venerdì, agosto 19, 2016

Luca Zingaretti: "La mia Sicilia di luce e mare è un’Itaca da valorizzare"

Luca Zingaretti
di MARIO DI CARO
L'attore racconta passioni e battaglie civili: "Mi dà fastidio vedere queste potenzialità vanificate da una classe dirigente inetta. Bisogna fare sistema per crescere"
IL VENTO che rumoreggia all'altro capo della cornetta è l'inconfondibile marchio di fabbrica di Pantelleria. Un respiro costante che scuote i dammusi, che avvolge le rocce nere, che si ama o si odia: Luca Zingaretti ha scelto di amarlo. È lì che l'attore ha trovato il suo rifugio ed è lì che venerdì è stato premiato da "Pantelleria Internet" per il suo impegno contro le trivellazioni nel Mediterraneo.

Quando vent'anni fa girò nella Grotta Scurati di Custonaci la prima scena del primo episodio del "Commissario Montalbano" nessuno poteva pensare che sarebbe diventato il miglior testimonial della Sicilia. Luca Zingaretti, successo televisivo a parte, è uno che la Sicilia l'ha scelta, comprando una casa a Pantelleria, eletta a buen retiro lontano dai riflettori. Lì venerdì sera è stato premiato col "Progetto da Pantelleria" per la sua militanza contro le trivellazioni nel Mediterraneo, "una vicenda da trattare con cautela". Pantelleria per lui è "un'isola con una potenza tutta sua, unica, nel bene e nel male", la Itaca "nella quale tornare" ma che così come tutta la Sicilia andrebbe valorizzata con percorsi di trekking, con un sistema che metta a punto voli e accoglienza. "La Sicilia, come Pantelleria, non è la riviera romagnola, questi sono posti per veri amanti del mare e della natura". E il boom dei luoghi della fiction tv? "Abbiamo lanciato posti che sarebbero rimasti nel loro splendido isolamento"
D' altronde Zingaretti è ormai un testimonial della Sicilia, sin da quando il suo commissario Montalbano ha sbancato l'Auditel lanciando i luoghi dei set, da Ibla a Scicli, nell'olimpo dei circuiti turistici, fino a spostare gli equilibri del business regionale. Insomma, non c'è ambasciatore migliore per disegnare un'ideale mappa d'agosto della Sicilia di charme e di frontiera.
Partiamo da Pantelleria: quando l'ha scoperta e come se ne è innamorato?
"L'ho scoperta nel 2002 o 2003: sono venuto qui per la prima volta su consiglio di un'amica che aveva una casa. Cercavo un posto particolare per restare un po' per conto mio. Ho affittato una casa e ho vissuto un'estate da selvaggio meravigliosa, leggendo tra i cespugli e facendo il bagno al mattino presto o al tramonto. Normalmente il mare a strapiombo non mi piace, mi dà una vertigine, ma quest'isola ha qualcosa di magico, ha una potenza tutta sua, qualcosa che ho riscontrato solo qui. È un'isola unica nel bene e nel male: c'è gente che arriva col volo delle 9 e riparte con quello delle 18 perché la ritiene troppo selvaggia. È la mia Itaca nella quale tornare. È la prima casa che ho condiviso con mia moglie Luisa e dove le mie figlie sono venute quando avevano un mese".
Le trivelle del petrolio in questo mare sono uno sfregio all'ambiente?
"Direi di sì, ci sono tanti aspetti poco chiari in questa vicenda. Viviamo nel mare più bello del mondo, ma alla fine è un bacino piccolo e in caso di disastro ambientale ucciderebbe il mondo che vive di questo mare. L'argomento va preso con le molle perché si parla di società fantasma, di test fatti con bombe che fanno perdere ai cetacei le loro capacità. Il nostro mare è una ricchezza che va trattata con cautela. E poi l'Italia avrebbe ricavato le briciole da questo affare".
Però il mare siciliano può essere un business, sì, ma turistico e quindi anzitutto bisogna proteggerlo: è così?
"Il mare è una risorsa per tutti, non solo per quelli che ci vivono. È qualcosa che fa mangiare ma è anche un bene naturalistico. La Sicilia non è la riviera romagnola, ci sono caratteristiche diverse: a Pantelleria non c'è un ombrellone anche perché non ci sono spiagge. Questa è un'isola per i veri amanti del mare e della natura. La Sicilia va preservata ma va anche valorizzata con percorsi di trekking invernali, passeggiate a cavallo, ma non per opera di un privato, bensì provando a fare sistema, affrontando il tema dei voli, dell'accoglienza, dei percorsi ambientalistici. Sarebbe qualcosa di bellissimo: immagini di arrivare a Segesta dopo due ore di passeggiata e scorgere la cima del monte dove c'è il teatro. Tutto questo, però, si scontra con una volontà di non fare".
Parlando di Mediterraneo è inevitabile spostarsi in un'altra isola, Lampedusa, e affrontare il tema dei migranti: l'accoglienza è un dovere di un Paese democratico?
"Se uno pone questo tema come dovere umanitario si potrebbe rispondere "me ne frego", se lo si pone come dovere religioso si può obiettare "sono ateo", come emergenza religiosa idem. Ma, al di là di tutto, se scomparissero gli extracomunitari di colpo, bisognerebbe varare una manovra finanziaria di vari miliardi perché non è vero che tolgono il lavoro a noi italiani ma fanno lavori che gli italiani non fanno più, rappresentano una quota del Pil, pagano contributi. Se non vogliamo accoglierli per un dovere civico, accogliamoli perché è utile".
Qual è l'immagine della Sicilia che porta con sé?
"Sicuramente la luce, potente, che dà una sensazione struggente, i contrasti cromatici. E poi senti che questa è una terra dove sono passati tutti, dove c'è una cultura stratificata, radicata nella testa delle persone, anche quelle ignoranti, perché l'hanno bevuta assieme al latte materno".
C'è qualche difetto che le dà fastidio?
"Vedere queste potenzialità vanificate da una classe dirigente inetta che se ne frega del bene comune. I politici sono chiamati a gestire la cosa pubblica, ma il guaio è che l'eletto pensa di essere padrone delle cose che è chiamato a gestire. Il 99 per cento dei siciliani meriterebbe una buona amministrazione".
A proposito di petrolio, che effetto fa sapere di aver lanciato in una vetrina internazionale luoghi come piazza Duomo a Ragusa Ibla o Punta Secca, che prima di "Montalbano" non esistevano nei circuiti turistici?
"Mi fa piacere, perché prima i grandi flussi turistici venivano assorbiti da Palermo e Catania, al massimo da Agrigento per una gita nella Valle dei templi. Abbiamo contribuito a fare scoprire una Sicilia sconosciuta che era rimasta confinata in uno splendido isolamento. Quando siamo arrivati col nostro set abbiamo trovato amicalità, cordialità, porte aperte, anche ingenuità nell'offrirsi. E dal punto di vista architettonico sembrava di entrare nel mondo di Tomasi di Lampedusa. Una situazione che probabilmente sarebbe rimasta così, inesplorata: noi abbiamo fatto emergere anche all'estero questo tipo di Sicilia. Ci sono tante regioni all'interno della Sicilia: c'è Palermo, l'Etna, le Egadi, Sciacca, i Nebrodi, e ogni posto ha un motivo valido per essere visitato ".
Ha citato Tomasi di Lampedusa: c'è qualche pagina di letteratura siciliana a cui è affezionato?
"Un racconto che mi fa ancora venire la pelle d'oca e che porto in teatro da sei anni: "Lighea". L'unico posto dove non l'ho ancora recitato è la Sicilia".

La Repubblica, 14 Agosto 2016

Nessun commento: