11/08/2026

A Corleone nel 1954 Santi «vietati», processione scortata


Nel 1954 a Corleone il decano Alonzo Bajada proibì l’uscita delle 40 statue per restituire religiosità al corteo del Corpus Domini. La gente, però, non capì. Ci furono minacce e fu necessario l'intervento armato di oltre 200 tra carabinieri e poliziotti

DINO PATERNOSTRO

Quel giorno del 1954 a Corleone la tensione era altissima. La mattina presto, da Palermo erano arrivati tre camion di carabinieri e tre di poliziotti. Circa 200 uomini armati fino ai denti, che avevano in dotazione persino delle mitragliatrici pesanti. In poche ore, obbedendo agli ordini superiori, le sistemarono sui tetti, lungo le vie principali del paese. Una, addirittura, venne piazzata sul campanile della Matrice. Collocate le armi pesanti, poliziotti e carabinieri cominciarono a presidiare le strade e le piazze, tenendo il paese in vero e proprio stato d’assedio.


Poi cominciò la snervante attesa del pomeriggio,quando, da piazza Garibaldi, ebbe inizio la processione più importante di Corleone, quella del Corpus Domini, che quell’anno vide la partecipazione dell’arcivescovo di Monreale, monsignor Francesco Carpino, che portava l’ostensorio. Accanto all’alto prelato c’era il decanodi Corleone, Alonzo Bajada, e poi tutte le autorità, seguite da migliaia di fedeli. Quel giorno, infatti, poliziotti e carabinieri non erano arrivati a Corleone per fare una retata di mafiosi o di loro fiancheggiatori, ma per scortare la processione del Corpus Domini. Un fatto del genere non era mai accaduto. Ma quello era un anno particolare, perché il decano si era messo in testa di consumare uno "strappo" con la stragrande maggioranza dei fedeli, vietando la presenza delle statue dei santi alla processione. Bajada aveva avuto l’appoggio dell’arcivescovo e di pochi corleonesi colti, convinti che la sfilata di oltre 40 statue insieme al Sacramento trasformasse il corteo in un vero rito pagano. «Sono contro un’apparenza di cristianesimo, predico il cristianesimo integrale, non faccio sconti», aveva detto Bajada. «Il problema nasceva dal fatto -scrive Nonuccio Anselmo nel terzo volume di "Corleone Novecento" - che non tutti i santi avevano una vera confraternita e molte statue potevano uscire solo perché si pagavano portatori raccogliticci. Per le strade della lunghissimaprocessione, c’erano molti devoti pronti ad offrire da bere ai sudatissimi portatori. Così, quando il clima cominciava a surriscaldarsi, più che giaculatorie, attorno alla processione volavano bestemmie». Proprio a questo spettacoloindecoroso la Chiesa voleva porre fine.
Ma la gente, abituata da secoli a sfilare accanto ai propri santi, non capì. E quando il "divieto" venne letto in tutte le chiese corleonesi, i malumori furono tanti. E ai malumori seguirono lettere anonime,dove «si minacciava - scrive ancora Anselmo - di fare scoppiare durante la processione alcune bombe di fabbricazione tedesca, a doppia esplosione, che avrebbero ammazzato i numerosi bambini che avevano preso la prima comunione e che per consuetudine, con i loro abiti bianchi,precedevano il Sacramento». Una mattina,addirittura, dietro la porta della canonica di Bajada furono fatti trovare un paio di corna di bue. L’allarme fu grande, tanto che monsignor Carpino volle tenere, presso il Santuario di Tagliavia, unvertice informale col prefetto, il questore, il comandante dei carabinieri, il commissario di polizia e lo stesso decano, per decidere se fosse opportuno far sfilare la processione. «La processione si fa, ne va della dignità della Chiesa», disse Bajada. E si fece senza incidenti, ma accorciandone drasticamente il percorso, tenendo a casa i bambini della prima comunione.
Ma «dietro il Sacramento - sottolineò Bajada –c’erano stavolta i fedeli che non c’erano mai stati... quelli che avevano capito...». Da quel giorno, però,quelli che «non avevano capito» considerarono il decano «responsabile del crollo di un mondo che avrebbero voluto perpetuare». Bajada, quindi, cominciò a perdere popolarità, mentre «striscianti cominciarono a porsi problemi di incompatibilità ambientale», sfociati sette anni dopo nel suo trasferimento da Corleone. Era il 15 ottobre 1961.


DOMENICA 14 NOVEMBRE 2004 LA SICILIA


Le regole della sfilata del «Sacramento»

(d.p.) A Corleone, ancora oggi, molti anziani ricordano con nostalgia la processione del "Sacramento", preceduto dalle statue dei santi. E ricordano che si seguiva un preciso "protocollo" di sfilata. Ad aprire il corteo c’era l’Angelo Custode, seguito dal Beato Bernardo, che ancora non era stato proclamato santo. Poi c’erano S. Francesco d’Assisi, S. Sebastiano, S. Onofrio, i SS. Cosma e Damiano, S. Biagio, S. Vincenzo Ferreri, S. Nicola di Bari, S. Pasquale Baylon, S. Antonio da Padova, S. Isidoro, S. Cristoforo, S. Vito, S. Leonardo, S. Francesco di Paola, S. Paolino da Nola, S. Eligio, S. Calogero, S, Orsola, S. Antonio Abate, S. Filippo, S. Caterina, S. Barbara, S. Crispino, S. Lorenzo, S. Rocco, la Madonna della Misericordia, la Madonna della Rocca, la Madonna del Carmelo, la Madonna dell’Itria, S. Michele Arcangelo, S. Lucia, S. Marco, S. Giacomo, i SS. Paolo e Andrea, S. Giovanni Evangelista e S. Giovanni Battista, S. Leoluca, S. Giuseppe, S. Maria Maggiore, S. Teodoro, S. Placido e, infine, il Crocifisso della Catena.

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