mercoledì, febbraio 21, 2018

Il personaggio. Il migrante “anticrimine”. Peter, il ghanese eroe per caso “Ma adesso lo Stato aiuti me”

ROMINA MARCECA
Ha sventato il furto di un ciclomotore facendo arrestare il ladro “Spero che l’Italia mi ospiti e mi dia la possibilità di un lavoro regolare”
Peter Moses aveva fatto perdere le sue tracce dopo il gesto eroico. Per un attimo, ma solo per un attimo, aveva temuto di essere rimpatriato. Perché Peter Moses del Ghana è un extracomunitario irregolare sul territorio italiano. Adesso dice: «Non ho paura di essere rimpatriato ma chiedo allo Stato italiano di concedermi un permesso di soggiorno. Vorrei avere un lavoro regolare».

A suo carico ci sono diversi decreti di espulsione. Lui è tornato in questura col suo avvocato, Gabriele Lipani, per comunicare il suo indirizzo e rendersi disponibile. L’ufficio immigrazione sta valutando la sua posizione. Di norma dovrebbe essere rimpatriato.
Ma adesso lo Stato dovrà riflettere sulla posizione di questo trentottenne. Perché?
Perché Peter Moses ha permesso l’arresto di un ladro di moto. Gli si è lanciato contro quando si è reso conto che stava rubando e poi ha inseguito anche il suo complice ma senza fortuna. Il ladro, Benedetto Petrone, del Borgo, è stato arrestato dalla polizia proprio grazie all’intervento del ghanese.
Sabato in via Nunzio Gallo è andato di scena il coraggio di questo uomo che per vivere fa il collaboratore domestico. Di quei momenti Peter ha un ricordo nitido: «Ho visto quella scena mentre andavo a lavorare, li ho visti prima fare tre giri del palazzo, poi fermarsi e rompere il blocca sterzo di una moto. Appena ho visto uno dei due salirci a bordo li ho inseguiti su via Isidoro La Lumia. Loro sono caduti con le moto e allora sono riuscito a bloccare uno dei due. Subito dopo è arrivata la polizia».
Subito dopo l’atto eroico però di Peter Moses la polizia, che lo ha ringraziato per la sua collaborazione, aveva perso le tracce. Poco dopo si era scoperto che Moses è un extracomunitario arrivato in modo irregolare. «Sono in Italia dal 2004, sono un “clandestino” – spiega lui – e la mia famiglia è rimasta in patria. Ma adesso sogno per me un futuro diverso. È qui che voglio rimanere e essere un cittadino come tutti gli altri».
Nel 2004 Peter Moses arrivò a bordo di un barcone della speranza e affrontò il mare per riuscire a toccare le coste siciliane. Da quel momento è diventato un richiedente asilo ma senza buon esito. E così si sono succeduti i decreti di espulsione ai quali lui non ha dato alcun seguito.
Il pomeriggio di sabato scorso Peter non ha avuto paura: «Certo che no. Sono un uomo libero e quello che ho fatto è giusto perché non si può assistere a fatti del genere senza fare nulla».
Un eroe per caso che adesso non sa come gli finirà. «Lavoro con un mio amico come collaboratore domestico in alcune case, non ho paura dei ladri che ho bloccato. Non mi preoccupo di possibili aggressioni», dice lui. Adesso Peter Moses spera che per lui arrivi un permesso di soggiorno anche per motivi di giustizia. «È più probabile – spiega l’avvocato Gabriele Lipani – che possa essere concesso un permesso di soggiorno umanitario, cioè perché Moses ha dimostrato di sapersi inserire, col suo atteggiamento, nel tessuto sociale».

La Repubblica Palermo, 21 febbraio 2018

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