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martedì, aprile 05, 2022

LA MARCIA DI IERI CONTRO LA GUERRA IN UCRAINA: Comiso pacifista 40 anni dopo


SALVO PALAZZOLO

Sfilata nel nome di Pio La Torre per chiedere il cessate il fuoco in Ucraina“. Non dobbiamo smettere di cercare la verità per le vittime di tutte le guerre”

COMISO — Quanta gente continua ad arrivare», sussurra Vito Lo Monaco mentre si fa spazio fra un gruppo di giovani, gli striscioni colorati con l’arcobaleno e la delegazione dei buddisti. «Anche quarant’anni fa non ci aspettavamo tanta partecipazione. Pio era raggiante» . Pio La Torre, il segretario regionale del Partito comunista, l’organizzatore della grande manifestazione per la pace e contro tutti i missili: quelli della Nato, i Cruise che stavano per essere installati in Sicilia, e quelli del Patto di Varsavia. 

Comiso 40 anni dopo si tinge di arcobaleno “Tutti uniti per la pace”. «Il 30 aprile, 26 giorni dopo la marcia, la Torre fu ucciso — hanno scritto alcuni studenti nel loro cartellone — da killer di mafia. Ma chi erano davvero i mandanti?» A Comiso, allora come oggi, sfila la meglio gioventù. Quella che non ha smesso di farsi domande.

E, ora, ribadisce che è necessaria la pace. In queste settimane messa in crisi «dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia» , dice senza mezzi termini Vito Lo Monaco, quarant’anni fa era il braccio operativo di Pio La Torre, oggi è il presidente del centro studi che porta il suo nome, è lui ad aprire il corteo che si snoda per le vie di Comiso. 

«Quel giorno — ricorda — Pio mi disse che dovevo piazzarmi davanti all’aeroporto, c’era il timore che ci sarebbero stati disordini». Invece, la manifestazione fu una grande festa di centomila persone. Adesso, il corteo è più piccolo, sono arrivate un migliaio di persone da tutta la Sicilia, ma sono una sessantina le sigle che hanno dato la loro adesione: «Un largo schieramento di organizzazioni della società civile, del mondo del lavoro, delle categorie professionali, delle istituzioni». Il volantino di quarant’anni fa è ancora attualissimo. In prima fila, ci sono tanti studenti. I più giovani arrivano dalla media Verga di Comiso. 

Ora, le bandiere arcobaleno riempiono il corso principale di Comiso. Mentre il Monaco buddista Gyosho Morishita intona la sua melodia, proprio come quarant’anni fa. Accanto a lui, i ragazzi di una parrocchia di Vittoria, accompagnati dal loro sacerdote. «Con Pio andammo anche dal cardinale Pappalardo — rivela Vito Lo Monaco — lui non prese una posizione ufficiale, ma spinse sacerdoti e gruppi a partecipare con una presenza importante» . Oggi, c’è anche un’altra delegazione religiosa, la comunità islamica. 

Le parole di Papa Francesco uniscono tutti: «La pace quale condizione per il rispetto dei diritti umani, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, della fratellanza, della sicurezza» . Il segretario regionale della Cgil, Alfio Mannino, rilancia il manifesto del corteo sul palco di piazza fonte Diana. Due “ragazzi”delle Acli che quarant’anni fa lavorarono con La Torre per la riuscita della manifestazione ricordano il clima teso di quei giorni: «Volevano espellerci dalla Dc», sorridono Nino Tranchina, oggi è il presidente delle Acli di Palermo, e Toni Costumati. Alla fine, le Acli presero una posizione netta: il 4 aprile 1982, il presidente Angelo Capitummino era accanto a La Torre. «E qualche giorno prima l’Ars aveva votato una mozione unitaria contro i missili — ricorda Lo Monaco — presidente dell’assemblea era il socialista Lauricella». Sfilano gli striscioni contro la guerra in via San Biagio. Arrivano Claudio Fava, il presidente della commissione regionale antimafia; il segretario nazionale di “Sinistra Italiana”, Nicola Fratoianni; il deputato del Pd Giuseppe Lupo. Sono tanti gli slogan. Uno dice: «Pio La Torre ce l’ha insegnato, fuori la mafia dallo Stato e dalla Nato» . È l’ala più dura del movimento. Un altro dei “ragazzi” di quei giorni, Riccardo Orioles, storica firma dei “Siciliani” di Pippo Fava, non è riuscito a tornare a Comiso, per motivi di salute, ma ha affidato i suoi racconti alla redazione dei “Siciliani giovani”: «Abbiamo aperto l’ultimo numero con l’articolo di Fava sui missili — racconta Matteo Iannitti — oggi siamo qui con la sensazione che non stiamo solo commemorando una stagione passata, quelle questioni per cui sono morti Pio La Torre e Pippo Fava sono ancora attuali. Non solo lo spettro di una guerra, ma anche l’utilizzo effettivo dei beni confiscati». Allora come oggi, Comiso è già diventato il trampolino di lancio per un nuovo movimento di impegno sociale: l’antimafia dopo le polemiche per i falsi paladini e le divisioni. «Quarant’anni fa — racconta ancora Vito Lo Monaco — Pio sapeva che sarebbe stato il movimento della svolta. E si rendeva conto chiaramente del rischio che correva dopo gli omicidi di Reina e Mattarella. “Adesso è il nostro turno”, ripeteva» . Quarant’anni fa, da qualche parte fra queste strade, c’era anche una squadra dei servizi segreti incaricata di seguire i movimenti di La Torre, come fosse una spia del Kgb. «Non dobbiamo smettere di chiedere verità, per tutte le vittime delle guerre» , dice l’artista di Avola Elia Li Gioi: quarant’anni fa, portò una croce sul fungo atomico; oggi, tiene in mano una croce con i legni dei barconi dei migranti. 

La Repubblica Palermo, 5/4/2022

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I RAGAZZI DELLA SOCIETÀ CIVILE

I giovani: “Ci siamo e vogliamo fare sentire la nostra voce”

di Alessandro Puglia


COMISO (RAGUSA) – Ragazzini che vivono l’esperienza dell’accoglienza, impegnati nel servizio civile e contro le mafie. C’è un vento di speranza nella marcia della pace di Comiso, dove oltre ai veterani della storica manifestazione pacifista di 40 anni fa ci sono tanti giovani attivi nel sociale. Come i volontari della cooperativa Iride di Vittoria che da tre anni si occupano di accoglienza di donne vittime di tratta e nuclei familiari. A sfilare tra bandiere della Cgil e delle Acli, attivisti No Muos, sindaci e scolaresche c’era anche il piccolo “Paolito”, un bimbo di 14 mesi del Ghana che è arrivato alla manifestazione con la mamma Patricia e le altre donne accolte nella struttura. «La presenza dei giovani e dei volontari impegnati nell’accoglienza dei migranti è un segnale di come la guerra deve farci riflettere di fronte a tutte le emergenze», dice il deputato di Sinistra italiana Nicola Fratoianni davanti ai giovani impegnati nell’accoglienza di migranti nel Ragusano
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A Comiso nella marcia contro la guerra tra Russia e Ucraina non si fa distinzione tra chi fugge dalla guerra. Lo sa bene Patrizia Parrino, la professoressa di storia e cittadinanza dell’istituto comprensivo Giovanni Verga di Comiso: « Siamo venuti preparati alla manifestazione, in queste settimane abbiamo fatto delle ricerche storiche ripercorrendo il pacifismo. Le guerre di oggi ci portano nuovamente a gridare alla pace», dice la docente mentre i ragazzi della terza C mostrano orgogliosi i cartelloni che hanno preparato. Giovani siciliani sono arrivati anche da Brancaccio con il centro di accoglienza Padre Nostro fondato dal beato Pino Puglisi nel 1991. Una decina i ragazzini tra i 14 e i 16 anni arrivati da Palermo: «Nessuno di noi poteva pensare che nel 2022 ci saremmo dovuti trovare a parlare di missili, bombe, carrarmati. Siamo qui perché vogliamo far sentire anche noi la nostra voce per la pace » , dice Antonella D’Alia accanto a Denise, Elison e Maria. 
Il mondo della società civile nella marcia per la pace di Comiso passa dai più giovani, sono ancora tanti quelli impegnati in organizzazioni non governative e comunità di accoglienza di soggetti con fragilità. «Per loro essere qui significa sentirsi parte di una società», conclude Raffaella Cilia che con la cooperativa Beautiful Days accoglie ragazzi con disabilità psichiche. 

5/4/22

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