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martedì 16 dicembre 2014

Palermo, chiude la Coalma!

ULTIMO GIORNO PER LA COALMA. OGGI POMERIGGIO L’AZIENDA, FERMA GIA’ DA UN ANNO,  CHIUDE IL RAPPORTO DI LAVORO CON GLI ULTIMI 45 DIPENDENTI. IL MARCHIO IN VENDITAPalermo 16 dicembre 2014 – Un anno fa era stata firmata la cassa integrazione straordinaria. Oggi, che anche l’ultima speranza di  ripresa è svanita, la Flai Cgil firma gli atti di transizione di fine rapporto di lavoro per gli ultimi 45 dipendenti, tra amministrativi e operai,  ancora  rimasti. Con quest’atto conclusivo scompare  la Coalma Spa, azienda ittico conserviera che ha operato  in via   Tiro a Segno 70, a S. Erasmo, da tre generazioni. Ma lo storico  marchio, nato nel 1922,  quando il primo proprietario,  Francesco Macaluso, avvia la produzione di conserve del pesce azzurro e del tonno di tonnara pescato nel Mar del Mediterraneo, può continuare a sopravvivere.

     “Siamo riusciti a prevedere anche un piccolo incentivo economico per i lavoratori. L’azienda chiude per  cessazione di attività. Con senso di responsabilità siamo riusciti a scongiurare il fallimento, che avrebbe decretato la fine del marchio, che oggi invece può essere riutilizzato  – dichiarano il segretario Flai Cgil Palermo Tonino Russo e  Rosi Pennino, della Flai Cgil di Palermo - Vanno ringraziati sia i lavoratori, alcuni dei quali hanno iniziato a lavorare a 16 anni da stagionali, che il sindacato:  un fallimento del marchio avrebbe reso tutto ancora più nero. L’accordo è a tutela dei lavoratori:  prevede che se  domani la Colama dovesse riprendere l’attività, deve  assumere gli stessi lavoratori, che in questi anni hanno dimostrato un grande attaccamento per questa fabbrica”.
    La firma di fine-rapporto,  questo pomeriggio.“Oggi è comunque una giornata triste, per il sindacato, per i  lavoratori e per la città di Palermo – aggiungono Totnono Russo e Rosi Pennino peR la Flai -  La Coalma aveva creato occupazione  nel cuore di Brancaccio, in tempi d’oro aveva anche 160 dipendenti, di cui la metà donne,  e nei giorni della pesca del tonno si arrivava a 250. Lavoratori di un quartiere di periferia,  ad altissimo tasso di povertà.  E’ un  altro colpo all’occupazione, dovuto alla crisi, alle nuove normative che hanno vietato la pesca del tonno rosso e  alle condizioni capestro praticate dalle banche nei confronti delle piccole e medie aziende in crisi  mostrando pochissime aperture di credito”.  
    Una crisi iniziata nel 2006. Nel  2009 l’azienda voleva licenziare le sue 75 lavoratrici, lasciando al lavoro solo 40 operai. Una decisione “discriminatoria” contro la quale insorsero tutti i dipendenti.  L’attività è  stata sospesa  un anno e mezzo fa  e a ruota sono scattate prima la cassa integrazione ordinaria e  poi tre tranche di mobilità: la prima per i  più anziani, la seconda per 36 dipendenti nell’aprile 2012, con incentivi all’uscita,  l’altra per altri 36 dipendenti. Ci sono anche  11 lavoratori che hanno avviato un contenzioso con l’azienda. Quindi la cig straordinaria.    Oggi scatta la mobilità per gli ultimi lavoratori, che vanno a casa.  “Oggi  per la Coalma è l’ultimo giorno. Io ho iniziato nel 1974 e sono andata via nel 2012. Per  pochi mesi, ringraziando la Fornero, sono rimasta senza pensione – dichiara Antonella Quartuccio, Rsu storica della Flai Cgil -  Il nostro era un tonno d’eccellenza, di prima scelta, si lavorava a mano. I proprietari dicono che la colpa della chiusura sia delle  banche. Ma a pagarci siamo stati sempre e solo noi operai. Purtroppo il futuro della fabbrica era scritto da tempo. Io ho lasciato alla Coalma il 70 per cento del mio udito, perché  ho lavorato per  34 anni alle macchine. C’è chi ha perso dita, chi un  occhio. Abbiamo dato e pagato abbastanza per questa ditta. Spesso capitava di dover lavorare a 42 gradi in estate e sottozero in inverno.  Per noi valeva il motto: più l’operario soffre, più rende. Ma è stato il nostro lavoro e siamo rimasti senza. A me dispiace anche perché vivo proprio accanto a questa  fabbrica sul mare che spero di rivedere aperta”.


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