giovedì 18 luglio 2019

Il sindaco di Torretta eletto con i voti dei boss


LE INTERCETTAZIONI. “Due colpi gli avrei dato”. Le minacce del boss al giornalista di Repubblica


di Francesco Patanè
Così parlava uno degli arrestati, infastidito dalle domande di Salvo Palazzolo
PALERMO — Due autorevoli esponenti del clan Inzerillo erano parecchio infastiditi per le domande che il giornalista di Repubblica Salvo Palazzolo aveva “osato” fare al boss Francesco Inzerillo. E meditavano una vendetta esemplare: «Certo due colpi di mazzuolo gli avrei dati — diceva Benedetto Gabriele Militello, uno degli arrestati dell’ultimo blitz fra Palermo e New York, che non sospettava di essere intercettato — Due colpi di legno glieli avrei dati. Tanto che mi può fare? Che ci possono fare? … Due colpi di legno. Ma per l’azione. Non è perché siete venuti, avete fatto … ma tu casomai … e scrive per la Repubblica”.

Il mondo di Camilleri tra mosse del cavallo, giri di boa e bolle di componenda



PIETRO SCAGLIONE
Le opere di Andrea Camilleri (scrittore, regista teatrale, sceneggiatore televisivo, autore Rai e protagonista di mezzo secolo di storia) sono fondamentali per la letteratura, per la società e per la Sicilia. Propongo una mia personale classifica non in base al gradimento (sono da sempre un estimatore di Camilleri ed un accanito lettore di tutti i suoi libri), ma in base ad alcune curiosità sulle immortali opere che sopravvivono al loro amato Autore scomparso stamattina. 

IL CORSO DELLE COSE è il primo romanzo di Camilleri letto nella mia vita.  Pubblicato da Lalli nel 1978,  narra la storia di Vito, onesto lavoratore schivo e riservato, mai coinvolto in nessuna questione, ma vittima in pochi giorni di avvertimenti, minacce, attentati. In realtà, Vito è vittima inconsapevole di un gioco più grande e di dinamiche esterne alla sua esistenza. 

mercoledì 17 luglio 2019

Borsellino, i file segreti: "Protetto solo al mattino, liberi di uccidermi la sera"

Paolo Borsellino

di Salvo Palazzolo
Li ha svelati la Commissione antimafia
Il nastro appena ritrovato negli archivi della commissione parlamentare antimafia è in perfette condizioni. Anche se sono passati 35 anni, la voce del giudice Paolo Borsellino sembra essere stata registrata ieri. Dice: «Desidero sottolineare la gravità dei problemi, soprattutto di natura pratica, che dobbiamo continuare ad affrontare ogni giorno... Di pomeriggio è disponibile solo una macchina blindata, che evidentemente non può andare a raccogliere quattro colleghi. Pertanto io, sistematicamente, il pomeriggio mi reco in ufficio con la mia automobile e ritorno a casa alle 21 o alle 22. Con ciò riacquisto la mia libertà, però non capisco che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina per essere poi libero di essere ucciso la sera». Il 19 luglio 1992, riuscirono ad ucciderlo proprio perché c’era una falla enorme nel sistema di sicurezza: mancava la zona rimozione davanti casa della madre del magistrato, dove lui si recava ogni domenica pomeriggio.

Luca Zingaretti: "Addio Andrea Camilleri!"

Luca Zingaretti con Andrea Camilleri

Il commovente messaggio d'addio di Luca Zingaretti al Maestro
"E alla fine mi hai spiazzato ancora una volta e ci hai lasciato. Nonostante le notizie sempre più tragiche, ho sperato fino all’ultimo che aprissi gli occhi e ci apostrofassi con una delle tue frasi, tutte da ascoltare, tutte da conservare. E invece è arrivato il momento di ricordare. Di cercare le parole per spiegare chi sarà per sempre per me Andrea Camilleri. Un Maestro prima di tutto, un uomo fedele al suo pensiero sempre leale, sempre dalla parte della verita' che ha raccontato tutti noi e il nostro paese. Mancherai. È inevitabile, è doveroso. Per la tua statura artistica, culturale, intellettuale e soprattutto umana. Le tue parole resteranno sempre con la stessa semplicità e con l'immensa generosità e saggezza con cui le hai condivise, da mente libera e superba quale sei.

Addio, amico e compagno Camilleri. Nelle sue opere, il peggio e il meglio della Sicilia e dei siciliani


EMANUELE MACALUSO
Andrea Camilleri è morto. Sapevo, dal medico che lo seguiva, che il terribile male che lo aveva colto un mese fa in piena salute e attività, era talmente grave per cui era molto difficile, anzi quasi impossibile, che potesse riprendere conoscenza e guarire. Tuttavia, oggi, lontano da Roma, ho appreso la notizia della sua scomparsa con una fitta al cuore. Volevo bene a Camilleri, per più motivi. Come scrittore, ha raccontato nelle sue numerose opere la Sicilia e i siciliani, con risvolti che si possono così sintetizzare: c’era il peggio e il meglio, la mafia e l’antimafia (quella vera), l’illegalità come consuetudine e l’impegno di tanti per contrastarla con l’esempio della legalità, non solo quella scritta nei codici, l’ingiustizia come pratica delle classi dirigenti e una evidente rassegnazione, contrastata dalla lotta per la giustizia.

martedì 16 luglio 2019

Quei cattolici della tradizione che non conoscono l’inquietudine


Il carro di Santa Rosalia
di Rosario Giuè 
Quest’anno il Festino ci ha invitato a guardare a Santa Rosalia, questa figura simbolica, nel segno dell’inquietudine. Rosalia donna inquieta per il dolore del mondo, per le ferite della sua città. Ma i cattolici di Palermo oggi sono inquieti? Vivono l’inquietudine del nostro tempo fino ad assumerne la fatica? Secondo Michele Serra (“L’amaca” del 9 luglio) in Italia per la maggioranza l’essere cattolici è «un omaggio alla tradizione, un’abitudine sociale, un confort identitario». Solo per una «valorosa e nutrita minoranza» di uomini e donne la fede cristiana è «testimonianza di carità». È difficile negare che anche a Palermo l’essere cattolici per la maggioranza non sia qualcosa di più di un omaggio alla tradizione. Segno ne è che spesso, non raramente, le celebrazioni dei sacramenti sono vissute come riti di passaggio sociale, senza il sorgere nella coscienza di alcuna inquietudine, se non quella di fare bella figura. L’essere cattolici, così, è qualcosa da consumare o da “pretendere”.

Agende Rosse e Centro Studi Borsellino: le iniziative per ricordare la strage di via D'Amelio


Come tutti gli anni, anche quest’anno ci troviamo a Palermo insieme alla famiglia Borsellino in occasione del 19 luglio, 27° anniversario della strage in cui persero la vita Paolo Borsellino e cinque dei suoi agenti di scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Eddie Walter Cosina e Vincenzo Li Muli.
La manifestazione si articolerà su 4 giorni con una serie di iniziative. Questo il programma:

Nuove minacce a PAOLO BORROMETI per il suo impegno di giornalista e testimone attivo dell’impegno antimafia

Paolo Borrometi
La Solidarietà di SOS IMPRESA-RETE PER LA LEGALITÀ
Paolo Borrometi: Un giornalista non può vedere alcune cose e non raccontarle. Io non mi chiedo mai se le mie inchieste porteranno a nuove minacce, il mio dovere è quello di raccontare e il diritto del cittadino è quello di sapere. Lo faccio con una paura matta , perchè ho paura di morire. Ma è il mio mestiere
Solidarietà e vicinanza a Paolo Borrometi, socio onorario di SOS IMPRESA RETE PER LA LEGALITÀ, è stata espressa dal Presidente nazionale

Corleone avrà uno sportello decentrato Inail. A Ficuzza ricordati i forestali caduti sul lavoro

Un momento della seduta del Comitato consultivo Inail a Corleone
CORLEONE-FICUZZA - Dopo anni in cui tanti importanti servizi sono stati ridimensionati o chiusi (clamoroso il caso del tribunale), finalmente un’inversione di tendenza. A settembre Corleone dovrebbe avere uno sportello decentrato dell’Inail (l’Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro), al servizio dei lavoratori e delle imprese non solo di Corleone, ma di una ventina di comuni della zona. La notizia è stata data congiuntamente stamattina dal sindaco di Corleone Nicolò Nicolosi e dal presidente del comitato consultivo provinciale Inail Michelangelo Ingrassia, ad apertura dei lavori del comitato, svoltisi significativamente nella sala consiliare della cittadina corleonese.

STORIA DEL PARTIGIANO ELLAS, NATO NEI GIORNI DELLA MARCIA SU ROMA

Il partigiano Giuseppe Benincasa (Ellas) con Ottavio Terranova (Anpi) 

di PIETRO SCAGLIONE
Il cavaliere della Repubblica Giuseppe Benincasa (sopravvissuto all'eccidio nazista di Cefalonia e scomparso 2 mesi fa all'età di 96 anni) nacque a Castronovo di Sicilia nel lontano 22 ottobre del 1922, sei giorni prima della Marcia su Roma che segnò l'avvento definitivo del fascismo. Nome di battaglia "Partigiano Ellas", ma conosciuto da tutti come lo "zio Peppino", Giuseppe Benincasa era già ribelle da bambino, sin dal 1932, quando il Podestà di Castronovo lo inviò nel Convento di San Martino delle Scale per le sue simpatie antifasciste e lo tenne lontano dal paese per diversi anni. 

sabato 13 luglio 2019

I MISTERI DI UNA STRAGE


di A. BOLZONI e F. TROTTA
Quello che una sentenza di Corte di Assise definisce «uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana» non è ancora un caso chiuso e destinato agli archivi. A ventisette anni dall'esplosivo che ha fatto saltare in aria il procuratore Paolo Borsellino e i cinque poliziotti che erano intorno a lui (i loro nomi: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina) c'è qualcosa di sempre più oscuro che affiora dal passato e che fa molta paura. Per esempio: "Soggetti inseriti negli apparati dello Stato” indussero il falso pentito Vincenzo Scarantino a rendere false dichiarazioni sulla strage. E poi: a quelle indaginii - ("Richiesta di collaborazione decisamente irrituale”) - parteciparono su invito del procuratore capo di Caltanissetta Giovanni Tinebra agenti dei servizi segreti guidati da quel Bruno Contrada che, qualche mese dopo, sarebbe stato arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa. E ancora: il bersaglio del massacro, Paolo Borsellino, non fu mai ascoltato dalla magistratura che investigava su Capaci durante quei 57 giorni che separarono la sua uccisione da quella del giudice Giovanni Falcone.

Il re degli imbucati...

a cura di Andrea Iannuzzi - 13 luglio 2019

Il re degli imbucati
Si può far passare una donna che salva i naufraghi per una delinquente, si possono vietare i riferimenti ai 49 milioni sulla propria pagina Facebook, ma questa volta anche l'abilità comunicativa del "team Morisi" sembra inadeguata allo "spin" necessario per plasmare un'altra post-verità salviniana: il tentativo di trasformare Gianluca Savoini nel "re degli imbucati" naufraga proprio grazie ai social media che scovano e rilanciano decine di prove contrarie. Foto e video postati addirittura dagli stessi account salviniani in tempi non sospetti, quando la presenza di Savoini nei vertici italo-russi non rappresentava un motivo di imbarazzo. Ora Salvini prova a parlare d'altro, si impegna a negare l'evidenza, ma le immagini sono lì e da quelle non si scappa: Savoini è da anni il ministro per i rapporti con Putin della Lega e ha continuato a svolgere questo ruolo anche quando Salvini è andato al Viminale, affiancandolo negli incontri ufficiali e nelle conferenze stampa alla Tass, l'agenzia di stato moscovita che addirittura lo ringrazia per aver reso possibile l'incontro. Adesso Morisi proverà a inventarsi qualche stratagemma, ma questa volta l'impresa appare molto ardua e non basterà una foto del Capitano che beve vodka con un colbacco in testa. Che ne dite, amici?
La Repubblica, 13 luglio 2019

venerdì 12 luglio 2019

ASPETTANDO IL FESTINO: A PALERMO IN SCENA "IL TRIONFO DI ROSALIA" DI SALVO LICATA

 PIETRO SCAGLIONE
I palermitani sono in trepidante attesa per il tradizionale "Fistinu", la festa della città che ricorda la liberazione di Palermo dalla peste per intercessione della Patrona Santa Rosalia. Tutto è pronto per l'edizione 2019 del Festino di Santa Rosalia 395º - L'Inquietudine, sotto la prestigiosa direzione artistica della fotoreporter Letizia Battaglia II e del regista teatrale Lollo Franco. Una

Blitz a Ballarò contro le gang nigeriane. Black Axe, Eyie, Vikings i nuovi clan mafiosi di Palermo


Un arrestato nel blitz contro la mafia nigeriana
di Francesco Patanè
Disarticolato un “ cult”: 13 arresti nell’operazione della polizia. “ Prima di ogni azione eclatante debbono chiedere e ottenere l’autorizzazione alla famiglia della zona”, spiega un investigatore
 Stavano ricostruendo la rete di terrore e intimidazioni a Ballarò con la benedizione delle famiglie mafiose. Gli arresti di ieri mattina hanno evitato che i Vikings, una delle confraternite della mafia nigeriana a Ballarò, occupassero il vuoto di potere lasciato dagli arresti dello scorso aprile in cui finirono in carcere 13 fra capi e affiliati della confraternita degli Eyie, il gruppo che deteneva il potere fra i vicoli del mercato popolare del centro storico.

Le reazioni. E adesso la comunità nigeriana rialza la testa: “Quelle cosche rovinano la nostra reputazione”


di Claudia Brunetto 
Sono scesi in piazza a pochi giorni dal blitz contro la confraternita mafiosa nigeriana degli Eyie. Era il 16 aprile. Così gli uomini e le donne della parte sana della comunità nigeriana hanno voluto sottolineare per la prima volta che «non tutti i nigeriani sono mafiosi, proprio come non lo sono tutti i siciliani». E adesso che gli agenti della squadra mobile hanno colpito il terzo gruppo criminale nigeriano dei Viking, la comunità ribadisce che non smetterà di lottare perché si salvino le tante vittime di questi giri criminali. A cominciare dalle ragazze vittime della tratta. «Siamo stati troppo a guardare — dice Samson Olomu, presidente della Nigerian association di Palermo — e questi fenomeni criminali sono cresciuti nel tempo e si sono radicati sia nel nostro Paese che a Palermo — noi continueremo a lottare e saremo al fianco delle forze dell’ordine per dare una mano alla giustizia. La mafia nigeriana rovina tutta la nostra comunità. Non riesco a trovare lavoro solo perché sono nigeriano e come me tanti altri. E questo non è giusto».

Ci vuole abilità. Un’escursione in barca per crescere tutti insieme


di Patrizia Gariffo 
La nostra associazione da anni si occupa d’integrazione della diversità e valorizzazione delle risorse di bambini e ragazzi diversamente abili. A questo scopo, venerdì scorso è stato inaugurato il progetto "Barca Celpp integra". Nei fine settimana i nostri ragazzi faranno escursioni in barca a motore, saranno impegnati in laboratori sensoriali e giochi di acquaticità in mare. L’iniziativa è aperta anche agli esterni. Un modo per promuovere con i fatti l’inclusione.
Giovanni Filippello
Presidente Celpp Integra 
In Sicilia accade che esistano moltissime spiagge che sono inaccessibili alle persone con disabilità, e che nello stesso tempo però nascano iniziative che si servono proprio del mare come mezzo d’integrazione e di inserimento lavorativo, perché in acqua le diversità diminuiscono e le risorse individuali si potenziano.

Eletto il nuovo segretario. Mannino, leader della Cgil Sicilia: "In piazza per l’Isola e contro i neofascisti"

Alfio Mannino
di Giorgio Ruta
 Non ci sono state sorprese: Alfio Mannino è il nuovo segretario regionale della Cgil. «Sono commosso e sento il peso della responsabilità», ha detto appena eletto dall’Assemblea generale del sindacato con 119 voti a favore, 16 contrari e 3 astenuti. Il suo nome era stato proposto dal leader nazionale Maurizio Landini, dopo aver sentito le varie componenti dell’organizzazione dell’Isola. Una grande mobilitazione per lo sviluppo della Sicilia è il perno sui cui gira il discorso programmatico che Mannino ha pronunciato davanti alla platea.

Palermo, le iniziative per ricordare la strage di via D'Amelio


Palermo, le iniziative programmate in memoria della Strage di Via D'Amelio, organizzate dal Centro studi Paolo Borsellino
Mercoledì 17 luglio 2019 ore 21.00 
Atrio della Biblioteca comunale di Casa Professa: “LEGAMI DI MEMORIA” a cura di Arci Palermo e Centro studi "Paolo e Rita Borsellino", con le testimonianza di: Moni Ovadia, Alfio Foti, Vittorio Teresi, Leoluca Orlando, Luciana Castellina (video- messaggio) e gli interventi artistici di: Oriana CivileRoy PaciSalvo Piparo, Trizzi Ri DonnaInterverranno in apertura: Eliana Calandra - direttrice Biblioteca Comunale, Adham Darawsha - Assessore del Comune di Palermo

Lettera aperta di Claudio Zarcone, papà di Norman, al ministro Bussetti: "Cosa intende fare?"

Pubblichiamo  questa lettera aperta di Claudio Zarcone, papà di Norman, dalla quale traspare l'angoscia e il dolore di un padre che è stato privato della gioia di veder crescere e diventare uomo suo figlio. I suoi interrogativi sono gli interrogativi di tutte le persone che hanno subito una grande, smisurata ingiustizia. E aspettano, desiderano, vogliono risposte: a partire dalle istituzioni. Trattandosi di una vicenda intrinsecamente legato al mondo dell'istruzione universitaria, gli interrogativi sono rivolti al ministro Bussetti. "Cosa intende fare?", gli chiede Claudio Zarcone. Alla sua voce aggiungiamo anche la nostra: cosa vuole fare, ministro? (dp)
Norman Zarcone

Egregio ministro Bussetti,
dalle mie parti circola ancora un vecchio proverbio di natura popolare: “Domandare è lecito, rispondere è cortesia”. Ora capisco bene che non viviamo più nel territorio ormai sconosciuto della ‘cortesia’, ma su quello della liceità potremmo incontrarci, qualora lei si decidesse. Non dovrebbero esservi dubbi che si tratti del ‘posto migliore’. E fin quando agirò entro i confini del lecito non smetterò mai di “infastidirla” con le mie domande, con la mia richiesta di confronto. Ha riflettuto su una riforma dell’università che contempli i dettati dell’articolo 416 bis del codice penale per i casi conclamati di baronaggio (magari d’intesa col dicastero della Giustizia)? Su quella che io chiamo “associazione mafiosa di stampo accademico”? La similitudine fra il rispetto che la gente porta a “zu’ Pinuzzu” o “zu’ Tano” e quella che i giovani portano ai professori universitari, calza eccome.