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lunedì 4 aprile 2016

Camporeale / L'intervento della nipote di Calogero Cangelosi in ricordo del nonno, assassinato dalla mafia

Sonia Grechi davanti alla tomba del nonno
Calogero Cangelosi a Camporeale
di SONIA GRECHI*
Quello di oggi per me è un giorno di grande commozione e orgoglio. Mi sento onorata di essere qui, in Sicilia e a Camporeale, con tutti voi, una meravigliosa terra che dette i natali a mio nonno, Calogero Cangelosi e dove lui visse, amandola più della sua stessa vita. L’obiettivo della giornata della memoria è quello di non dimenticare e di mantenere vivo il ricordo di persone straordinarie e indomite come lui che hanno avuto il coraggio di compiere sacrifici estremi perché si potesse diffondere il profumo della libertà, la stessa che si oppone al compromesso morale dell’indifferenza e della contiguità e quindi della complicità. Spesso, guardando mio figlio,  penso a quale futuro stiamo preparando per le generazioni come la sua, la stessa degli alunni che oggi sono con noi.
Un mondo in cui di esempi negativi troviamo piene le cronache; orrori, massacri, egoismo imperante, mancanza di ideali, assenza di solidi punti di riferimento, insomma, una deriva dilagante. Tutto il contrario del messaggio di cui invece vogliamo essere portatori oggi, in questa  terra ove sono vissuti personaggi come mio nonno; esempio fulgido di cosa significhi amare un ideale oltre la propria esistenza, vivere e praticare la pace tra gli uomini, esercitare l’aiuto reciproco, dissetare dalla sete di giustizia. Oggi le parole d’ordine che siamo chiamati a declinare sono tre;  sensibilizzazione, conoscenza e riconoscenza. Sensibilizzazione dei giovani nella lotta alle mafie che passa attraverso la conoscenza di esempi come quello del nonno Calogero a cui, insieme a chi ha perduto la vita per mano della mafia, essere riconoscenti. Ho sempre vivi e vividi nella mente i racconti di mia nonna Francesca; quando parlava di lui scoppiava a piangere lacerata dal dolore lancinante di una perdita troppo prematura e per lei incomprensibile, e un amore senza barriere a tal punto di essergli fedele per tutta la vita, nonostante le comprensibili difficoltà che ne hanno costellato il percorso esistenziale. Pensate che mia mamma Vita aveva solamente due mesi quando la brutalità degli uomini le sottrasse per sempre il padre. A lei, come agli altri tre figli, Francesca, Giuseppe e Michela  è mancata questa figura al fianco nel percorso di una non semplice esistenza. Descrivere lo stato d’animo odierno è molto difficile. Una emozione fortissima ed unica si è impadronita di me nel ricordare con tutti voi mio nonno, i sacrifici che ha fatto inseguendo un unico obiettivo; la libertà per la gente di Camporeale e lo smarcarsi dal giogo della oppressione mafiosa.  Ringrazio per questa giornata, per la disponibilità e passione nel voler ricordare ogni anno tutte le vittime di mafia in questa terra meravigliosa di Sicilia il segretario generale della Camera del Lavoro di Palermo e compagno, Enzo Campo, che ho avuto l’onore di conoscere alla Conferenza di Organizzazione di Roma nel settembre 2015; la sua stretta di mano mi trasmise nell’immediatezza positività e fiducia. La mia gratitudine si estende al compagno Dino Paternostro, del Dipartimento Legalità della CGIL di Palermo, con il quale ho contatti da circa un anno ed oggi, finalmente, ho il piacere di incontrare personalmente. Esprimo gratitudine al sindaco di Camporeale, Vincenzo Cacioppo che ha dato la massima disponibilità perché questo evento avesse l’avallo istituzionale e fosse accolto nella più importante assise cittadina, la sala consiliare. Un grazie anche al dirigente scolastico e agli alunni dell’Istituto Comprensivo di Camporeale perché quella di oggi sia per loro una giornata di studio e di impegno. Permettetemi di rivolgere un deferente saluto al segretario generale della FILLEA CGIL di Palermo, il compagno Francesco Piastra, per il grande impegno con cui ha organizzato questa commemorazione. Infine,  una digressione personale. Sono grata alla mia famiglia ed in particolare a mio figlio Gabriel per aver condiviso con me il ricordo del bisnonno, sperando di avergli trasmesso l’orgoglio che nutro nei suoi confronti, ed a mio marito, Carlo Sestini, per avermi sempre sostenuta e incoraggiata a tenere alto il lascito morale e ideale di nonno Calogero
Permettetemi uno sfogo e un appello allo Stato Italiano perché sia fatta giustizia e perché chi ha scientemente deciso di perdere la vita nel nome delle proprie idee e dei propri ideali per mano della mafia ne venga riconosciuto vittima. Quattro giorni il suo corpo stette in casa nell’attesa vana che un magistrato si degnasse di venire a compiere le formalità di rito. Più volte la vedova ha cercato giustizia per sé e per i propri figli, ma mai nessuno ha intentato o imbastito un processo per quella morte. E se i colpevoli e i mandanti la giustizia degli uomini non potrà condannare, nutro la speranza che la memoria non scolori e anzi rifulga di luce propria rendendo immortale quel gesto compiuto, non da un eroe ma da una persona semplice come tanti altri e per tale ragione unica, che ha sacrificato la sua vita e condizionato quella di altri per le sue idee di libertà e giustizia, ideali che sono oggi e saranno domani alla base di una società emancipata ed evoluta, in cui l’essere umano torni ad esserne il centro.
* Sonia Grechi
nipote di Calogero Cangelosi 
Primo aprile 2016

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