martedì, marzo 20, 2012

Convegno al Teatro del Baglio. Le donne di Villafrati tra passato e presente

di SILVIA BENTIVEGNA
Un'importante iniziativa, svoltasi al Teatro del Baglio, sul processo di emancipazione delle donne anche in una zona interna come il corleonese-villafratese. Da donna Teresa Cordova, alle popolane di Villafrati in lotta per la terra...
Domenica 18 marzo 2012 Si è tenuto a Villafrati, nei locali del Teatro del Baglio, dentro l’antico complesso edilizio dei conti di San Marco, principi di Mirto, un convegno culturale sul tema “Il ruolo della donna tra passato e presente”,organizzato dalla locale Consulta femminile con il patrocinio dell’amministrazione comunale. La partecipazione all’iniziativa è stata importante, veramente degna dell’impegno profuso dalle organizzatrici e segnatamente dalla presidente Giovanna Pernice e dalla sua più stretta collaboratrice Norina Agnello.
Hanno presentato importanti relazioni lo storico villafratese Pippo Oddo, che ha ricostruito il processo di formazione del protagonismo femminile locale dal periodo risorgimentale alle lotte per la terra dell’ultimo dopoguerra; Silvia Bentivegna,che si è soffermata sulla vicenda umana della sua antenata donna Teresa Cordova, dei marchesi della Giostra, madre del martire Francesco Bentivegna e di altri tre eroi risorgimentali (Filippo, Giuseppe e Stefano); l’antropologa Provvidenza Cuccia, che ha parlato del ruolo delle donne nelle feste di San Giuseppe; il professore Nicola Grato dell’Istituto comprensivo di Villafrati, che ha raccontato la storia del Teatro del Baglio e la funzione assolta dai componimenti poetici. Il filosofo professor Giuseppe Mazzara ha fatto anche qualche cenno ad un suo antenato seguace di Bentivegna e poi tamburrino dei volontari garibaldini. Il pediatra Felice Arena ha auspicato che tutte le intelligenze più sveglie del paese concertino le loro azioni per contribuire al riscatto culturale dei villafratesi d’ambo i sessi.

Inoltre ci sono stati alcuni interventi musicali a cura dell’associazione “Prospettive” di Mezzojuso, la lettura di brani tratti dai libri “Lo sviluppo incompiuto” e “Il miraggio della terra” di Pippo Oddo, a cura di Enza Monastero. Il coro di Valeria Lo Bue ha invece regalato ai numerosi astanti l’emozione della lettura di alcuni brani tratti dall’opera di Thomas Eliot, “Assassinio nella cattedrale”. Non meno coinvolgenti sono state le numerose interviste rilasciate alle rappresentanti della Consulta da donne di tutte le fasce d’età. Il momento più emozionante è stato però quello dell’apertura della manifestazione al grido di “W la libertà!” lanciato da un coro maschile e urlato subito dopo dalle donne, tra squilli di tromba sventoli di tricolore e rulli di tamburi seguiti dalla voce maschia e suadente di un rivoltoso che invitava i giovani a seguire Francesco Bentivegna per liberare l’Isola dai borboni.

Il convegno ha voluto sottolineare l’importanza del ruolo delle donne e della loro forza, che nei momenti particolarmente drammatici per l’intera popolazione, ha sempre saputo tirare fuori coraggio e determinazione. Insomma le donne passato di Villafrati, ma non solo, sono riemerse dal silenzio e dall’anonimato in cui la società maschilistica le costringe tuttora a vivere. Sarebbe tuttavia sbagliato negare che il processo di emancipazione femminile sia stato agevolato dall’impegno sociale e politiche di uomini umili e combattivi come Francesco Nicastro detto Cicciu Bastianeddu, che dopo aver partecipato da protagonista alle lotte per la terra fu per più di dodici anni sindaco di Villafrati e riuscì ad acquisire al comune l’importante complesso del Baglio che nel bene e nel male rappresenta il simbolo più alto della storia e dell’identità locale. Ma se Nicastro è riuscito a sfuggire alla triste fine riservata ad altri coraggiosi capipopolo come Placido Rizzotto di Corleone e Salvatore Carnevale di Sciara,uccisi dai mafiosi, ciò va ascritto a merito del movimento femminile locale, che nel 1866, 1893, 1905,nel 1946 e nel 1956, ha saputo tenere a bada i mafiosi, sostenendo sempre eroicamente i propri uomini, che fronteggiavano la mafia con coraggio e rara determinazione fino al punto di predisporsi all’uso delle armi.

Dal dibattito e segnatamente dalla relazione di Pippo Oddo è emersa la figura di Ninfa Ferrara, madre di Santo Meli,già seguace di Bentivegna ed eroe frainteso, cui i siciliani dovrebbero fare un monumento in ogni villaggio, perché fu il capo guerrigliero che diede maggior filo da torcere al regime borbonico. Basti pensare che dopo il 17 aprile 1860 (quando le altre squadre guidate da borghesi abbandonarono la lotta armata) continuò ad alimentare tanti focolai di rivolta nelle campagne da richiamare l’attenzione di Garibaldi fino al punto di decidersi a sbarcare con i Mille in Sicilia. E se è vero che Santo Meli è passato alla storia come “brigante” e fu fucilato pochi giorni prima del plebiscito dal battaglione di Ferdinando Firmaturi,non bisogna dimenticare che già il 25 giugno 1860 l’ardimentoso giovane fu catturato proprio a Villafrati e stava per esser fucilato. A fermare il plotone d’esecuzione dei garibaldini guidati dall’ungherese Stefano Turr fu in quel momento l’emozione suscitata dalla madre che si precipitò a Villafrati e fece sì che nessun teste deponesse verso il suo sfortunato figlio. Ma superato quel momento critico i galantuomini vollero eliminarlo anche se era innocente, perché Santo avrebbe dato fastidio ai sabaudi. Per dirla tutta, l’Italia sognata da Francesco, Filippo, Giuseppe e Stefano Bentivegna e dalla loro madre donna Teresa Cordova, ma anche da tanti popolani come Santo Meli, fieri e veri assertori delle idee repubblicane, non si è ancora realizzata. Il regno dei Savoia, non si dimostrò affatto migliore di quello borbonico.

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