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sabato, dicembre 18, 2021

Lunedì 20 dicembre Corleone ricorderà l’eroe del risorgimento Francesco Bentivegna

La città di Corleone lunedì prossimo ricorderà Francesco Bentivegna, il barone “popolare” che sacrificò la sua giovane vita per gli ideali della libertà e dell’unità d’Italia. 
La manifestazione, organizzata dal Cidma, da Citta Nuove e dal comune di Corleone, con la collaborazione dell’IISS “don G. Colletto” e dell’IC “G. Vasi”, avrà inizio la mattina del 20 dicembre con la deposizione di una corona d’alloro davanti al busto di Bentivegna in villa comunale. Proseguirà nei locali della Chiesa Madre dove c’è la tomba dell’eroe del risorgimento, per concludersi nel pomeriggio con la presentazione del libro “Francesco Bentivegna” di Spiridione Franco, curato da Santo Lombino, nel salone del Cidma. 
CHI ERA FRANCESCO BENTIVEGNA?

BENTIVEGNA, Francesco

di Francesco Brancato - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 8 (1966)


BENTIVEGNA, Francesco. - Nato a Corleone (Palermo) il 4 marzo 1820, da Giliberto e da Teresa de Cordova dei marchesi della Giostra, appartenne a cospicua famiglia e, avviato dapprima alla carriera ecclesiastica, passò poi nel Real Convitto Ferdinando di Palermo. Esuberante e irrequieto, non completò il corso degli studi; mostrò invece interessi alla vita politica dell'isola, condividendo quei sentimenti antiborbonici diffusi nel ceto intellettuale e borghese, tendente a separare la Sicilia da Napoli secondo la costituzione del 1812. Non risulta. però, che il B. abbia fatto parte di associazioni politiche.

Nel 1848, quando sui muri di Palermo fu affisso, il 9 gennaio, ilmanifesto che invitava la popolazione a insorgere per il 12 successivo, il B. fu tra i primi ad accorrere a capo di una squadra da lui stesso organizzata. Distintosi in vari combattimenti, fu dal governo della rivoluzione insignito del grado di maggiore nel costituendo esercito. Eletto deputato di Corleone, votò, il 13 aprile, il decreto di decadenza della dinastia borbonica, ma non prese parte ai lavori del parlamento tranne in particolari momenti, come quando si trattò, il 10 luglio, di votare l'elezione a re di Sicilia di Alberto Amedeo di Savoia, figlio di Carlo Alberto. Nominato infine governatore militare del distretto di Corleone (v. nota del 25 sett1848, in Arch. di Stato di Palermo, R. Segreteria di Stato presso il Luogotenente del Re, Polizia, filza 540, fasc. 13/3), fu tra coloro che consigliarono la resistenza contro la marcia del Filangieri.

Caduta la rivoluzione, il B. fu tra quei pochi che, rimasti in Sicilia, si rifiutarono di sottoscrivere la "disdetta" del decreto del 13 aprile (v. Ibid., Stato dei deputati che segnarono il decreto del 13 aprile 1848, filza 585, fasc. 69, doc. 4580, senza data, ma 1849). Fu perciò tenuto sotto continua sorveglianza, specialmente dopo il tentativo insurrezionale del gennaio 1850 promosso da Nicolò Garzilli, al quale aveva dato pure il suo appoggio. Continuò a cospirare, organizzando un tentativo rivoluzionario nel febbraio del 1853, spinto dalla risonanza chein Sicilia ebbe la sollevazione mazziniana di Milano; come ebbe a comunicare in quell'occasione il luogotenente del re al governo di Napoli, "i più audaci sussurravano d'essere arrivata l'ora per la Sicilia d'insorgere con successo non potendoil Re, dicevano, per la necessità flagrante del Real dominio continentale, rafforzare le truppe stanziate nell'isola" (v. nota del 26 febbr. 1853, Ibid., Ministero Affari di Sicilia, filza 1233).

Proprio in quell'epoca le speranze mazziniane cominciarono a volgersi al sud dell'Italia, e in particolare alla Sicilia, per un movimento di ripresa insurrezionale che potesse di là estendersi a tutto il Mezzogiorno. In questo senso s'adoperarono Rosalino Pilo e gli altri seguaci del Mazzini, in relazione con il Comitato centrale esecutivo di Sicilia, con il quale anche il B. ebbe rapporti. Accresciutosi però il rigore poliziesco, e sventate le trame di quel Comitato, il 25 febbr. 1853 il B. fu arrestato e messo in prigione, donde uscì per l'abilità dei suoi avvocati con piena assoluzione, dopo un lungo processo, il 2 ag. 1856. Per quanto sottoposto a continua sorveglianza, essendo ritenuto dalla polizia "uomo di consiglio e di azione, capace, per l'energia del carattere e della parola, a concitare le masse a partiti estremi" (Ibid., Carte del processo), una volta ritornato a Corleone riprese a cospirare, mettendosi in relazione con il Comitato rivoluzionario centrale da poco costituitosi.

Non pare che il B. avesse un determinato programma politico e d'azione, tranne quello generico di cacciare il Borbone dall'isola, né che avesse dirette intese con Rosalino Pilo o con altri emigrati politici. Né sono documentate le affermazioni di coloro che, raccogliendo tra gli esuli l'eco ch'ebbe la sua triste fine, gli attribuiscono il proposito di fare insorgere tutto il Mezzogiorno d'Italia. Agì piuttosto nel B. la speranza, mai venuta meno negli ambienti liberali della borghesia, di un intervento inglese in Sicilia, tanto più che in quel tomo di tempo era notevolmente cresciuto l'attrito dell'Inghilterra, come della Francia, con il governo di Napoli, culminante in ottobre con la rottura delle relazioni diplomatiche.

Nel quadro dei preparativi per un'insurrezione generale in Sicilia, che avrebbe dovuto esplodere nel gennaio del 1857, due gruppi di bande anticiparono la sollevazione, nel novembre del 1856, senza che poi tra esse fosse il necessario accordo e collegamento: sulla costa il popolano Salvatore Spinuzza di Cefalù, e il B. sulla montagna. Ritenendo infatti il momento idoneo e non procrastinabile, il B. percorse vari comuni e assoldò uomini, con il preciso proposito d'iniziare il moto al di fuori di Palermo così come il Mazzini aveva pure suggerito al seguaci, ma intendendo sempre riferirsi a una grande città, Catania o Messina (v. lett. 16 dic. 1856 al Fabrizi, in E. Morelli, p. 62, n. 73). Il B. riponeva tutte le speranze in una totale sollevazione dei comuni di provincia, per agire così al riparo del grosso delle truppe di stanza nella capitale e assicurare un maggiore successo al movimento, in attesa di uno sbarco di emigrati e dell'aiuto inglese. Dal bosco della Lacca, dove radunò i suoi uomini, il 22 novembre entrava in Mezzoiuso, mentre altri comuni (Villafrati, Ventimiglia e Ciminna) aderivano alla rivolta. Ma il pronto intervento delle truppe borboniche non solo impedì che altri comuni insorgessero, ma costrinse il B. a sciogliere il drappello dei suoi armati e a darsi alla fuga. Inseguito dalla forza pubblica e denunziato da un tal Milone, fu catturato il 3 dicembre. Sottoposto al consiglio di guerra di Palermo, fu il 19 condannato alla fucilazione, eseguita il 20 dic. 1856 a Mezzoiuso.

Fonti e Bibl.: Arch. di Stato di Palermo, Carte relative al comando militare del distretto di Corleone, R. Segreteria di Stato presso il luogotenente generale del Re, Polizia, filza 540, fasc. 13/3, doc. 2106 del 25 sett. 1848, e filza 550, fasc. 11/1, doc. 68 del 24 marzo 1849; Ibid., Scritture relat. alla masnada di Bentivegna, Ministero Affari di Sicilia, filza 1233; Ibid., Carte riserbate relative alla congiura di Fr. Bentivegna iniziata nel 1853, ed alla rivolta tentata nel 1856, R. Segreteria di Stato presso il Luogotenente Generale del Re, Polizia, filze 1475, 1476, 1476 bis, 1477, 1478; Ibid., Carte riserbate relative al tentato movimento in Cefalù nel 1856 da Spinuzza e compagni, filza 1479, fasc. 63 bis; C. Piola, Cenni biogr. di taluni illustri siciliani morti per la causa nazionale: F. B., Palermo s. d.; V. G. Sangiorgi, Biografia di F. B., in Giorn. di Sicilia Palermo, 28 maggio 1861; Cospirazioni e rivolte di F. B. e compagni, Palermo 1891; S. Franco, Storia della rivolta del 1856 in Sicilia, Roma 1899; M. G. Tocco, Un grande Patriota siciliano: F. B., in L'Ora, Palermo, 11 marzo 1938; U. De Maria, La Sicilia nel Risorgimento (op. stampata parzial. fuori commercio), s.l. né d., pp. 243-248; E. Morelli, Giuseppe Mazzini, Roma 1950, pp. 36 e 62, n. 72; G. Agnello Di Ramata, Considerazioni politico-sociali sulla fallita insurrezione del 25 novembre 1856 in Cefalù, in Rass. stor. del Risorgimento, XXXIX (1952), pp. 349-353; P. Pieri, Storia militare del Risorgimento, Torino 1962, pp. 639, 645.



Dal Dizionario biografico treccani.it


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