martedì 8 settembre 2020

Cosa ci dice la ferocia di Colleferro

Willy Monteiro Duarte

EMANUELE MACALUSO

Colleferro è un grosso Comune non lontano da Roma, inserito nella Città Metropolitana. In questo centro, ieri l’altro, un ragazzo di 21 anni, originario di Capo Verde ma italianissimo, Willy Monteiro Duarte, che faceva il cameriere ma aspirava a diventare cuoco, aveva trascorso la serata in un locale in compagnia di altri amici.

Ad un certo punto ha notato che un suo ex compagno di scuola stava litigando con un altro giovane, molto prestante, e ha cercato di separarli. Proprio il tipo, grosso e palestrato, non ha gradito l’intervento di Willy e ha chiamato a raccolta i suoi amici, anch’essi grossi e palestrati. 

Il gruppetto dei tre, sopraggiunti a bordo di un Suv, ha aggredito Willy ed altri presenti. Tanti sono fuggiti per ripararsi dalla furia del branco ma Willy è rimasto solo ed è stato pestato, con pugni e calci, nello sterno e al volto, sin quando ha finito di respirare. 

I quattro assassini sono stati arrestati. Ma noi ci poniamo una domanda: qual è la vita sociale in tanti Comuni, e non solo nel Mezzogiorno? I partiti, come centri di aggregazione politica e culturale, non ci sono più. Anche la Chiesa non svolge nessuna attività sociale. Si avverte una netta regressione, non solo sociale ma anche civile. Il Pd non si pone questi problemi. La vita politica si svolge nell’incontro-scontro dei vertici, senza il concorso politico e umano di masse popolari.

In questi anni il livello politico e culturale è scaduto. Quel che è avvenuto a Colleferro dovrebbe fare riflettere, perché non si tratta solo di questo paese. Se qualcuno pensa che queste mie parole esprimono solo nostalgia per un vecchio modo di fare politica si sbaglia. E sbaglia chi su questi gravi fatti, che sembrano di cronaca, non apre una riflessione politica.

(7 settembre 2020)

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