sabato, aprile 13, 2019

Ci vuole abilità: I dimenticati del reddito di cittadinanza


PATRIZIA GARIFFO
Da tempo mi occupo di disabilità e ho potuto notare alcune discriminazioni riguardo alla pensione di cittadinanza. In tutta Italia i genitori di molte persone disabili non potranno accedervi, pur rientrando nei parametri Isee, perché facendo sacrifici hanno risparmiato per assicurare un futuro ai propri figli, quando loro non ci saranno più. Così, non si potrà avere diritto al beneficio se, negli anni, si è avuta la possibilità di accumulare una cifra che superi i 13mila euro. Denaro destinato a garantire l’accudimento per i propri familiari. Ciò significa che questo provvedimento, annunciato come la soluzione per le persone più deboli, non lo è per tutte. Maria Francesca Briganti
Questa è una parte della lunga lettera aperta che la nostra lettrice ha scritto al vicepremier Matteo Salvini e al Ministro della Famiglia e della Disabilità, Lorenzo Fontana, e che ha girato al nostro giornale. Si è fatta portavoce anche della delusione di tutti coloro che, dopo la creazione di questo Ministero hanno "sperato in una presa in carico globale delle persone diversamente abili, non solo dal punto di vista dell’assistenza, ma anche dal punto di vista economico". Ad oggi tutto questo è stato disatteso e, ora, si aggiunge pure la palese discriminazione di cui è vittima chi, con fatica, ha creato un piccolo tesoretto per proteggere i figli disabili, che lo Stato tutela più a parole che con i fatti.

Dunque, tutte quelle famiglie che, per ovviare ad un’assistenza inesistente o carente, hanno messo da parte dei risparmi per il futuro, non potranno usufruire del reddito e della pensione di cittadinanza, a causa di un decreto che non ha saputo prendere in considerazione alcune realtà che esistono per l’incuria e l’indifferenza delle istituzioni. Visto che "ai disabili occorrono urgentemente i Piani individualizzati tramite la valutazione multidimensionale, così come previsto dall’art 14 della Legge 328/2000, in raccordo con il settore sociale e sanitario, e che attualmente solo i disabili gravissimi hanno accesso all’assistenza, mentre i gravi attendono un po’ di sollievo", come ha scritto Maria Francesca che è stata anche coordinatrice della Lega Sezione Femminile di Lentini, le famiglie che hanno dovuto arrangiarsi da sole, quando hanno potuto farlo, sono molte e tutte quante non potranno avere questi benefici. Aiuti economici che diventano indispensabili per le persone con disabilità grave, ancora escluse da ogni tipo di assistenza, ma anche per quelle affette da disabilità gravissime per le quali le leggi, che ci sono, non vengono applicate o vengono applicate male, soprattutto in Sicilia.
Dunque, se il principio ispiratore del reddito e della pensione di cittadinanza doveva essere quello di " non lasciare indietro nessuno", con estrema tristezza dobbiamo dire che l’obiettivo, almeno finché resterà tutto così, non è stato centrato. In un Paese in cui i bisogni e le necessità di queste persone vengono quasi sempre ignorati o sottovalutati, è indispensabile per una famiglia, che ha la fortuna di avere una disponibilità economica, più o meno elevata, risparmiare delle somme, che dovrebbero assicurare un futuro dignitoso per il loro figli, visto che il welfare continua a non farlo.
Dunque, se le istituzioni non sono in grado di affrontare il "problema" delle persone diversamente abili, pur avendo una legislazione che glielo consentirebbe, non penalizzino quei genitori che, con grandi sacrifici, hanno racimolato un po’ di soldi, che serviranno ai loro figli quando loro non ci saranno più o saranno troppo anziani e stanchi per prendersene cura. Perché, altrimenti, oltre al danno di uno Stato che non sa occuparsi dei suoi cittadini più fragili, ci sarebbe anche la beffa di un reddito e di una pensione di cittadinanza a cui non tutti quelli che ne hanno veramente bisogno possono accedere e di un Ministero praticamente inutile, il cui Ministro martedì scorso non ha neanche incontrato i disabili gravissimi, arrivati a Roma da tutta Italia per protestare per la mancanza di fondi adeguati.
La Repubblica Palermo, 11 aprile 2019

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