domenica, dicembre 04, 2011

La Riina eletta a scuola può essere una buona notizia.

Francesco Palazzo
di Francesco Palazzo
L´elezione della figlia di Totò Riina nel Consiglio di circolo di una scuola elementare di Corleone, in rappresentanza dei genitori, ha suscitato, come prevedibile, molto scalpore. Per il sindaco di Corleone è una candidatura inopportuna. Il preside della scuola Finocchiaro Aprile, Mario Zabbia, la prende con più moderazione: «Si è trattato - dice - di una regolare elezione gestita nell´assoluta normalità». Aggiunge che «sarebbe opportuno spegnere i riflettori». Sì, forse gli abbaglianti accecanti è giusto attenuarli. Almeno in questo caso. Basta tenere accesa una luce modesta, per dire alcune cose. Intanto, il fatto che la signora abbia chiesto di essere inserita, non attraverso una cooptazione di qualche oscuro potentato, ma chiedendo di essere votata in un organismo democratico, è una buona notizia.
Si confronterà con altri sette genitori e vedremo cosa ne verrà fuori. Peccato che nessuno abbia notato tale aspetto. Sulla vicenda registriamo, tra gli altri, pronunciamenti più che perplessi da parte di Antonio Ingroia e Giuseppe Lumia. Il magistrato dice che fa pensare che un nome come quello di Riina riscuota consenso a Corleone. Mica tanto, però, se guardiamo i numeri. La signora Riina ha avuto appena 36 voti su 270. Se vogliamo prendere i 270 genitori votanti per il Consiglio di circolo della scuola come rappresentativi dell´intera popolazione corleonese, il cognome Riina sembra avere un peso molto limitato, appena il 13,3 per cento dei consensi. E la signora è arrivata sesta su dieci persone che concorrevano a occupare gli otto posti disponibili nell´organismo scolastico. Non sembra affatto un plebiscito imbarazzante. Né pare, visti i risultati, ci sia stato dal corpo elettorale un qualche timore riverenziale nel momento in cui ha espresso il proprio gradimento per i candidati nel segreto dell´urna. Dietro l´atteggiamento, abbastanza sereno, degli altri genitori e del dirigente scolastico possiamo scorgere un comportamento che dovrebbe indurre tutti noi alla riflessione. Piuttosto che tentare di mandare via i figli di coloro che si sono macchiati di gravi reati, gesti che fanno raggiungere le prime pagine e conferiscono un´evanescente notorietà, ma non spostano più di tanto la realtà delle cose, occorre confrontarsi con essi e far prevalere un´altra Corleone e un´altra Sicilia. Con le armi della democrazia e della partecipazione. Soprattutto dentro le dinamiche scolastiche. A tal proposito, leggiamo che ci sarà da stipulare una convenzione tra la scuola corleonese in questione e Addiopizzo, con conseguenti lezioni sulla cultura antimafia. Benissimo. Quelle lezioni le ascolteranno tutti, sia i ragazzi e le famiglie che hanno fatto una precisa e ragionata scelta antimafia, e sono tanti anche a Corleone, sia quelli che ancora non l´hanno maturata o stanno ancora sull´altro versante. Dovremmo ormai aver capito, da tempo, che impartire ammaestramenti legalitari e antimafia a coloro che già sono d´accordo con noi può forse gratificarci, ma è come sfondare una porta aperta, peraltro in un ambito spesso molto ristretto di popolazione. Infine c´è l´appunto sollevato dal senatore Lumia. Se la signora Riina vuole dare un contributo alla società, deve prima dire no a Cosa nostra e poi convincere i suoi familiari a collaborare con la giustizia. Altrimenti, ritiene l´esponente democratico, questo è solo un modo per ribadire una presenza, che va respinta e isolata. Non sappiamo se questa sia la reazione giusta nel caso specifico. Probabilmente leggere continuamente il mondo con lo stesso cannocchiale non sempre aiuta. Forse, molto più semplicemente, il figlio della Riina ha chiesto alla madre un coinvolgimento più diretto nella sua vita scolastica. Come fanno tanti figli. In ogni caso. Siamo così sicuri che rapportandosi con altri genitori la signora non arrivi a interrogarsi sul passato e il presente della sua famiglia e sul suo futuro? Altrimenti, e questo sarebbe un vero fallimento, dovremmo candidamente ammettere che genitori e figli escono dagli ambienti scolastici così come ci sono entrati.
LA REPUBBLICA PALERMO – SABATO 03 DICEMBRE 2011

Nessun commento: