lunedì 11 marzo 2019

Tusa, l’archeologo-assessore che lottava per difendere i tesori della sua Sicilia

Sebastiano Tusa

SALVO PALAZZOLO
"È morto nel giorno della battaglia tra romani e punici: la passione a cui aveva dedicato anni di ricerche"
PALERMO - «Papà è un uomo che ama le grandi battaglie», ripete Andrea Tusa mentre guarda di continuo il telefonino. E spera ancora che papà Sebastiano chiami, magari dicendo: non sono salito su quell’aereo per Nairobi, non ho fatto in tempo con la coincidenza. Sebastiano Tusa, archeologo appassionato e integerrimo assessore siciliano ai Beni culturali, è nella lista dei passeggeri saliti su quel volo dell’Ethiopian che non è mai arrivato a Nairobi. Tusa era diretto a Malindi, dove era stato invitato dall’Unesco a coordinare un progetto di ricerche in mare. Era diventato famoso proprio per le attività subacquee portando in luce testimonianze incredibili della storia siciliana. Il suo nome era legato anche al ritrovamento del Satiro di Mazara, una delle statue più belle del Mediterraneo.

«Quello di Malindi è un incarico importante», Andrea ancora spera. «Papà non si è mai arreso», dice. «Due anni fa, ha vinto la battaglia contro un tumore molto aggressivo. Tutti lo davano per spacciato. E lui, invece, non si è rassegnato. Perché papà è forte, determinato. Papà è il mio modello». La speranza di un figlio, mentre un amico corre in un angolo di casa per piangere: «Maledetto 10 marzo», sussurra Ludovico Gippetto. «Il giorno della battaglia delle Egadi, il grande amore di Sebastiano. Dieci marzo del 241 avanti Cristo. Una vita a studiare e fare scavi nei fondali su quella battaglia fra le navi di Roma e Cartagine. E ora la storia ha sconfitto Sebastiano proprio il 10 marzo».
Ma Andrea non vuole sentire parlare di sconfitta. «Perché le battaglie di papà devono essere portate avanti», ripete. L’ultima battaglia, l’archeologo del mare di fama internazionale Sebastiano Tusa l’aveva avviata un anno fa nel più difficile dei terreni. La Regione Siciliana. «Voleva riformare i beni culturali e istituire venti parchi archeologici», racconta il figlio, innamorato di questa terra come il padre — è un etnoantropologo.
«Stava conducendo la battaglia più difficile, nel palazzo». Ora Andrea fa una lunga pausa.
Mentre nella casa di piazza Ignazio Florio è un via vai di amici e parenti, che si stringono attorno alla moglie di Tusa, Valeria Patrizia Li Vigni, direttrice del museo d’arte contemporanea di Palazzo Riso. L’altro figlio, Vincenzo, archeologo pure lui, sta tornando da Londra, dove lavora.
Andrea riprende: «Negli ultimi tempi, papà era amareggiato, l’avevo sentito al telefono mentre diceva, con tono arrabbiato: "L’assessore sono io, le decisioni le prendo io". Qualcuno non l’aveva informato di una cosa importante». Anche il padre di Sebastiano era archeologo.
«Nonno Vincenzo aveva istituito il parco di Selinunte — racconta Andrea — Papà era su quella strada. Un’impresa non facile, c’erano persone che volevano mettergli i bastoni fra le ruote».
Alcuni giorni fa, l’assessore si era confidato con un giornalista della Rai, Ernesto Oliva, che era andato a intervistarlo sul ritrovamento di un’antica nave a Trapani. «Le minacce arrivavano dai Salvo, il parco era su alcuni loro terreni — questo l’ultimo racconto di Sebastiano Tusa — In quei giorni, papà ci diceva di non uscire da casa». I Salvo, i potenti esattori che erano il braccio economico di Cosa nostra. «Negli ultimi tempi, c’erano tensioni per la storia dei nuovi parchi — sussurra Andrea — lo vedevo preoccupato, ma lui non si fermava». A Siracusa, qualcuno insisteva per la "riperimetrazione" del parco. «Ma Sebastiano non ne voleva sapere — racconta uno dei suoi collaboratori, Salvo Emma — E andava avanti, con il sostegno del governo». L’assessore Tusa aveva fretta, sapeva che il partito del cemento custodiva grandi affari in cantiere. Dice Andrea: «Le battaglia di papà non possono restare sepolte sotto le macerie. I venti parchi archeologici devono essere istituiti al più presto. E così papà avrà vinto anche la sua ultima battaglia».
La Repubblica, 11 marzo 2019

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