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lunedì, gennaio 17, 2022

Biblioteca delle donne e Udi Palermo: lettera aperta ad Antonella Azoti


Cara Antonella, prima che scoppiasse il covid avevamo deciso di discutere con te nella nostra sede in via Lincoln del tuo libro “Ad alta voce” in cui hai ricostruito, con la storia di tuo padre Nicoló, sindacalista assassinato dalla mafia nel 1945, una pagina importante della storia non solo tua personale ma di tutto il nostro paese.

Avevamo parlato della necessità di riflettere a partire dalla tua esperienza su che cosa aveva comportato in termini di sofferenza umana, di rinunce  e difficoltà economiche, per tanti familiari, soprattutto bambine/i, la tragica scomparsa del padre per mano della mafia e se le forze di sinistra avrebbero potuto/dovuto  fare di più, in quegli anni particolarmente duri del dopoguerra, per mostrare vicinanza umana e sostenere economicamente le famiglie di uomini che coraggiosamente avevano rischiato la vita per la giustizia sociale e la dignità umana.


Tu ci avevi regalato il tuo libro, contenta che fosse custodito anche nella biblioteca dell’associazione delle donne, in cui giovanissima maestra avevi dato il tuo contributo nella lotta, durata quasi 10 anni, per la graduatoria unica nella scuola elementare. Era stata una lotta in cui tu insieme a tante altre maestre siciliane eravate state protagoniste in Italia, smentendo lo stereotipo che vuole le donne siciliane sempre indietro. Era umiliante e insopportabile, dicevi, non riuscire ad avere un’occupazione solo perché erano assunti prima gli uomini, a prescindere dal merito.


Ricordavi il grande impegno e l’affetto delle donne dell’UDI, di Anna Nicolosi Grasso, Lina Caffaratto Colajanni insieme a cui sei ritratta in una bella foto su Noi Donne del maggio 1965. Ma soprattutto eri grata ad Antonietta Marino Renda che per farti lavorare, ne avevi bisogno, ti aveva ceduto delle ore del suo incarico nelle scuole popolari.


Nel 1992 dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio avevi rotto il silenzio su quel lutto che bambina di 4 anni ti aveva colpito così violentemente e avevi deciso di raccontare e di denunciare “ad alta voce”, ma sempre con i toni pacati e la dolcezza che ti caratterizzava, che niente le istituzioni in quegli anni avevano fatto per assicurare alla giustizia gli assassini mafiosi e i loro mandanti. E da allora con determinazione non ti sei più fermata, sostenuta nel tuo impegno dal tuo amato Zino. Non c’è stata iniziativa politica, manifestazione, incontro … in cui non vi si vedesse una accanto all’altro.

Carissima Antonella, ci dispiace moltissimo non essere riuscite a realizzare insieme a te quanto ci eravamo proposto ma ti promettiamo che faremo di tutto per fare conoscere la tua storia.

Biblioteca delle donne e Udi Palermo

17/1/222

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