mercoledì, ottobre 08, 2014

Il nuovo libro di Enzo Ciconte: "Storia dello stupro. E di donne ribelli"

Il prof. Enzo Ciconte
di SILVANA MAZZOCCHI
UOMINI deboli, fragili, incapaci di gestire sentimenti ed emozioni. Uomini violenti, che uccidono, stuprano, che non sanno amare e cedono a un perverso senso del possesso, del dominio e della sopraffazione. Sono già più di centocinquanta le donne uccise dagli uomini nei primi otto mesi di quest'anno. Una contabilità macabra che rappresenta la punta estrema di un fenomeno che da sempre produce stupro e violenza. Ma anche ribellione e coraggio, quello delle donne che riescono a reagire, a denunciare. Specchio di una realtà che, a fronte di leggi evolute, mostra tuttora il volto più  arcaico del rapporto tra i sessi, con l'uomo che pretende di essere padrone della donna alla quale chiede arrendevolezza e obbedienza. E che, se smentito, può stuprare, violentare, anche uccidere.


Utile a comprendere le radici del male oscuro che genera quel fenomeno che, con brutta parola, viene ormai definito femminicidio, è Storia dello stupro e di donne ribelli (Rubettino editore), ultimo libro di Enzo Ciconte, docente di Storia della criminalità organizzata all'Università Roma Tre ed esperto di 'ndrangheta, tema al quale ha dedicato numerosi saggi. Consultando migliaia di pagine e dossier di processi per stupro tenuti in tante parti d'Italia fin dal secolo scorso o anche prima, Ciconte ci mostra donne capaci di portare in giudizio i loro stupratori, ribellandosi al luogo comune che le bollava se non proprio consenzienti, almeno non sufficientemente "resistenti" al loro violentatore. Un modo di pensare che trasformava lo stupro in un atto che, sebbene subìto, proprio perché non radicalmente contrastato ( e dunque riscattato) con la morte, copriva di vergogna e di ludibrio le donne che ne erano vittime, condannandole alla vergogna, alla solitudine, al convento o addirittura al meretricio.

Storie non così antiche nel tempo e pregiudizi duri a morire, che ancora sopravvivono. Ed ecco, nel libro di Ciconte, sfilare le tante donne che hanno avuto il coraggio di denunciare, di affrontare le aule di giustizia, di rivendicare libertà e autodeterminazione. Donne che non hanno accettato né danaro né matrimonio, a riparazione dello stupro, ma che hanno preteso la condanna dei loro aguzzini. Non molte, forse, rispetto alla massa di coloro che hanno invece sopportato e pagato colpe non loro , ma che hanno comunque rappresentato il seme, la testa d'ariete, il filo rosso che oggi si è trasformato in una nuova consapevolezza dei diritti, diffusa e comune. E non solo da parte delle donne. Perché, accanto a quella minoranza di uomini, mariti o partner violenti e padri incestuosi o assassini, c'è una maggioranza di uomini diversi, parenti che ricorrono alla giustizia e non alla vendetta e giudici che emettono sentenze giuste.

E' una storia preziosa e in gran parte sconosciuta quella scritta da Ciconte, che non rivela fatti eclatanti o sorprendenti ma che, nell'ordinare e cucire insieme episodi di vita e microstorie di coraggio, mostra una delle tante facce dell'emancipazione femminile; un affresco di genere che molto può raccontare della realtà di oggi.

Lo stupro, antica forma di sopraffazione, perché la necessità di raccontarne la storia?
"Lo stupro è un atto di violenza, di prepotenza e di sopraffazione di uno o più uomini nei confronti di una donna che non accetta un rapporto sessuale. L'atto è lo stesso e si ripete con una frequenza impressionante in tutte le epoche storiche. Farne la storia è però utile a disegnare nuovi scenari. Perché ci sono molte varianti da un'epoca a un'altra e perché, nel tempo, sono cambiati i comportamenti delle donne e degli uomini. Le donne non sempre accettano di subire in silenzio, anzi reagiscono, denunciano, indicano i nomi dei loro stupratori. E fanno di più: non accettano una ricompensa in denaro per la violenza subita e si rifiutano di sposare chi le ha violate, respingendo il cosiddetto matrimonio riparatore. Anche gli uomini cambiano, modificano la loro immagine della donna e la cultura che aveva dipinto le fanciulle come prede da conquistare. E i parenti delle vittime, invece di farsi giustizia con le proprie mani, ricorrono ai tribunali".

Quali connessioni vede tra lo stupro e il fenomeno ormai definito femminicidio?
"Femminicidio è parola terribile, agghiacciante, usata da qualche tempo a questa parte per indicare la soppressione violenta di una donna da parte di un uomo, marito, convivente, fidanzato, amante che sia. C'è una stretta relazione tra lo stupro e il femminicidio. Al fondo di tutto c'è il fatto che l'uomo non riconosce alla donna una volontà propria, un'autonomia di comportamento. La donna deve sottostare ai voleri dell'uomo, altrimenti esso è autorizzato a stuprarla o a ucciderla.
Quanto a definirlo Uomo, che uomo è chi tratta così una donna?  Al fondo di tutto, stupro e femminicidio svelano in modo drammatico l'incapacità quell'uomo a conquistare una donna, ne mettono a nudo la fragilità, la debolezza, l'inconsistenza umana che vengono mascherate con la prepotenza, la tracotanza, la violenza estrema. Non c'è amore dietro questi episodi e neanche desiderio sessuale. Ci sono prepotenza, voglia di dominio, di sopraffazione. Uomini che pensano di essere forti, e che, invece, sono fragili, deboli".

Oggi le donne denunciano di più, che cosa dovrebbero fare gli uomini?
Uomini e donne hanno fatto passi da gigante rispetto al passato, più le donne che gli uomini in verità. Questi devono sicuramente fare di più soprattutto nel superare una vecchia cultura che affonda le sue robuste radici nel fondo oscuro della storia dell'umanità e che ogni tanto riemerge. È l'idea della donna che deve essere radicalmente mutata perché la donna è cambiata in profondità. E sono questi mutamenti che non sono accettati da tutti. Per alcuni uomini è difficile convivere con l'idea che non possono più comandare e controllare una donna, che non ne possono disporre vita e destino, che non possono governare desideri e pensieri. Le loro identità di maschi erano legate al dominio e all'ossessione del controllo. Adesso, con le donne che sono cambiate, si sentono privi di identità, smarriti, senza senso, esposti, fragili. E reagiscono con violenza. È un fatto di cultura; e perciò è necessario in ogni modo intensificare una forte battaglia culturale. Le leggi ci sono già, a conferma di come le cose siano cambiate per la grande maggioranza degli uomini".

Enzo Ciconte
Storia dello stupro. E di donne ribelli
Rubettino
Pag 385, euro 15



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