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martedì 28 marzo 2017

Missili e mafia: un incontro (casuale) in trattoria con il giudice Giovanni Falcone

AGOSTINO SPATARO
A proposito del libro “Missili e Mafia”, desidero ricordare un piccolo episodio, avvenuto credo nel 1986, durante un incontro casuale con il giudice Giovanni Falcone, nella trattoria dell’Hotel Patria di Palermo. In una saletta vuota, c’eravamo soltanto io e il mio amico arch.Ciccio Fucà, quando sopraggiunse un piccolo nugolo di persone che presero posto in una tavolata di fronte. Era il giudice Falcone, accompagnato da una signora e da dieci / dodici agenti di scorta, evidentemente un po’ nervosi alla vista della nostra presenza. Alcuni di loro sedettero alla tavolata, altri restarono in piedi a vigilare l’entrata e il nostro tavolo.
Anche il giudice ogni tanto ci dava una sbirciatina, en passant. La scena durava da un po’ di tempo e francamente mi procurava qualche imbarazzo. Sentirsi osservati, sospettati da parte di una scorta dello Stato, non era, certo, un grande conforto per un deputato nazionale del Pci che aveva collaborato con Pio La Torre, aveva sottoscritto e seguito la famosa legge e che- di recente- aveva scritto, con due compagni giornalisti, e con la prefazione di Achille Occhetto, un libro politicamente assai impegnativo: “Missili e Mafia” dedicato al sacrificio di Pio.

I 25mila sbirri di Locri (e i 500 mila degli altri luoghi di speranza)

Il corteo di Locri
LORENZO FRIGERIO 
Alla vigilia del 21 marzo a Locri, in occasione della XXII edizione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, avevamo manifestato dubbi e speranze sul possibile esito finale della manifestazione. Non era però davvero possibile prevedere che il 21 marzo sarebbe stato un così straordinario successo, tanto in termini di presenze complessive, quanto di diffusione su tutto il territorio nazionale, soprattutto in ragione della grande qualità di molte delle iniziative che si sono concretizzate intorno al tema del ricordo delle vittime. Le più rosee previsioni, infatti, sono state superate dai numeri straordinari della giornata, sia in terra di Calabria, sia nel resto d’Italia: 25mila presenze a Locri – secondo il dato fornito dalle autorità di pubblica sicurezza – e mezzo milione di persone scese in piazza negli altri 4mila “luoghi di speranza” organizzati dalla rete nazionale di Libera. Un successo ben oltre quanto fosse lecito attendersi.

Calogero Comaianni, l'eroe normale di Corleone

Calogero Comaianni
di Dino Paternostro
La guardia campestre venne uccisa il 28 marzo del 1945, 72 anni fa. Sei mesi prima aveva arrestato Luciano Liggio, la futura «primula rossa» della mafia e Vito Di Frisco mentre rubavano dei covoni di grano in un campo vicino al paese. 
Non era un eroe Calogero Comaianni, ma un uomo normale che cercava di sfamare la moglie e i suoi cinque  figli, facendo di mestiere la guardia campestre. Era semplicemente un uomo onesto, una persona perbene. Certo, la Corleone degli anni ’40 non era il posto migliore per esercitare un mestiere che in qualche modo avesse a che fare col rispetto della legge. Ma lui ci provava lo stesso. Con equilibrio e buon senso, girava le campagne insieme alle altre guardie campestri, vigilava, dava consigli da buon padre di famiglia a qualche giovane scapestrato, tentato da qualche «scorciatoia» per uscire dalla miseria. 
Anch’egli è una vittima innocente di mafia, che non viene quasi mai ricordato da nessuno. Sarebbe ora che la Corleone civile e democratica si ricordasse di lui e delle altre vittime dimenticate, dedicandogli un pensiero in segno di gratitudine. Di questi esempi hanno bisogno i giovani e tutti i cittadini onesti di Corleone per risalire la china.

L’ultimo sorriso di Falcone e Borsellino

Falcone e Borsellino (Ph. Tony Gentile)
Quella sera di primavera alla Kalsa tra mafia, politica e “terzo livello” Ecco come una foto diventò un’icona. Era il 27 marzo del ‘92. Appena quindici giorni prima avevano ucciso Salvo Lima. Pochi mesi dopo sarebbero arrivate le stragi che hanno cambiato l’Italia
ATTILIO BOLZONI
LA KALSA, il quartiere più arabo e sensuale di Palermo. Uno di quei luoghi che ritornano, come i destini che si rincorrono. È lì che sono visti per la prima volta ed lì che si sono visti per l’ultima volta. A un passo da dove erano nati. Uno in via Castrofilippo, dietro la piazza della Magione, chiese sconsacrate, palazzi cadenti, tuguri abbandonati. L’altro in via della Vetreria, nel caseggiato dei marchesi Salvo dal cui terrazzo si scorgeva un angolo del Foro Italico. La Kalsa degli emiri e dei condottieri, la Kalsa degli sguatteri e dei contrabbandieri, la Kalsa di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Nella vita e in una foto. La più famosa, la più esibita, la più tenera. Perché è l’ultima insieme.

Intervista a Teresa Principato: “Io, Falcone e Borsellino, così imparai cos’è la mafia”

Teresa Principato ha iniziato a lavorare a Palermo nel 1989, prima era stata in servizio a Caltanissetta dove aveva messo sotto inchiesta per mafia i consiglieri di una banca. La magistrata lascia Palermo dopo 27 anni per andare alla Dna. Dagli inizi alla caccia a Messina Denaro il racconto di una carriera che si intreccia con quella dei due giudici assassinati. Lei li ricorda così: quando Giovanni si allontanava dalle riunioni, alcuni colleghi lo prendevano in giro dicevano di averlo sistemato. Chi erano? Alcuni di quelli che, dopo che è morto, facevano a gara per osannarlo. Quando era in vita, invece, lo accusavano di essere malato di protagonismo. Con Paolo cominciai le indagini sulla mafia agrigentina e scoprimmo la Stidda. Il giorno prima della sua morte lo vidi nel mio ufficio. Quando andammo a casa del procuratore Giammanco per consegnargli il documento con il quale lo sfiduciavamo lui mi disse: Teresa ma cosa ti ho fatto? Dopo l’omicidio Lima nel suo ufficio era arrivato Mario D’Acquisto. Rispetto all’89 la presenza criminale in città è diminuita parecchio, ma questo non rassicura L’altra faccia della mafia oggi è la corruzione
SALVO PALAZZOLO

lunedì 27 marzo 2017

In memoria di Giuseppe Puntarello: gli interventi dei nipoti alla cerimonia del 25 marzo

Giuseppe Puntarello Jr. e Giuseppe Rizzo, nipoti del sindacalista
Pubblichiamo una scheda biografica per conoscere meglio la figura di Giuseppe Puntarello, che la feroce mafia del feudo assassinò la mattina del 4 dicembre 1945 a Ventimiglia di Sicilia. Pubblichiamo anche l'intervento di Giuseppe Rizzo, nipote di Giuseppe Puntarello, ha fatto la sera del 25 marzo marzo a Ventimiglia durante la cerimonia di intitolazione della sede della Camera del lavoro al proprio nonno. Pubblichiamo, infine, l'intervento invitatoci da un altro nipote del sindacalista assassinato, Giuseppe Puntarello Jr., che abita ad Urbino e che non ha potuto essere presente alla manifestazione di sabato. 





domenica 26 marzo 2017

Giuseppe Rizzo, nipote di Puntarello: "Finalmente la memoria di mio nonno oggi si trasforma in memoria collettiva condivisa"

Giuseppe Rizzo, nipote di G. Puntarello
Giuseppe Rizzo
nipote di Giuseppe Puntarello
Il contesto storico dell’Italia del dopoguerra, dopo il ventennio fascista, è quello di un Paese sconfitto sul campo e devastato dai combattimenti. A questo si aggiunge una tragica spaccatura fra nord e sud. In particolare il periodo che va dal 1943, anno in cui gli alleati sbarcano in Sicilia (nella notte tra il 9 e il 10 luglio), e il 1945 (25 Aprile 1945) anno della liberazione, è uno dei più drammatici della storia italiana, con una popolazione stremata dai bombardamenti alleati e stretta tra i due fuochi degli occupanti nazisti e delle truppe alleate. Le distruzioni causate direttamente dalle operazioni belliche, innanzi tutto, avevano colpito duramente l’arretrata agricoltura nazionale: posto 100 il 1938, l’indice della produzione agricola era precipitato a 67,3 nel 1945. L’indice della produzione industriale era calato drasticamente: posto a 100 nel 1938, aveva raggiunto 29,1 nel 1945.

Giuseppe Puntarello. Il nipote: "Questo riconoscimento permette di restituire dignità alla memoria di un uomo"

Giuseppe Puntarello Jr.
Giuseppe Puntarello Jr.
nipote di Giuseppe Puntarello
Questa giornata e questa commemorazione rappresentano per me, per noi come famiglia, un onore. Ricordare Peppino Puntarello come un uomo giusto costretto a lasciare prematuramente la moglie con 5 figli in condizioni materiali difficili significa tornare a quel triste 4 Dicembre di 71 anni fa che ha cambiato la storia di un’intera famiglia e delle sue successive generazioni. Famiglia segnata dal dolore e dal lavoro, come tante. Nessuno dei nipoti ha potuto conoscerlo quel nonno “ucciso per errore di persona” come per molti anni è stato sostenuto. Poi è bastato mettere insieme quella sequenza ininterrotta di 40 sindacalisti che tra il 1944 e il 1948 furono uccisi silenziosamente. Il delitto mafioso però deve essere letto all’interno di quel flusso della Storia in cui è maturato. Solo la distanza temporale ha permesso una lettura univoca di quei tragici eventi che paiono ubbidire ad una strategia unitaria, che vedeva soprattutto in Sicilia, l’opposizione dei latifondisti e dei loro campieri mafiosi, all’applicazione dei Decreti Gullo concepiti per migliorare la produttività e la redistribuzione del latifondo e delle terre incolte.

Chi era Giuseppe Puntarello?

Giuseppe Puntarello
di DINO PATERNOSTRO
Giuseppe Puntarello lavorava come autista della ditta INT. Da diversi anni ormai conduceva l'autobus che collegava Ventimiglia di Sicilia con Palermo, alternandosi nella guida con un compagno di lavoro, pure lui di Ventimiglia. Quel 4 dicembre 1945 avrebbe dovuto essere di turno il suo collega, che però gli chiese di sostituirlo. Puntarello accettò e all’alba s’incamminò verso l’autorimessa per andare a prelevare l'autobus dall'autorimessa. Un commando mafioso lo costrinse a fermarsi per strada e lo uccise con fredda determinazione, sparandogli contro diversi colpi di lupara. In quei giorni a Ventimiglia si sparse la voce che l'obiettivo vero dei killer non fosse Puntarello, ma il suo compagno di lavoro. Fu il classico depistaggio mafioso per confondere le acque. “La verità – scrivono Alfonso Bugea ed Elio Di Bella, nel libro “Senza Storia” - venne a galla qualche anno dopo. Puntarello era stato ucciso per il suo impegno di dirigente della Camera del Lavoro. Si era trattato, insomma, di uno dei tanti omicidi che in quegli anni la mafia compiva per piegare il movimento contadino in lotta per le terre”.

LA CGIL E IL COMUNE DI VENTIMIGLIA HANNO RICORDATO GIUSEPPE PUNTARELLO!

L'inaugurazione della sede Cgil intitolata
a Giuseppe Puntarello
Sabato 25 marzo, per la prima volta, a Ventimiglia di Sicilia abbiamo ricordato Giuseppe Puntarello, segretario della Camera del lavoro, assassinato dalla mafia il 4 dicembre 1945. Ad organizzare l'iniziativa la Cgil (erano presenti Dino Paternostro, responsabile dipartimento legalità, Mario Ridulfo, della segreteria provinciale, e Tonino Russo, segretario generale della Flai di Palermo) e l'Amministrazione comunale di Ventimiglia di Sicilia (erano presenti il sindaco Antonio Rini, il vicesindaco Gino Anzalone e diversi consiglieri ed assessori). Erano presenti i nipoti di Puntarello, tra cui Giuseppe Rizzo, che è intervenuto, Antonella Azoti, figlia di Nicolò, assassinato dalla mafia a Baucina il 21 dicembre 1946, e Placido Rizzotto Jr., nipote di Placido Rizzotto, assassinato dalla mafia a Corleone il 10 marzo 1948. Hanno partecipato tanti cittadini, il parroco, il comandante della stazione dei carabinieri, i rappresentanti della Cisl e della Uil.
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venerdì 24 marzo 2017

“Caro presidente, io disabile le racconto la nostra vita fra ostacoli e indifferenza”

PATRIZIA GARIFFO
CARO presidente Crocetta, da qualche settimana lei e la sua giunta siete al centro di una spiacevole querelle con i disabili a causa della mancata assistenza. Problematica che si trascina da anni, fra proteste, accuse e la solita indifferenza della politica e della gente “normale”, che si interessano a queste persone finché non si spengono i riflettori sulla questione e tutto torna nell’oblio. Lei ogni giorno prende una posizione sul problema e poco dopo la modifica. Poiché è bene credere alla buona fede di tutti, fino a prova contraria almeno, è possibile che lei, presidente, non abbia piena consapevolezza di quali siano i bisogni dei disabili gravissimi, di chi molte volte non può muovere neanche un dito. Così, per esperienza personale, proverò a raccontarle brevemente una giornata di un disabile gravissimo.

Un palermitano a Parigi. I gelati di Procopio Cutò che fecero la rivoluzione

Il Cafè Procope di Parigi
ELEONORA LOMBARDO
Niente da fare, se i Millennials possono vantare di essere “nativi digitali”, i palermitani da sempre hanno avuto e hanno la fortuna e la responsabilità di essere “nativi geniali”, ovvero geneticamente predisposti a piccole e redditizie rivoluzioni, quasi sempre lontano dalla patria natia come il Genio vuole.
È il caso di Francesco Procopio Cutò, nato nel 1651 al Capo e morto ricco a Parigi, dove ha sbancato con l’arte delle granite e dei sorbetti e fondato il primo caffè letterario della storia di Francia, ai tavoli del quale si è decisa la Rivoluzione e gettate le basi della costituzione americana. Domani alle 9 Palermo lo ricorda intestandogli una piazza all’interno del nuovo complesso “Area Quaroni” al Capo, proprio vicino alla chiesa di Sant’Ippolito dove il piccolo Procopio il 10 febbraio del 1651 è stato battezzato, come provano i documenti recentemente ritrovati da Marcello Messina. L’intestazione è stata voluta fortemente dal maestro gelataio Antonio Cappadonia, direttore tecnico dello Sherbeth Festival e si inserisce come antipasto delle attività di celebrazione di Palermo capitale ttaliana dellacultura 2018.

Mafia tour, la Sicilia protesta: “Offesa alle vittime”

ALESSANDRA ZINITI
PALERMO - «Immergetevi nel mondo affascinante della mafia siciliana». È bastato questo incipit dell’ammiccante link esplicativo del nuovo tour guidato nei luoghi classici dell’iconografia mafiosa proposto da un tour operator siciliano perché esplodesse una nuova polemica sull’utilizzo del brand mafia nella promozione turistica dell’isola. «Un’offesa al dolore delle vittime e uno schiaffo a chi ogni giorno si impegna per sradicare la cultura mafiosa, un cancro che va estirpato. Già l’incipit mi fa venire i brividi, il mondo della mafia non è “affascinante” ma mostruoso», lo sdegnato commento di Maria Falcone pienamente condiviso dal sindaco di Trapani Vito Damiano che ha dato mandato ai legali del Comune di chiedere alla Procura l’immediato oscuramento del sito di Easy Trapani: «Una follia, un’offesa per un’intera città dove, in occasione della Giornata della memoria delle vittime di mafia, hanno sfilato 12.000 persone provenienti da tutta la Sicilia».

I Vescovi siciliani: "La Mafia è opposizione al Vangelo!"

La riunione dei vescovi siciliani
Dalla relazione finale della Conferenza Episcopale Siciliana riunitasi a Nicosia (Enna) dal 16 al 19 marzo 2017.
«In merito alla questione sempre attuale e sempre ricorrente della presenza della mafia nel tessuto sociale della nostra terra di Sicilia, i vescovi  ribadiscono quanto già affermato in passato attraverso vari documenti: "Nuova evangelizzazione e pastorale" (1994), "Finché non sorga come stella la sua giustizia" (1996), "Amate la giustizia voi che governate sulla terra" (2012). Tutti coloro che, in qualsiasi modo deliberatamente, fanno parte della mafia o ad essa aderiscono o pongono atti di connivenza con essa, debbono sapere di essere e di vivere in insanabile opposizione al Vangelo di Gesù Cristo e, per conseguenza, alla sua Chiesa».
LEGGI LA RELAZIONE INTEGRALE:

GIUSEPPE PUNTARELLO: DOPO 72 ANNI, LA CGIL RICORDA IL DIRIGENTE DELLA CAMERA DEL LAVORO DI VENTIMIGLIA DI SICILIA

IL NIPOTE: “A MIO NONNO VIENE RICONOSCIUTO OGGI IL POSTO CHE MERITA”. DOMANI GLI SARA' INTITOLATA LA SEDE LOCALE DEL SINDACATO
Palermo 25 marzo 2017 – Domani alle ore 16,30 sarà intitolata la sede della Camera del lavoro di Ventimiglia di Sicilia a Giuseppe Puntarello, dirigente sindacale della Cgil del paese, caduto nella lotta contro la mafia il 4 dicembre del 1945. Sarà l'occasione per la Cgil di commemorare per la prima volta, dopo 72 anni dalla sua uccisione, la figura del sindacalista, il cui nome fa parte di quel “calendario della memoria” che il sindacato palermitano ha ricostruito per commemorare tutti i suoi sindacalisti morti, da Placido Rizzotto e Epifanio Li Puma, da Nicolò Azoti a Salvatore Carnevale, agli altri meno conosciuti. L'intitolazione avverrà presso la sede di via Umberto I, 60. Intervengono Dino Paternostro, responsabile Legalità Cgil Palermo, Gino Anzalone, responsabile Flai Cgil di Ventimiglia di Scilia, Giuseppe Rizzo, nipote di Giuseppe Puntarello, Antonio Rini, sindaco di Ventimiglia di Sicilia. Conclude il componente della segreteria generale Cgil Palermo Mario Ridulfo.

giovedì 23 marzo 2017

25ª EDIZIONE GIORNATE FAI DI PRIMAVERA. Evento nazionale di sensibilizzazione e di raccolta pubblica di fondi

Da 25 anni al fianco degli italiani nella riscoperta del proprio patrimonio
Sabato 25 e domenica 26 marzo 2017
Apertura straordinaria in Sicilia di oltre 115 siti in 45 località
Quando nel 1993 si svolse la prima edizione delle Giornate FAI di Primavera (50 luoghi aperti al pubblico in una trentina di città) era difficile immaginare che sarebbero diventate uno degli appuntamenti più importanti del panorama culturale italiano. Incoraggiati dalla partecipazione e dall’entusiasmo, anno dopo anno, gli eventi crebbero e i visitatori si moltiplicarono. Su 25 anni della manifestazione contiamo 10.000 luoghi aperti in 4.300 città, oltre 9.200.000 visitatori, 115.000 volontari e più di 210.000 giovani e appassionati Apprendisti Ciceroni. Lo spirito del FAI è rimasto però lo stesso, quello di accompagnare gli italiani alla riscoperta della bellezza che li circonda e che spesso non si conosce o non si vede. Quest’anno sabato 25 e domenica 26 marzo si festeggia la 25ª edizione delle Giornate e la 20ª in Sicilia. Un compleanno importante per una vera e propria festa di piazza irrinunciabile. Queste “nozze d’argento” con l’orgoglio e la consapevolezza condivisa di vivere nel Paese più bello del mondo, sono un traguardo di cui essere fieri, ma al tempo stesso un punto di partenza. E non è che l’inizio, perché 25 anni di successo significano la certezza che questo incontro collettivo può soltanto crescere ancora. GLI APPUNTAMENTI CON I "TESORI" DI CORLEONE

XXV Giornate Fai di Primavera: gli appuntamenti con i "tesori" di Corleone

Alcune incisioni di Giuseppe Vasi esposte nella sala consiliare
XXV Giornate Fai di Primavera
                   Preziosi tesori raccontano la storia di una città
                            Corleone 25 e 26 Marzo 2017

Sabato 25 alle 9.30 Monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale, incontrerà gli Apprendisti Ciceroni e i volontari del Fai nella chiesa di San Martino Vescovo

PALAZZO COMUNALE ( Aula Consiliare)
Piazza Garibaldi
Orari d'apertura
Sab 10 - 13.30 / 15 - 18 | Dom 10 - 13.30 / 15 – 18
Visite a cura degli Apprendisti Ciceroni:Dir. Didattica “Camillo Finocchiaro Aprile”


PALAZZO COMUNALE ( Aula Consiliare)
Piazza Garibaldi
Orari d'apertura
Sab 10 - 13.30 / 15 - 18 | Dom 10 - 13.30 / 15 – 18
Visite a cura degli Apprendisti Ciceroni:Dir. Didattica “Camillo Finocchiaro Aprile”
Sabato 25 e Domenica 26, ore 12.00:Visita alla Biblioteca Comunale “Francesco Bentivegna” dedicata ai pregiati libri del “Fondo Antico”;

La proposta. "Il mondo affascinante della mafia". Ecco il "Cosa nostra tour"

Costa sessanta euro, pranzo incluso. E va a ruba tra gli stranieri. "Sarebbe più interessante raccontare la storia del movimento antimafia”, sostiene Salvatore Inguì di Libera
TRAPANI - "Immergetevi nel mondo affascinante della mafia siciliana in questo tour speciale guidato". È la proposta del tour operator Easy Trapani, promossa anche con un video in cui si ricostruisce una sparatoria. Il tour guidato da Gianni Grillo porta i turisti "in alcuni dei luoghi più interessanti e famosi legati alla storia della mafia nella Sicilia occidentale e conoscerete gli eventi passati e recenti sulla scena politica dell'isola". "Il nome potrebbe trarre in inganno - spiega Grillo - ma abbiamo esigenza di sintesi. Il tour è frequentato soprattutto da stranieri. Sarebbe difficile fargli capire di che si tratta utilizzando una perifrasi. In realtà il nostro è un tour 'culturalizzante' sul fenomeno della mafia. Vogliamo abbattere certi stereotipi.

Bindi e l'Antimafia alla mostra delle foto di Letizia Battaglia

Bindi, sconfitta mafia delle stragi non quella che corrompe
- ROMA -  "Siamo qui per onorare una grande artista, Letizia Battaglia. Nessuna parola riesce a tradurre ci concetti così efficacemente come fanno le immagini. Abbiamo scelto questa giornata perchè una parte importante della sua opera è dedicata alle stragi e alla resistenza rispetto alla mafia". Lo ha detto la presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, in visita, i vicepresidenti Luigi Gaetti e Claudio Fava e con una delegazione della Commissione, alla mostra dell'artista Letizia Battaglia al Maxxi. "Non possiamo perdere la memoria delle mafie e di quello che hanno fatto; abbiamo sconfitto la mafia delle stragi ma dobbiamo sconfiggere quella della corruzione che ci toglie democrazia e libertà", ha aggiunto Bindi. La mostra è articolata in due macro aree, vuole esplorare tutti gli aspetti della personalità della Battaglia e restituire la complessità dei suoi interessi tra fotografia, editoria, teatro sperimentale, politica. Durante la visita la Commissione Antimafia è stata accompagnata dalla presidente della Fondazione Maxxi Giovanna Melandri.

mercoledì 22 marzo 2017

Palermo. Strappa dal collo di una turista inglese una collana d’oro. Carabiniere libero dal servizio segue le fasi del’atto e arresta i due giovani autori

Simone Mistretta
PALERMO: Ieri nel primo pomeriggio, un Sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri, libero dal servizio ed in abiti civili, ha notato in piazza Marina, all’altezza della chiesa Santa Maria Della Catena, due giovani, volti noti alle forze dell’ordine, a bordo di un motociclo intenti a coprirsi il volto con dei cappucci. Insospettitosi, il militare che era alla guida della propria vettura, ha invertito la marcia cercando di non perdere di vista i due soggetti, riconosciuti in Simone Mistretta, nato a Palermo, classe 1982, ivi residente e Cristian Verduci, nato a Palermo, classe 1990, ivi residente. Negli attimi successivi, il Sottufficiale ha visto il Verduci scendere dal motociclo condotto da Mistretta e strappare una collana d’oro indossata da una turista inglese che insieme ad altri gitanti si trovava ad ammirare le bellezze del Capoluogo Siciliano.