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giovedì 27 luglio 2017

Corleone, stasera in villa comunale il film “Sicilian Ghost Story”. Sarà ricordato il giudice Rocco Chinnici

Il giudice Rocco Chinnici
Nella serata odierna presso la Villa Comunale sarà proiettato un film dal titolo “Sicilian Ghost Story” che racconta la triste storia del rapimento del piccolo Giuseppe Di Matteo. La proiezione è stata organizzata dal Comune di Corleone e dal CIDMA nella ricorrenza dell’uccisione del giudice Rocco Chinnici avvenuta il 29 Luglio 1983. Saranno presenti i figli del magistrato dott.ssa Caterina Chinnici e avv. Giovanni Chinnici, il presidente del CIDMA dott. Vincenzo Oliveri ed il presidente della Commissione Straordinaria dott.ssa Giovanna Termini che prima della proiezione del film renderanno omaggio alla figura del magistrato ucciso.
La Commissione Straordinaria
(G. Termini – R. Mallemi – M. Cacciola)
Per saperne di più sul film “Sicilian Ghost Story” 

L’ultima beffa di Riina. “Nei conti sequestrati soltanto pochi euro”

SALVO PALAZZOLO
Al setaccio i movimenti per risalire ai prestanome La famiglia si difende su Facebook: “E’ un polverone”
«Trentotto conti», hanno segnato nel verbale di sequestro i carabinieri del Ros e della Compagnia di Corleone. Trentotto fra conti correnti bancari e postali, dossier titoli e libretti a risparmio. Ma c’è ben poco in quei conti, solo una manciata di euro. Davvero una beffa, l’ultima beffa della famiglia Riina. Dove sono finiti i soldi della famiglia più blasonata di Cosa nostra? Un’altra domanda che si aggiunge a quelle già contenute nel provvedimento di sequestro scattato il 19 luglio scorso. Da dove arrivano i soldi, in contanti, che donna Ninetta ha utilizzato per fare assegni circolari e vaglia postali poi girati ai propri congiunti detenuti? Da dove arrivano i soldi che hanno consentito al genero di Riina, Tony Ciavarello, di aprire le sue società impegnate nel settore dei ricambi di auto e camion? Nel 2015, Ciavarello ha ereditato dal padre alcuni immobili, ma la procura di Palermo rileva che hanno «scarso valore, posto che comunque questi non risultano essere produttivi di redditi».

mercoledì 26 luglio 2017

Una nuova Guardia Medica ed un nuovo Centro vaccinazioni a Giuliana

Davanti all'edificio da ristrutturare e riqualificare
Saranno realizzati in un edificio di proprietà dell’Asp di Palermo
PALERMO 26 LUGLIO 2017 – Una nuova Guardia Medica, un nuovo Centro Vaccinazioni, un Centro Prelievi ed un Ambulatorio Specialistico per la comunità di Giuliana. I servizi saranno realizzati in un edificio di via Papa Giovanni XXIII di proprietà dell’Asp di Palermo che provvederà a ristrutturare e riqualificare un’area di 150 mq. Un’altra zona, di pari estensione, sempre dello stesso edificio, sarà destinata ad uffici del Comune. “Un edificio inutilizzato dagli anni ‘90 diventerà presto una struttura sanitaria in grado di offrire, in un ambiente confortevole, prestazioni di qualità” ha spiegato il Direttore generale dell’Asp di Palermo, Antonio Candela, nel corso del sopralluogo effettuato questa mattina insieme al Direttore del Distretto di Corleone, Giuseppa Scarpello.

IL COMUNE DI CORLEONE PARTE CIVILE NEL PROCEDIMENTO PENALE “OPERAZIONE GRANDE PASSO 4”

Antonino Di Marco
Nella giornata di ieri il Tribunale di Palermo ha ammesso la costituzione di parte civile  del Comune di Corleone nel procedimento penale n. 3330/14  Operazione Grande Passo 4” a carico di Gariffo Carmelo ed altri tra cui il già dipendente comunale Di Marco Antonino, per i reati dagli stessi commessi a danno dell’immagine del Comune di Corleone e del territorio. Il Di Marco Antonino era già stato destinatario di un provvedimento di licenziamento con preavviso nell’ambito di un procedimento disciplinare per fatti diversi, definito autonomamente dall’amministrazione commissariale.
LA COMMISSIONE STRAORDINARIA

CI SCRIVONO. L'atto d'accusa di Ficuzza contro l'Azienda Foreste di Palermo

Il campo di calcetto di Ficuzza
Ficuzza rappresenta il polmone della provincia di Palermo, è stata anche nominata "stazione climatica montana", compresa nella Riserva Naturale Orientata Bosco della Ficuzza, Rocca Busambra, Bosco del cappelliere e Gorgo del Drago, quindi si pensa sia ben attenzionata dall'Azienda Foreste e invece no. Il disinteresse da parte di questa amministrazione forestale guidata dalla Dott.ssa Di Trapani è sotto gli occhi di tutti. Si è pensato ad una riqualificazione della Piazza Colonnello Russo in Ficuzza compreso il ripristino delle case sotto gli archi adiacenti al Palazzo Reale, anch'essi di epoca Borbonica e appartenenti all'Azienda Foreste le quali sono state adibite ad essere date in concessione come locali commerciali, ma il bando che doveva uscire entro dicembre 2016 non è mai uscito, tra l'altro un bando assurdo dove si davano in affitto questi locali agli imprenditori per loro attività ma senza l'autorizzazione alla vendita, cose che non stanno né in cielo e ne in terra.

Google ti fa la rassegna stampa. Quali rischi per la libertà di informazione?

MATTEO SCIRE'
Il colosso di Mountain View vuole sfruttare ancora di più il proprio ruolo di bussola del cyberspace, anche nel settore delle digital news
Da un po’ di giorni a questa parte Google sulla propria app per Android e iOs propone una serie di notizie sulla base delle ricerche e delle navigazioni effettuate dagli utenti, proprio come accade per la pubblicità. In particolare si tratta di un’evoluzione di Google Now, un software introdotto già nel 2013 che funge da assistente personale e che anticipa i gusti e gli interessi degli internauti. Il colosso di Mountain View vuole sfruttare ancora di più il proprio ruolo di bussola del cyberspace, anche nel settore delle digital news. C’era da aspettarselo. D’altronde è grazie al tracciamento delle attività degli utenti che ha fondato il proprio incontrastato dominio economico, con la vendita di dati e di spazi pubblicitari capaci di raggiungere target specifici.

martedì 25 luglio 2017

La So.Ge.Si. minaccia il comune di Corleone: se non mi paghi le fatture, non pago i lavoratori!

Nei giorni scorsi, la Commissione straordinaria del Comune di Corleone aveva diffidato la So.Ge.Si. a pagare entro 15 giorni i salari arretrati ai lavoratori di Corleone, che questa ditta  di S. Giuseppe Jato aveva assunto per il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani.  Altrimenti, aveva minacciato, “il Comune provvederà direttamente al pagamento a favore dei lavoratori, a termini di quanto disposto dal vigente  Codice dei Contratti Pubblici". Ma la So.Ge.Si. non ci sta a passare per inadempiente e, tramite il suo legale, avv. Salvatore Landa, ha scritto al Comune di Corleone, precisando di avere “regolarmente corrisposto ai lavoratori impiegati … le retribuzioni per il periodo dal 29/9/2016 al 31/12/2016”, non appena avuto il pagamento delle fatture del servizio per lo stesso periodo da parte del comune. Ad oggi, però, scrive il legale, il comune di Corleone non ha ancora pagato alla So.Ge.Si. le fatture n. 3/2017 e n. 13/2017 relative al servizio svolto per i periodi 1/1/2017 – 4/3/2017 per un ammontare complessivo pari ad € 87.652,03, “nonostante le diffide e i solleciti di pagamento già effettuati”. “Tale ingiustificato ritardo nel pagamento delle citate fatture… ha inevitabilmente determinato per effetto domino un ritardo nel pagamento delle retribuzioni del mese di gennario e febbraio 2017”. Come dire: tu non paghi me ed io non pago i lavoratori!

La mafia sta vincendo

GIOVANNI TIZIAN 
I successi delle inchieste antimafia e i boss murati vivi al 41 bis sono solo una parte della realtà. Perché i clan hanno cambiato modo di agire e hanno ripreso ad avvolgere il paese nella loro rete. Ecco come
L’odore stantio di un passato che ritorna. Che ci riporta indietro di anni, a prima dell’ascesa dei Corleonesi e di Totò Riina, capo dei capi di Cosa nostra. Prima della stagione delle bombe e delle stragi. Ci riporta alla stagione dell’aristocrazia mafiosa palermitana, del “principe” Stefano Bontate. A quell’idea di mafia fatta di mediazioni, accordi, dialogo, che non è mai stata sconfitta. Nel lungo periodo hanno vinto gli strateghi dell’inabissamento, strenui oppositori dell’attacco frontale alle istituzioni democratiche. I principi sono tornati, e li troviamo capi e reggenti delle cosche. Hanno resistito al carcere, alle confische, alle faide, ai pentiti. Forti di una società che ha bisogno di loro e dei loro servigi. E mentre le cronache riportano la marcia trionfale dell’antimafia giudiziaria, dai territori, da Palermo, Reggio Calabria, Roma, Bologna, Milano, Torino, si levano segnali inequivocabili: lo Stato non ha vinto.

Cari giudici di Mafia capitale, è l’ora di rileggere Sciascia

Massimo Carminati, er cecato
TOMMASO CERNO
«Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già, oltre Roma… »
Abbiamo risentito la frase italiana per eccellenza: la mafia non esiste. Quella dei tempi d’oro. Quando la politica mangiava con loro e i giornalisti venivano ammazzati. Lo dicono ridacchiando mentre uno ‘Stato cecato’ ha inflitto oltre 280 anni di carcere a un’organizzazione criminale guidata da er Cecato vero, Massimo Carminati. Con una sentenza che ripulisce Roma dal lordume. Fra le risatine di avvocati entusiasti per avere mandato in galera i loro assistiti. Ridono perché questa è una sentenza pesante, ma che mostra una visione vecchia della mafia. E fa sembrare loro dei giuristi. Mentre ripetono quello che i mafiosi dicono dal carcere: la mafia non c’è. Un limite culturale dello Stato. Pur con sostanziali passi avanti rispetto agli anni delle assoluzioni choc, degli indulti a comando.

Scalfari: Atei militanti, ecco perché sbagliate

Un conto è non rispecchiarsi in alcuna religione rivelata. Altro è credere, in modo assoluto e intollerante, nel grande nulla
Gli atei. Non so se è stata mai fatta un’indagine nazionale o internazionale sul loro numero attuale, ma penso che non siano molti. I semi-atei sono certamente molti di più, ma non possono definirsi tali. L’ateo è una persona che non crede in nessuna divinità, nessun creatore, nessuna potenza spirituale. Dopo la morte, per l’ateo, non c’è che il nulla. Da questo punto di vista sono assolutisti, in un certo senso si potrebbero definire clericali perché la loro verità la proclamano assoluta. Anche quelli che credono in una divinità (cioè l’esatto contrario degli atei) ritengono la loro fede una verità assoluta, ma sono infinitamente più cauti degli atei. Naturalmente ogni religione cui appartengono è molto differente dalle altre, ma su un punto convergono tutte: il loro Dio proclama una verità assoluta che nessuno può mettere in discussione. Nel caso della nostra storia millenaria il mondo è stato spesso insanguinato da guerre di religione. Quasi sempre dietro il motivo religioso c’erano anche altri e più corposi interessi, politici, economici e sociali, ma la motivazione religiosa era comunque la bandiera di quelle guerre, che furono molte e insanguinarono il mondo.

I boss di Corleone rinviati a giudizio, c’è anche il nipote di Bernardo Provenzano

Carmelo Gariffo
Carmelo Gariffo sarà processato in autunno insieme ad altri 11 gregari con il rito abbreviato
Il processo inizierà solo in autunno per gli ultimi arrestati durante i blitz antimafia di Corleone che hanno disinnescato i tentativi del locale mandamento di ricostituirsi. A provarci è stato Carmelo Gariffo, il nipote prediletto di Bernardo Provenzano. Ques’ultimo sarà processato insieme ad altri 11 gregari.

lunedì 24 luglio 2017

Tomasi, l’uomo che non seppe di essere diventato un caso

Giuseppe Tomasi di Lampedusa
MARCELLO BENFANTE
Il personaggio. L’anniversario. Il 23 luglio del 1957 moriva il principe-scrittore non ancora consegnato alla gloria: un autore che non fu personaggio per lo scarso materiale mediatico sulla sua vita, ma che divenne mito. Nel senso che quel giorno di sessant’anni fa moriva l’uomo, pressoché sconosciuto al mondo delle Lettere, e si ponevano le condizioni perché sorgesse il mito, il quale gode per statuto dei privilegi dell’eternità, ossia di una perpetua attualità, ancorché fittizia e revocabile.
Allorché muore, il Lampedusa non è ancora l’autore del “Gattopardo”. Che ha già scritto, ma non ancora pubblicato. Anche in questo caso, non diremo che non è ancora nessuno, per il pubblico e per l’intellighenzia nazionale, ovviamente. Diremo, pirandellianamente, che non è ancora qualcuno. Muore, cioè, prima di essere irretito in uno schema interpretativo che avrebbe potuto influenzare il prosieguo della sua carriera letteraria. È, se vogliamo, un’osservazione lapalissiana. Non priva però di un’illuminante rivelazione. Giuseppe Tomasi si congeda dal mondo e dalla fama giusto in tempo per non trasformarsi in un “caso”. D’altronde, è la morte stessa a determinare una (e non la più importante) delle condizioni da cui il “caso” sortisce.

Tomasi di Lampedusa. La beffa della lapide con la data sbagliata

GIUSI SPICA
La tomba al cimitero dei cappuccini riporta il giorno in cui arrivò la salma a Palermo. Una testimonianza d’indifferenza
Forse sarà stato proprio «questo clima che ci infligge sei mesi di febbre» – come scriveva nel “Gattopardo” per spiegare l’indolenza siciliana – ad aver stordito l’impiegato comunale che comunicò la data della sua morte, scambiandola con quella dell’arrivo della salma in città. Non il 26 luglio - com’è scritto nella lapide – ma il 23. Vittima, lui che ne fu il teorico, di quel “gattopardismo” che spinge i siciliani alla pigrizia, come spiegava nel romanzo il principe Fabrizio Salina all’inviato sabaudo Chevalley. O forse è soltanto l’ultima beffa che i siciliani hanno inflitto all’autore del “Gattopardo”. Acclamato come profeta fuori patria, dove il libro è subito diventato un best seller. Accolto freddamente nel suo Paese, pubblicato postumo da Feltrinelli, dopo il rifiuto di Einaudi e Mondadori. I suoi conterranei, forse, non gli hanno mai perdonato di aver parlato di quel «senso di superiorità che barbaglia in ogni occhio siciliano, che noi stessi chiamiamo fierezza, ma che in realtà è cecità ». E poco importa che le frasi lapidarie di don Fabrizio si siano imposte nei discorsi quotidiani con la forza dell’aforisma.

venerdì 21 luglio 2017

Don Leoluca Pasqua, sacerdote di origine corleonese, nominato direttore spirituale del seminario di Palermo e vicario episcopale territoriale

Il sacerdote di origine corleonese, don Leoluca Pasqua,
nominato direttore spirituale del Seminario e vicario
episcopale territoriale dall'arcivescovo di Palermo



















L'ARCIVESCOVO MONS. CORRADO LOREFICE HA PROVVEDUTO A NUOVE NOMINE DI PARROCI   
L'Ecc.mo Arcivescovo di Palermo, Mons. Corrado Lorefice, ha provveduto ad alcune Parrocchie della Diocesi nominando i seguenti Sacerdoti (...).
L'Arcivescovo ha inoltre nominato:
1. Don Leoluca Pasqua Direttore Spirituale del Seminario e Vicario Episcopale territoriale
2. Don Raimondo Abbandoni Rettore della Chiesa Badia del Monte (intesa S. Lucia) a Via Ruggero Settimo
3. Don Francesco Nicasio Cassata Rettore della Chiesa S. Michele a Caccamo, affidandogli anche la cura della Chiesa di S. Giovanni Li Greci
4. Don Pierre Ama Kouadio Assistente Spirituale dell'Ospedale dei Bambini "G. Di Cristina"
5. Don Salvatore Amato Segretario dell'Ufficio Pastorale Diocesano
Tutte le nomine rese pubbliche oggi, ad eccezione di quelle di Portella di Mare e Conte Federico già operative. avranno decorrenza dal prossimo mese di settembre


Sequestro beni boss Riina. Mons. Pennisi: “Confido nell’operato dell’amministratore giudiziario, che farà chiarezza sul passato”

Monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale
“Confido nell’operato dell’amministratore giudiziario, assegnato dal Tribunale di Palermo, certo che il suo lavoro farà chiarezza su fatti gestionali del passato”. Con queste parole mons. Michele Pennisi, vescovo di Monreale, commenta l’operazione di sequestro dei beni del capo mafia, Salvatore Riina, e del suo nucleo familiare imposto dal Tribunale di Palermo, che ha sottoposto ad Amministrazione giudiziaria anche l’azienda agricola dell’ente Santuario Maria Santissima del Rosario di Tagliavia. La diocesi si dichiara “fiduciosa nell’operato degli inquirenti e disponibile ad una piena collaborazione per fare chiarezza”. Il terreno in oggetto è un fondo di circa 150 ettari, che per estensione non è facilmente controllabile. Per questo, osserva il vescovo che attualmente sta guidando il pellegrinaggio diocesano al Santuario della Madonna di Fatima in Portogallo, “è opportuno verificare se nei pascoli abusivi siano stati all’opera dei mafiosi”. Tra i dipendenti dell’azienda, infatti, risulta dal 2001 una persona incensurata che è figlio dell’autista di Riina. E dalle intercettazioni sembrerebbe che si rivolgesse alla moglie di Riina, o ad altri parenti, quando alcuni mafiosi sconfinavano per i pascoli. Di tutto ciò, però, “non è mai stato informato il legale rappresentante”.
agensir.it, 20 luglio 2017


giovedì 20 luglio 2017

Andrea Gattuso è il nuovo segretario di Nidil Cgil Palermo

Andrea Gattuso
“Migliorare le condizioni di lavoro dei collaboratori precari”.
 E' stato eletto ieri dall'assemblea generale di Nidil Cgil Palermo, la categoria che si occupa dei lavoratori atipici, il nuovo segretario generale. E' Andrea Gattuso, 32 anni, fino al 2011 componente dell'esecutivo nazionale dell'Udu, ex responsabile delle politiche giovanili di Cgil Scilia e operatore dell'Inca. Prende il posto di Laura Di Martino, della Filcams Cgil. “Tante sono le vertenze aperte che siamo affrontando, da quella del centinaio di collaboratori del call center Marketing management, agli ex Lsu cococo Ata, ai circa duemila somministrati palermitani che lavorano presso le agenzie per il lavoro – dichiara Andrea Gattuso – Vogliamo migliorare la platea dei lavoratori atipici, che continuano a operare in situazioni difficili: salari bassi, discontinuità lavorativa, condizioni di mancato rispetto dei diritti basilari. Un altro obiettivo è rappresentare il mondo delle partite Iva, sempre più diffuse nella sanità, nei servizi e nel pubblico impiego”. “E ancora – aggiunge Gattuso - intendiamo lavorare in sempre più stretta sinergia con le categorie e la confederazione, e col sistema delle tutele individuali”. 

"Veloce" Pa-Ag, ritardi di un anno per il tratto Bolognetta-Lercara

Palermo-Agrigento: l'opera, nel tratto Bolognetta-Lercara, è già in ritardo di quasi un anno. Al tavolo con i sindacati, la Regione e Anas si impegnano a proseguire l'opera aumentando la produttività. “Non ci sono i motivi per licenziare il personale”.
Palermo-Agrigento: l'opera di ammodernamento stradale in corso sulla Bolognetta-Lercara doveva essere consegnata a ottobre 2017. Il completamento slitta di un anno, a fine 2018. Ma ci sono i margini per recuperare il ritardo, aumentando la produttività, al momento al di sotto dei livelli standard, e per mantenere al lavoro i 110 operai impegnati. E' quanto è emerso nel corso alla riunione con i sindacati di Feneal, Filca Fillea che si è svolta oggi all'assessorato Infrastrutture sullo stato dei lavori sulla Palermo-Agrigento, alla presenza dell'assessore Luigi Bosco, del direttore generale Bellomo, e dei vertici Anas.

La strage di via D'Amelio: agende smarrite, falsi pentiti, ma nessuno paga!

DINO PATERNOSTRO
Osservando i misteri d'Italia (l’ultimo in ordine cronologico, il mistero dell'agenda rossa di Borsellino, incredibilmente volatilizzatasi), non abbiamo molti motivi per fidarci di alcuni pezzi dello Stato. Per esempio, aver "costruito" un falso pentito come Scarantino è la firma sui depistaggi di Stato. Ma non paga mai nessuno. Tutti sempre assolti. Come si può?!?! Oggi tutti dicono come anche allora Scarantino non fosse assolutamente credibile per mille ragioni, che oggi vengono tutte meticolosamente elencate. Ma perchè NESSUNO allora ebbe il coraggio e lo scatto d'orgoglio di dire: FERMI! BASTA! Nessuno ebbe questo coraggio e questa dignità. Per anni, per tanti anni, per troppi anni. E se il pentito Spatuzza non si fosse auto-accusato, ancora oggi avremmo in piedi "la verità" di Scarantino. Ecco perchè non condivido assolutamente le parole "minimaliste" del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che parla di "gravi errori". Non vi furono solo "gravi errori" allora, ma complicità e depistaggi da parte di "pezzi" dello Stato, che invece avrebbero dovuto scoprire la verità e dare giustizia agli italiani. Ma nessuno paga per questo. Nessuno, nessuno. Tutti sempre assolti. Per insufficienza di prove o per non aver commesso il fatto. Non pagano le forze dell'ordine che hanno indagato/depistato, non pagano i magistrati che hanno indagato/depistato. Alla faccia di tutta l'ansia di verità e di giustizia degli italiani onesti! (d.p.)

Paolo Borsellino: "I giorni di Giuda" (video)

Paolo Borsellino: "I giorni di Giuda" (testo)

Paolo Borsellino
di PAOLO BORSELLINO
Nel giorno del venticinquennale della strage di via d'Amelio pubblichiamo il video integrale* e il testo dell'ultimo intervento pubblico di Paolo Borsellino. Con questo commosso e polemico discorso, pronunciato a Palermo il 25 giugno 1992 nel corso di una manifestazione promossa da MicroMega, Borsellino rivelò a tutti il clima di diffidenza e di isolamento che di fatto condannò a morte Giovanni Falcone.
Io sono venuto questa sera soprattutto per ascoltare. Purtroppo ragioni di lavoro mi hanno costretto ad arrivare in ritardo e forse mi costringeranno ad allontanarmi prima che questa riunione finisca. Sono venuto soprattutto per ascoltare perché ritengo che mai come in questo momento sia necessario che io ricordi a me stesso e ricordi a voi che sono un magistrato. E poiché sono un magistrato devo essere anche cosciente che il mio primo dovere non è quello di utilizzare le mie opinioni e le mie conoscenze partecipando a convegni e dibattiti ma quello di utilizzare le mie opinioni e le mie conoscenze nel mio lavoro. In questo momento inoltre, oltre che magistrato, io sono testimone.