70 anni fa, il 2 febbraio del 1956, Danilo Dolci organizza nell'entroterra siciliano lo "sciopero alla rovescia" di un migliaio di contadini, operai, intellettuali e disoccupati con la partecipazione della Camera del Lavoro di Partinico guidata da Salvatore “Turiddu” Termine: invece di astenersi dal lavoro per un giorno, gli operai lavorano gratis per sistemare una vecchia trazzera utile a tanta gente, per dimostrare che non mancava il lavoro, ma la volontà delle autorità di attivarlo.
Danilo Dolci, Turiddu Termine ed altri vennero arrestati e processati. Al loro fianco e a loro sostegno si levarono le voci più influenti del Paese. Si schierarono al loro fianco e furono difesi in tribunale da Piero Calamandrei, autore di un’arringa memorabile. Si stava processando non solo i manifestanti, ma la Costituzione stessa, l’art. 4 della Costituzione, che recita: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.
