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lunedì 16 agosto 2010

Era facile prevederlo: non c'erano i cittadini di Corleone all'inaugurazione del Laboratorio e della Bottega della Legalità

DINO PATERNOSTRO
Luigi Ciotti con Dino Paternostro
Siamo stati facili profeti. Ieri a Corleone, all’inaugurazione del Laboratorio e della Bottega della Legalità, c’erano solo pochi “addetti al lavori”, insieme a molti poliziotti, molti carabinieri e molti vigili urbani. Non c’erano i cittadini, perché alle 14.10 della giornata di Ferragosto le persone normali sono a casa (o in campagna, o al mare…) a pranzare. E meno male che si sono convinti a partecipare (dopo una lunga e dura discussione) i soci lavoratori della coop “Lavoro e non solo” e i giovani volontari dei campi di lavoro, altrimenti accanto al ministro dell’interno Roberto Maroni, al ministro della giustizia Angelino Alfano e al sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta ci sarebbero state solo le forze dell’ordine (perché non ne potevano fare a meno). L’intervento del sindaco di Corleone, Nino Iannazzo, è stato costruito sulla (ormai trita e ritrita) retorica della Corleone che è cambiata, senza osare avanzare una critica (anche timida) alla legge che consente di vendere i beni confiscati, contro cui si era espresso all’unanimità il consiglio comunale. E non ha nemmeno avanzato la richiesta di istituire a Corleone una sede distaccata dell’Agenzia per la gestione dei beni confiscati. Il ministro della giustizia Alfano (anche lui retoricamente) ha parlato di «giorno bellissimo per i siciliani onesti, in cui si conferma la linea del governo di usare i beni della mafia contro la mafia». «La Sicilia - ha detto (senza incantare nessuno) il ministro dell’interno Maroni - è ormai la mia terra di adozione: sono venuto più qui in questi due anni che a Bergamo e a Brescia». «Oggi - ha sottolineato - é un momento commovente, l'inaugurazione di questa bottega è un atto simbolico molto importante che evidenzia lo sforzo fatto per sequestrare i beni ai mafiosi e metterli a disposizione della comunità». Peccato che (con la legge che consente di vendere i beni) quello che forze dell’ordine e magistratura (con mille rischi e difficoltà) tolgono ai mafiosi, la politica di Berlusconi e Maroni rischia di ridarlo. Un breve giro all’interno della Bottega e del Laboratorio, poi di corsa sull’elicottero per far ritorno a Palermo e a Roma. Mentre i giovani volontari del progetto “Liberarci dalle spine” cantavano “I cento passi” e “Bella ciao”. Chissà se Maroni, Alfano e Letta avranno apprezzato. A giudicare dalle facce e dalla velocità con cui sono andati via, si direbbe di no! Comunque, al di la della kermesse governativa, come ha giustamente sottolineato don Luigi Ciotti (visibilmente a disagio con Alfano & C.), da oggi Corleone ha un nuovo strumento concreto e di educazione civica e culturale per contrastare la mafia. (d.p.)

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