domenica, luglio 17, 2022

Verso il 19 luglio. Borsellino diceva che lo Stato di per sé non è cattivo, ma ci sono persone sbagliate nei posti giusti...

Paolo Borsellino e la sua scorta


DAVIDE PATERNOSTRO

Questo documento è nato "pubblico" nel senso che l'ho scritto come discorso da leggere in occasione di una ricorrenza  partigiana in una valle bergamasca ormai 10 anni fa. Proprio per questo anniversario vorrei "dargli libertà". Allora mi chiesero di parlare di "antimafia ed antifascismo" data la mia (piccola) esperienza nei campi di lavoro con ARCI durante il servizio civile presso una cooperativa che lavora su terreni confiscati alla mafia e la mia (breve) militanza nell'ANPI di Corleone. 

Onestamente non sapevo che dire, per cui la sera prima mi misi rilassato a letto in una cascina dove mi avevano ospitato in val Cavallina (nelle valli bergamasche, dove la ricorrenza avrebbe avuto luogo l'indomani). Scrissi di un dialogo con mio padre. Il racconto è parecchio aderente alla realtà, ricordato 20 anni dopo e raccontato da me quasi trentenne. Nonostante ciò rispecchia fedelmente la mia esperienza da bambino di allora a riguardo delle stragi del 1992. 

Ecco quel dialogo del 19 luglio 1992:

19 VII ‘92

Dialogo con papà 

 

Da piccolo il giorno del mio compleanno ero solito fare i capricci: non riuscivo a capire com’è che gli altri non accettassero il fatto che 

“oggi comando io e si fa solo come dico io!

una semplice dittatura da primogenito, cosa c’è di sbagliato?!

 

All'indomani del mio compleanno, mio padre, trovandomi triste in un angolo, mi chiese:

 

• Papà: Perché piangi?
• Io:Mamma mi ha rimproverato
• Papà: Uhm, e come mai?
• Io: miii…NON LO SO, ECCO!
• Papà: Forse lo so io… forse c’entra una cosa che si chiama “storia”…tu lo sai che cos’è la storia?

 

La scuola era finita e non mi andava di cercare una risposta: era luglio e io ero in vacanza. 

Allora mio padre continuò

 

• Papà: La storia è tutto quello che hai fatto tu, che ho fatto io, la mamma e tanta altra gente fino a ieri e che ha conseguenze sulla vita di oggi
• Io: Quello che abbiamo fatto a casa?
• Papà: Quello che abbiamo fatto a casa, che abbiamo fatto a Corleone, che altri hanno fatto a Palermo, in Sicilia, in Italia, nel mondo…
• Io: Vabbè ma di quegl’altri non m’importa!
• Papà: sei sicuro?
• Io: Che centrano con noi?
• Papà: Tu lo sai che tutto quello che ognuno ha fatto nel mondo è la tua storia 
• Io: E come?
• Papà: Beh, se ognuno ha fatto le cose bene fino a ieri tu oggi hai la possibilità di vivere un giorno più bello …E VICEVERSA!
• Io: …Che vuol dire viceversa?
• Papà: Che anche quello che fai tu serve per la storia degli altri: ad esempio se tu ieri hai fatto qualcosa di sbagliato, oggi la mamma è triste e ti rimprovera e poi tu piangi.
• Io: E questa cosa è la “storia”?
• Papà: 
• Io: Allora papà, oggi faccio le cose per bene!

 

Poi quello stesso pomeriggio sento mia madre che con voce preoccupata chiama mio padre:

 

• Mamma: Dino, Dino!
• Papà: Chi succiriu?
• Mamma: Veni, veni ccàAmmazzaru puru a Borsellino! …

 

 

A quel punto, nonostante il volume alto della televisione e il susseguirsi concitato di parole, avvertivo forte un lungo silenzio… era il 19 luglio del 1992.

Io e i miei fratelli stavamo giocando in giardino coi nuovi giocattoli che avevo ricevuto in regalo: il giorno prima avevo compiuto 9 anni...

La nostra attenzione di bambini si spostò dai giochi verso lo sguardo di mamma, 

papà arrivò subito e l’abbracciò senza guardarla, gli occhi di entrambi erano fissi sulla televisione: 

c’era fumo, macchine bruciate, gente che correva, sirene: tanto baccano in tv quanto silenzio a casa

 

• Io: che c’è
• Papà: c’è stata una strage

quella parola l’avevo forse già sentita nei giorni scorsi, quasi nei giorni in cui finiva la scuola

• Papà: hanno ammazzato un magistrato
• Io: che cosa è un magistrato? (neanche quella parola era nuova)
• Papà: È un giudice, significa che manda in carcere le persone cattive che hanno fatto male a qualcuno
• Io: Sono stati loro ad ammazzare il giudice?
• Papà: Sì!

 

La risposta di mio padre fu secca, non ebbe bisogno di pensarci su, a lui non servivano i processi, le indagini, le presunte trattative Stato-mafia… lui lo sapeva chi era stato: i paesani, Riina e compagnia, ma anche tutti quei farabutti nascosti nelle stanze dei bottoni.

 

Borsellino diceva che lo Stato di per sé non è cattivo, ma ci sono persone sbagliate nei posti giusti, ma quello non è lo Stato.

 

• Io: papà, la mamma piange, perché?

 

Mio padre non rispose, mi aveva già spiegato tutto la mattina:

…Qualcuno ha fatto le cose male e mamma è triste, non sono stato io stavolta, ma non posso restare a guardare la storia senza fare niente: bisogna che anche stavolta faccia le cose per bene e che faccia la mia parte per far tornare il sorriso a mamma:

non restare indifferente e prendere parte, schierarsi dalla parte giusta.

Con Marco e Marilena (i miei fratelli minori, oggi siamo 4 ma Aurora è nata solo nel ’95) siamo andati nel prato a raccogliere le margherite per mamma, che ha sorriso e ci ha abbracciati, anche se piangeva ancora…

Forse è stato allora che ho cominciato a capire cosa vuol dire partigiano e forse cominciavo a prepararmi per poterlo essereanch’iononostante molti miei professori me lo avrebbero fatto conoscere solo come un nome sui libri di storia, come se quella storia non avesse a nulla a che fare con me.

Davide Paternostro

 


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