mercoledì, novembre 17, 2010

Dia: "La 'ndrangheta avanza al Nord". E infuria la polemica Saviano-Maroni

Roberto Maroni
ROMA - Nel nord Italia e soprattutto in Lombardia c'è una «costante e progressiva evoluzione» della 'Ndrangheta che, ormai radicata da tempo su quei territori, «interagisce con gli ambienti imprenditoriali lombardi». Lo sottolinea l'ultima relazione della Direzione investigativa antimafia al Parlamento e relativa al primo semestre del 2010. Secondo la Dia, la «consolidata presenza» in alcune aree di «sodali di storiche famiglie di 'ndrangheta» ha influenzato la vita economica, sociale e politica di quei luoghi. E serve un programma di prevenzione per bloccare possibili infiltrazioni in previsione delle opere per l'Expo 2015. Prosegue intanto la polemica dopo le parole di Saviano a "Vieni via con me". Il ministro Maroni: «Ho chiesto di replicare, se la Rai dice no sarebbe un bavaglio, Saviano smentisca intervista o lo querelo». «Si potrebbe fare molto di più anziché prendersela sempre con chi racconta. Si dovrebbe guardare ai fatti, andare oltre, non limitarsi a tirare un sospiro di sollievo perché il consigliere regionale leghista non è stato arrestato. Chiedersi perché gli 'ndranghetisti cercano di interloquire con la Lega. Dire la verità, ossia che c'è un Nord completamente infiltrato». E' quanto ha affermato lo scrittore Roberto Saviano intervistato da Repubblica. Saviano ha definito «inquietanti» le parole di Maroni che lo ha invitato a ripetere le stesse cose dette in tv guardandolo negli occhi. «Mi ha sfidato - spiega - allo stesso modo di Sandokan Schiavone». In ogni caso, l'autore di Gomorra si dice «pronto al confronto con Maroni quando vuole, posso guardare negli occhi tutti. Il ministro ha sbagliato canale».

martedì, novembre 16, 2010

Nuovo attentato a Partinico nel giorno della fiaccolata

Palermo, 16 nov.- (Adnkronos) - Nuovo attentato incendiario a Partinico, grosso centro del palermitano, dove questa sera ci sara' una fiaccolata per dire basta a minacce e intimidazioni. Questa volta, ignoti hanno dato fuoco a una Mercedes Classe a parcheggiata in via Avolos. La vettura e' intestata da un'azienda di Partinico e utilizzata da un imprenditore vitivinicolo. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia e i vigili del fuoco.

I valori di sinistra e destra di scena a "Vieni via con me" Con Pierluigi Bersani e Gianfranco Fini


Fini e Bersani

Ospiti di Fabio Fazio e Roberto Saviano 1, il presidente della Camera Gianfranco Fini e il segretario del Pd Pierluigi Bersani hanno elencato in tre minuti i valori delle loro parti politiche. Ve li riproponiamo.
PIERLUIGI BERSANI: "La sinistra è l'idea che se guardi il mondo con gli occhi dei più deboli puoi fare davvero un mondo migliore per tutti. Abbiamo la più bella Costituzione del mondo. La si difende ogni giorno e il 25 aprile si fa festa". Inoltre "nessuno può stare bene da solo. Stai bene se anche gli altri stanno un po' bene. Se pochi hanno troppo e troppi hanno poco l'economia non gira perché l'ingiustizia fa male all'economia. LEGGI TUTTO
GIANFRANCO FINI: "Per la destra è bello, nonostante tutto, essere italiani perché è un piccolo privilegio, a Milano come a Palermo la nostra patria ha un patrimonio paesaggistico e culturale che il mondo ci invidia. Anche per questo, anche nel 2010, essere di destra vuol dire innanzi tutto amare l'Italia, avere fiducia negli italiani, nella loro capacità di sacrificarsi, di lavorare onestamente e pensare senza egoismi al futuro dei propri figli, di essere solidali e generosi, perché per la destra sono generosi innanzi tutto i nostri militari che in Afghanistan ci difendono dal terrorismo, come lo sono le centinaia di migliaia di nostri connazionali che ogni giorno e gratis fanno volontariato per aiutare gli anziani, gli ammalati, i più deboli". LEGGI TUTTO

Abusarono di una minorenne disabile, per tre diciannovenni scatta l'arresto

L'aggressione è avvenuta nella notte tra il 16 e il 17 agosto del 2009 in un comune del Palermitano. La ragazza ha raccontato tutto a una zia. Da lì è scattata la denuncia
Hanno abusato di una ragazzina di tredici anni affetta da ritardo psichico. L'aggressione è avvenuta in un comune della provincia di Palermo. I tre aggressori, dopo oltre un anno di indagini, sono stati arrestati. I fatti risalgono alla notte tra il 16 e il 17 agosto 2009. In manette sono finiti tre diciannovenni che all'epoca dei fatti erano ancora minorenni. A fermarli sono stati gli agenti della sezione di polizia giudiziaria del Tribunale per i minorenni di Palermo e i carabinieri della Compagnia di Lercara Friddi.
La ragazzina è stata aggredita e violentata dal branco, composto da tre minori e da un maggiorenne, in un piccolo centro della provincia di Palermo. Le successive indagini avevano permesso di individuare i responsabili. Raccapricciante il dettagliato racconto della ragazzina che, subito dopo lo stupro di gruppo, si era fatta curare all'ospedale di Corleone. Era stata la stessa vittima a denunciare i quattro e a raccontare agli investigatori, assistita da una psicologa, quanto accaduto nei pressi dei campetti di calcio. Quattro giovani, di sua conoscenza, l'avevano invitata a seguirli, ma al suo netto rifiuto l'avrebbero trascinata con la forza poco lontano. Dopo averla buttata a terra, mentre due degli aggressori le bloccavano le braccia, gli altri due, a turno, la violentavano. Alla fine, i quattro, dopo averla minacciata di morte, l'avevano lasciata distesa a terra insanguinata. Trovate le forze per rialzarsi, la ragazzina, tornata a casa, soltanto il giorno dopo ha confidato tutto a una zia. I genitori, avvisati dalla parente, hanno, quindi, accompagnato la piccola all'ospedale di Corleone dove i medici hanno fatto scattare la segnalazione ai carabinieri. Ne è seguito il riconoscimento fotografico da parte della vittima impaurita e perseguitata da incubi notturni. I quattro, i primi giorni di settembre 2009, erano stati posti in stato di fermo convalidato dal Gip, ma successivamente liberati con provvedimenti dei tribunali per il Riesame competenti che non ritennero sussistenti i gravi indizi di colpevolezza a loro carico. Da allora, le accurate indagini svolte dalle forze dell'ordine hanno consentito di acquisire numerosi riscontri dalle dichiarazioni della vittima: mentre il maggiorenne è stato arrestato dai militari dell'Arma nei mesi scorsi - anche grazie all'esito degli accertamenti sul Dna rinvenuto sugli indumenti della preadolescente - per gli altri tre indagati l'ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguita nella notte tra il 12 e il 13 novembre.
La Repubblica, 15.11.2010

lunedì, novembre 15, 2010

L'avv. Di Maria: "Il bandito Giuliano non è stato ucciso, al suo posto è morto un sosia"

Giuliano nella camera mortuaria
"L'avvocaticchio" Gregorio Di Maria, colui che ospitò a casa sua, a Castelvetrano, Salvatore Giuliano durante la sua ultima notte, sapeva che colui che venne ucciso non era il bandito di Montelepre ma un giovane sosia. L'"avvocaticchio", morto lo scorso 7 maggio a 98 anni, ha voluto svelare questo segreto a due persone che lo hanno accudito nell'ultimo periodo della sua vita. Queste dichiarazioni, un vero e proprio lascito testamentario, sono state messe a disposizione dello scrittore Luigi Simanella, autore del volume "Salvatore Giuliano morto o... Vivo", che sarà ascoltato dai pm di Palermo nei prossimi giorni. Lo scrittore consegnerà ai magistrati un documento dell'avvocato Gregorio Di Maria, l'uomo che ospitò Giuliano prima della sua morte. Di Maria, in una sorta di testamento lasciato a due persone che lo accudirono nei suoi ultimi giorni, avrebbe scritto che quello fatto trovare a Castelvetrano (Trapani) non era il cadavere del bandito, ma di un sosia. La testimonianza di Simanella e il documento dell'avvocato potrebbero aiutare i magistrati che hanno fatto riesumare il corpo a fare chiarezza sulla vicenda. La Procura nominerà nei prossimi giorni i consulenti che dovranno analizzare il dna estratto dai resti sepolti e riesumati nel cimitero di Montelepre per confrontarli con quelli dei familiari viventi di Giuliano. "Il documento - afferma Simanella in una nota - rappresenta una vera e propria novità poiché smentisce il fatto che Di Maria si fosse portato nella tomba il segreto di 'tutta una vita'". Simanella parla di "finta morte di Giuliano" e di "presunto omicidio" vista la sua certezza che "a morire al posto di Giuliano fu una giovane vittima la cui unica colpa è stata soltanto quella di somigliare al bandito più famoso di tutti i tempi cioé Salvatore Giuliano". Nel documento, inoltre, Di Maria scagiona completamente Giuliano per la responsabilità nella strage di Portella della Ginestra. Simanella non ha voluto render noto il contenuto specifico del documento ma è pronto a consegnarlo alla magistratura di Palermo da cui è già stato interrogato lo scorso 7 novembre. Simanella spiega anche che a queste dichiarazioni di Di Maria, dopo la morte dell'avvocaticchio, "non era stato dato il loro giusto valore, da parte di chi le aveva raccolte, perché a maggio il "circo mediatico" su Giuliano non era ancora scoppiato. Adesso, leggendo i giornali e seguendo in televisione le vicende riguardanti questo caso hanno deciso di affidare a Simanella le estreme dichiarazioni dell"avvocaticchiò che potrebbero, se confermate "riscrivere completamente questa vicenda".
SiciliaInformazioni, 15 novembre 2010

Giovanni Impastato scrive a Einaudi: "L'amicizia per Roberto Saviano non pregiudica la richiesta che venga ristabilita la verità dei fatti"


Giovanni Impastato

Dopo la lettera con cui Giulio Einaudi ha respinto la richiesta di ritiro dal commercio e di rettifica del libro "Parole contro la camorra" di Roberto Saviano, avanzata da Umberto Santino, presidente del Centro Impastato, Giovanni Impastato lo scorso 8 novembre ha scritto all'editore la lettera che di seguito pubblichiamo: E’ vero, come da Voi scritto, che “anche in occasioni pubbliche, ho mostrato la mia vicinanza all’Autore” del libro in questione. Voglio però precisare che l’amicizia per una persona non pregiudica la richiesta che venga ristabilita la verità dei fatti, richiesta che non mi risulta abbia avuto, come da Voi affermato, “intenti diffamatori”. Non vedo come possano essere considerate “ingiustificate, gravi e diffamatorie” le affermazioni contenute nella lettera del 26 ottobre 2010, secondo cui due pagine di un libro a larghissima diffusione e destinato ad avere diverse ristampe cancellano di fatto 24 anni (tanti decorrono dalla morte di mio fratello alle condanne dei mandanti del suo assassinio) di impegno di mia madre, mio e di mia moglie, del Centro (di cui, tengo a dirlo, facciamo anche noi parte) e dei compagni rimasti, per avere giustizia per Peppino. A tali considerazioni, ampiamente motivate, non poteva non seguire la richiesta di una rettifica. LEGGI TUTTO




Il "flop" della "rivoluzione del traffico"...

Via San Martino col "bel" divieto d'accesso
Era stata annunciata come "la rivoluzione" del traffico. E, per presentarla al meglio ai cittadini, gli amministratori comunali, in primo luogo l'assessore al "ramo" Ciro Schirò, non avevano badato a spese: manifesti in quadricromia affissi su tutti i muri, mappe, grafici, frecce "direzionali". Insomma, cose importanti! La modifica più grossa e più significativa era stata il cambio di direzione di marcia nella via Caduti in Guerra e nella via San Martino. Prima dalla via Caduti in Guerra si saliva, con la "storica" modifica si sarebbe sceso; dalla via San Martino, invece, prima si scendeva, con quella "rivoluzione del traffico" si sarebbe salito. Arrivò il giorno fatidico della "rivoluzione" attuata, delle perplessità dei cittadini, del dibattito in consiglio comunale. I motivi dei cambiamenti non li ha capiti nessuno, forse nemmeno chi li ha imposti (l'assessore Schirò).
Sei mesi fa, il contrordine! Basta rivoluzione, si torna all'antica, alla restaurazione: dalla via Caduti in guerra nuovamente si sale, dalla via San Martino di scende. Perchè?! Boh! pare che c'erano state raccolte firme, proteste, etc. E gli amministratori, convinti (!) delle loro scelte, hanno nuovamente cambiato sensi di marcia.
Tutto finito? Nemmeno per sogno. L'altro ieri, stavo "scendendo" dalla via San Martino, quando mi vedo parare davanti un "bel" divieto d'accesso. Perchè? Cosa è successo? "Stamattina hanno cambiato nuovamente senso di marcia", mi diceva un cittadino fermo davanti alla posta. Perchè? Boh! "Forse - azzardava un altro cittadino - Schirò e gli altri amministratori da piccoli hanno giocato poco... e adesso giocano con i divieti d'accesso e le frecce di direzione obbligatoria...". Povera Corleone, in che mani sei caduta! (d.p.) 

domenica, novembre 14, 2010

Umberto Santino: A Fufo...

Umberto Santino
Pubblichiamo due poesie che Umberto Santino, presidente del Centro Impastato, ha dedicato a Nino Gennaro. La prima è del giorno stesso in cui è morto, l'8 settembre 1995; la seconda di dieci anni dopo, del settembre 2005...
***


A Fufo
Con gli occhi aperti
a guardare la morte
forse per dirle
che almeno per poco
non sfiori il tuo volto
e consenta alle mani
di segnare sulle pareti
il tuo ultimo
saluto alla vita
(LEGGI TUTTO)

Dopo il "no" del consiglio comunale di Corleone a Nino Gennaro, tante mail di rammarico, di protesta e di proposta

Dopo il "no" del consiglio comunale di Corleone a Nino Gennaro, tante mail di rammarico, di protesta e di proposta. Le pubblichiamo una dietro l'altra, ringraziando i lettori e gli amici di Nino che hanno sentito forte il bisogno di reagire a questa pagina di "medioevo" scritta dalla maggioranza del consiglio comunale, dal sindaco Nino Iannazzo e dalla sua giunta. LEGGI LE LETTERE

Corleone, scoppia la polemica sull’intitolazione del centro a Nino Gennaro. Discriminazione contro i gay

Corleone: il dibattito in un'aula semideserta
Il Consiglio comunale di Corleone ha bocciato la mozione che chiedeva di intitolare un centro sociale del Comune, il ”Santa Lucia”, ex stazione ferroviaria ristrutturata alcuni anni fa, al drammaturgo Nino Gennaro, cittadino di Corleone, morto di Aids nel ‘95, a 47 anni, i cui testi sono tuttora rappresentati in Italia e in Europa. Il presentatore della mozione, il consigliere del Pd Dino Paternostro, spiega che le ragioni della mancata intitolazione "sono imbarazzanti”. In aula erano presenti 8 dei 20 consiglieri: 4 hanno votato a favore, 2 contro e 2 si sono astenuti. Affinché la mozione passasse erano necessari 5 voti. ”Giunta e sindaco di centrodestra, dopo aver indottrinato i consiglieri, non si sono presentati. In aula – dice Paternostro – ho sentito di tutto: "I cittadini non capirebbero, non tanto per la sua omosessualità o bisessualità, ma perché era un drogato". Posso affermare, per averlo conosciuto, che Nino non ha mai fatto uso di stupefacenti. Quanto al giudizio sulle sue scelte sessuali, c’è da restare basiti”. Gennaro, nella Corleone degli anni Settanta, andava in giro a spiegare che ”non siamo tutti gregari di Liggio”.
Nella città simbolo della mafia creò un circolo che aggregò una ventina di ragazzi, spiegando loro che la capitale di Cosa nostra aveva avuto libertari e antimafiosi come Placido Rizzotto e Bernardino Verro. Una ragazzina di 17 anni, Maria Di Carlo, che frequentava il circolo, denunciò il padre, un medico, che le voleva impedire di farlo, e un pretore condannò il genitore per eccesso nell’uso dei mezzi di correzione. Gennaro fu costretto ad andare via e la ragazza, ormai diciottenne, lo seguì e divenne la sua compagna. Dopo la morte del drammaturgo, soprattutto grazie all’attore e regista Massimo Verdastro, le sue opere tornarono ad essere rappresentate.
LiveSicilia, 14.11.2010 (Fonte: Ansa)

sabato, novembre 13, 2010

Corleone. L'ospedale non si tocca!

A Corleone, domenica 14 novembre, dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 16.00 alle ore 20.00, in piazza Falcone e Borsellino, si svolgerà un volantinaggio del Comitato "Pro Ospedale", per sensibilizzare i cittadini in preparazione dell'assemblea del 21 novembre, che dovrà preparare la manifestazione del 29 novembre. "L'ospedale non si tocca!", si legge nel volantino firmato dai sindaci della zona del Corleonese, dai consigli comunali, dalle organizzazioni sindacali CGIL e UIL (la CISL incredibilmente non ha aderito!), dalle associazioni Città Nuove, Dialogos. Laboratorio della Legalità, Coop Lavoro e non solo, etc. L'obiettivo della mobilitazione è quello di fermare il depotenziamento dell'ospedale, a seguito dell'approvazione da parte dell'ASP di Palermo della nuova pianta organica.

A proposito di quanto ci vuole perchè una ghianda diventi quercia...

Caro Walter, una precisazione al tuo pezzo che ho appena letto. Il sindaco non ha inventato la bella frase che descrivi ma la ha citata. La frase della ghianda è infatti contenuta nel "libretto gioiattiva" di cui Nino ha scritto a mano, regalandole, oltre 2000 copie (la sua "puntina spirituale" come definiva il suo essere amanuense, un esercizio meditativo paragonabile a chi lavora ai ferri, all'uncinetto, o ricama. A chi, in dialetto, fa "'a puntina")
Per esteso il pezzo fa così:
"Senza fretta tutto si compie e nel migliore dei modi. Prima che una ghianda diventi una quercia. Dalla ghianda alla quercia. Il tempo necessario. Quello che ci vuole."
E ancora:
"Una presenza di anni un silenzio di anni un ascolto di anni una penetrazione un'accettazione compenetrazione identificazione di anni anni anni e anni ci vuole in ogni cosa in ogni contesto per ogni persona".
Vedi, tu poni l'accento sul "maledettismo" di Nino (che, ribadisco, non ha mai fatto uso di droghe, mai) proprio dei suoi anni '70-'80, e il sindaco lo cita in uno dei suoi passi più elegiaci del suo ultimo periodo. Solo che, mi lasci dire il sindaco, la ghianda che diventa quercia è forse per lui la scusa pilatesca per rimandare a un dopo in cui questa questione se la spirugghieranno i prossimi. Per Nino era invece la pazienza di chi sa che bisogna lavorare senza stancarsi e senza scoraggiarsi mai.
Maria Di Carlo

Spiacente, Nino. la tua arte sara’ anche bella, ma si dice che…


Nino Gennaro e Massimo Verdastro

di WALTER BONANNO
Martedì sera ho assistito all’interno della sala Consiliare di Corleone a un accesso dibattito sull’opportunità o meno di dedicare il centro multimediale del nostro paese alla memoria del drammaturgo e poeta corleonese Nino Gennaro. Nino Gennaro, stiano tranquilli coloro ai quali il solo nome di Nino provoca rancori mai sopiti, continuerà a non avere cittadinanza a Corleone, né tantomeno il suo nome su una targa. Il perché è difficile da spiegare; ci hanno provato alcuni consiglieri in aula trincerandosi dietro i “lati oscuri” e i “si dice…” che in nessun altra istituzione avrebbero trovato posto tra le premesse di un giudizio estetico. Sì, perché era di carattere artistico il parere che si chiedeva loro: riconoscere che, dopo Pippo Rizzo agli albori del secolo decimonono, Corleone ha avuto un solo altro grande artista e che il suo nome è Nino Gennaro. LEGGI L'ARTICOLO SU CORLEONE-DIALOGOS

Giuliana. La minoranza chiede le dimissioni del sindaco per incapacità amministrativa e politica

Pietro Quartararo
"Dopo 2 anni e mezzo di amministrazione campisi assistiamo all’imbarazzante immobilismo politico, amministrativo e burocratico, il paese è paralizzato, si naviga al buio nell’approssimanzione, nell’incertezza e nella costante lentezza burocratica". Questo e’ quanto afferma il capogruppo di minoranza Pietro Quartararo (PD), soprattutto nel campo dei lavori pubblici. Infatti, in questi due anni e mezzo l’amministrazione ha appaltato solamente piccoli lavori, peraltro di ordinarissima amministrazione, l’unica “piccola operetta pubblica” per un importo di € 60.000,0, peraltro attingendo ad un mutuo della cassa depositi e prestiti, e’ stato la messa in sicurezza del campo sportivo in c/da San Marco  che ancora oggi è incompiuta e per cui dopo anni di lavori non vi sono tempi certi per la riapertura. LEGGI TUTTO

Trattativa Stato-Mafia, stop al 41 bis: spunta il suggeritore di Conso

Il carcere dell'Ucciardone di Palermo
di SALVO PALAZZOLO
Palermo, documento del '93 firmato dal direttore del Dap. Nuova intimidazione a Ciancimino Jr. La vedova dell'ex sindaco del capoluogo siciliano conferma ai pm gli incontri a Milano con Berlusconi
PALERMO - Sette mesi dopo la strage Borsellino, alcuni vertici delle istituzioni avevano fretta di revocare il carcere duro ai mafiosi. La questione fu affrontata addirittura durante un comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza. Fino ad oggi, mai nessuno l'ha ammesso. Anzi, tutti i politici interrogati dai magistrati e della commissione antimafia continuano a ribadire che in quei mesi ci fu solo la linea della fermezza contro i boss. LEGGI TUTTO

Così è crollato il muro dell'omertà: ora lo Stato ammette un cedimento

Giovanni Conso
di ATTILIO BOLZONI
Dalle parole del Guardasigilli e di Amato squarci di verità sulla trattativa. L'allora ministro ha ammesso di non aver rinnovato il carcere duro per i 40 boss detenuti. La Procura indaga sull'ex direttore delle carceri che poi difese esponenti di Cosa Nostra
È LA prima volta che un uomo di governo dell'epoca confessa un cedimento, un gesto di resa verso la mafia siciliana. È la prima volta, dopo una sconcertante omertà di Stato, che qualcuno ammette di avere cercato una tregua con Cosa Nostra. In tempi di guerra volevano fare la pace con i boss "per evitare altre stragi". La deposizione in Commissione Antimafia dell'ex ministro della Giustizia Giovanni Conso apre un varco intorno a quella trattativa cominciata con l'uccisione di Falcone e mai finita. LEGGI TUTTO

giovedì, novembre 11, 2010

NINO GENNARO. Dallo spettacolo teatrale “O si è felici o si è complici”

FROCIO! Tu non sei un uomo
ARRUSU! Tu non sei un uomo
FINOCCHIO! Tu non sei un uomo
E’ così che si uccide un uomo.
Un uomo si uccide ogni giorno
con le parole che gli si dicono contro
e le parole montano montano
e i cervelli aizzati, non rieducati
muovono braccia e piedi selvaggiamente
a sfogare una repressione millenaria
un’oppressione dell’uomo sull’uomo
che non ha eguali.
Ma sono gli ultimi rantoli di una bestia feroce
ferita a morte
la mala bestia dell’ignoranza
della disinformazione
Degli uomini divisi dall’alto
per scannarsi dal basso

Nino Gennaro, ricordo la prima volta che ho sentito pronunciare quel nome...

di ANDREA ACCORDINO
Nino Gennaro. La prima volta che ho sentito questo nome ero alla Camera del Lavoro. Facevamo un incontro (poche ma buone persone) per conoscere la storia e la vita di questo grande poeta e filosofo Corleonese. Sono state le parole di Maria Di Carlo a farmi amare questa figura, una figura di spicco in una Corleone retrograda, più retrograda di quanto lo sia già ora. Nino Gennaro, un ragazzo costretto a lasciare Corleone non per via di un esilio, come nel caso del grande poeta Italiano Ugo Foscolo, ma per via di quella che potremmo definire una "sanzione sociale".
LEGGI LA LETTERA DI ANDREA ACCORDINO
PUBBLICATA SU "CORLEONE DIALOGOS"

CORLEONE. Il consiglio comunale paralizzato dalla paura: "No" all'intitolazione a Nino Gennaro del centro sociale Santa Lucia

di DINO PATERNOSTRO
Ieri sera il consiglio comunale di Corleone non ha scritto una pagina di cui poter andare fiero. Paralizzato dalla paura del "diverso", ben 12 dei suoi 20 consiglieri non hanno partecipato alla seduta. Oltre a me, solo altri sette consiglieri (Lanza, Savona, Schillaci, Macaluso, Bruno, Di Giorgio e Colletto)
hanno avuto il coraggio di essere presenti in aula. Qualche altro, invece, ha avuto il "coraggio" di venire in aula, firmare la presenza, farsi dare il certificato per giustificare l'assenza dall'ufficio e subito "scappare" via. LEGGI TUTTO

Qualcosa sui "lati oscuri" di Nino Gennaro...

Nino Gennaro
di MARIA DI CARLO
Grazie, Giuseppe, intanto per le tue parole di oggi. Grazie ai ragazzi di Dialogos e a Città nuove che hanno fatto la proposta di dedicare il centro multimediale (un contenitore bello e da anni vuoto, ma riempibile di contenuti!) a Nino Gennaro, e presenziato agli svariati consigli comunali in cui si sarebbe dovuto trattare dell'argomento. Grazie, ovvio, a Dino per aver formulato la proposta in consiglio comunale. Intanto da parte mia qualche appunto sui "lati oscuri" di Nino Gennaro... LEGGI TUTTO

mercoledì, novembre 10, 2010

Corleone, i carabinieri sventano un furto in un palazzo del centro storico

Alessandro Arcabascio
di COSMO DI CARLO
CORLEONE - I carabinieri della compagnia di Corleone hanno sventato un furto di armi, oggetti e mobili antichi ed arrestato con l’accusa di furto aggravato un 19enne di Salemi, Alessandro Arcabascio. Il giovane, con precedenti di polizia, insieme ad alcuni complici (almeno due secondo gli inquirenti), stava svaligiando la casa. I malviventi avevano già imballato suppellettili ed armi antiche risalenti ai primi dell’ottocento. Gli oggetti erano custoditi all’interno di un appartamento di Palazzo Bentivegna, uno degli edifici storici che sorge in pieno centro storico. La casa, oggi pressoché disabitata, sede della famiglia Bentivegna, ospitò il colonnello Giordano Orsini, combattente e patriota risorgimentale e luogotenente di Giuseppe Garibaldi, che, arrivato in città il 10 luglio 1862, da un balcone dell’edificio pronunciò uno storico discorso, commemorando il patriota corleonese Francesco Bentivegna, che era stato fucilato a Mezzojuso dai Borboni il 19 dicembre 1856). A notare strani movimenti intorno al palazzo, era stato l’equipaggio di una radiomobile del Nucleo Operativo della compagnia carabinieri, che alle 5.00 di mattina pattugliava il centro. I militari, intuita la situazione, sono intervenuti cercando di bloccare i “topi di appartamento”, ma all’avvicinarsi dell’auto dei Carabinieri due dei ladri che erano in strada fuggivano per i vicoli della zona a bordo di un’auto che avevano parcheggiato a poca distanza. Alessandro Arcabascio, invece, sorpreso dai carabinieri nell’appartamento, cercava anch’egli di darsi alla fuga scendendo dal balcone aggrappandosi ad un tubo della grondaia, ma veniva prontamente bloccato ed ammanettato. A seguito di un minuzioso sopralluogo i Carabinieri hanno poi ricostruito il modus operandi adottato dai ladri. Essi infatti aveva avvolto con coperte mobili e suppellettili con una corda li stavano calavano dal balcone per caricarli sulla loro auto o su un altro mezzo di qualcuno dei complici. Adagiati su uno dei muri laterali del palazzo, infatti, sono stati ritrovati un tavolino antico e uno specchio con una cornice di pregio, mentre all’interno dell’appartamento erano già state raccolte all’interno di coperte, pronte ad essere calate, numerosi fucili e pistole legalmente detenute e di grande valore storico. Al termine delle attività di sopralluogo nulla è risultato mancare dall’appartamento. La refurtiva recuperata è stata restituita al legittimo proprietario, che vive abitualmente a Palermo. L’arrestato, ultimate le formalità di rito, è stato giudicato con rito direttissimo e condannato alla misura degli arresti domiciliari. Continuano invece le indagini per individuare gli altri complici ed il basista, che secondo gli investigatori avrebbe indirizzato i ladri.

Corleone. Si ricomincia d'accapo con i furti?

di COSMO DI CARLO
Corleone -  Ricominciano i furti a Corleone dintorni  e sembra di nuovo rompersi la “pax mafiosa” mentre  si intensifica l’azione delle forze  dell’ordine, con la  polizia e Carabinieri  che hanno intensificato i posti di blocco ed i pattugliamenti. Qualche anno fa erano state alcune bande di albanesi, poi sgominate dalle forze dell’ordine, a seminare preoccupazione e paura tra la gente. Ieri gli uomini del NORM (Nucleo Operativo e Radio Mobile) della compagnia cittadina hanno visto premiata la loro costanza  nel controllo del territorio. Ladri venuti da fuori (l’arrestato è un giovane con precedenti di polizia nativo di Salemi (TP), organizzati probabilmente  con qualche basista locale.  Il genere di furto (mobili ed armi antiche) potrebbero far pensare ad un furto su commissione, diverso da quelli verificatisi negli  degli ultimi mesi. Cinque le denunce presentate ai carabinieri, ad essere forzate case di campagna da dove sono stati asportati oggetti di poco valore: piccoli elettrodomestici, attrezzi agricoli, qualche elettrodomestico. Al commissariato di Polizia denunciati diversi  furti in ville anche abitate in contrada “Carrubba” a nord-ovest del centro abitato e nelle campagne delle contrade ”Santa Lucia” e “Rubina”, a valle del paese. I ladri in questi casi hanno agito anche di giorno, probabilmente tenendo sott’occhio i casolari per assicurarsi che i proprietari non fossero sul luogo. 

Sanità, atto d'accusa dei sindacati: "Anomalie e consulenze facili all'Asp di Palermo"

In un dossier presentato alla commissione Salute dell'Assemblea regionale la denuncia contro l'Azienda sanitaria provinciale di Palermo. "Da una parte si continua con gli sprechi, dall'altra si isola chi denuncia irregolarità" Consulenze facili, anticipazioni 'allegrè al San Raffaele di Cefalù, assicurazioni scadute e vessazioni contro chi denuncia irregolarità. E' un vero e proprio atto d'accusa contro l'Azienda sanitaria provinciale (Asp) di Palermo, il dossier presentato in Commissione Sanità dell'Ars da Cgil Medici, Anpo, Ascoti, Fials, Cimo e Fvm. "Ciò che avviene negli uffici dell'Aps 6 ha dell'incredibile - dicono i sindacati - da una parte si continua con gli sprechi dall'altra si isola chi denuncia irregolarità così come è avvenuto con il dottor Mimmo Mirabile silurato dall'incarico di responsabile dell'Unità operativa Igiene e alimenti dopo aver messo in luce alcune inadempienze da parte del gruppo che fornisce i pasti a buona parte degli ospedali pubblici di Palermo e a cui l'autorità giudiziaria, dopo i controlli effettuati proprio da Mirabile, ha posto sotto sequestro le cucine".
Ma a non convincere i sindacati è l'intera gestione dell'Asp. "In sei mesi - dicono - sono stati spesi 400 mila euro per consulenze destinate alla redazione del bilancio, l'informatica, a spese legali, sicurezza e persino per l'accatastamento (nonostante architetti, geometri, ingegneri in carico alla Asp) mentre le polizze assicurative sono scadute dal 31 marzo scorso". Senza contare, aggiungono, "i ritardi di approvazione del Bilancio, i fondi dell'assistenza (oltre 9 milioni in totale) usati per manutenzioni e acquisto macchinari e le "anticipazioni allegre" al San Raffaele di Cefalù.
"L'Azienda - dicono - ha già anticipato 40 milioni di euro tra personale e spese di investimento. Risorse che il San Raffaele avrebbe già dovuto restituire. Invece non solo i soldi non sono rientrati, ma l'Asp 6 non ne ha ancora richiesto la restituzione. Tutto mentre l'amministrazione regionale ha bloccato la spesa per cittadini e imprese per mancanza di liquidità".
La Repubblica, 10.11.2010

I 50 anni di Punta Raisi fra lutti e sogni di gloria

di ENRICO DEL MERCATO
Il volo fu tranquillo e a bordo servirono una cena da grandi occasioni. Era il 2 gennaio del 1960, quel giorno moriva Fausto Coppi e il Convair 440 dell'Alitalia in servizio da Roma a Palermo inaugurò la pista del nuovo aeroporto internazionale di Punta Raisi. Cinquant'anni di storia dello scalo che si intrecciano con quelli della città. Gli arrivi "famosi" e le tragedie entrate a far parte del sentimento collettivo dei palermitani
Quella sera, a bordo, le hostess servirono un menu da grandi occasioni: antipasto di prosciutto, involtini di carne con contorno di funghetti, formaggio, dolce, frutta. E, ovviamente, vino. Qualcosa di infinitamente lontano dal succo di frutta o dal caffè (molto spesso a pagamento), che riesci a ottenere oggi nell'era del low cost. Ma quello, era il volo che inaugurava il nuovo aeroporto internazionale di Palermo Punta Raisi. Alle 20,32 del 2 gennaio 1960 il "Metropolitan Convair 440" del'Alitalia posava le sue ruote sulla pista a due passi dal mare battezzando lo scalo che fa parte dell'immaginario personale di ogni palermitano sparso per il mondo. E che, soprattutto, è uno dei punti cardinali di quella mappa non scritta che disegna il sentimento collettivo di una città. LEGGI TUTTO

I diari di chi partiva inseguendo la fortuna


Famiglia di emigrati

di TANO GULLO
 Sabatino Basso attraversò le Ande a dorso di mulo per andare a vendere vestiti e patacche in Sudamerica mentre Santo Garofalo, uno che aveva fatto fortuna negli Usa, fece il viaggio inverso per rivedere la sua San Mauro Castelverde. E stavolta viaggiando in prima classe. Storie di emigrati partiti dalla Sicilia raccontate nel volume curato da Santo Lombino "Avendo trovato l'America", pubblicato dalla Fondazione Buttitta
Il mercante valica le Ande a dorso di mulo per andare a vendere vestiti e patacche nei paesi dell'America latina. Lo zio d'America carico di dollari gira in lungo e largo la Sicilia in un forsennato tour che tocca alberghi di lusso e parenti festanti. Santo Garofano e Sabatino Basso raccontano le loro peripezie di emigranti, ma anche i loro trionfi, in due diari che ora vengono assemblati in un unico libro "Avendo trovato l'America. Scritture di viaggio tra Sicilia e Nuovo Mondo" pubblicato, a cura di Santo Lombino, dalla Fondazione Buttitta con la prefazione di Tommaso Romano. Due storie molto diverse che cominciano a dispiegarsi in quel 1907 in cui si vanno spegnendo le luci della Belle epoque e si vanno addensando i nuvoloni neri di nuovi sommovimenti politici e sociali. Mettiamoci ora sulle tracce dei protagonisti. LEGGI TUTTO

CORLEONE. Il consiglio comunale paralizzato dalla paura: "No" all'intitolazione a Nino Gennario del centro sociale Santa Lucia

Nino Gennaro
DINO PATERNOSTRO
Ieri sera il consiglio comunale di Corleone non ha scritto una pagina di cui poter andare fiero. Paralizzato dalla paura del "diverso", ben 12 dei suoi 20 consiglieri non hanno partecipato alla seduta. Oltre a me, solo altri sette consiglieri (Lanza, Savona, Schillaci, Macaluso, Bruno, Di Giorgio e Colletto) hanno avuto il coraggio di essere presenti in aula. Qualche altro, invece, ha avuto il "coraggio" di venire in aula, firmare la presenza, farsi dare il certificato per giustificare l'assenza dall'ufficio e subito "scappare" via. I presenti hanno approvato all'unanimità (e meno male!) l'ordine del giorno da me presentato per intitolare una strada e una sala del museo civico al prof. Leoluca Pollara, ma poi sono cominciati i "distinguo" sull'ultimo punto all'ordine del giorno, anche questo proposto da me (col sostegno dei ragazzi di Corleone Dialogos, di Città Nuove, del Centro Impastato, del Centro San Saverio e di importanti personalità della cultura palermitana): l'intitolazione del centro sociale di contrada S. Lucia al corleonese Nino Gennaro, poeta, scrittore ed autore di testi teatrali recitati in Italia e in Europa. Vincenzo Macaluso (Udc) ha dichiarato di astenersi perchè sul personaggio c'erano ancora "punti oscuri". Franco Di Giorgio (Mpa) ha dichiarato di votare contro perchè la persona non aveva dato un messaggio positivo alla città. Il riferimento (negato, ma reale) era all'omosessualità di Gennaro, che però non è un segreto: era lui stesso a parlarne. E al fatto che è morto di Aids. Ma neanche questo è un segreto. Tra il detto e non detto, anche l'accusa di essere stato un drogato (circostanza assolutamente falsa). Dei coraggiosi "si" sono stati invece annunciati dal presidente del consiglio Mario Lanza e dai consiglieri Salvatore Schillaci (Pd) e Lea Savona (indipendente). Con quattro voti a favore dell'o.d.g. (Paternostro, Lanza, Savona e Schillaci), due contro (Di Giorgio e Colletto) e due astenuti (Macaluso e Bruno), quindi, l'ordine del giorno è stato  bocciato. La maggioranza del consiglio comunale ha avuto paura di Nino Gennaro, della sua poesia e del suo teatro di rottura, da "rivoluzione culturale meridionale", della sua diversità, del suo spirito libero. Una brutta pagina, che ci fa fare passi indietro. Uno scivolone anche per il "giovane-vecchissimo" sindaco Nino Iannazzo, che si è guardato bene dal presentarsi in aula, dando l'ordine di scuderia ai suoi "fedelissimi" (Fausto Iaria in testa) di non mettere piede in consiglio. Salvo poi recitare la parte del "fascista progressista". Ipocrisia davvero poco originale, che proietta Corleone in una dimensione "omofobica" da "città chiusa". Ermeticamente.
Leggi anche il servizio e le considerazioni di Giuseppe Crapisi su "Corleone Dialogos":
I SUOI TESTI TESTRALI VENGONO RAPPRESENTATI IN ITALIA E IN EUROPA, MA IL CONSIGLIO COMUNALE DI CORLEONE DICE "NO" ALL'ARTISTA NINO GENNARO

GUARDA IL VIDEO "O SI E' FELICI, O SI E' COMPLICI"

lunedì, novembre 08, 2010

Campofiorito. Per protesta contro la chiusura delle poste, alcuni anziani occupano il gabinetto del sindaco

Una cinquantina di persone ha occupato pacificamente, stamani, la stanza del sindaco al Comune di Campofiorito. Motivo della manifestazione, organizzata per lo più da cittadini anziani, la chiusura dell’ufficio postale del paese, prevista per tutto il mese di novembre da Poste Italiane. Sono intervenute anche le forze dell’ordine, anche se non si registrano tensioni o scontri. I manifestanti hanno solo fatto presente il loro malcontento per la chiusura del presidio, molto frequentato, se si considera che a Campofiorito non c’è alcun istituto bancario. Il Comune si è subito attivato e i cittadini sono stati rassicurati. La questione dell’ufficio postale va avanti ormai da parecchio tempo. Lo scorso 27 ottobre, il sindaco del paese del Palermitano, Giuseppe Sagona, ha ricevuto una comunicazione del direttore della filiale 2 di Poste Italiane, Riccardo D'Amico, sulla chiusura dell'ufficio per il mese di novembre. Immediata la reazione del primo cittadino. “In relazione alle formali assicurazioni da lei avute – scrive Sagona a D'Amico - ed alle conseguenti informazioni da me “girate” alla popolazione, assicurazioni che vengono frequentemente disattese, giungo all’amara conclusione che si vuole creare uno stato di pericolosa conflittualità, per cui non posso non attivare tutte quelle iniziative che mi aiutino a risolvere il problema per il quale le numerose assicurazioni ricevute sono servite ben poco". Sagona ha scritto al presidente dell'Ars Francesco Cascio, sollecitandolo a fare in modo che si dia risposta all'interrogazione dell'on. Salvino Caputo, che chiedeva al governo di adoperarsi per il funzionamento degli uffici postali in Sicilia. Dati i risultati, piuttosto che scrivere ai propri referenti politici, il sindaco farebbe meglio a coinvolgere le organizzazioni sindacali e a chiedere un incontro urgente con i vertifi palermitani di Poste Italiane Spa.

Legambiente: "Il 70% della Sicilia a rischio"

MESSINA - "Sono 273 i comuni siciliani a rischio frane o alluvioni, ossia il 70% del totale". Sono i dati che emergono dal dossier sul dissesto idrogeologico in Sicilia presentati da Legambiente. "Il primato di provincia più fragile va a Caltanissetta - si legge nel dossier - con l'86% dei comuni classificati a rischio, seguono Messina, con l'84% dei comuni, e Agrigento e Trapani, entrambe con il 79% delle municipalità esposte al pericolo di frane e alluvione. Il 90% dei comuni ha abitazioni nelle aree golenali, negli alvei dei fiumi o in aree a rischio frana, il 54% delle amministrazioni presenta addirittura interi quartieri in zone a rischio, mentre il 67% ha edificato in tali aree strutture e fabbricati industriali. Ancora, nel 29% dei casi sono presenti in zone esposte a pericolo anche strutture sensibili, come scuole e ospedali". Complessivamente, tra abitazioni, strutture industriali e strutture sensibili si può stimare che nei 273 comuni siciliani classificati a rischio dal Ministero dell'Ambiente e dall'Upi, ci siano oltre 180mila persone quotidianamente esposte a pericolo". "Preoccupante - prosegue il dossier - la situazione della messa in sicurezza del territorio: solo nel 8% dei casi sono state avviate iniziative di delocalizzazione di abitazioni dalle aree più a rischio. Tra le amministrazioni comunali siciliane a rischio, quasi nove su dieci non svolgono ancora un lavoro complessivamente positivo di mitigazione del dissesto idrogeologico". Emergono in negativo i comuni di Bolognetta (Pa) e Ravanusa (Ag), che pur avendo abitazioni, industrie e interi quartieri presenti in aree a rischio non hanno avviato alcun intervento di delocalizzazione, nè si sono dotati dei necessari strumenti per organizzare un buon sistema locale di Protezione civile.

Schifani avvocato di mafia

di Lirio Abbate e Gianluca Di Feo 
Nel 1983 Giovanni Bontate, l'uomo più ricco di Cosa Nostra, si affidò a un legale palermitano ancora poco noto. Che lo difese fino alla Cassazione. Era il futuro presidente del Senato. Che non l'ha mai rivelato 
Il 4 dicembre 1983 dal carcere dell'Ucciardone parte una raccomandata. È firmata da Giovanni Bontate, l'uomo più ricco di Cosa nostra, fratello del padrino Stefano che armi alla mano aveva lottato per fermare l'ascesa dei corleonesi ed era stato ucciso su ordine di Totò Riina: l'ultimo esponente della famiglia mafiosa più importante di Palermo. Giovanni Bontate è ancora temuto, ma tutte le sue proprietà - immobili e aziende per un valore di decine di miliardi di lire - sono finite sotto sequestro. Per questo dalla cella decide di affidarsi a due difensori di fiducia, un penalista e un brillante civilista, Renato Schifani. L'attuale presidente del Senato all'epoca aveva 33 anni ed era un giovane avvocato di belle speranze. Di quell'incarico, che segnò il suo ingresso tra i nomi di rilievo del foro di Palermo, Schifani non ha mai parlato. Due mesi fa, di fronte alle rivelazioni di Gaspare Spatuzza che ne hanno determinato l'iscrizione nel registro degli indagati con l'ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa, il suo portavoce ha precisato: "La sua pregressa attività di avvocato è stata sempre improntata al pieno e totale rispetto di tutte le leggi e di tutte le regole deontologiche proprie dell'attività forense". LEGGI TUTTO

Il lato oscuro dei festini

di Lirio Abbate e Paolo Biondani Su escort e politica si indaga a Milano e a Palermo. E l'interesse dei giudici non è certo rivolto alle prestazioni del premier. Ci si chiede, piuttosto, da dove e attraverso chi arrivava la droga di cui parlano le ragazze
(L'Espresso, 04 novembre 2010)
Emilio Fede e Lele Mora
Si allunga da Milano a Trapani l'inchiesta sul giro di escort che sta facendo tremare il governo: l'incrocio tra indagini diverse sta alzando il sipario non solo su presunte feste a base di sesso, con ragazze anche minorenni, nelle dimore di Silvio Berlusconi, ma anche su forniture di stupefacenti all'ombra della criminalità organizzata. Due inchieste parallele, una a Milano e una a Palermo, con personaggi comuni: escort che frequentavano le serate del premier, ma sempre attraverso la mediazione di Lele Mora. Le ragazze venivano portate ad Arcore, secondo l'accusa milanese, da Mora, fabbricante di carriere tra tv e discoteche, sul quale è in corso una nuova istruttoria per verificare lo spessore dei suoi rapporti con il sottobosco criminale. E l'inchiesta nata in Sicilia, oltre ad avere individuato fanciulle mandate a villa Certosa sempre da Mora, ricostruisce party con i politici - ma senza riferimenti al Cavaliere - con l'ipotesi che vi venisse spacciata cocaina fornita da trafficanti vicini a Matteo Messina Denaro: il padrino latitante di Cosa Nostra. LEGGI TUTTO

Parla Pino Maniaci, direttore di TeleJato: "Partinico nuovo terreno di scontro delle cosche mafiose"

di Rosario Cauchi
Pino Maniaci
In quattro giorni altrettanti attentati incendiari: a Partinico, i gruppi criminali si riorganizzano e continuano a lanciare messaggi a commercianti, politici e giornalisti. Tra i più a rischio, Pino Maniaci, direttore dell'emittente locale “Tele Jato”: due recenti lettere minatorie lo invitano a “non parlare di cose che non gli appartengono”. “A mio parere - dichiara lo stesso Maniaci - gli attentati degli ultimi giorni, con il conseguente clamore legato all'interessamento dei media, si legano anche ad alcune inchieste condotte dal nostro tg, ed in particolare a quella che riguarda gli interessi che si aggirano intorno alla cava D'Arrigo”. La cava, bene appartenuto all'omonima famiglia mafiosa di Borgetto, è stata di recente confiscata: secondo Maniaci, però, ci sarebbero state gravi inadempienze nella gestione, affidata all'amministratore giudiziario Andrea Modica Demohac. “L'amministratore - ammette Maniaci - ha consentito l'affidamento in favore di un'associazione molto vicina ai parenti più stretti dello stesso boss D'Arrigo, il mio tg ha commentato la vicenda facendo riferimento ad un passaggio della cava dalla mafia alla mafia”. Una cava che interesserebbe anche la famiglia mafiosa di Partinico dei Vitale che, stando alla ricostruzione del giornalista, controllerebbe il 5% del bene, al punto da imporre le loro forniture anche agli imprenditori locali. “Partinico è oggi un centro nevralgico per gli interessi mafiosi - confessa il direttore di Tele Jato - si tratta di una città cerniera fra due provincie, Palermo e Trapani, e non escludo che proprio l'attuale vertice di cosa nostra, capeggiato da Matteo Messina Denaro, si serva dell'appoggio della famiglia Vitale per poter controllare la città”. A Partinico, insomma, complice la scarcerazione di diversi affiliati ai locali gruppi criminali, si starebbero sfogando tensioni sopite per alcuni anni: al centro della partita, il controllo sul mercato delle estorsioni e su quello degli appalti. Lunedì si terrà un'importante riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza. Al centro dell'incontro, convocato presso la Prefettura di Palermo, ci sarà proprio l'attuale instabilità di Partinico e, a quanto trapela, potrebbe essere chiesto l'invio dell'esercito. Salvatore Lo Biundo, primo cittadino di Partinico, intanto, chiede ai commercianti e agli imprenditori, anche attraverso visite porta a porta, di denunciare qualsiasi richiesta estorsiva: solo in questo modo, stando all'amministrazione comunale, sarà possibile arginare il potere economico delle famiglie mafiose.
Siciliainformazioni, 6 novembre 2010

Tour della Legalità dei Folli Folletti Folk lungo la penisola: da Milano a Corleone

Il gruppo musicale
E' la calda giornata autunnale di Sabato 6 Novembre a dare il via ufficiale alle numerose attività del Gruppo Anti-Mafia Pio La Torre, ma soprattutto inizia il Tour della Legalità dei Folli Folletti Folk lungo la penisola, da Milano a Corleone, passando per Firenze, Ravenna ed altre città italiane. I prodotti della cooperativa Lavoro e non solo, ottenuti con il sudore e l'impegno quotidiano dei soci lavoratori e dei volontari di LiberArci dalle spine, macineranno chilometri assieme ai FFF per dimostrare che c'è una parte d'Italia che ancora lotta ogni giorno per risollevarsi e combattere la mafia. La destinazione è San Pietro in Casale, paesino situato tra le province di Bologna e Ferrara: al Circolo Arci Asìa troviamo ad attenderci la bandiera che sventola, raffigurante il Quarto Stato dipinto da Pellizza da Volpedo. La testa viaggia e torna a quelle mattinate di lavoro a Malvello, fuori Corleone, a sistemare il vigneto e riposarsi all'ombra del murales del "cammino dei lavoratori". LEGGI TUTTO

domenica, novembre 07, 2010

Campofiorito. A novembre l'ufficio postale chiude. Protesta la popolazione e il sindaco Sagona

Continua l'annosa vicenda dell'ufficio postale di Campofiorito. Lo scorso 27 ottobre, il sindaco del paese del Palermitano ha ricevuto una comunicazione del direttore della filiale 2 di Poste Italiane, Riccardo D'Amico, sulla chiusura dell'ufficio per tutto il mese di novembre. Immediata la reazione del primo cittadino, Giuseppe Sagona, portavoce del malcontento della popolazione di Campofiorito che utilizza assiduamente l'ufficio postale e che non può contare sulla presenza di banche. “In relazione alle formali assicurazioni da lei avute – scrive Sagona a D'Amico - ed alle conseguenti informazioni da me “girate” alla popolazione, assicurazioni che vengono frequentemente disattese, giungo all’amara conclusione che si vuole creare uno stato di pericolosa conflittualità, per cui non posso non attivare tutte quelle iniziative, politiche e non, che mi aiutino a risolvere il problema per il quale le numerose assicurazioni ricevute sono servite ben poco. Mi attiverò, in ogni sede – conclude il sindaco - per giungere alla soluzione positiva del problema”. L'intervento del sindaco va anche oltre. Sagona si è rivolto con una nota anche all'onorevole Francesco Cascio, presidente dell'Assemblea regionale siciliana, ricordando che, lo scorso mese di marzo, l'onorevole Salvino Caputo aveva presentato all'Ars un ordine del giorno “con il quale si intendeva impegnare il governo ad adottare gli opportuni provvedimenti ed interventi, al fine di garantire il buono e giornaliero funzionamento degli uffici postali in Sicilia”. “Poiché continuano a permanere i disagi della popolazione – scrive Sagona a Cascio - disagi che aumentano di giorno in giorno, mi permetto chiedere l’esito di quell'ordine del giorno”.

Ospedale di Corleone. Ormai è deciso: si va verso lo Sciopero Generale

L'ospedale di Corleone
Venerdi 5 novembre si è svolta, nel Consiglio Comunale di Corleone, la riunione tecnico-operativa per programmare un'iniziativa di lotta forte a difesa dell'ospedale di Corleone. Presenti il Sindaco del Comune di Corleone Antonino Iannazzo, il Presidente del Consiglio Mario Lanza, numerosi assessori e consiglieri comunali, alcuni medici di base, alcuni operatori dell'Ospedale, il Decano Don Vincenzo Pizzitola, Fra Giuseppe Maria Gentile, Salvatore Schillaci per la CNA, Giuseppe Crapisi di Corleone Dialogos e Liborio Gennaro della Consulta Giovanile. (Da: Corleone-Dialogos) LEGGI TUTTO

Partinico, ad un imprenditore è stato bruciato l'escatore

PARTINICO (PALERMO) - Ancora una intimidazione a Partinico, in provincia di Palermo. Questa volta nel mirino dei malviventi è finito un imprenditore, a cui è stato bruciato un escavatore. Il mezzo era parcheggiato in un'area lungo la strada che collega Partinico ad Alcamo. L'episodio si è verificato nella stessa zona in cui proprio qualche giorno fa è stata data alle fiamme la casa di campagna del vicepresidente del Consiglio provinciale di Palermo, Enzo Briganò, dell'Mpa.

La lotta per l’ospedale è sacrosanta, ma attenzione… ai politicanti di mestiere

Fermare il depotenziamento dell’Ospedale di Corleone e rilanciarlo come presidio sanitario a difesa della salute dei circa 70 mila cittadini della vasta zona del Corleonese e del Lercarese è un dovere di tutti noi. E lo stiamo facendo. Bisogna evitare, però, le furbizie da “politica politicante”, che sono dure a morire. La nuova pianta organica del P.O. “Dei Bianchi” depotenzia la chirurgia generale, il servizio di cardiologia, il laboratorio di analisi. Bisogna battersi per ri-potenziali. Di più: bisogna ottenere le attrezzature sanitarie necessarie per la perfetta diagnosi e la cura più efficace delle patologie. Di più ancora: bisogna vigilare affinché arrivi davvero il finanziamento per completare la costruzione della seconda ala e ristrutturare la vecchia, all’interno della quale ubicare il PTA (Punto Territoriale di Assistenza). LEGGI TUTTO

venerdì, novembre 05, 2010

Giuliano, la perizia fotografica conferma: "Negli scatti ritratta la stessa persona"

Giuliano all'obitorio di Castelvetrano (1950)
Sebbene non sia possibile "dare un giudizio di certezza" per la scarsa qualità delle immagini, la polizia scientifica sembra escludere che i soggetti ritratti negli scatti siano diversi Le foto del cadavere di Salvatore Giuliano, scattate in momenti diversi dopo l'uccisione del bandito, non presenterebbero differenze tali da far pensare che nelle immagini siano raffigurate persone diverse. Pur non essendo possibile "dare un giudizio di certezza" per la scarsa qualità delle immagini, la polizia scientifica sembra escludere che i soggetti ritratti negli scatti siano diversi. Una conclusione messa per iscritto e depositata ai pm di Palermo che sul caso della morte del re di Montelepre hanno aperto una indagine per omicidio e sostituzione di cadavere. Il giudizio, pure se pieno di punti interrogativi, smentirebbe, dunque, le conclusioni a cui è giunto il medico legale Alberto Bellocco, che aveva invece riscontrato evidenti differenze nelle immagini del corpo, tali da indurre il dubbio che si trattasse di due persone differenti. La scientifica che, su disposizione del procuratore aggiunto Antonio Ingroia ha analizzato gli scatti, ha sottolineato la difficoltà di trarre delle conclusioni certe sia per "la qualità scadente delle immagini" che non consentirebbero un'analisi nel dettaglio, sia per le diverse angolazioni in cui certe parti del corpo sono state fotografate, e che quindi impediscono un paragone preciso e infine anche per la "incertezza" sulla provenienza di alcune foto. Ma il giudizio definitivo sull'identità del cadavere riesumato giovedì scorso, per 60 anni attribuito a Giuliano, potrà darlo solo l'esame del Dna. I medici legali, dopo una prima incertezza, hanno concluso che i resti sono idonei al confronto del profilo genetico del cadavere con quello dei familiari del bandito. E proprio due nipoti del re di Montelepre verranno interrogati sabato dai pm di Palermo. Uno dovrà riferire sui suoi ricordi, sull'altezza dello zio che, a suo dire, sarebbe stato 1,80, ma che, invece, dalla misurazione dello scheletro e dalla carta di identità risulta inferiore al metro e settanta. Un altro nipote, infine, sarà sentito su una dichiarazione resa alla stampa secondo la quale lo zio sarebbe morto 4 anni fa in Canada.
La Repubblica-Palermo, 5 novembre 2010

Corleone, la cronaca della commemorazione di Bernardino Verro

Bernardino Verro
Mercoledì 3 Novembre 2010 è stato ancora un momento di commemorazione per la città di Corleone. L'associazione Corleone Dialogos insieme al Comune di Corleone, la CGIL, la Cooperativa Lavoro e non solo e gli Istituti di istruzione secondaria Don Giovanni Colletto e l'istituto secondario Don Calogero Di Vincenti hanno voluto organizzare questa giornata per ricordare la figura e le gesta di Bernardino Verro, Sindaco di Corleone, ucciso per mano mafiosa per difendere i diritti dei contadini. La giornata è iniziata con la deposizione di due corone di alloro davanti al busto di Verro sito all'interno della Villa Comunale, dove sia il Segretario della CGIL, Dino Paternostro che il Sindaco di Corleone, Antonino Iannazzo, hanno rivolto i loro saluti ai partecipanti e ricordato Verro e il momento della sua uccisione il 3 Novembre 1915, in Via Tribuna, con 11 colpi rivoltella. (Da Corleone-dialogos) LEGGI TUTTO

Marineo. Incontro con Rita Borsellino


Rita Borsellino
 L’Assessorato alla Cultura del Comune di Marineo organizza, sabato 6 novembre alle 18, un incontro con Rita Borsellino. L’iniziativa si svolgerà nella sala congressi del Castello Beccadelli. Oltre all’autrice interverranno Franco Ribaudo, Dino Paternostro, Nino Di Sclafani. L’input al pubblico dibattito, moderato da Nuccio Benanti, e che prevede anche la presenza di giovani e docenti delle scuole del paese, verrà dato dalla presentazione del libro “Nata il 19 luglio”, data della strage di via D´Amelio. Da quel giorno, infatti, la farmacista di Palermo, sposata e madre di tre figli, ha iniziato una nuova vita per parlare di antimafia (nelle piazze e nelle scuole) con un linguaggio nuovo e coinvolgente.

giovedì, novembre 04, 2010

Bisacquino. Progetto “Montagne da Vivere e da Gustare”. Incontro pubblico di presentazione alle imprese

Parte il progetto di valorizzazione delle aree montane di alcuni comuni del cuore dell’Alto Belice Corleonese, collegato alla “Circolare del 17 aprile 2009 n. 7899, emanata dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura e delle Foreste, che oggi fa capo all'Assessorato Territorio ed Ambiente, in attuazione del Fondo regionale per la montagna (Piano di utilizzo dei fondi per gli anni 2005 e 2006-2007). L’intervento, promosso dall'Unione dei Comuni della Valle del Sosio, coinvolge 5 comuni (Prizzi, Bisacquino, Chiusa Sclafani, Palazzo Adriano, Giuliana) in partnership col comune di Altofonte. Il progetto prende avvio con un importante appuntamento rivolto all’imprenditoria locale che si terrà il 5 novembre presso il Salone Maria SS. Delle Grazie di Bisacquino alle ore 17.00. Le imprese invitate a partecipare agli incontri, e ad aderire al Progetto, sono tutte le aziende agricole e agro-alimentari di produzioni tipiche e biologiche, nonchè le aziende di ristorazione (ristoranti, trattorie, ecc.) e ricettive (alberghi, agriturismi, B&B, ecc.), presenti sul territorio montano dei 6 comuni coinvolti nel progetto. Nel corso dell'incontro saranno esposti gli obiettivi dell’iniziativa, le attività previste ed i servizi di cui beneficeranno le imprese aderenti. Tra diversi vantaggi per le aziende coinvolte: seminari e consulenze gratuite di marketing e di promozione delle vendite, opportunità di stringere nuove partnership e collaborazioni, e soprattutto, la partecipazione alle previste azioni di comunicazione pubblicitaria e di marketing diretto.