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venerdì, settembre 09, 2022

LA CRISI IN SICILIA. Il lavoro precario dilaga e sfonda quota 80%


Secondo l’Inps in Sicilia record di contratti a termine, in somministrazione e stagionali Allarme Svimez: “Metà dei 18 miliardi per le infrastrutture a rischio per inflazione e burocrazia”. Nel 2022 la Sicilia ha visto un’esplosione dei nuovi contratti stagionali: secondo i dati dell’Inps nel primo trimestre l’incremento supera il 150 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno prima, quando già era stato segnato il record storico

di CLAUDIO REALE

È una Sicilia sempre più precaria: secondo l’Inps nell’Isola i nuovi contratti stipulati nel 2021 sono stati nell’ 81,4 per cento dei casi a termine, stagionali o in somministrazione, con un aumento progressivo dal 75,8 per cento registrato nel 2018. La controtendenza potrebbe arrivare dalla pioggia di miliardi in arrivo nell’Isola grazie al Pnrr e agli altri investimenti comunitari, secondo i calcoli della Svimez 18,2 solo rimanendo alla spesa per le nuove infrastrutture, ma la probabilità di sprecarli è altissima: «Il rischio principale — annota il centro studi presieduto da Adriano Giannola — è che l’aumento dei prezzi delle materie prime e dei prodotti industriali porti a un rallentamento o a una temporanea chiusura dei cantieri già avviati» .

L’altra ipotesi è un ritardo nell’apertura dei cantieri decisa dagli appaltatori per non operare in perdita: « In attesa di aggiornamenti — conclude la Svimez — si può considerare come più probabile lo scenario di una realizzazione tra il 50 e l’80 per cento del programma degli investimenti fissi stimato per la Sicilia». 
Meno lavoro per tutti 
Il punto è che quel piano di investimenti è strategico per diversi motivi: per la valenza delle opere ( che riguardano vie di collegamento, efficienza della rete elettrica e connessioni) e per l’impatto sul mercato occupazionale. Secondo il rapporto “ Politiche attive e sistema delle imprese. La Sicilia polo di attrazione del Mediterraneo”, curato dalla Svimez con l’università di Catania e presentato ieri, durante la prossima legislatura arriveranno nell’Isola 13,1 miliardi di spesa per infrastrutture ferroviarie, 1,75 miliardi per la rete elettrica Terna, 2 miliardi per le strade Anas, 600 milioni per le autostrade gestite dall’ex Cas, 170 milioni per la digitalizzazione e 621 milioni divisi fra le due Autorità portuali. Investimenti essenziali per lo sviluppo dell’Isola: «La Sicilia — commenta infatti Giannola — è la porta di ingresso in Europa da sud. Ovviamente necessita di un lavoro di connessione, non solo con la Calabria ma con l’Europa» . Con quei soldi, per altro, secondo le proiezioni contenute nello studio si potrebbe poi creare una valanga di posti di lavoro: l’incremento dell’occupazione sarebbe del 5,9 per cento se il programma fosse completato del tutto, con un dato che si contrarrebbe al 3,9 se gli investimenti fossero invece completati solo per il 50 per 
cento. 


Zoppi ai blocchi di partenza 
Le materie prime, del resto, sono solo uno dei problemi. «La burocrazia — avvisa il ragioniere generale della Regione, Ignazio Tozzo— ha le proprie responsabilità, ma ci sono anche altre motivazioni, spesso sottovalutate: da un lato la mancata capacità di investire sul capitale umano, su nuove energie e nuove competenze. In Sicilia i concorsi pubblici sono bloccati da decenni» . Repubblica aveva lanciato l’allarme l’estate scorsa: fra Regione e Comuni negli organici della burocrazia mancano centinaia (secondo le stime dell’Anci addirittura migliaia) di progettisti. «Così — prosegue Tozzo — c’è poco da sperare nel futuro. Rispetto al Piano nazionale di ripresa e resilienza il rischio è che prima ancora di partire siamo azzoppati». 
Una vita da precari 
Le assunzioni negli enti locali e alla Regione, del resto, sono una priorità anche per i sindacati. «In Sicilia — avvisa il segretario generale della Cgil, Alfio Mannino — bisogna rafforza la pubblica amministrazione, altrimenti rischia di saltare tutto. Servono piani strategici. Faccio un esempio: benissimo investire sugli ospedali o sugli asili nido, ma poi serve personaleper farli funzionare. Questo si riflette su tutti i settori: l’economia siciliana è troppo fragile e per questo finisce per trovarsi con impieghi sempre più precari». 
Lo dicono i dati Inps: i nuovi contratti a termine sono passati dal 56,8 per cento di quattro anni fa al 58,4 del 2021, record di sempre, ma il vero boom ha riguardato gli stagionali, passati dal 7,4 al 12,4. E nel primo scorcio di 2022 non è andata meglio: il primo trimestre ha visto un balzo dei contratti stagionali e di quelli a intermittenza rispetto allo stesso periodo dell’anno prima, rispettivamente il 154 e il 112 per cento in più. «L’incremento della precarietà — osserva Mannino — dipende da un fattore strutturale. La nostra economia è basata su settori deboli come turismo, agricoltura, servizi alla persona. Noi non abbiamo una manifattura forte che drena occupazione stabile. Le misure che riguardano le infrastrutture possono determinare posti di lavoro più sicuri. Ma bisogna programmarli efficacemente» . Ed evitare di sprecarli. Con la beffa di doverli persino restituire all’Europa. 

La Repubblica Palermo, 9/9/2022

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