giovedì 22 agosto 2013

Le elezioni europee e l'Italia

Nicola Cipolla
di NICOLA CIPOLLA
Negli editoriali che Eugenio Scalfari dedica ogni domenica alla situazione politica spicca la valorizzazione del “semestre di presidenza europea che spetta all'Italia e quindi ad Enrico Letta fino alla primavera del 2015”.
Nelle prossime settimane sapremo se l'incredibile pretesa di Berlusconi di non tenere conto della sentenza passata in giudicato e delle leggi votate dallo stesso PDL porterà alla crisi del governo Letta e quindi alle elezioni anticipate. In ogni caso però, ed è su questo che vorrei che lo stesso Scalfari riflettesse, l'elettorato italiano sarà chiamato alle elezioni europee tra poco più di sei mesi. Non solo è certa la data ma bisogna sottolineare anche che si voterà con il proporzionale puro senza apparentamenti, senza premio di maggioranza con il solo sbarramento al 5% che sarà facilmente superato non solo dal M5S, da SEL di Nichi Vendola, che tra l'altro sarà candidato non potendo proporsi per un terzo mandato in Puglia, e dalla stessa Lega Nord tutti oggi all'opposizione. Lo stesso PDL cercherà di valorizzare l'estraneità del partito di Berlusconi alle forze politiche e sociali determinanti nella UE.
Il PD si troverà, in quanto unico sostenitore della “politica europea” del governo Letta, perciò, nella stessa situazione in cui si è trovato Monti nelle ultime elezioni nazionali. L'arretramento molto probabile creerà comunque una situazione critica per il PD e lo stesso governo Letta. Anche perché, analogamente a quanto è già avvenuto in Sicilia cinque anni fa con Rita Borsellino e Rosario Crocetta, saranno preferiti al suo interno i candidati che si oppongono all’inciucio con Berlusconi.
I temi fondamentali della campagna elettorale europea sono stati indicati chiaramente dal Manifesto lanciato, già nel 2012,  dal Presidente dei Verdi  Cohn-Bendit  e dal Presidente del gruppo liberale Guy  Verhofstadt  e che ha animato le ultime campagne elettorali nei landers tedeschi spingendo il partito dei Verdi, nella bassa Sassonia, ad oltre il 14,5%.  Con questa vittoria rosso-verde  la Merkel  ha perso la maggioranza al Senato Federale  Bundesrat. La forte presenza del partito Verde, permessa dal sistema elettorale proporzionale, fa sì che la   stessa Merkel, nell'intervista pubblicata su Repubblica del 18 agosto u.s., al primo punto tra i suoi meriti  mette la decisione “dell'uscita dall'atomo dopo il disastro di Fukushima”. Mentre in Italia, malgrado il voto del referendum popolare del 12 e 13 giugno 2011, il governo Monti ed ora il governo Letta hanno di fatto bloccato il promettente sviluppo delle energie rinnovabili  a favore degli oligopoli elettrici ed energetici sorti da una maldestra privatizzazione dell’Enel e dell’Eni operata dai governi di centro-sinistra.
In questo  Manifesto  vengono posti tre punti fondamentali: il diritto del PE a funzionare come un vero Parlamento che controlla democraticamente le istituzioni esecutive e finanziarie (BCE, BEI) della UE; l’istituzione di una  Comunità europea di difesa con un esercito e strutture militari proprie che faranno risparmiare oltre un terzo delle spese che oggi i singoli paesi, a cominciare dall'Italia, dedicano a questo settore e a sottrarre perciò l’Europa dalla soggezione, attraverso la NATO, agli interessi politici, economici ed industriali degli USA. Per ultimo il passaggio da un'economia basata sulle energie fossili (carbone, gas, petrolio, nucleare) ad un’economia basata al 100% sulle energie rinnovabili (sole, vento, biogas e soprattutto idroelettrico capace di equilibrare, se opportunamente utilizzato, la aleatorietà del sole e del vento legata all'alternarsi delle stagioni e del giorno e della notte) per contribuire ad un cambiamento a livello mondiale necessario, possibile e urgente per evitare un disastro irrimediabile entro il 2050 capace di cancellare la vita sul pianeta come oggi la conosciamo. Su questi problemi si pronunciano anche i  due grandi partiti europei cristiano sociale e socialista.
Questo Manifesto, sconosciuto in Italia visto che non esiste un partito Verde, perché soffocato dal porcellum e dalla infatuazione bipolaristica, non è una riedizione del progetto federalista avanzato da Spinelli sessant’anni fa ma si inserisce concretamente in un processo di maggiore responsabilizzazione del PE che ha, ad esempio, bocciato pochi  mesi fa, utilizzando per la prima volta il potere derivante dagli accordi di Lisbona, con una maggioranza bulgara,  la proposta della Merkel e degli inglesi e della Commissione di ridurre,  di oltre il 30%, il bilancio  2014-2019. Voto che permette al governo Letta, di prevedere per i prossimi anni  stanziamenti che sono già alla base dei  provvedimenti governativi.
Nella prossima legislatura scattano, sia pure in modo limitato, altre potenzialità a favore del PE per quanto riguarda la nomina della Commissione e degli altri organismi: BCE, BEI, etc.
Cioè c'è un processo in corso di trasformazione democratica e programmatica per fare assumere alla UE un’autonomia rispetto agli Usa e un ruolo fondamentale, come quello avuto in passato in occasione degli accordi di Kyoto.  
E' stato notato lo iato esistente tra i 27 milioni di voti dei referendum del 2011 i risultati delle elezioni amministrative ultime fino a quelle di Ragusa e Messina e  l'azione del governo Monti  prima e Letta poi. Il dibattito europeo non può basarsi sulle vicende di Berlusconi e sulla data del congresso del PD come avviene in questi mesi.  

Nicola Cipolla
       presidente del Cepes

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