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venerdì 23 luglio 2021

GLI STATI GENERALI. Voglia di futuro: la Sicilia democratica lancia la sua sfida


L’assemblea nata da un appello di “Repubblica” ha riunito ai Cantieri un popolo eterogeneo che resiste ai populisti

di CLAUDIO REALE

L’istantanea è una platea con le Acli e il Pride seduti uno accanto all’altro, con il diciassettenne Francesco Gitto vicino a Carlo Vizzini, che era stato ministro vent’anni prima che lui nascesse. E i numeri, nonostante un assolato giovedì pomeriggio di luglio, ci sono: gli Stati generali della Sicilia democratica, ai Cantieri culturali di Palermo, decollano nel segno della partecipazione, con un dibattito ricco di temi e sorprendentemente unitario. I partiti sono presenti, ma siedono in seconda fila, a volte in terza: il segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo dice alla fine di aver «sentito molte pietre miliari del nostro percorso» , il leader dei Centopassi Claudio Fava invita a «non limitarsi a fare la somma delle singole proposte» , il deputato grillino Luigi Sunseri chiede «incontri tematici territoriali» per costruire il resto del percorso, ma in primo piano ci sono soprattutto il mondo delle associazioni e dei movimenti. 

Da quelle voci, spesso, arrivano prese di posizione anche molto spigolose nei confronti dei partiti. L’applauso più lungo, ad esempio, interrompe l’intervento molto critico di Luigi Carollo del Palermo Pride: « O stai con le organizzazioni non governative o stai con la guardia costiera libica e rifinanzi le missioni – sbuffa – Non dobbiamo arrenderci all’egemonia culturale della destra: magari la facciamo perdere, ma portiamo quel pezzo di cultura dentro di noi». «Adesso – rivendica Nino Tilotta del comitato organizzatore – è necessario rispetto. Spesso, a sinistra, abbiamo rispettato quello che ci sta accanto meno del nostro avversario » . « Nelle nostre analisi – riflette Mariangela Di Gangi del Laboratorio Zen Insieme – dimentichiamo sempre l’inclusione. Anzi: adesso il tema diventa l’espulsione di amplissime parti della città. Ci manca il punto di vista del 90 per cento della gente». 

Certo, in effetti alcuni intervengono già da candidati in pectore. Il grillino Giampiero Trizzino parla come chi è in corsa per il dopo- Orlando: attacca il sindaco di Palermo sulle politiche per la costa sud, ad esempio, e intanto rivendica le politiche per l’ambiente. Sunseri e Fava, invece, si muovono da aspiranti presidenti della Regione: « La nostra collezione di primi passi – tuona ad esempio il secondo – è infinita e inutile. Nascondiamo le nostre battaglie dietro l’identità, e finiamo per diventare neutrali». La preside dello Sperone Antonella Di Bartolo, che tiene le fila del dibattito, però, detta i tempi con una sveglia che suona ogni tre minuti, per evitare interventi troppo lunghi. Non c’è il rischio di annoiarsi: si leva una luna quasi piena, ma non è ancora tardi quando il dibattito si conclude con l’intervento di Salvo Lipari dell’Arci, che parla della costruzione di un progetto che «parte da Palermo e ha ambizioni regionali. Proveremo a riconnettere i vari pezzi, dalla società civile organizzata agli amministratori». 

Già, gli amministratori: perché uno dei pezzi più citati della kermesseproviene dai loro interventi. 

Maria Terranova, la sindaca che a Termini Imerese ha dimostrato che una vittoria giallorossa è possibile anche in Sicilia, prende la parola fra i primi e invita tutti alla concretezza dicendo che « i Comuni vivono una situazione disastrosa. Non possiamo partecipare ai bandi perché non abbiamo i soldi per progettare. Il Pnrr, al momento, resta solo una bella sigla scritta lì», taglia corto. Da lei raccoglie il testimone, in collegamento, il sindaco di Siracusa Francesco Italia: « Il problema – commenta - è proprio a chi si rivolge la politica. Il confronto è di fondamentale importanza». 

«Gli amministratori – prosegue il suo collega di Troina Fabio Venezia – hanno bisogno di essere coinvolti. Bisogna riconnettere le classi dirigenti » . 

Mettere insieme i pezzi, già. Ognuno, in questo grande fiume che è la Sicilia democratica, porta il suo affluente. Cleo Li Calzi, responsabile del dipartimento Sviluppo economico per il Partito democratico di Palermo, annota ad esempio un’anomalia: «Le questioni dell’occupazione femminile e giovanile – sillaba – non devono essere trattate al ministero delle Pari opportunità, devono essere trattate al ministero dell’Economia » . « “ Io – le farà sponda più tardi Manuela Parrocchia di Sinistra Italiana – non sono una minoranza. Non possiamo accettare che le donne siano trattate come tali » . « Qui – si compiace Barbagallo – si va verso la costruzione di un centrosinistra allargato. Ad esempio sono contento che ci siano molti esponenti del Movimento 5 Stelle qui. Adesso bisogna centrare il dibattito sulle idee». 

Un inizio c’è. La Sicilia democratica, finalmente, batte un colpo. Ora bisognerà costruire gli altri. 

La Repubblica Palermo, 23/7/2021

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