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martedì 25 luglio 2017

La So.Ge.Si. minaccia il comune di Corleone: se non mi paghi le fatture, non pago i lavoratori!

Nei giorni scorsi, la Commissione straordinaria del Comune di Corleone aveva diffidato la So.Ge.Si. a pagare entro 15 giorni i salari arretrati ai lavoratori di Corleone, che questa ditta  di S. Giuseppe Jato aveva assunto per il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani.  Altrimenti, aveva minacciato, “il Comune provvederà direttamente al pagamento a favore dei lavoratori, a termini di quanto disposto dal vigente  Codice dei Contratti Pubblici". Ma la So.Ge.Si. non ci sta a passare per inadempiente e, tramite il suo legale, avv. Salvatore Landa, ha scritto al Comune di Corleone, precisando di avere “regolarmente corrisposto ai lavoratori impiegati … le retribuzioni per il periodo dal 29/9/2016 al 31/12/2016”, non appena avuto il pagamento delle fatture del servizio per lo stesso periodo da parte del comune. Ad oggi, però, scrive il legale, il comune di Corleone non ha ancora pagato alla So.Ge.Si. le fatture n. 3/2017 e n. 13/2017 relative al servizio svolto per i periodi 1/1/2017 – 4/3/2017 per un ammontare complessivo pari ad € 87.652,03, “nonostante le diffide e i solleciti di pagamento già effettuati”. “Tale ingiustificato ritardo nel pagamento delle citate fatture… ha inevitabilmente determinato per effetto domino un ritardo nel pagamento delle retribuzioni del mese di gennario e febbraio 2017”. Come dire: tu non paghi me ed io non pago i lavoratori!

La mafia sta vincendo

GIOVANNI TIZIAN 
I successi delle inchieste antimafia e i boss murati vivi al 41 bis sono solo una parte della realtà. Perché i clan hanno cambiato modo di agire e hanno ripreso ad avvolgere il paese nella loro rete. Ecco come
L’odore stantio di un passato che ritorna. Che ci riporta indietro di anni, a prima dell’ascesa dei Corleonesi e di Totò Riina, capo dei capi di Cosa nostra. Prima della stagione delle bombe e delle stragi. Ci riporta alla stagione dell’aristocrazia mafiosa palermitana, del “principe” Stefano Bontate. A quell’idea di mafia fatta di mediazioni, accordi, dialogo, che non è mai stata sconfitta. Nel lungo periodo hanno vinto gli strateghi dell’inabissamento, strenui oppositori dell’attacco frontale alle istituzioni democratiche. I principi sono tornati, e li troviamo capi e reggenti delle cosche. Hanno resistito al carcere, alle confische, alle faide, ai pentiti. Forti di una società che ha bisogno di loro e dei loro servigi. E mentre le cronache riportano la marcia trionfale dell’antimafia giudiziaria, dai territori, da Palermo, Reggio Calabria, Roma, Bologna, Milano, Torino, si levano segnali inequivocabili: lo Stato non ha vinto.

Cari giudici di Mafia capitale, è l’ora di rileggere Sciascia

Massimo Carminati, er cecato
TOMMASO CERNO
«Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già, oltre Roma… »
Abbiamo risentito la frase italiana per eccellenza: la mafia non esiste. Quella dei tempi d’oro. Quando la politica mangiava con loro e i giornalisti venivano ammazzati. Lo dicono ridacchiando mentre uno ‘Stato cecato’ ha inflitto oltre 280 anni di carcere a un’organizzazione criminale guidata da er Cecato vero, Massimo Carminati. Con una sentenza che ripulisce Roma dal lordume. Fra le risatine di avvocati entusiasti per avere mandato in galera i loro assistiti. Ridono perché questa è una sentenza pesante, ma che mostra una visione vecchia della mafia. E fa sembrare loro dei giuristi. Mentre ripetono quello che i mafiosi dicono dal carcere: la mafia non c’è. Un limite culturale dello Stato. Pur con sostanziali passi avanti rispetto agli anni delle assoluzioni choc, degli indulti a comando.

Scalfari: Atei militanti, ecco perché sbagliate

Un conto è non rispecchiarsi in alcuna religione rivelata. Altro è credere, in modo assoluto e intollerante, nel grande nulla
Gli atei. Non so se è stata mai fatta un’indagine nazionale o internazionale sul loro numero attuale, ma penso che non siano molti. I semi-atei sono certamente molti di più, ma non possono definirsi tali. L’ateo è una persona che non crede in nessuna divinità, nessun creatore, nessuna potenza spirituale. Dopo la morte, per l’ateo, non c’è che il nulla. Da questo punto di vista sono assolutisti, in un certo senso si potrebbero definire clericali perché la loro verità la proclamano assoluta. Anche quelli che credono in una divinità (cioè l’esatto contrario degli atei) ritengono la loro fede una verità assoluta, ma sono infinitamente più cauti degli atei. Naturalmente ogni religione cui appartengono è molto differente dalle altre, ma su un punto convergono tutte: il loro Dio proclama una verità assoluta che nessuno può mettere in discussione. Nel caso della nostra storia millenaria il mondo è stato spesso insanguinato da guerre di religione. Quasi sempre dietro il motivo religioso c’erano anche altri e più corposi interessi, politici, economici e sociali, ma la motivazione religiosa era comunque la bandiera di quelle guerre, che furono molte e insanguinarono il mondo.

I boss di Corleone rinviati a giudizio, c’è anche il nipote di Bernardo Provenzano

Carmelo Gariffo
Carmelo Gariffo sarà processato in autunno insieme ad altri 11 gregari con il rito abbreviato
Il processo inizierà solo in autunno per gli ultimi arrestati durante i blitz antimafia di Corleone che hanno disinnescato i tentativi del locale mandamento di ricostituirsi. A provarci è stato Carmelo Gariffo, il nipote prediletto di Bernardo Provenzano. Ques’ultimo sarà processato insieme ad altri 11 gregari.

lunedì 24 luglio 2017

Tomasi, l’uomo che non seppe di essere diventato un caso

Giuseppe Tomasi di Lampedusa
MARCELLO BENFANTE
Il personaggio. L’anniversario. Il 23 luglio del 1957 moriva il principe-scrittore non ancora consegnato alla gloria: un autore che non fu personaggio per lo scarso materiale mediatico sulla sua vita, ma che divenne mito. Nel senso che quel giorno di sessant’anni fa moriva l’uomo, pressoché sconosciuto al mondo delle Lettere, e si ponevano le condizioni perché sorgesse il mito, il quale gode per statuto dei privilegi dell’eternità, ossia di una perpetua attualità, ancorché fittizia e revocabile.
Allorché muore, il Lampedusa non è ancora l’autore del “Gattopardo”. Che ha già scritto, ma non ancora pubblicato. Anche in questo caso, non diremo che non è ancora nessuno, per il pubblico e per l’intellighenzia nazionale, ovviamente. Diremo, pirandellianamente, che non è ancora qualcuno. Muore, cioè, prima di essere irretito in uno schema interpretativo che avrebbe potuto influenzare il prosieguo della sua carriera letteraria. È, se vogliamo, un’osservazione lapalissiana. Non priva però di un’illuminante rivelazione. Giuseppe Tomasi si congeda dal mondo e dalla fama giusto in tempo per non trasformarsi in un “caso”. D’altronde, è la morte stessa a determinare una (e non la più importante) delle condizioni da cui il “caso” sortisce.

Tomasi di Lampedusa. La beffa della lapide con la data sbagliata

GIUSI SPICA
La tomba al cimitero dei cappuccini riporta il giorno in cui arrivò la salma a Palermo. Una testimonianza d’indifferenza
Forse sarà stato proprio «questo clima che ci infligge sei mesi di febbre» – come scriveva nel “Gattopardo” per spiegare l’indolenza siciliana – ad aver stordito l’impiegato comunale che comunicò la data della sua morte, scambiandola con quella dell’arrivo della salma in città. Non il 26 luglio - com’è scritto nella lapide – ma il 23. Vittima, lui che ne fu il teorico, di quel “gattopardismo” che spinge i siciliani alla pigrizia, come spiegava nel romanzo il principe Fabrizio Salina all’inviato sabaudo Chevalley. O forse è soltanto l’ultima beffa che i siciliani hanno inflitto all’autore del “Gattopardo”. Acclamato come profeta fuori patria, dove il libro è subito diventato un best seller. Accolto freddamente nel suo Paese, pubblicato postumo da Feltrinelli, dopo il rifiuto di Einaudi e Mondadori. I suoi conterranei, forse, non gli hanno mai perdonato di aver parlato di quel «senso di superiorità che barbaglia in ogni occhio siciliano, che noi stessi chiamiamo fierezza, ma che in realtà è cecità ». E poco importa che le frasi lapidarie di don Fabrizio si siano imposte nei discorsi quotidiani con la forza dell’aforisma.

venerdì 21 luglio 2017

Don Leoluca Pasqua, sacerdote di origine corleonese, nominato direttore spirituale del seminario di Palermo e vicario episcopale territoriale

Il sacerdote di origine corleonese, don Leoluca Pasqua,
nominato direttore spirituale del Seminario e vicario
episcopale territoriale dall'arcivescovo di Palermo



















L'ARCIVESCOVO MONS. CORRADO LOREFICE HA PROVVEDUTO A NUOVE NOMINE DI PARROCI   
L'Ecc.mo Arcivescovo di Palermo, Mons. Corrado Lorefice, ha provveduto ad alcune Parrocchie della Diocesi nominando i seguenti Sacerdoti (...).
L'Arcivescovo ha inoltre nominato:
1. Don Leoluca Pasqua Direttore Spirituale del Seminario e Vicario Episcopale territoriale
2. Don Raimondo Abbandoni Rettore della Chiesa Badia del Monte (intesa S. Lucia) a Via Ruggero Settimo
3. Don Francesco Nicasio Cassata Rettore della Chiesa S. Michele a Caccamo, affidandogli anche la cura della Chiesa di S. Giovanni Li Greci
4. Don Pierre Ama Kouadio Assistente Spirituale dell'Ospedale dei Bambini "G. Di Cristina"
5. Don Salvatore Amato Segretario dell'Ufficio Pastorale Diocesano
Tutte le nomine rese pubbliche oggi, ad eccezione di quelle di Portella di Mare e Conte Federico già operative. avranno decorrenza dal prossimo mese di settembre


Sequestro beni boss Riina. Mons. Pennisi: “Confido nell’operato dell’amministratore giudiziario, che farà chiarezza sul passato”

Monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale
“Confido nell’operato dell’amministratore giudiziario, assegnato dal Tribunale di Palermo, certo che il suo lavoro farà chiarezza su fatti gestionali del passato”. Con queste parole mons. Michele Pennisi, vescovo di Monreale, commenta l’operazione di sequestro dei beni del capo mafia, Salvatore Riina, e del suo nucleo familiare imposto dal Tribunale di Palermo, che ha sottoposto ad Amministrazione giudiziaria anche l’azienda agricola dell’ente Santuario Maria Santissima del Rosario di Tagliavia. La diocesi si dichiara “fiduciosa nell’operato degli inquirenti e disponibile ad una piena collaborazione per fare chiarezza”. Il terreno in oggetto è un fondo di circa 150 ettari, che per estensione non è facilmente controllabile. Per questo, osserva il vescovo che attualmente sta guidando il pellegrinaggio diocesano al Santuario della Madonna di Fatima in Portogallo, “è opportuno verificare se nei pascoli abusivi siano stati all’opera dei mafiosi”. Tra i dipendenti dell’azienda, infatti, risulta dal 2001 una persona incensurata che è figlio dell’autista di Riina. E dalle intercettazioni sembrerebbe che si rivolgesse alla moglie di Riina, o ad altri parenti, quando alcuni mafiosi sconfinavano per i pascoli. Di tutto ciò, però, “non è mai stato informato il legale rappresentante”.
agensir.it, 20 luglio 2017


giovedì 20 luglio 2017

Andrea Gattuso è il nuovo segretario di Nidil Cgil Palermo

Andrea Gattuso
“Migliorare le condizioni di lavoro dei collaboratori precari”.
 E' stato eletto ieri dall'assemblea generale di Nidil Cgil Palermo, la categoria che si occupa dei lavoratori atipici, il nuovo segretario generale. E' Andrea Gattuso, 32 anni, fino al 2011 componente dell'esecutivo nazionale dell'Udu, ex responsabile delle politiche giovanili di Cgil Scilia e operatore dell'Inca. Prende il posto di Laura Di Martino, della Filcams Cgil. “Tante sono le vertenze aperte che siamo affrontando, da quella del centinaio di collaboratori del call center Marketing management, agli ex Lsu cococo Ata, ai circa duemila somministrati palermitani che lavorano presso le agenzie per il lavoro – dichiara Andrea Gattuso – Vogliamo migliorare la platea dei lavoratori atipici, che continuano a operare in situazioni difficili: salari bassi, discontinuità lavorativa, condizioni di mancato rispetto dei diritti basilari. Un altro obiettivo è rappresentare il mondo delle partite Iva, sempre più diffuse nella sanità, nei servizi e nel pubblico impiego”. “E ancora – aggiunge Gattuso - intendiamo lavorare in sempre più stretta sinergia con le categorie e la confederazione, e col sistema delle tutele individuali”. 

"Veloce" Pa-Ag, ritardi di un anno per il tratto Bolognetta-Lercara

Palermo-Agrigento: l'opera, nel tratto Bolognetta-Lercara, è già in ritardo di quasi un anno. Al tavolo con i sindacati, la Regione e Anas si impegnano a proseguire l'opera aumentando la produttività. “Non ci sono i motivi per licenziare il personale”.
Palermo-Agrigento: l'opera di ammodernamento stradale in corso sulla Bolognetta-Lercara doveva essere consegnata a ottobre 2017. Il completamento slitta di un anno, a fine 2018. Ma ci sono i margini per recuperare il ritardo, aumentando la produttività, al momento al di sotto dei livelli standard, e per mantenere al lavoro i 110 operai impegnati. E' quanto è emerso nel corso alla riunione con i sindacati di Feneal, Filca Fillea che si è svolta oggi all'assessorato Infrastrutture sullo stato dei lavori sulla Palermo-Agrigento, alla presenza dell'assessore Luigi Bosco, del direttore generale Bellomo, e dei vertici Anas.

La strage di via D'Amelio: agende smarrite, falsi pentiti, ma nessuno paga!

DINO PATERNOSTRO
Osservando i misteri d'Italia (l’ultimo in ordine cronologico, il mistero dell'agenda rossa di Borsellino, incredibilmente volatilizzatasi), non abbiamo molti motivi per fidarci di alcuni pezzi dello Stato. Per esempio, aver "costruito" un falso pentito come Scarantino è la firma sui depistaggi di Stato. Ma non paga mai nessuno. Tutti sempre assolti. Come si può?!?! Oggi tutti dicono come anche allora Scarantino non fosse assolutamente credibile per mille ragioni, che oggi vengono tutte meticolosamente elencate. Ma perchè NESSUNO allora ebbe il coraggio e lo scatto d'orgoglio di dire: FERMI! BASTA! Nessuno ebbe questo coraggio e questa dignità. Per anni, per tanti anni, per troppi anni. E se il pentito Spatuzza non si fosse auto-accusato, ancora oggi avremmo in piedi "la verità" di Scarantino. Ecco perchè non condivido assolutamente le parole "minimaliste" del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che parla di "gravi errori". Non vi furono solo "gravi errori" allora, ma complicità e depistaggi da parte di "pezzi" dello Stato, che invece avrebbero dovuto scoprire la verità e dare giustizia agli italiani. Ma nessuno paga per questo. Nessuno, nessuno. Tutti sempre assolti. Per insufficienza di prove o per non aver commesso il fatto. Non pagano le forze dell'ordine che hanno indagato/depistato, non pagano i magistrati che hanno indagato/depistato. Alla faccia di tutta l'ansia di verità e di giustizia degli italiani onesti! (d.p.)

Paolo Borsellino: "I giorni di Giuda" (video)

Paolo Borsellino: "I giorni di Giuda" (testo)

Paolo Borsellino
di PAOLO BORSELLINO
Nel giorno del venticinquennale della strage di via d'Amelio pubblichiamo il video integrale* e il testo dell'ultimo intervento pubblico di Paolo Borsellino. Con questo commosso e polemico discorso, pronunciato a Palermo il 25 giugno 1992 nel corso di una manifestazione promossa da MicroMega, Borsellino rivelò a tutti il clima di diffidenza e di isolamento che di fatto condannò a morte Giovanni Falcone.
Io sono venuto questa sera soprattutto per ascoltare. Purtroppo ragioni di lavoro mi hanno costretto ad arrivare in ritardo e forse mi costringeranno ad allontanarmi prima che questa riunione finisca. Sono venuto soprattutto per ascoltare perché ritengo che mai come in questo momento sia necessario che io ricordi a me stesso e ricordi a voi che sono un magistrato. E poiché sono un magistrato devo essere anche cosciente che il mio primo dovere non è quello di utilizzare le mie opinioni e le mie conoscenze partecipando a convegni e dibattiti ma quello di utilizzare le mie opinioni e le mie conoscenze nel mio lavoro. In questo momento inoltre, oltre che magistrato, io sono testimone.

mercoledì 19 luglio 2017

Sequestro dei beni al boss Riina: notizie dal brindisino dove risiedono la figlia e il genero

Soldi di Riina anche nel Brindisino: sequestrati beni intestati al genero

San Pancrazio Salentino: Sigilli al tesoretto di Totò Riina




Mafia, Totò Riina resta al 41 bis. Alla moglie: "Non mi pento, mi posso fare pure tremila anni"

Il boss mafioso Totò Riina resta in carcere
Il tribunale di sorveglianza di Bologna dice no alla scarcerazione: "Tutelato il suo diritto alla salute. Può ancora intervenire nelle logiche di Cosa Nostra". Il dialogo tra il boss e la moglie in carcere. L'avvocato: "Faremo ricorso"
BOLOGNA - Il tribunale di sorveglianza di Bologna ha rigettato la richiesta di differimento pena o, in subordine, di detenzione domiciliare presentata dai legali del boss Totò Riina. I giudici hanno riunito due procedimenti, decidendoli insieme. Riina quindi resta detenuto al 41bis nel reparto riservato ai carcerati dell'ospedale di Parma. Alla richiesta dei legali, motivata da ragioni di salute del boss, si è opposto il pg di Bologna Ignazio De Francisci.

"IO NON MI PENTO". 
"Io non mi pento...a me non mi piegheranno" e "Io non voglio chiedere niente a nessuno ... mi posso fare anche 3000 anni no 30 anni", ha detto Riina alla moglie Antonietta Bagarella in un colloquio video-registrato avvenuto lo scorso 27 febbraio. Le parole del dialogo, "nel contesto di uno scambio di frasi su istanze da proporre", scrivono i giudici, sono nell'ordinanza con cui la Sorveglianza ha rigettato l'istanza del boss di Cosa Nostra. Per i giudici è "degno di nota" il fatto che Riina asserisca che "non si piegherà e non si pentirà mai". E "altrettanto significativo" è un passaggio durante il quale i coniugi "giungono ad affermare che i collaboratori di giustizia vengono pagati per dire il falso".

Mafia, scoperta una cosca di insospettabili. 34 arresti, smantellato il clan di Brancaccio

di SALVO PALAZZOLO
Palermo, blitz di polizia e guardia di finanza. Il clan era retto da un boss scarcerato, Pietro Tagliavia. Racket a tappeto in città, nessun commerciante ha denunciato. Il questore Cortese: "Un segnale preoccupante". Riciclaggio attraverso un maxi giro di fatture false nel nord Italia. Tra gli arrestati anche il fratello del cooperante Lo Porto, rapito da Al Qaeda in Pakistan e ucciso in un attacco di droni Usa
19 luglio 2017. L’alba più bella sul golfo di Palermo è quella che vedi da Brancaccio, diceva sorridente don Pino Puglisi. Sarà. Ma è ancora notte sulla città. Una notte buia. E questa grande periferia fa paura. Strade deserte e auto della polizia che sfrecciano a velocità. Rumore di porte che sbattono e uomini che corrono. Non c’è pace per la terra del piccolo parroco martire della mafia dal 1993. Nella terra del beato Puglisi c’era la nuova testa dell’acqua di Cosa nostra, la testa di una piovra ancora insidiosa, perché è riuscita a reclutare insospettabili in tutti gli ambiti della città. Nel blitz di stanotte contro 34 persone, coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi, la sezione Criminalità organizzata della squadra mobile ha arrestato per associazione mafiosa anche il fratello di Giovanni Lo Porto, l’operatore umanitario rapito da Al Qaeda nel 2012, in Pakistan, e ucciso tre anni fa da un drone americano nel corso di un'operazione antiterrorismo.

Il sen. Giuseppe Lumia: "Il sequestro dei beni di Riina è un successo dello Stato!"

Il boss mafioso Totò Riina
GIUSEPPE LUMIA
Il sequestro della villa, dei terreni e dei conti correnti di Riina è un ottimo colpo. Il boss è straricco. La sua ricchezza trasuda di violenza e di sopraffazione a danno dei cittadini e dei nostri stupendi territori. Droga, estorsioni, controllo degli appalti, truffe alle risorse dello Stato e dell’Unione europea hanno determinato un patrimonio immenso, in buona parte tutto da scoprire. Il sequestro e la confisca sono la migliore risposta anche nei confronti della sua famiglia che si è cullata nell'oro del boss, non prendendone mai le distanze, ma ricoprendo sempre un ruolo deleterio, come risulta chiaro a tutti dalle prese di posizione pubbliche e dallo stesso libro del figlio Salvo.
Hanno fatto bene i giudici della sorveglianza ad impedire l'ennesimo tentativo del capo di cosa nostra di aggirare la legge ed il 41bis. Riina può essere curato al meglio in carcere! Anche la Commissione Parlamentare Antimafia era arrivata alle stesse conclusioni.
Non bisogna sottovalutare il nipote, Giovanni Grizzaffi, il tanto acclamato messia, oggi di nuovo libero per fine pena. Su di lui bisogna puntare tutte le attenzioni e sono certo che lo Stato gli impedirà di rilanciare l'organizzazione Cosa nostra del corleonese, dopo le tante sconfitte subite, e di condizionare il cammino di crescita che il territorio, tra mille difficoltà, ha comunque conosciuto e portato avanti.
L'esperienza dei terreni del Santuario di Tagliavia, della curia di Monreale, in mano al boss Di Marco, sempre facenti parte del giro del capo di Cosa nostra, ci impone una seria riflessione sugli errori fatti e sul cammino di legalità e sviluppo da compiere. Bisogna evitare che si possa consentire ai boss mafiosi, sotto mentite spoglie, di gestire dei terreni che potevano essere invece consegnati ad esperienze sociali come quella a sostegno dei poveri di Biagio Conte. 

Facciamo in modo che le loro idee camminino sulle nostre gambe!

Cgil, uno striscione con le immagini di Falcone e Borsellino, e i nomi dei poliziotti delle scorte, appeso ai balconi della sede di via Meli e nelle altre dieci sedi delle Camere del Lavoro di Palermo e provincia, per i 25 anni dalle due stragi
 Palermo 19 luglio 2017 – Uno striscione con l'immagine di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nel ricordo del venticinquennale delle stragi di mafia, 1992-2017, da oggi, anniversario della strage di via D'Amelio, è stato esposto ai balconi della Cgil di Palermo e delle altre dieci sedi delle Camere del Lavoro di Palermo e provincia, Brancaccio e Zen, e Bagheria, Termini Imerese, Cefalù, Corleone, Partinico, Petralia Sottana, Carini, Misilmeri. Nell'immagine, che riporta la frase “Le loro idee camminano sulle nostre gambe”, la Cgil Palermo ricorda il sacrificio di chi ha perso la vita nella lotta alla mafia e dedica lo striscione ai tre magistrati Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e agli otto poliziotti delle due scorte, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Rocco Dicillo, Vincenzo Fabio Li Muli, Emanuela Loi, Antonio Montinaro Vito Schifani e Claudio Traina.

19 luglio 1992 - 19 luglio 2017: ricordiamo la strage di via D'Amelio con questa sconvolgente intervista di Fiammetta Borsellino

CI SEMBRA QUESTO OGGI IL MODO MIGLIORE, PIU' SERIO, PIU' CORRETTO DI RICORDARE PAOLO BORSELLINO, AGOSTINO CATALANO, CLAUDIO TRAINA, VINCENZO LI MULI, WALTER COSINA, EMANUELA LOI. IL RESTO SUONEREBBE RETORICO... (dp)
A 25 anni dal 19 luglio 1992, Fiammetta Borsellino, la figlia minore del magistrato Paolo Borsellino, parla in esclusiva ai microfoni di Fanpage.it in un'intervista a Sandro Ruotolo e ripercorre i 'buchi neri' e le 'lacune' delle indagini dei processi sulla strage di via D'Amelio. I depistaggi, le tante domande che non hanno ancora avuto risposta, il mistero dell'agenda rossa, i falsi pentiti che hanno inquinato la ricerca della verità: "Vogliamo la verità, non una qualsiasi verità. Forse i collaboratori dovrebbero emergere da altri ambiti".