mercoledì, ottobre 08, 2014

Mafia, arrestato Antonino Messicati Vitale, boss di Villabate

Antonino Messicati Vitale
Oggi a Ficarazzi, il Nucleo Investigativo di Palermo dei Carabinieri ha dato esecuzione al fermo di indiziato di delitto emesso dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di Antonino MESSICATI VITALE, ritenuto responsabile dei reati di associazione mafiosa e tentata estorsione. Il MESSICATI VITALE, qualche mese prima dell’operazione Sisma (aprile 2012), con cui veniva eseguito un provvedimento di custodia cautelare nei confronti di appartenenti al mandamento mafioso di Misilmeri – Belmonte Mezzagno, si era allontanato dal territorio nazionale, evitando di esser tratto in arresto. Il 7 dicembre 2012, a seguito di articolate indagini del Nucleo Investigativo di Palermo, veniva localizzato in un villaggio turistico di Bali e, grazie alla collaborazione dell’Interpol, tratto in arresto.

Solo il successivo 11 dicembre 2013 veniva estradato in Italia e contestualmente sottoposto all’obbligo di dimora nel comune di Ficarazzi (PA).
L’odierno provvedimento di fermo nasce dalle accertate responsabilità del MESSICATI VITALE in ordine alla sua perdurante appartenenza a Cosa nostra, quale reggente della famiglia mafiosa di Villabate, e al pericolo di fuga rilevato in sede investigativa.

LE INDAGINI
Le responsabilità penali cristallizzate nel provvedimento di fermo derivano da indagini successive alla sua estradizione. In particolare, è stato documentato il ruolo del MESSICATI VITALE di capo famiglia di Villabate e di responsabile di un tentativo di estorsione in danno di un commerciante di carni della zona.
Il suo spessore criminale viene evidenziato appieno dal rinvenimento di un pizzino a lui fatto recapitare dal sodale GIRGENTI Silvestro il quale, gioielliere di Bagheria e creditore di altri affiliati, si rivolge a chi gode di indiscussa autorevolezza per avere una intercessione e ottenere la restituzione del denaro.
Ma la storia mafiosa di MESSICATI affonda le proprie radici molto più lontano. Già con le indagini Sisma, Argo e Reset, con cui sono stati disarticolati i mandamenti mafiosi di Misilmeri –Belmonte Mezzagno e Bagheria, era stato evidenziato il suo ruolo di vertice tanto temibile quanto spregiudicato.
E i collaboratori di giustizia, quelli passati e quelli recenti, ne confermano in modo inequivocabile la caratura mafiosa.
In particolare, LO VERSO Stefano, nel 2011, dichiarava: “... Nel 2010 durante la detenzione con COMPARETTO, dallo stesso ho appreso che “a Villabate si muoveva Tonino MESSICATI che era uscito da poco dal carcere” e “TONINO è un tipo che per il quale andare ad uccidere una persona è come comprare un pacchetto di sigarette ...”.
Successivamente, FLAMIA Sergio Rosario definiva MESSICATI VITALE Antonino “il vero capo del mandamento di Bagheria … un uomo d’onore della famiglia di Villabate molto influente e potente … addirittura sovraordinato a ZARCONE Antonino”.
Queste dichiarazioni trovano ulteriore conforto in quanto esternato recentemente da ZARCONE Antonino: “E’ … uomo d’onore di Villabate. Dopo l’arresto di Giovanni D’AGATI ha preso in mano la direzione della locale famiglia ed ha anche favorito la latitanza di Gianni NICCHI … Nel 2011 io sono stato affiliato nella famiglia di Villabate anche se dovevo fare parte della famiglia di Bagheria, alla presenza dei fratelli MESSICATI VITALE, Tonino e Fabio, e LAURICELLA … Io, Gino DI SALVO e Tonino VITALE avevamo un ruolo direttivo del mandamento di Bagheria; Nicola GRECO era all’oscuro della nostra affiliazione …”.

IL PERICOLO DI FUGA
La capacità a eludere le investigazioni del MESSICATI VITALE Antonino era già emersa nell’ambito della vicenda giudiziaria che portò alla sua cattura in territorio indonesiano.
Le intercettazioni sul suo conto avevano consentito di accertare come il MESSICATI VITALE Antonino, già titolare di un passaporto italiano, si fosse adoperato non solo per procurarsi un passaporto falso ma anche per acquistare maschere in silicone ad alta definizione.
Questo particolare interesse è emerso anche negli ultimi giorni. Da qui il timore del pericolo di fuga e il conseguente provvedimento di fermo.


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