CFC - CENTRO FISIOTERAPICO DEL CORLEONESE

sabato 9 gennaio 2021

La genesi delle corna...


AGOSTINO SPATARO

Vista la diffusione delle corna ornamentali anche nelle manifestazioni politiche (vedi foto del "vikingo" di origini italiane fra i capi dell'invasione del Congresso Usa), segnalo questo pezzo sulle origini benefiche delle corna tratto da un mio racconto ("L'Incompiuta") inserito nel volume "Il cavaliere e la notte"
(testo) "Una mistura tossica composta di fatti veri o inventati, d’insinuazioni, di maldicenze, di diffamazioni a ruota libera, da cui Cocò trasse la convinzione che, alla prova della verità, questa donna siciliana, tanto decantata per il pudore, per le sue virtù coniugali, non è che un’ineffabile puttana. E buttana per buttana, meglio quella dichiarata dalla quale puoi andare quando più ti aggrada, con un costo modico, senza condizionamenti e obblighi di vario tipo. E, soprattutto, per restare liberi di camminare a fronte alta senza che nessuno ti possa gridare, davanti o di dietro, cor­nuto.

“Ah! Per un uomo non c’è sensazione più ricreante di passarsi una mano sulla fronte liscia, sgombra da qualsiasi protuberanza!

E, per continuare a godere di tale sensazione, non c’è altra soluzione che stare lontani da ogni proposta matrimoniale”, congetturava Cocò, guardandosi allo specchio.

A parte il nostro applicato che era una personalità debole, il problema delle “corna” continua a essere un assillo in molti paesi “caldi” dei sud del mondo, soprattutto in quelli di tradizione islamica e cristiana.

E dire che - come un giorno spiegò il professor Beniamino- la genesi delle “corna” non fu per nulla di segno negativo, ma addirittura ben augurante.

“Ci fu un equivoco, artatamente studiato, inculcato, soprat­tutto, ai poveracci (i ricchi se ne strafottono della corna) per rafforzare la sacralità del matrimonio, l’idea del possesso di un altro individuo. Se tutti, uomini e donne, fossimo cornuti la vita sarebbe una bellezza!” Indi spiegò l’origine della “corna”.

Nell’antichità, nei paesi nord-euro­pei, i governatori delle province, in forza del loro potere, potevano scegliere la donna con la quale desideravano accoppiarsi per la notte. Qualcosa di simile al nostrano “ius prima noctis”.

Quando questo avveniva, la porta della casa dove il governatore aveva “incontrato” la donna era adornata con corna di alce, come segno della sua onorevole presenza.

Se la donna era sposata, il marito, felice, mostrava ai vicini l’ornamento, giacché la “visita” del governatore era per quella famiglia un orgoglioso riconoscimento.

Da qui le classiche frasi di compiacimento: “Ti misero le corna”, “Sei un cornuto”, ecc, ecc.

Ancora oggi, una simile costumanza si riscontra presso le popolazioni eschimesi che vivono all’estremo nord, dove - si dice - che il marito usi offrire la moglie all’ospite che giunge nell’igloo. Anche se non è go­vernatore.

Condivisibile o meno che sia la consuetudine, resta da capire la ragione per cui essere “cornuto” al Nord era (è?) motivo di orgoglio, mentre al Sud è la più grave offesa, un disonore, una macchia indelebile da la­vare con il sangue. Punti di vista o problemi di natura ambientale, deri­vati dalla differenza termica?
Agli schiffarati l’ardua sentenza." (a.s.)

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