lunedì, aprile 26, 2021

La Sicilia e la Resistenza


DI ELIO SANFILIPPO

A Palermo fu grazie a un dirigente comunista, Franco Grasso, che si evitò una terribile azione terroristica ordita dai tedeschi: far saltare il porto attraverso un sistema di cavi elettrici collegato con un tunnel che partiva dall’aeroporto di Boccadifalco e conduceva fino all’area portuale

La Sicilia non ebbe modo di partecipare alla fase finale che determinò la caduta del Fascismo. Essa rimarrà estranea agli avvenimenti del 25 luglio e dell’8 settembre segnati dalle dimissioni di Mussolini, dalla fine dell’alleanza con la Germania di Hitler dopo l’armistizio firmato dal maresciallo Pietro Badoglio con gli alleati e la nascita del Comitato di Liberazione Nazionale formato da tutti i partiti antifascisti dai Monarchici al PCI.

L’isola, infatti, dal luglio del 1943 è sotto il regime di occupazione militare da parte degli americani, peraltro accolti dalla popolazione non come nemici ma come liberatori. Moltissimi, tuttavia, furono i siciliani, uomini e donne che al Nord si distinsero nella lotta di liberazione dal nazifascismo, chi imbracciando le armi in montagna, chi come staffette che informavano i partigiani delle mosse del nemico o portando ordini e direttive del CLN, chi diffondendo la stampa clandestina, chi comandando gruppi militarmente organizzati. Tuttavia anche nella nostra Sicilia si verificarono episodi di coraggio, spesso dimenticati, eccidi compiuti dai nazisti, atti di resistenza contro le truppe tedesche, a dimostrazione di una coscienza antifascista che anche in Sicilia si era andata formando. Canicattì fu la prima cittadina in cui soldati tedeschi si macchiarono dell’uccisione di cittadini innocenti. Si era infatti sparsa la voce che dava per imminente l’arrivo delle truppe americane nella cittadina agrigentina. La notizia fu accolta con grande gioia e speranza dalla popolazione che vedeva in tal modo la fine di tante sofferenze e privazioni a causa della guerra. Alcuni scesero in piazza per manifestare pacificamente questa loro gioia suscitando l’irritazione dei soldati tedeschi che aprirono il fuoco sulla folla lasciando sul terreno sedici morti, alcuni anche di giovane età, tutti braccianti e contadini. Altri episodi analoghi avvennero nel corso della fuga dei tedeschi dalla Sicilia sotto l’incalzare dell’esercito anglo americano.

Nel corso del loro ripiegamento, infatti, essi diedero luogo ad atti di saccheggio e di violenza sulla popolazione civile provocando spesso la reazione della gente contro questi soprusi. In particolare nel paese di Mascalucia gli abitanti, aiutati anche da un gruppo di soldati italiani, ingaggiarono una vera e propria battaglia contro i soldati tedeschi. Si contarono oltre ai feriti dieci morti tra i tedeschi e tre tra gli italiani. Questo avveniva il 2 agosto del 1943. La vendetta nazista non si fece attendere. A Castiglione di Sicilia, come rappresaglia per i fatti di Mascalucia, i tedeschi si accanirono sulla popolazione inerme con violenti rastrellamenti, uccidendo sedici cittadini e tenendo 150 persone sotto la minaccia della fucilazione. Fu l’ultimo sussulto della ferocia nazista. Il 17 aprile gli americani entrarono a Messina e ricacciarono l’occupante tedesco oltre lo stretto. 

A Palermo fu grazie a un dirigente comunista, Franco Grasso, che si evitò una terribile azione terroristica ordita dai tedeschi prima che questi abbandonassero la città. È lui che insieme a Simone Fardella, un operaio del Cantiere Navale, aveva organizzato il nucleo clandestino del PCI. Fardella, che aveva costituito la cellula comunista all’interno del Cantiere, aveva saputo da un compagno di lavoro che questi era stato incaricato dai nazisti di trasportare e sotterrare molte casse che contenevano sicuramente dell’esplosivo all’interno del Porto. L’intenzione dei nazisti era quello di far saltare il porto che era stato collegato attraverso un sistema di cavi elettrici collegato attraverso un tunnel che partiva dall’aeroporto di Boccadifalco e conduceva fino all’area portuale. È lì che i tedeschi avrebbero azionato il telecomando per l’esplosione prima di imbarcarsi sull’aereo che li avrebbe portati fuori da Palermo. Fardella si precipitò ad informare Franco Grasso che immediatamente insieme al compagno Ignazio Dell’Aira cercarono il modo di tagliare i fili e impedire l’esplosione.

Seguendo il tracciato all’altezza di via Sammartino, grazie alla mappa fornitagli da Aurelio Attardi, un ufficiale del presidio militare, trovarono un punto in cui il tunnel affiorava a livello della strada e approfittando di un momento in cui le guardie tedesche si erano allontanate si calarono entro il tunnel e individuarono i cavi elettrici legati al soffitto. Grasso salito sulle spalle del Dell’Aira, nonostante una comprensibile preoccupazione, non esitò un momento e tagliò i fili salvando così il porto di Palermo dalla distruzione e evitando un'altra strage di innocenti. Franco Grasso è stato un dirigente di primo piano del PCI nel periodo della clandestinità. Era lui che coordinava i nuclei antifascisti nelle diverse provincie siciliane, che teneva i contatti fino ai primi anni della Liberazione con Centro del Partito con personaggi come Elio Vittorini e Salvatore Di Benedetto. Reclutò all’ impegno antifascista giovani studenti che si affermeranno nel campo della fisica, delle arti e della cultura come Antonio Sellerio Gino Ferretti, Amato Pojero, Renato Guttuso e tanti altri.

E fu sempre Grasso che dopo la liberazione tentò una alleanza con il movimento separatista, incontrando Finocchiaro Aprile presso il giornale l’Ora con la mediazione di Sebastiano Lo Verde che aveva riaperto il giornale in via Cerda, una proposta che però il capo separatista rifiutò. Fu uno dei protagonisti della costrizione della prima fase della ricostruzione democratica della Sicilia. Giornalista militante fu tra i primi ad accorrere a Portella delle Ginestre appena appresa la notizia della strage e ne fece un dettagliato e drammatico resoconto nelle pagine dell’Unità. Abbandonò poco dopo la politica attività per dedicarsi all’insegnamento e alla sua passione per l’arte e la cultura. Lasciò il campo dell’impegno politico alla moglie Anna Nicolosi Grasso, che da giovane insegnante aveva rifiutato di aderire al fascismo e dopo avere aderito al Fronte unico antifascista italiano si iscrisse al PCI di cui in seguito divenne prestigiosa dirigente popolare. Ricoprì anche importanti ruoli istituzionali, fu vicepresidente dell’Assemblea regionale, ma fu essenzialmente una infaticabile organizzatrice movimenti di massa per il riscatto dei lavoratori e delle aree più povere della Sicilia e infine fu promotrice di grandi battaglie per l’emancipazione e la liberazione della donna. In questa ricorrenza del venticinque aprile ci è sembrato giusto recuperare entrambi alla memoria dei siciliani.

ilsicilia.it, 25 aprile 2021

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