di SIMONA MAFAI
Nata
e cresciuta in una famiglia palermitana con ascendenze nobiliari, Giuliana
Saladino aderì al PCI nell’immediato dopoguerra, a diciotto anni. Era un
periodo di grandi passioni e speranze, e un’intera generazione colta confluì
nel PCI. Tra gli altri anche Marcello Cimino, giovane storico di grandi
speranze, con cui Giuliana si sposò e visse tutta la vita.
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Inizialmente si lasciò coinvolgere nella organizzazione
delle donne, ma progressivamente la vita
di partito le risultò troppo stretta.
Ella aveva bisogno di indagare, capire, discutere, contestare, senza
lacci ideologici o, peggio, burocratici. Scrivere con verità - fu il suo modo
di agire per una società migliore. Cominciò a lavorare nel quotidiano
palermitano “L’Ora”, prima come segretaria di redazione, poi in ruoli sempre più importanti fino a
diventare una delle colonne portanti del giornale. Condusse inchieste sulla
vita della città, sulle donne di Palermo e di Catania, sugli emigrati, sul
terremoto del Belice, sui partiti politici siciliani, e, naturalmente, sulla
mafia.