di
Francesco Vitale
Il Patto Sporco non è solo un libro. No, è
qualcosa di più. È un monito per la nostra memoria e per quella, si spera,
delle nuove generazioni. È un monito perché mostra all’Italia e agli italiani
la faccia sporca dello Stato che nessuno ha voglia di raccontare. Dal giorno in
cui il presidente Alfredo Montalto ha
pronunciato il verdetto della corte d’assise la faccia sporca dello Stato è
scomparsa non tanto dalle cronache dei giornali e delle televisioni quanto
dalla coscienza collettiva. Di quel processo volutamente e precocemente messo
nel dimenticatoio nessuno sa nulla. Si, lo conoscono gli addetti ai lavori, i
giuristi, gli avvocati, i politici e le centrali di intelligence. Ma per il
resto su quella sentenza che sancisce come, nel periodo delle stragi
mafioso-terroristiche, pezzi delle istituzioni a più alti livelli trattarono
con i corleonesi di Salvatore Riina, è
calato il silenzio di tomba. E la ferita più sanguinante per un palermitano è
dover prendere atto che questo disinteresse ha riguardato in primis la
stragrande maggioranza degli abitanti della nostra città. Palermo ha avuto nei
confronti del processo Trattativa lo stesso atteggiamento assunto durante lo
svolgimento del maxi processo. E, allora come oggi, assordante suona il
silenzio dei cosiddetti intellettuali: degli scrittori, degli editori, dei politici
vecchi (si capisce perché) ma anche nuovi o nuovissimi. Silenti sono rimasti
gli universitari, i professori dei licei e le loro scolaresche. Silente è
rimasta la Chiesa.























