sabato, febbraio 28, 2015

Palermo, Giardino della Memoria: scoperte due targhe per Rumore e Patti

La scopertura della targa per Giuseppe Rumore
Altri due alberi sono stati piantati al Giardino della Memoria di Ciaculli, il sito confiscato alla mafia e gestito dal 2005 da cronisti e magistrati. Il Gruppo siciliano dell'Unci e la sezione distrettuale dell'Anm hanno ricordato l'imprenditore Pietro Patti, ucciso il 27 febbraio 1985 a Palermo, ed il sindacalista Giuseppe Rumore assassinato a Prizzi (Palermo) il 22 settembre 1919. «Prosegue il nostro cammino sulla strada della memoria - ha detto il presidente del Gruppo siciliano dell'Unci, Leone Zingales - e questa volta gli alberi sono stati dedicati ad un imprenditore che ha detto “no” al racket del pizzo e ad un sindacalista che, negli anni '20 del secolo scorso, si è opposto ai boss del Corleonese».
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Dal Quirinale ha fatto pervenire un messaggio il Consigliere per la Stampa e la Comunicazione, Giovanni Grasso: «A nome del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, - scrive il Quirinale - ringrazio l'Unci per averci reso partecipi della meritoria iniziativa al Giardino della Memoria di Ciaculli per ricordare l'imprenditore Pietro Patti ed il sindacalista Giuseppe Rumore». «Una manifestazione - ha sottolineato il Consigliere del Capo dello Stato - che promuove una cultura di legalità e di democrazia contribuendo a ricordare e a far conoscere alle giovani generazioni l'esempio di quanti hanno pagato con il sacrificio della vita l'impegno contro la mafia».
Il 6 gennaio del 2014 l'allora giudice della Corte Costituzionale, Sergio Mattarella, assieme ai familiari partecipò alla piantumazione di un albero nel Giardino della Memoria, nel ricordo del sacrificio del fratello Piersanti ucciso il 6 gennaio 1980 a Palermo in un agguato di stampo politico-mafioso.
Alla cerimonia di stamane, presenti i familiari delle vittime, sono intervenuti tra gli altri il presidente della sezione distrettuale dell'Anm, Matteo Frasca, l'assessore all'Urbanistica del Comune di Palermo, Giuseppe Gini, il Procuratore della Repubblica Francesco Lo Voi, rappresentanti dell'Ordine dei Giornalisti, il comandante regionale dell'Esercito, generale Corrado Dalzini, il comandante regionale della Guardia di finanza, generale Ignazio Gibilaro, il questore Guido Longo, il capocentro della Dia di Palermo, colonnello Riccardo Sciuto, i comandanti provinciali di Guardia di finanza ed Arma dei carabinieri, generale Giancarlo Trotta e colonnello Giuseppe De Riggi, lo scrittore e giornalista Dino Paternostro, i sindacalisti della Cgil Saverio Piccione ed Enzo Campo, il presidente del Centro Pio La Torre, Vito Lo Monaco, il presidente della Fondazione “Falcone”, professoressa Maria Falcone.
Il procuratore della Repubblica, Francesco Lo Voi, per la prima volta in visita al sito di Ciaculli, ha detto che «questo Giardino rappresenta la fiducia nel futuro e nella crescita, così come degli alberi, della coscienza civile e della legalità a Palermo e in Sicilia».
Dino Paternostro ha ricordato la figura di Rumore ed il contesto in cui è maturato l'assassinio, «un sindacalista coraggioso - ha sottolineato - che non si è fermato di fronte alle minacce e alle intimidazioni».
La famiglia Patti ha invece affidato ad una breve dichiarazione della vedova, signora Angela Maria,e delle figlie Gaia, Alessandra, Raffaella e Francesca: «In ricordo di un grande uomo che ha lasciato in eredità un esempio di rettezza, onestà e discrezione. Piero Patti, imprenditore onesto, colpevole di non essersi piegato alla mafia. Uomo normale diventato "eroe" suo malgrado per essersi opposto alla prevaricazione criminale ucciso all'età di 47 anni». L'imprenditore fu ucciso la mattina del 27 febbraio 1985 in via Marchese Ugo, davanti all'Istituto delle Ancelle. Nell'agguato rimase ferita gravemente anche la figlia Gaia che oggi ha 40 anni.
Giuseppe Rumore cominciò l'attività sindacale partecipando alle lotte contadine dei primi anni del 1900. Fece parte della Lega dei contadini e collaborò con Nicola Alongi per contrastare le cosche mafiose. Rumore capeggiò l'occupazione dei latifondi proclamando uno sciopero assieme ad Alongi il 31 agosto del 1919. Quello sciopero è passato alla storia come «lo sciopero delle campagne».

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