giovedì 15 marzo 2018

Bisacquino, rievocata la repressione poliziesca dei contadini e l'arresto di Pio La Torre di 68 anni fà

Un momento dell'incontro di Giuseppe Pietramale con gli studenti

In occasione del 68° anniversario dell’arresto, nel territorio bisacquinese, di Pio La Torre durante le occupazioni delle terre negli anni ’50 del secolo scorso, all’interno della serie di "incontri con l'autore", sabato 10 marzo 2018 si è svolto presso l'Istituto Superiore di Bisacquino, «l’incontro con il giovane autore, Giuseppe Pietramale, un’anima irrequieta bisacquinese che sceglie di emigrare nella civilissima Svizzera, alla ricerca, a volte illusoria, di una società dove i diritti dei cittadini sembrano essere garantiti a tutti e i doveri, indiscutibilmente accettati da tutti» sottolinea la docente Maria Corradino, collaboratrice del Dirigente scolastico. «Con ciò, Giuseppe non ha di certo rinunciato, come lui stesso afferma nel corso dell'incontro, alle sue radici a cui, anzi, si sente ancor di più ancorato». Nel suo libro "Ci avete condannati innocenti", pubblicato all’interno della collana seguita dall’ANPI Palermo, la cui prefazione è curata dall’illustre storico Giuseppe Carlo Marino, l’autore ripercorre i tragici eventi che hanno investito il movimento contadino negli anni 1948-50, quando il ministro dell’interno Scelba ordina di reprimere, anche nel sangue, l’occupazione delle terre lasciate incolte dai proprietari.

«I protagonisti, tra cui il nonno di Giuseppe Pietramale a cui l’autore dà voce in una sorta di narrazione teatrale del testo», continua la Corradino, «hanno duramente e ingiustamente pagato l’affermazione di un diritto sancito da una legge che avrebbe dovuto far uscire la classe contadina da secoli di feudalesimo: molti con il carcere - tra questi Pio La Torre presente agli eventi narrati - e qualcuno rimanendo invalido per sempre. Dal suo coinvolgente narrare emerge, con passione, il bisogno personale dell'autore di "consegnare" agli studenti, presenti all'incontro, la "memoria" di questo passato recente, che poco viene trattato nei libri di storia e che, con malcelata commozione, dedica a suo padre che di quegli eventi ebbe a subire tanta sofferenza. Gli studenti delle classi quinte hanno seguito, visibilmente emozionati, l’incontro e partecipato ponendo molte domande all'autore per approfondire alcuni aspetti degli eventi narrati, non trascurando gli opportuni collegamenti tra il presente e il passato».
Tra le organizzatrici del convegno mattutino che accompagnava gli alunni, la docente Mariella Di Giorgio ha ricordato come «le testimonianze e i sacrifici dei nostri antenati, ci permettono oggi di usufruire dei privilegi che in passato erano soltanto utopie e speranze. Prendere spunto dal passato, ci agevola per provare a costruire un futuro migliore».
La sera della stessa giornata si è svolta una conferenza, voluta dall’Amministrazione Comunale e dalla ProLoco bisacquinese, presso la sala Frank Capra del Museo Etnostorico di Bisacquino. L’autore ha intrattenuto i presenti riconducendoli, grazie anche all’ausilio di immagini e video di repertorio, drammatizzando inoltre alcuni stralci salienti degli episodi tratti dal libro, sul filo della memoria  – partendo dai Fasci Siciliani  sorti a seguito della delusione scaturita dall’allora recente Unità d’Italia e terminando con le occupazione delle terre negli anni ’50 del ‘900, – ha evidenziato come in fondo la storia si ripete sempre, raggiungendo spesso simili risultati.
Franco La Torre, di passaggio a Bisacquino in occasione di un suo intervento a Corleone in occasione del 70° dell’assassinio di Placido Rizzotto, per motivi familiari è dovuto rientrare a Palermo senza poter intervenire al convegno serale a Bisacquino. Ma non è rientrato nel capoluogo, senza prima visitare alcuni luoghi da lui conosciuti soltanto tramite alcune letture o testimonianze orali.  Accompagnato da Pietramale, si è recato per la prima volta in quei luoghi, in cui suo padre Pio, fu arrestato dalla Celere, certa di arrestare anche la sua intraprendenza nella tutela dei diritti dei contadini e di tanti cittadini onesti.
Molte immagini hanno immortalato gli incontri di questa speciale giornata, e in una di esse si scorgono ritratti due eredi di “quei fatti”, provenienti da luoghi molto lontani tra loro. Dopo molti anni – esattamente sessantotto – sullo stesso terreno dove sono state buttate lacrime e sangue, si ritrovano Franco e Giuseppe: figlio il primo e nipote l’altro di due tra i tanti uomini che hanno lottato per difendere i loro e gli altrui diritti: Pio La Torre e Giuseppe Pietramale senior.
Giuseppe Pietramale                                                                  
Thayngen, 14.03.2018

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