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domenica 25 giugno 2017

Corleone, si è insediato il nuovo comitato scientifico del Cidma, il Centro Internazionale Antimafia

Cidma, la stanza dei faldoni del maxiprocesso
Nel pomeriggio del 22 giugno 2017, si è tenuta una riunione del Consiglio Direttivo del CIDMA, presieduta dal dr. Vincenzo Oliveri. Nell’occasione, si è proceduto all’insediamento del Comitato Scientifico dell’ente, di recente rinnovato, alla presenza dei suoi componenti tra i quali il dr. Giovanni Chinnici, il dr. Mario Midulla e il dr. Dino Paternostro. Durante la riunione sono state congiuntamente discusse alcune tematiche attinenti le linee di attività che il CIDMA intende perseguire per rilanciarne la funzione di luogo di riferimento per la cultura dell’antimafia e per la valorizzazione delle potenzialità storiche e culturali del territorio corleonese nonché, in particolare, talune iniziative che saranno realizzate nei prossimi mesi estivi e che prevedono anche l’organizzazione di alcune serate ‘a tema’ con la proiezione di film all’aperto.

Addio Stefano Rodotà, combattente galantuomo

MASSIMO GIANNINI
È morto a 84 anni il grande giurista e politico. Diceva: “L’Italia ha bisogno di democratici adulti” e “non è vero che destra e sinistra sono superate”
«Ti ricordi cosa rispose Prodi al cardinal Ruini, ai tempi della polemica sulla procreazione assistita, no? “Sono un cattolico adulto”… Ecco, sai oggi di cosa avremmo bisogno? Di tanti “democratici adulti”’, di cittadini che hanno sete e fame di partecipazione, e che hanno voglia di rivitalizzare la democrazia. E guarda, io che giro l’Italia ti dico che ce ne sono tante, di persone così. Persone che si mobilitano, e che non hanno bisogno del leaderino di turno che le comandi, o le strumentalizzi». Passeggiavamo intorno a Via Teulada, quella sera di marzo di un anno fa. Stefano Rodotà era appena stato ospite in studio, a “Ballarò”, a parlare dei suoi cavalli di battaglia: i referendum, i beni comuni, i rapporti tra le élite e il popolo, i migranti.

Ridotti in schiavitù per 25 euro al giorno: blitz anti-caporalato, pagano gli sfruttatori

GIORGIO RUTA
Operazione nelle campagne di Vittoria, arrestati i titolari dell’azienda La Cgil: “Ma il problema riguarda tutta l’Isola”
«Cosa significa contratto?». A domandarlo è un ragazzone del Ghana, pagato 25 euro al giorno per raccogliere pomodoro per otto ore dentro a una serra a piedi scalzi. «Non sono contento, ma è l’unico modo per poter mandare qualcosa alla mia famiglia », racconta impaurito. «Sono un richiedente asilo, dormo in una comunità d’accoglienza e ogni giorno il padrone mi viene a prendere».

Cosa nostra in crisi di leadership, ma resta l’allarme sugli appalti

ALESSANDRA ZINITI
La relazione della Direzione nazionale antimafia Roberti: “L’organizzazione può condizionare l’economia”
Meno sangue e più soldi. Una Cosa nostra in crisi di leadership e alla ricerca di nuovi schemi organizzativi e strategie punta tutto sulla capitalizzazione di quell’enorme tesoro che gli arresti di tutti i capi della mafia non sono bastati a portare alla luce. E, forte di agganci all’interno della pubblica amministrazione soprattutto a livello di enti locali ma anche ormai di una conoscenza “tecnica” dei flussi dei finanziamenti, riesce a condizionare l’economia legale. Servono più fratelli massoni che esplosivo e kalashnikov. Per dirla con le parole della presidente della commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi, «il rapporto mafia-massoneria non è un’invenzione, se la mafia è un fenomeno di classi dirigenti, chi è il facilitatore? Ci sono una struttura legale e illegale che convivono ». È un ritratto con alcuni lineamenti modificati quello di Cosa nostra che viene fuori dalla relazione annuale della Direzione nazionale antimafia guidata da Franco Roberti. Che disegna, in Sicilia, un’associazione mafiosa per la prima volta in evidente difficoltà, che ha decisamente ceduto lo scettro della “pericolosità” ma anche della “potenza” alla ‘ndrangheta calabrese e che, tuttavia, continua a poter contare su una smisurata potenza economica e su un potere di intimidazione sul territorio, soprattutto nelle province, ancora abbastanza forte.
COSA NOSTRA IN CRISI

giovedì 22 giugno 2017

Codice Antimafia: Cgil, inaccettabili richieste modifica, andare avanti

Roma, 22 giugno - "Siamo preoccupati per quanto sta avvenendo al Senato nel corso del dibattito parlamentare sul Codice Antimafia. Le richieste di Gianni Letta a nome di Forza Italia per 'alleggerire' i contenuti sono una cosa inaccettabile e indecente". Così il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra. "Il Paese deve liberarsi con decisione dei fenomeni mafiosi e di corruzione e deve farlo in fretta. Si è perso perfino troppo tempo per questa vitale riforma", sostiene il dirigente sindacale.

GIUSTIZIA: PASSA LEGGE CHE PROTEGGE SINDACI E AMMINISTRATORI DA MINACCE

Una manifestazione degli amministratori "sottotiro"
Via libera definitivo, ampliata portata reato verso corpi politici
Roma, 22 giu. (AdnKronos) - Più tutele a sindaci, assessori e consiglieri locali. La Camera ha approvato in via definitiva le norme che ampliano la portata del delitto di minaccia o violenza a un corpo politico. Ecco, in sintesi, le principali novità.

Il ricordo della strage di Partinico: il servizio di QLNews


E I CORLEONESI RITROVARONO IL GUSTO DELLA PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA...

Un momento dell'assemblea cittadina nel chiostro di Sant'Agostino
Il miglior complimento alla Commissione straordinaria, che amministra Corleone dopo lo scioglimento per mafia dello scorso agosto, l'ha fatta un cittadino che si è augurato che il suo mandato di 18 mesi venga ancora prorogato. Questo da la dimensione del successo che ha riscosso l'assemblea cittadina voluta oggi pomeriggio dalle tre commissarie, Giovanna Termini, Rosanna Mallemi e Maria Cacciola. L'atrio di Sant'Agostino brulicava di gente, attenta a seguire quello che dicevano. GUARDA L'ALBUM FOTOGRAFICO

PARTINICO, A 70 ANNI DALLA STRAGE DEL 22 GIUGNO 1947

Un momento del convegno al palazzo dei carmelitani
Stamattina la Cgil ha ricordato il 70.mo anniversario della strage di Partinico, dove furono assassinati dalla banda Giuliano e dalla mafia Giuseppe Casarrubea e Vincenzo Lo Jacono. Memoria e impegno per continuare nella battaglia per la democrazia, il lavoro e i diritti.
Sono stati ricordati anche gli assalti, sempre della sera del 22 giugno 1947, alle camere del lavoro di Borgetto, Carini, Cinisi, Monreale e San Giuseppe Jato, subiti ad opera della banda Giuliano e della mafia. A Partinico accadde il fatto più grave: i due dirigenti sindacali Giuseppe Casarrubea e Vincenzo Lo Jacono furono colpiti a morte durante l'assalto alla camera del lavoro del paese la sera del 22 giugno di settant'anni fa. Casarrubea morì sul colpo. Lo Jacono, ferito gravemente con 30 colpi di arma da fuoco, morì dopo sei giorni in ospedale. Nella strage furono inoltre feriti Leonardo Addamo e Salvatore Patti. GUARDA L'ALBUM FOTOGRAFICO

mercoledì 21 giugno 2017

Corleone, completato lo sgombero della casa del capomafia Rosario Lo Bue

CORLEONE, LÌ VIVEVA LA SUA FAMIGLIA. La villa era stata sequestrata dieci anni fa al capomafia di Corleone Rosario Lo Bue, ma non era mai passata al patrimonio dello Stato.
Prima il boss, poi la moglie e i figli avevano sempre continuato a vivere nell’immobile a tre piani di via Salvatore Aldisio. Ieri mattina, lo sgombero, organizzato dal prefetto di Palermo Antonella De Miro. E adesso la villa potrà tornare all’Agenzia Beni confiscati, probabilmente verrà affidata al Comune di Corleone o alle forze dell’ordine per ospitare associazioni o un presidio delle istituzioni. Rosario Lo Bue è uno dei padrini storici del paese, da sempre vicino a Bernardo Provenzano: è tornato in manette nel 2008, nell’ambito del blitz “Perseo”. E poi ancora nel 2015: i carabinieri della Compagnia di Corleone e del Gruppo Monreale scoprirono che era ancora il reggente del clan.
La Repubblica Palermo, 21 giugno 2017

La7 - Tagadà: Il servizio sul bonus bebè negato alla figlia di Riina


Corleone, lo Stato ha confiscato la casa del boss Lo Bue


Civismo politico: il significato e la prospettiva di una esperienza

Leoluca Orlando
di LEOLUCA ORLANDO
Con un lungo post pubblicato oggi nella sua pagina Facebook, Leoluca Orlando annuncia l'avvio di un percorso per la creazione di una "Lista dei territori" in vista delle prossime elezioni regionali.
La dignità e la fatica dell'amministrare a servizio delle comunità locali non possono e non devono più essere mortificate ulteriormente da atteggiamenti e pratiche "annacatorie", che hanno fatto parlare in Sicilia di uno "stato di calamità istituzionale". E' dai territori, a partire anche da Palermo, che occorre prendere le mosse con quello che viene definito "civismo politico", del tutto alternativo a movimenti tanto ribelli quanto inconcludenti e incapaci di amministrare e del tutto alternativo a logiche di apparato che simulano protagonismo con litigi continui ed inconcludenti. Chi da oltre due anni considera conclusa la esperienza del Governo Crocetta ha il diritto e il dovere di immaginare un futuro diverso e migliore per i siciliani e per la Sicilia, a partire non da alchimie politichesi ma a partire dai problemi reali, come ogni giorno sono chiamati nei territori a fare amministratori locali e Sindaci.

Domani la Cgil ricorda il 70° anniversario della Strage di Partinico e degli assalti alle Camere del Lavoro della zona. Corteo e convegno a palazzo dei Carmelitani

Palermo 21 giugno 2017 – Domani a Partinico la Cgil ricorda il 70° anniversario della strage di Partinico, nella quale morirono Giuseppe Casarrubea e Vincenzo Lo Iacono, e gli attentati del 22 giugno 1947, con gli assalti alle Camere del Lavoro di Borgetto, Carini, Cinisi, Monreale, San Giuseppe Jato, subiti ad opera della banda Giuliano. A Partinico accadde il fatto più grave: i due dirigenti sindacali Giuseppe Casarrubea e Vincenzo lo Jacono furono colpiti a morte durante l'assalto alla Camera del Lavoro del paese, la sera del 21 giugno di 70 anni fa. Casarrubea morì sul colpo. Lo Jacono, ferito gravemente con trenta colpi di arma da fuoco, morì dopo sei giorni, in ospedale. Nella strage furono inoltre feriti Leonardo Addamo e Salvatore Patti.

Corleone, domani pomeriggio assemblea cittadina indetta dalla Commissione straordinaria

 

martedì 20 giugno 2017

Trapani, lettera aperta di una cittadina alla Procura

Silvana Moscato, originaria di Corleone
Silvana Moscato, nata a Corleone ma residente da decenni a Trapani, dove svolge la professione di medico di famiglia, ha inviato una lettera alla Procura delle Repubblica e alle Forze dell’ordine per ringraziarle del loro costante operato. Il suo è anche uno sfogo, alla luce delle vicende che nell’ultimo mese hanno interessato due candidati sindaci (D’Alì e Fazio) e scosso la campagna elettorale  portando una città intera alla ribalta delle tv nazionali. Un’amara riflessione sul modo di pensare e di agire di alcuni cittadini ed, in generale, sulla forma mentis di “asservimento al potente di turno” che ancora oggi, nel 2017, è ben radicata nei territori del sud Italia.
Di seguito la lettera della dott.ssa. Moscato

Lumia (Pd): "Lo sgombero della casa Lo Bue a Corleone è un importante segnale di legalità"

Rosario Lo Bue
GIUSEPPE LUMIA
Lo sgombero della casa confiscata e occupata dalla famiglia mafiosa dei Lo Bue, eseguito stamani a Corleone, è un segnale importante di legalità per una comunità che vuole liberarsi della presenza mafiosa, dopo la vera e propria dittatura dei Riina, dei Provenzano e dei BagarellaUn segnale che si pone in continuità con il percorso intrapreso con le elezioni del 1993, che ha vissuto diverse fasi di successo e purtroppo qualche ricaduta. Ma il cammino deve andare avanti sul piano culturale e repressivo, sociale e dello sviluppo del territorio.

Corleone. É in corso oggi lo sgombero forzato dell'immobile confiscato della famiglia mafiosa di Rosario Lo Bue

Il sen. Mario Giarrusso
A Corleone lo sgombero dell'immobile di famiglia mafiosa Lo Bue. Giarrusso: "Continua il percorso contro l'omertà"
Palermo, 20 giu. (askanews) - È in corso a Corleone, da parte di Polizia e Carabinieri, lo sgombero dell'immobile confiscato e occupato dalla famiglia Lo Bue reggenti della famiglia Provenzano a Corleone. "Complimenti alle forze dell'Ordine e alla Commissione Prefettizia di Corleone istituita dopo lo scioglimento del Comune di Corleone avvenuto il 12 agosto 2016 - ha detto il senatore Mario Giarrusso, componente della commissione Antimafia -.

MAFIA. Riina junior resta in libertà vigilata a Padova: "È ancora socialmente pericoloso"

Salvo Riina, figlio del "capo dei capi" di Cosa Nostra
PADOVA. Giuseppe Salvatore Riina, "Salvuccio" terzogenito del boss di Cosa Nostra, resta vincolato alla libertà vigilata: è ritenuto "ancora socialmente pericoloso". Con questa motivazione il tribunale di Sorveglianza di Padova il 29 marzo scorso ha respinto il ricorso di Riina Jr e del suo avvocato, Francesca Casarotto, contro la decisione di prorogare di altri 4 mesi la misura della sorveglianza speciale. Il termine scadeva proprio a giugno, mentre adesso il figlio del padrino non potrà tornare libero prima di ottobre.

domenica 18 giugno 2017

La figlia di Riina chiede il bonus bebè. Ma il Comune risponde con un "no"

SALVO PALAZZOLO
La figlia minore del boss e il marito hanno dichiarato di essere nullatenenti
Adesso, i Riina sostengono di essere nullatenenti. E chiedono aiuto allo Stato, non era mai accaduto prima. La figlia più piccola del capo di Cosa nostra, Lucia, vorrebbe il bonus bebè dal Comune di Corleone. E ha sollecitato direttamente il pagamento dell’assegno, perché – così sostiene – ne ha diritto. Il marito, Vincenzo Bellomo, ha ribadito l’istanza. Ma dal Comune è arrivato un secco «no», firmato dai commissari che reggono l’amministrazione cittadina dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiosa. Ufficialmente, hanno pesato motivi formali: la domanda della giovane madre non è stata ritenuta completa, quella del padre è arrivata fuori termine. Anche l’Inps ha ribadito che la figlia di Riina non ha diritto all’assegno mensile previsto per i genitori con un reddito minimo. Nessuno crede che la famiglia del capo di Cosa nostra sia nullatenente. Nelle ultime intercettazioni in carcere Totò Riina si vanta: «Perché se recupero pure un terzo di quello che ho sono sempre ricco»,