per 6.313€ su un lavoratore dei ministeri e per 8.715€ su un lavoratore degli enti pubblici non economici. Se questa è la sostenibilità di Brunetta, preferiamo non conoscere la sua idea di 'giustizia sociale'. Perché di questo si tratta, di risparmi e tagli fatti sempre e solo sulla pelle dei lavoratori pubblici”. Con queste parole la Segretaria Generale dell'Fp-Cgil, Rossana Dettori, sintetizza il contenuto di un'analisi sugli effetti degli interventi del Governo sulle retribuzioni dei lavoratori delle amministrazioni pubbliche, dal decreto 112 del 2008 alle manovra in discussione in questi giorni, che da oggi è consultabile su: http://www.fpcgil.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/18586 e che nei prossimi giorni sarà distribuito a lavoratori e cittadini nei luoghi del lavoro pubblico.
Mini-rimpasto alla Provincia di Palermo. Assegnate deleghe a tre nuovi assessori
Il presidente della Provincia di Palermo, Giovanni Avanti, ha assegnato le deleghe ai tre nuovi assessori della Giunta. Antonino Rizzotto si occupera' di Turismo, Pietro Vazzana di Cultura e Beni culturali e Salvatore Lo Giudice di Ambiente ed Energia. Nel presentare i nuovi assessori al Consiglio provinciale, Avanti ha augurato loro buon lavoro, ''certo che con il loro impegno e la loro professionalita' - ha affermato - sapranno dare un proficuo impulso alle attivita' dell'ente. Questo rimpasto si colloca a compimento dei tre anni di un'attivita' amministrativa ricca di momenti importanti di confronto e di crescita, tutti con l'obiettivo del bene comune per il quale siamo chiamati ad amministrare". "Ma ci sono stati anche dei contrasti - ha proseguito - e voglio cogliere l'occasione per smorzare i toni del dibattito politico, che spesso si e' fatto troppo acceso. Dobbiamo fare tutti un esame di coscienza per evitare quegli atti non ascrivibili al buon senso e faccio appello alla responsabilita' di ciascuno - ha concluso il presidente della Provincia - perche' i lavori d'aula siano il piu' alto momento di confronto istituzionale per lo sviluppo e la crescita del territorio''.
Corleone, campi di lavoro antimafia. Si trebbia il grano biologico
| I volontari sulla mietitrebbia |
Arianna e Alberto
Bagheria, i Carabinieri arrestano un giovane per estorsioni, minacce e lesioni
Palermo, 10 luglio 2011
La Ciclat condannata, risarcimento per il delegato sindacale Cgil
| Giovanni Mercatante |
La sig.ra Orlando, quale dipendente della CICLAT stessa, aveva così commesso il reato di violenza privata ex art. 610 cpc, con la conseguente denuncia e costituzione di parte civile della parte offesa. Il provvedimento del Tribunale sopra richiamato, così come quegli altri provvedimenti emessi dai Tribunali a tutela dei lavoratori sopra citati, confermano la volontà degli operai delle ditte citate di tutelarsi dinanzi alle sedi opportune per ottenere quanto di ragione.
PASOLINI E LA TELEVISIONE
| Pierpaolo Pasolini |
Il Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia, in stretta collaborazione con l’Associazione Fondo Pasolini della Cineteca di Bologna, ha organizzato nel 2009 un Convegno per mettere a fuoco un tema particolarmente attuale che ha occupato gran parte dell’opera di uno dei più grandi intellettuali del secolo scorso. Il volume intitolato Pasolini e la televisione, pubblicato da Marsilio nel maggio scorso, oltre a raccogliere gli Atti del memorabile Convegno, offre una ricca e, in parte, inedita documentazione che può diventare la base di un serio rilancio del dibattito intorno alla controversa figura del poliedrico autore che sarebbe ora di liberare dal suo personaggio, come giustamente auspicato dalla curatrice del libro, Angela Felice, nella sua incisiva presentazione... LEGGI TUTTO
7/11/2011
Da oggi, Libero Cinema in Libera terra. Il Festival itinerante del cinema nelle terre confiscate alle mafie
LIBERO CINEMA IN LIBERA TERRA, il festival itinerante che porta il cinema nelle terre confiscate alle mafie e restituite alla legalità, giunge quest'anno alla sesta edizione e attraversa anche per il 2011 l'intera penisola, passando per i luoghi della Memoria e dell'Impegno.
In Sicilia sono quattro le tappe previste nel mese di luglio: si comincia martedì 12 luglio alla Cooperativa Beppe Montana - Libera Terra in Contrada Casabianca a Belpasso (CT), con Pietro di Daniele Gaglianone. Il 13 luglio aSiculiana (AG) sarà proiettato uno dei film rivelazione del 2009, La bocca del lupo del regista Pietro Marcello; il 14 luglio a Marina di Selinunte, nel comune di Castelvetrano (TP), arriva L'uomo fiammiferodi Marco Chiarini, che sarà presente alla proiezione. La tappe siciliane si chiudono venerdì 15! luglio nel territorio del Consorzio di Comuni Sviluppo e Legalità: a Roccamena (PA) in piazza Giovanni XXIII con Tatanka di Giuseppe Gagliardi, anche lui presente alla proiezione.
Libero Cinema in Libera Terra è promosso da CINEMOVEL FOUNDATION, con la presidenza onoraria di ETTORE SCOLA, e da LIBERA: associazioni, nomi e numeri contro le mafie, presieduta da don LUIGI CIOTTI. Lo scopo della manifestazione è quello di coinvolgere i cittadini convinti che la democrazia si sperimenti nel pubblico confronto, nel delicato bilanciamento fra libertà e regole comuni.
Libero Cinema in Libera Terra, così come la campagna di volontariato estivo "E!state Liberi" fa parte delle attività promosse in Sicilia dal progetto Coltivare valori - Percorsi di legalità sulle terre liberate dalla mafia dellaFondazione con il Sud. Il progetto, che avrà durata di due anni, prevede un ampio ventaglio di attività per la valorizzazione e la promozione dei beni confiscati utilizzati da Libera Terra e per l'educazione alla responsabilità.
In Sicilia sono quattro le tappe previste nel mese di luglio: si comincia martedì 12 luglio alla Cooperativa Beppe Montana - Libera Terra in Contrada Casabianca a Belpasso (CT), con Pietro di Daniele Gaglianone. Il 13 luglio aSiculiana (AG) sarà proiettato uno dei film rivelazione del 2009, La bocca del lupo del regista Pietro Marcello; il 14 luglio a Marina di Selinunte, nel comune di Castelvetrano (TP), arriva L'uomo fiammiferodi Marco Chiarini, che sarà presente alla proiezione. La tappe siciliane si chiudono venerdì 15! luglio nel territorio del Consorzio di Comuni Sviluppo e Legalità: a Roccamena (PA) in piazza Giovanni XXIII con Tatanka di Giuseppe Gagliardi, anche lui presente alla proiezione.
Libero Cinema in Libera Terra è promosso da CINEMOVEL FOUNDATION, con la presidenza onoraria di ETTORE SCOLA, e da LIBERA: associazioni, nomi e numeri contro le mafie, presieduta da don LUIGI CIOTTI. Lo scopo della manifestazione è quello di coinvolgere i cittadini convinti che la democrazia si sperimenti nel pubblico confronto, nel delicato bilanciamento fra libertà e regole comuni.
Libero Cinema in Libera Terra, così come la campagna di volontariato estivo "E!state Liberi" fa parte delle attività promosse in Sicilia dal progetto Coltivare valori - Percorsi di legalità sulle terre liberate dalla mafia dellaFondazione con il Sud. Il progetto, che avrà durata di due anni, prevede un ampio ventaglio di attività per la valorizzazione e la promozione dei beni confiscati utilizzati da Libera Terra e per l'educazione alla responsabilità.
Corleone, una maggioranza "omertosa" boccia la mozione sulla Cascata delle Due Rocche. Dino Paternostro: "Una vergogna!"
| Il Palazzo del consiglio comunale di Corleone |
Secondo la d.ssa Sonia Acquado, segretaria e direttore generale del comune di Corleone, la delibera invece è legittima perché non si tratta dell’affidamento di un servizio. (Ha ammesso che se, invece, si trattasse di un affidamento di servizio, sarebbe effettivamente illegittima). Ma non è stata per nulla convincente. Non è affidamento di un servizio ad Omnia Onlus farle assumere il compito di garantire la custodia, la manutenzione e la valorizzazione turistica del sito, potendo anche far pagare un biglietto d’ingresso ai visitatori?
Almeno, però, la d.ssa Acquado ci ha messo la faccia in quello che ha detto. I consiglieri di maggioranza no. Muti come pesci. Qualcuno del pubblico, per sdrammatizzare, si chiedeva se il silenzio dei consiglieri rispondesse alla massima siciliana: “la migliore parola è quella che non si dice”, oppure all’altra massima siciliana: “testa che non parla si chiama cucuzza”. Come che sia, chiusi nel loro vergognoso silenzio, ecco i nomi dei consiglieri che hanno votato “no” all’ordine del giorno presentato da Dino Paternostro per chiedere la revoca della delibera: Lanza, Iannazzo, Nicosia, Vella, Cancemi, Piazza, Bentivegna, Savona. Ha votato “no” anche il consigliere Bruno, che non si capisce se sia in maggioranza o all’opposizione. Si è astenuto il consigliere Di Miceli. Hanno votato “si” i consiglieri Paternostro, Schillaci, Di Giorgio e Colletto.
19/07/1992 "La strage di Via D'Amelio"
| La strage di via D'Amelio |
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