di Gianni Barbacetto, da il Fatto quotidiano, 25 maggio 2017
Il Caimano torna sulla scena come
interlocutore dell’ex rottamatore per fare la legge elettorale e da argine al
“populismo”. Ma il suo passato è tutto una macchia.
Silvio torna. Sì, Berlusconi si prepara a essere
di nuovo al centro della vita politica italiana. Come leader del suo
schieramento, che non ha trovato un “federatore”. Ma anche come interlocutore
privilegiato, anzi unico, del centrosinistra di Matteo Renzi, per fare la legge
elettorale. Intendiamoci: nel centrosinistra per vent’anni hanno ripetuto che
non bisognava demonizzarlo. Ma allora almeno qualcuno c’era a ricordare ogni
giorno i conflitti d’interessi, le amicizie pericolose, le indagini penali. Del
resto, occupava la scena politica e parlare con lui, se non trattare con lui,
poteva apparire scelta obbligata. Oggi invece il sistema politico di cui
Berlusconi era diventato il perno è saltato, la scena è cambiata, le sue forze
si sono ridotte, le sue schiere sfrangiate, il bipolarismo non c’è più. Eppure
c’è chi cerca un nuovo patto del Nazareno. Il leone è invecchiato, ha incassato
sonore sconfitte, si è indebolito politicamente, è stato sostituito da nuovi
narcisismi a Palazzo Chigi. Ma tutto questo sembra valergli una sanatoria
generale, una amnistia della memoria. Il Caimano è dimenticato, oggi Silvio è
un partner strategico con cui Renzi può fare argine al male assoluto: il
“populismo”. Forse vale però la pena di fare un esercizio di memoria e di
ricordare chi è Silvio Berlusconi, il politico unfit all’estero, pregiudicato
in Italia.