mercoledì 25 gennaio 2012

La Camera del lavoro di Palermo ha festeggiato i 90 anni di Nicola Cipolla

Nicola Cipolla con Maurizio Calà e Mariella Maggio
I novant’anni di Nicola Cipolla, «monumento storico» della sinistra siciliana, sono stati festeggiati martedì scorso dai suoi amici e dal gruppo dirigente della Camera del lavoro di Palermo, che lui rifondò nel 1944, insieme al mitico Cesare Sessa, dopo il “buio” del ventennio fascista. A fianco del segretario generale Cesare Sessa, già deputato comunista prima dell’avvento del fascismo, Cipolla lavorò intensamente per riorganizzare le diverse categorie di lavoratori. Ma gli Americani deportarono Sessa in un campo di concentramento algerino e lui, all’età di 24 anni, rimase da solo a dirigere la Camera del Lavoro del capoluogo dell’Isola. «Il 18 ottobre 1944 – ha ricordato nel suo intervento alla festa - riuscimmo a firmare il primo accordo sindacale col commissario prefettizio del comune di Palermo, barone Enrico Merlo, in base al quale si concedeva a tutti i dipendenti comunali un’anticipazione di mille lire nette». LEGGI LA PAGINA MONOGRAFICA SU "LA SICILIA"


L'INTERVISTA A NICOLA CIPOLLA

Carissimo senatore Cipolla, auguri per i tuoi 90 anni ben portati! Come vedi il Mondo, l’Europa, l’Italia e la Sicilia di oggi? Temi che l’attuale crisi travolgerà tutti?
Antonio Gramsci diceva che bisogna coniugare:  “Il pessimismo della ragione e l'ottimismo della volontà”. Occorre guardare con il pessimismo della ragione alle gravi crisi attuali,  economiche e soprattutto, ambientali annunciate da un crescendo di disastri che colpiscono anche il nostro paese. Assistiamo, però, allo sviluppo di forze sociali e culturali che, con la loro azione, dimostrano che è possibile contrastarne e persino, in prospettiva, rovesciarne l'andamento. I referendum del 12 e 13 giugno  non solo hanno sconfitto il governo Berlusconi, la cui crisi finale è cominciata proprio con i referendum, ma anche l'indifferenza e l'ostilità di larghi settori  del PD. A questo movimento ho dedicato, collaborando con i compagni del CEPES fondato assieme a Pio La Torre nell'ultima fase della sua attività in Sicilia,  il lavoro di questi  ultimi anni con “l'ottimismo della volontà” collegando questa azione a quella condotta, nel lontano 1945-'46, sotto la guida di Li Causi assistito dal genio bonificatore di Mario Ovazza e con il sostegno del movimento contadino per la Riforma agraria, per approvare, assieme allo Statuto,  le  leggi per la totale pubblicizzazione delle acque che hanno portato alla costruzione di 40 dighe per oltre 1 miliardo di mc. Nel 1944 la Piana di Catania era il deserto descritto da Giovanni Verga nella novella Malaria oggi è Il giardino degli aranci di cui parla Vincenzo Consolo. Mario Ovazza, dopo avere  dato il suo contributo all'elaborazione delle due leggi,  per quattro legislature fu eletto deputato, del Blocco del Popolo prima e del PCI poi, proprio in  provincia di Catania contribuendo a formare  un gruppo dirigente di intellettuali e di braccianti capace di condurre  la battaglia per la costruzione delle dighe, per l'irrigazione e per l'assegnazione delle terre della Riforma agraria.  Nella concezione di Li Causi, di Ovazza e della Confederterra, che io dirigevo, la R.A. non poteva consistere soltanto nella ripartizione delle terre tra i contadini ma doveva apportare una trasformazione profonda di tutta l'agricoltura.
La legge di R.A. siciliana, certamente nelle intenzioni del governo di centro-destra di Restivo, costituito sotto l'influsso di don Sturzo, dopo la strage di Portella della Ginestra, doveva essere una controriforma. Non lo è stata del tutto perchè il latifondo non esiste più, oltre cento mila ettari di terra sono stati espropriati ed assegnati ai contadini, determinando la fine del governo Restivo, e centinaia di migliaia di ettari sono stati venduti e concessi in enfiteusi che poi sono state ridotte e in pratica annullate ad iniziativa del nostro movimento. Dolorosa è stata certamente l'emigrazione di massa verso le zone di sviluppo industriale del nord (perchè in Sicilia la politica industriale è fallita) così come è avvenuto in tutto il mondo nel secolo scorso in qualunque paese in via di industrializzazione sotto i più diversi regimi. 

Che giudizio dai sul governo tecnico presieduto dal prof. Mario Monti? E sul governo della Regione Sicilia presieduto dall’on. Raffaele Lombardo? Sinceramente, rimpiangi la Prima Repubblica?
Il bicchiere della storia è sempre mezzo pieno e mezzo vuoto rispetto alle aspettative più avanzate. E'  certamente positivo il fatto che Berlusconi, non solo per il voto di 27 milioni di cittadini ma anche delle pressioni della UE, della Germania e  per l'azione del Presidente Napolitano,  ha concluso 18 anni di dominio politico. Il governo dei tecnici è una sconfitta delle forze politiche dominanti del centro-destra e del centro-sinistra. Nel suo programma presenta, però,  in forma più efficiente i principi di privatizzazione e di pseudo liberalizzazione che sono stati la causa dell'arretramento economico del nostro paese. Sorge, però, un'opposizione da parte di strati importanti dei lavoratori  e della stessa cultura di sinistra.  Anche il governo Lombardo è frutto della  riforma dello Statuto promossa dal governo Capodicasa-Cuffaro. Per sessant'anni, con lo Statuto  elaborato dai partiti del CdL non si erano interrotte legislature. Altro che miglioramento della governabilità! 
La riforma ha snaturato il carattere dell'ARS, che ha poteri legislativi non paragonabili con quelli delle altre regioni, e Lombardo ha potuto, con la minaccia delle dimissioni che avrebbero portato allo scioglimento dell'ARS, ricattare i novanta deputati che così avrebbero perso  i rilevanti privilegi in materia di retribuzioni e  pensioni. Ti ricordo che all'epoca in cui io ero deputato regionale e poi senatore il livello degli stipendi e delle altre agevolazioni  era  un quarto di quello attuale  dopo la fine del PCI, che si era sempre opposto ad  aumenti  delle prebende parlamentari e del sistema proporzionale elettorale che tanto giova al progresso politico della Germania.
Lombardo, poi,  continua l'incredibile vicenda di subordinazione della sinistra a forze politiche di destra, iniziata da Occhetto con il sostegno, dopo l'assassinio di Mattarella, al governo del limiano D'Acquisto.

Ancora oggi, conduci battaglie a difesa dell’ambiente e per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Perché?
Condivido le ragioni che hanno spinto avanguardie di scienziati e poi grandi movimenti internazionali a mobilitarsi contro il pericolo  mortale  per l'esistenza della vita nel nostro pianeta, così come oggi la conosciamo, causato da due secoli di sviluppo industriale che hanno ri-immesso nell'atmosfera  i composti di carbonio che in milioni di anni di rivolgimenti erano stati sepolti nelle viscere della terra. Il  carbone e il petrolio, hanno anche  scatenato una lotta tra gli stati  e tra le forze capitalistiche per monopolizzare queste risorse non universalmente distribuite. Da qui tutte le guerre che si sono succedute fino alle ultime della Libia, dell'Iraq, dell'Afghanistan, etc. La mobilitazione internazionale aveva portato, nel 1997,  alla firma degli accordi di Kyoto. Alla recente conferenza di Durban gli USA, che non   firmarono quegli accordi, sono riusciti ad impedire che  si potesse approvarne una continuazione (gli accordi scadono nel 2012) ed anche un necessario miglioramento. Ritengo, poi, che il superamento  della crisi  ambientale, a  livello nazionale e siciliano, può risolvere anche i problemi della crisi economica in quanto permetterebbe di aumentare investimenti e occupazione. Pensa quanti operatori qualificati occorrerebbero per coprire in base ad un piano  tutti i tetti degli edifici pubblici e  privati di pannelli solari  fotovoltaici e quante fabbriche potrebbero svilupparsi. Il caso della STM di Catania in crisi che trova una parziale soddisfazione ai suoi problemi occupazionali con  l'apertura di un modesto settore destinato alla produzione di pannelli solari, può essere moltiplicato, tenendo presente che l'Italia nell'ultimo anno, (per una volta abbiamo la materia prima: il sole) ha raggiunto la prima posizione al mondo nell'istallazione di pannelli solari. Invece il governo Berlusconi prima ed ora il governo Monti hanno ridotto gli incentivi per il solare e addirittura bloccato, come del resto aveva fatto Lombardo, l'eolico paralizzando l'unico settore in crescita dell'economia. Sconfiggere la lobby energetica, sorta a seguito della sbagliata privatizzazione dell'Enel  e dell'Eni, è il compito del movimento del 12 e 13 giugno che va precisando, giorno per giorno,  i suoi obiettivi e la sua capacità di azione.

Martedì scorso, la Camera del lavoro di Palermo, che hai fondato nel 1944, insieme a Cesare Sessa, festeggerà i tuoi 90 anni. Che effetto ti fa? Com’erano Palermo e la Sicilia negli anni ’40? Davvero avevano fame di terra e sete di libertà?
Ho cominciato la mia attività di sindacalista nel 1944 dirigendo, da socialista, assieme al comunista Cesare Sessa, la ricostituita CdL di Palermo, osteggiata dall'amministrazione del sindaco Tasca, separatista, feudatario e  legato alla mafia del vallone di Calogero Vizzini, Genco Russo e Calogero Volpe, e dalla stessa amministrazione dell'Amgot che sosteneva una organizzazione  costituita dagli ex dirigenti dei sindacati fascisti. In questo clima Cesare Sessa fu arrestato per una manifestazione condotta a Raffadali, dove era stato acclamato sindaco, contro la politica annonaria dell'Amgot. Attorno a me e ad altri compagni giovani restarono i militanti dei  sindacati disciolti dal fascismo, ultracinquantenni, che ricordavano Giovanni Orcel. La Sicilia degli anni '40, subito sopo l'occupazione Alleata, aveva sopratutto fame e macerie. “Pane  e pasta” erano le parole d'ordine degli scioperi spontanei che si sviluppavano nelle città e nelle campagne. Questa fame fu  trasformata in una molla per lo sviluppo di un grande movimento che aveva, come dici tu: “fame di terra e sete di libertà”. Protagonisti di questo movimento furono i compagni che si ricordavano, come a Corleone e negli altri di antica tradizione, dei Fasci  e del socialismo, di Bernardino Verro, di Alongi e degli  altri martiri del movimento. A questi si unirono giovani reduci, come Placido Rizzotto, formatisi nella guerra partigiana. Si sviluppò, così, in condizioni estremamente difficili un grande movimento. Come dirigente, prima della CdL e poi della Confederterra regionale, ho contribuito alla  valorizzazione di questi dirigenti locali, trepidando per i pericoli a cui si esponevamo. La nostra organizzazione  era molto povera per cui spesso ci muovevamo  a piedi da un Comune all'altro, dormivamo e mangiavamo, assieme a Francesco Renda e  Pio La Torre,  nelle case dei contadini dirigenti delle varie  sezioni fraternizzando con le loro famiglie  (anche nella casa di Epifanio Li Puma).  Sono grato, perciò ai compagni della CdL di Palermo che con la loro iniziativa mi fanno ricordare i momenti più importanti e decisivi della mia vita di intellettuale del ceto medio che aveva iniziato una promettente  carriera universitaria  che ho lasciato per dedicami totalmente ad una causa che ancora oggi anima i miei 90 anni.
(intervista di Dino Paternostro) 


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