lunedì, dicembre 19, 2011

Adesso che Corleone è una città...

di DINO PATERNOSTRO
Adesso che Corleone è una città, bisogna che i corleonesi imparino sempre più e meglio a non essere sudditi, ma cittadini titolari di diritti e di doveri. Sembra facile, ma non lo è per niente. A cominciare dalla classe dirigente, bisogna che dia prova di sapere e volere governare la comunità con serietà, spirito di sacrificio e di equilibrio, trasparenza, legalità. E quindi, smetterla di spacciare i diritti per favori, smetterla di perseguire il proprio tornaconto, basta privilegiare i giochetti della politica politicante. Avanti tutta, invece, con la ricerca delle pari opportunità, col rigore, con la capacità di produrre sviluppo nella legalità. Da un nuovo impegno non sono, evidentemente, esentati i cittadini normalmente democratici. Devono (dobbiamo) essere loro (noi) a pretendere il rispetto dei nostri diritti, piuttosto che ricercare favori. A fare il proprio dovere, in tutti i settori, in tutte le occasioni. Se, tutti insieme, sapremo fare questo, allora Corleone sarà una città capace di aprirsi al mondo e di dare fiducia al mondo. E che dal mondo avrà apertura e fiducia. E possiamo riuscirci, se faremo riferimento alle nostre gloriose tradizioni. Allo spirito solidare e combattivo della Corleone dei Vespri siciliani del 1282, quando insorse - appena dopo Palermo - contro gli Angioini, cacciandoli dalla Sicilia. Alla Corleone venduta per ben tre volte dal Demanio regio per fare cassa, ma per ben tre volte riscattata dai suoi cittadini. Alla Corleone che ha dato due santi alla Chiesa cattolica: San Leoluca e San Bernardo. Alla Corleone del movimento contadino, guidato da Bernardino Verro prima e da Placido Rizzotto dopo. Alla Corleone dei bambini della scuola elementare e delle sue maestre, che il 2 giugno 1992, pochi giorni dopo la strage di Capaci, sfilarono per le vie di Corleone, gridando: "Giovanni Falcone, non dovevi morire. Firmato i bambini di Corleone". Alla Corleone dei sindaci, dei sindacalisti e dei giornalisti coraggiosi, che anche in questi ultimi anni hanno saputo dire "no" alla mafia e alla sua cultura di morte, affermando i valori della solidarietà e dello sviluppo nella legalità. Alla Corleone che ha saputo ribadire con forza di non gradire la presenza in paese di rampolli dei boss mafiosi, di non tollerare che qualche stupido gli dia loro il "bentornato", di non condividere l'elezione nel consiglio di circolo la figlia primogenita di Ttò Riina. Auguri, Corleone! Grazie, presidente Napolitano!
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della seduta consiliare e della scopertura della targa

1 commento:

Leoluca Criscione ha detto...

Caro Dino, come non condividere!!! Il fatto, che prima eravamo 'comPAESAni e adesso siamo conCITTAdini, a mio giudizio, è secondario. Corleone sta cambiando, gli esempi da te descritti lo testimoniano! E anche i conCITTAdini sparsi per il mondo vorrebbero (vorremmo) una Corleone piu' "normale". E i 'Corleonesi nel mondo' (piu di 20 mila), come ho avuto modo di far presente in diverse occasioni, potrebbero (potremmo)dare un contributo socio-economico-culturale, determinante! Il sindaco Iannazzo aveva fatto un tentativo, visitando i Corleonesi in Brasile, USA e Svizzera, ma si è trattato piu' di gite turistiche (come ho apertamente scritto in passato. Ci vuole piu' lungimiranza! Un CORdiaLEONESE augurio di buone feste, Leoluca Criscione