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domenica 19 marzo 2017

La lettera al presidente Mattarella di Liliana Esposito, mamma di Massimiliano Carbone, 30 anni, ucciso dalla 'ndrangheta a Locri a settembre 2004

Liliana Esposito, mamma di Massimiliano Carbone
Liliana Esposito Carbone, lettera al presidente della repubblica 
Signor Presidente, 
desidero esprimerLe i miei sentimenti di gratitudine perché la Sua visita nella XXII Giornata della Memoria delle Vittime Innocenti delle mafie mi conforta ed è per me, cittadina di Locri, motivo di orgoglio. 
L’attenzione costante che l’Associazione LIBERA rivolge alla Calabria, in particolare in questa contingenza culturale e socioeconomica, ci vede tutti, a vario titolo, impegnati per la legalità partecipata e per il rinnovamento e la promozione di questo nostro territorio. In preparazione dell’odierna celebrazione, ho incontrato tanti giovani, ascoltando così i diversi loro bisogni; ho condiviso i loro progetti, ho saputo dei loro sogni, ed ho apprezzato che preferiscano avere dubbi e cercare di trovare risposte, anche con fatica, piuttosto che sopportare certezze impartite.
Massimiliano Carbone
Questi ragazzi chiedono di non vedere mai più limitati o impediti i loro diritti, e sfumare le loro opportunità; vogliono invece autodeterminarsi in una prospettiva di giustizia sociale, lottare contro la cultura mafiosa anche con voce autonoma, e non più solo durante le manifestazioni, quando qualcuno potrebbe pretestuosamente assimilarli all’evangelico compatto fascio di verghe. Hanno mente aperta e coraggio, i ragazzi buoni di Calabria e della Locride, e comprendono come molte formule di promessa siano sempre le stesse, e tutte facciano leva sui loro sogni per riscuotere consenso. Sono capaci di arrabbiarsi per ciò che amano. Sono consapevoli anche che non ci possono essere Libertà, Democrazia, Valori, Sicurezza, né adeguato impegno alla Civiltà, se accade che talvolta le Istituzioni, e uomini e donne con ambiziosi progetti politici, e inquirenti e magistrati, e la società civile, proclamino che “la credibilità dello Stato si difende nell’assicurare i rei alla Giustizia” e poi ingenerosamente dimentichino - o non hanno mai conosciuto - il nome di un giovane morto ammazzato nella Locride, un qualunque punto percentuale dell'inaccettabile statistica criminale, mentre la sua famiglia rimane sola davanti all’indifferenza delle Istituzioni, alle insufficienze investigative, alla Verità che soccombe nell’opportunismo, alla Giustizia che regge una bilancia squilibrata.
Ritengo che quanti mi raccomandano “fiducia nella Giustizia divina” dovrebbero, nelle more, cambiare attività. Troppe volte ancora l’indifferenza e la retorica mi feriscono, ma mai potranno umiliarmi essendo io madre di un giovane generoso che lavorava onestamente e sognava una vita normale nella sua città. Sento pertanto forte l’imperativo morale di fare istanza di Giustizia, oggi. Mio figlio coltivava Speranza, e la sua Bellezza ha fatto ombra a miserabili. Oggi la Giustizia a lui negata è negata all’intera comunità.
I nostri Morti risorgono nella Memoria solo se ogni coscienza saprà inginocchiarsi al Loro Nome. Per questa Memoria oggi rinnovo il mio impegno alla Speranza, e lo farò continuando a chiedere risposte concrete per tutti i giovani della Locride, perché proprio non basta, seppure lo dica Emile Cioran, “ pregare accanto ad un fiore per aiutarlo a crescere”.
Con stima grande e sincera.
Liliana Esposito Carbone 
mamma di Massimiliano Carbone, 30 anni 
ucciso a Locri a settembre 2004 
ed esumato per “affari di Giustizia” ad aprile 2007 

Testimone di Verità in attesa di Giustizia
pubblicata il 19/3/2017 su La Gazzetta del Sud

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