martedì 18 dicembre 2012

L'on. Sandro Oliveri: "Un ddl per abbattere la casta nascosta"


Giro di vite per i grandi manager e per le società private che percepiscono contributi pubblici per un importo  superiore ad un terzo del totale del proprio volume di affari
 Ogni anno i c.d. costi della politica, diretti e indiretti, ammontano a circa 23,9 miliardi di euro, pari a circa l’1,5% del PIL, dei quali, ad esempio, circa 4,6 miliardi sono destinati agli oltre 24.000 consiglieri di amministrazione, alle consulenze ed al funzionamento degli organi delle società partecipate.  E’ dunque davvero arrivato il momento di superare l’approccio solo demagogico ed emotivo della questione, passando ad azioni realmente incisive, capaci di andare oltre quei provvedimenti che, pur muovendosi nel solco della riduzione dei costi istituzionali, consentono di scalfire, nel mare magnum dei costi della politica, soltanto la punta di un iceberg. 

“Con la proposta di legge presentata alla Camera dei Deputati il 12 dicembre scorso – afferma l’On. Sandro Oliveri (PDS-MPA) – si intende introdurre un criterio normativo destinato a far tremare molti palazzi e che, se mai dovesse tramutarsi in legge nel corso della prossima legislatura sarebbe capace di far ottenere al nostro sistema Paese enormi risparmi, pescando solo ed esclusivamente nelle tasche di quella casta nascosta che è stata salvata dalla spending review. Peraltro – aggiunge Oliveri -   questa legge introduce un principio di equità, sin'ora disatteso, capace di limitare fortemente ogni personale trattativa dei vari dirigenti con la propria amministrazione che ha determinato enormi disparità”

In particolare la proposta dell’On. Oliveri intende fissare come unico parametro di riferimento per il calcolo del trattamento economico degli incarichi pubblici, l’assegno della più alta carica dello Stato, il Presidente della Repubblica, essendo questi posto al vertice della piramide delle cariche istituzionali.  Per tutti gli altri incarichi il trattamento non potrà superare una percentuale rapportata a  tale limite. Ad esempio (ex art. 1 del testo di legge): non superiore all’80% per il Presidente del Consiglio dei Ministri; non superiore al  70% per i ministri; non superiore al  60% per i sottosegretari; non superiore al  55% per i senatori ed i deputati; non superiore al 70% per i presidenti delle regioni; non superiore al  50%  per  i consiglieri e gli assessori regionali.

A norma dell’art. 2 il trattamento economico annuo omnicomprensivo di chiunque riceva, a carico delle finanze pubbliche, emolumenti o retribuzioni nell’ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo con pubbliche amministrazioni non potrebbe superare il 60% dell'assegno personale spettante al Capo dello Stato, ed a tal fine verrebbero computate in modo cumulativo le somme comunque erogate all’interessato a carico del medesimo o di più organismi, anche nel caso di pluralità di incarichi conferiti da uno stesso organismo nel corso dell’anno. Limite da applicare anche ai magistrati ordinari, amministrativi e contabili, agli avvocati e procuratori dello Stato, al personale della carriera diplomatica e della carriera prefettizia, ai presidenti delle autorità indipendenti, ai dirigenti pubblici, ivi compresi i dirigenti “esterni” delle amministrazioni statali, ai consulenti, ai titolari di qualunque  incarico affidato  dallo Stato ecc..

Occhi puntati anche su quelle “società private” che percepiscono contributi pubblici per un importo  superiore ad un terzo del totale del proprio volume di affari. Queste non potrebbero più stabilire per nessuno dei propri amministratori, dipendenti o consulenti, compensi superiori al 60% dell'assegno personale spettante al Capo dello Stato.

Considerato che l’assegno del Capo dello Stato, ai sensi dall'articolo 84, ultimo comma, della Costituzione, come determinato dalla legge 23 luglio 1985 n.372, non raggiunge i 250.000 euro lordi, l’approvazione della proposta di legge presentata dall’On. Sandro Oliveri, da parte dei parlamentari della prossima legislatura determinerebbe risparmi da record, tenuto conto, ad esempio di alcuni dati che si inseriscono in calce al presente comunicato.  

u.s.






-          GLI STIPENDI D’ORO DELLA CASTA SOMMERSA

1.       Antonio Manganelli, Capo della Polizia: 621.253 euro lordi;
2.       Mario Canzio, Ragioniere Generale dello Stato: 562.331 euro;
3.       Franco Ionta, ex capo Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria: 543.954 euro;
4.       Vincenzo Fortunato, capo gabinetto Ministero dell'economia e delle finanze: 536.906 euro;
5.       Biagio Abrate: capo di Stato maggiore della difesa: 482.019 euro;
6.       Raffaele Ferrara: direttore generale dei Monopoli di Stato: 481.214 euro;
7.       Giuseppe Valotto, capo di Stato maggiore dell'esercito: 481.021 euro;
8.       Bruno Branciforte,  capo di Stato maggiore della Marina: 481.006 euro;
9.       i tre presidenti di Authority (Giovanni Pitruzzella dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, Corrado Calabrò dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e Pier Paolo Bortoni dell'Autorità per l'energia elettrica ed il gas): 475.643 euro;
10.   Leonardo Gallittelli, comandante generale dell'Arma dei Carabinieri: 462.642 euro;
11.   Giuseppe Bernardis, segretario generale dell'Aeronautica:  460.000 euro;
12.   Claudio de Bertolis, segretario generale della difesa: 451.000 euro;
13.   Giampiero Massolo, segretario generale degli esteri: 412.000 euro;
14.   Valeria Termini, Luigi Carbone, Rocco Colicchio, Alberto Biancardi, dell'Autorità per l'energia: 396.000 euro;


Curioso allegare anche alcune dichiarazione dei redditi presentate nell’anno 2011 (quindi relative al periodo 2010). Si tratta ovviamente di redditi complessivi, non quindi di stipendi pagati dalla pubblica amministrazione, anche se per molti le due cose coincidono, soprattutto per quelli al vertice di istituzioni che rendono incompatibili gli incarichi privati.

1.       Domenico Arcuri, amministratore delegato di quell'Invitalia: 727.170 euro;
2.       Vincenzo Dettori, vicepresidente di Fintecna: 392.392 euro;
3.       Franco Bassanini, Presidente Cassa depositi e prestiti: 567.262 euro;
4.       Giovanni Gorno Tempini, amm. delegato Cassa depositi e prestiti: 1.925.997 euro;.
5.       Augusto Fantozzi, ex commissario straordinario di Alitalia:  3.686.272 euro;
6.        Stefano Ambrosini, subentrato ad Augusto Fantozzi: 957.379 euro;
7.       Dario Fruscio, cda dell'Eni poi passato all'Agea: 1.048.478 euro;
8.       Giuseppe Bonomi, cda Sea di Malpensa:  919.847 euro;
9.       Paolo Garimberti, ex presidente RAI: 670.304 euro;
10.   Mauro Masi, direttore generale RAI: 695.466 euro;
11.   Lorenza Lei, vice direttore generale RAI: 424.106 euro;
12.   Mario Draghi, governatore Banca d’Italia: 1,021 milioni di euro;
13.   Fabrizio Saccomanni, direttore generale Banca d’Italia: 838.596 euro;
14.   Ignazio Visco, all'epoca vice governatore Banca d’Italia: 405.201 euro;
15.   Pier Francesco Guarguaglini, ex presidente Finmeccanica: 5,5 milioni di euro:
16.   Giuseppe Orsi, nel 2010 vice presidente Finmeccanica: 1,654 milioni di euro;
17.    Giorgio Zappa e Alessandro Pansa, direttori generali Finmeccanica: risp. 2,5 e 2,6 milioni di euro;


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