MARCO DAMILANO
Faceva impressione, ieri a Milano, durante il dibattito a Bookcity del libro curato da Gianni Cuperlo ( La parola Pace. L'utopia che deve farsi realtà , Passigli), con Barbara Pollastrini, quella sala piena di gente che voleva discutere con la segretaria del Pd Elly Schlein non di Fitto sì-Fitto no alla Commissione europea, l'ultimo rifugio dei retroscena-zombie, ma del futuro della democrazia, con intelligenza e passione.
C'era la consapevolezza che non ci sarà un tempo breve, non ci saranno scorciatoie, di fronte alla portata (e alla violenza) della sfida che la destra mondiale sta mettendo in campo dopo la vittoria di Donald Trump . La lista dei ministri e delle nomine che il neo-rieletto presidente degli Stati Uniti sta via via sfornando, il ministro della Difesa che considera i generali del Pentagono pericolosi liberal di sinistra, il ministro della Salute no-vax (e anche no-Kennedy), il ministro della Giustizia già finito sotto inchiesta, potranno sembrare tratte da un film di Mel Brooks, ma sono un programma di governo, la rappresentazione di un potere che sempre di più si proporrà di piegare le regole della democrazia al comando.
Al confronto, Matteo Salvini con la cravatta rossa, che passa dal verde padano alle felpe blu nazionalista al










































