domenica, giugno 21, 2020

"I malati? Numeri e non persone". Così la Regione ha sbagliato i calcoli sui casi di coronavirus


di Emanuele Lauria
Il pasticcio dei tamponi duplicati che ha fatto gonfiare la cifra dei positivi Covid e gli interrogativi rimasti sul campo. Perché per oltre un mese nessuno ha detto nulla? Senza quell’errore le misure restrittive sarebbero state le stesse?
Da quanto tempo la Regione era a conoscenza dell’errore sul conteggio dei positivi in Sicilia? Perché l’amministrazione non ha informato l’opinione pubblica della possibilità che i dati fossero non veritieri? In che modo questi numeri sbagliati hanno condizionato le scelte della giunta sulla restrizione delle libertà personali e sull’assistenza ospedaliera? E, infine, la " scoperta" dei numeri corretti cambierà le politiche anti-Covid del governo Musumeci?

Sono gli interrogativi che emergono dal caso del drastico ridimensionamento del numero dei contagiati in Sicilia, fatto dalla Regione con un riallineamento che ha, in sostanza, eliminato un errore marchiano: sulla piattaforma informatica erano state caricate più volte le stesse persone. Pazienti che avevano ripetuto i tamponi o che erano stati registrati da due aziende diverse (l’Asp e l’ospedale, ad esempio). I malati, per il sistema informatico, erano soltanto numeri: solo a inizio giugno si è passati a un sistema che memorizza nomi, cognomi e luoghi di residenza. Evitando duplicazioni.
Il risultato, ora, fa diventare l’Isola «quasi Covid free», per dirla con Palazzo d’Orleans: oltre 650 positivi in meno rispetto ai dati ufficiali diramati fino a mercoledì, da 807 a 150 (e ieri la cifra è scesa ancora a 140). Un esito che incute ottimismo ma che di contro solleva dei dubbi sull’operato dell’amministrazione, rilanciati dall’opposizione all’Ars, che ieri con il capogruppo del Pd Giuseppe Lupo ha chiesto l’istituzione di una commissione d’inchiesta. Mentre la deputata di M5S Jose Marano rivela che «i dati sbagliati sui pazienti Covid erano già stati denunciati a fine maggio con un’interrogazione a Musumeci rimasta senza risposta».
I sospetti che i dati fossero sbagliati circolavano sin da fine aprile, fra Palazzo d’Orleans e piazza Ziino, ma la certezza è arrivata dal commissario per il Covid nell’Asp catanese, Pino Liberti, che già una decina di giorni dopo la sua nomina (avvenuta il 7 maggio) aveva avvertito l’assessore Ruggero Razza delle cifre errate. Da un semplice controllo empirico con le Usca (le unità che fanno assistenza a domicilio ai pazienti Covid) e con i medici ospedalieri, Liberti ha capito che la realtà era diversa da quella che ogni giorni la Regione illustrava con i suoi bollettini. E infatti alla fine da Catania sono saltati fuori 294 guariti non conteggiati. La Regione ha comunque preferito non dare alcuna comunicazione dell’errore fino a tre giorni fa.
Perché? «Non era un dato fondamentale», è la spiegazione che giunge dagli uffici. E lo stesso Razza ha precisato che tutte le decisioni prese si sono basate su altri criteri, quali i nuovi positivi e i ricoveri. Ma siamo certi che, se avesse saputo che a casa c’erano meno persone malate, e dunque meno pazienti che potenzialmente potevano aggravarsi e finire in ospedale, la giunta non avrebbe ridimensionato prima i reparti Covid a vantaggio delle altre specialità fortemente penalizzate? «In questi mesi è aumentata la mortalità di cardipatici e malati oncologici, non sono state fatte le Tac, si sono allungate le liste d’attesa dei reparti pediatrici: tutto ciò, alla luce di questi numeri, era necessario?» , chiede Lupo. L’amministrazione sottolinea che il numero dei posti letto Covid da approntare in Sicilia (circa tremila) è stato imposto all’inizio dell’emergenza da Roma e che, in ogni caso, non si poteva fare nulla per cambiarlo. E i provvedimenti restrittivi? «Siamo certi — ancora Lupo — che non si poteva fare ripartire qualche attività prima, che sia stato giusto far chiudere i panifici la domenica o impedire persino la consegna dei cibi a domicilio?». E ora? La scoperta di una realtà meno grave del previsto convincerà la Regione a ulteriori allentamenti delle restrizioni?
Non è previsto, in realtà, e anche la Fase 2 degli ospedali va avanti senza cambiamenti: confermata la quota di 900 posti letto riservata ai pazienti Covid. Lupo sottolinea il rischio più grosso: «Con il passare delle ore e il rimbalzare della notizia dei dati sbagliati, si sta creando un pericoloso effetto nell’opinione pubblica, che da adesso in poi può essere portata a sottovalutare il rischio di contagio pensando che i dati della Regione sono stati, e potranno essere ancora, inattendibili» . Un pericolo, questo, che ad avviso di tutti non si può correre.
La Repubblica, 21 giugno 2020

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