domenica 17 marzo 2019

Sul set. Delitto Mattarella "Questo film è nato dal senso di colpa"

Un'immagine del set del "Delitto Mattarella"

MARIO DI CARO
Il regista Grimaldi a Palermo racconta perché ha deciso di raccontare la storia dell’omicidio nel 1980 del presidente della Regione Sicilia
PALERMO - Piersanti Mattarella ha giusto il tempo di caricare la sua famiglia a bordo della Fiat 132 prima che il killer con gli occhiali da sole gli spari addosso con due pistole diverse. Finisce così, sotto le magnolie della finzione cinematografica, la storia del presidente della Regione che provò a cambiare la Sicilia. «È la scena più difficile», confessa alla troupe Aurelio Grimaldi sul set de Il delitto Mattarella, il film prodotto da Cine 1 Italia e Arancia cinema che sta girando a Palermo sul politico democristiano protagonista di un esperimento di compromesso storico siciliano con il Pci e che fu ucciso il 6 gennaio del 1980 da assassini ancora senza volto. L’uscita in sala è prevista in autunno. La scena dell’omicidio è stata ricostruita ieri in una strada diversa da quella reale, via Libertà, dove tutt’ora abita il fratello, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

È un tuffo negli anni di piombo siciliani, in quel 1980 in cui morì anche il procuratore Gaetano Costa. «Gli imputati (Giusva Fioravanti e Gilberto Cavallini), furono assolti per insufficienza di prove: io sono convinto che non fu un mafioso siciliano a uccidere Mattarella», dice Grimaldi, «la pista neofascista per me è la più credibile: agì un flusso di vettori che comprendeva la banda della Magliana, i neofascisti, la Dc e Cosa nostra». Sulla 132 della morte c’è David Coco, che interpreta Mattarella, capelli brizzolati e abito grigio da messa domenicale, Donatella Finocchiaro (la moglie, Irma Chiazzese) e gli attori che interpretano i figli Bernardo e Maria e la suocera (Elena Pistillo). Il killer "dagli occhi di ghiaccio", come fu definito dalla vedova, nascosti dietro un paio di Lozza, esce con calma da una 127: è l’attore Vittorio Magazzù, vagamente somigliante all’identikit dell’assassino. Con lui c’è un altro militante dei Nar che gli darà la seconda pistola dopo i primi colpi.
Ma perché un film su Mattarella trentanove anni dopo il delitto?
«La molla è stato il senso di colpa per aver pensato superficialmente che anch’egli fosse un democristiano contiguo al Potere», dice il regista. «Mi ero appena trasferito dalla Lombardia in Sicilia ed ero pieno di pregiudizi. Ma mi bastarono pochi giorni per capire che mi sbagliavo. Poi, mentre preparavo il film su Salvo Lima che non ho mai girato, raccolsi molto materiale su Mattarella e quando il fratello fu eletto presidente della Repubblica pensai che dovevo sbrigarmi.
A me piacciono i decisionisti e Mattarella lo era: era uno che faceva le cose, che aveva idee e le metteva in pratica. Un tipo che nella Sicilia del 1980 era difficile da accettare».
Prima di girare, Grimaldi ha incontrato i figli di Mattarella, al Presidente della Repubblica è stata inviata la sceneggiatura: «L’incontro con Bernardo mi ha costretto a cambiare la sceneggiatura perché quando gli ho chiesto dei rapporti con un altro politico democristiano, Rosario Nicoletti, mi ha detto che al funerale piangeva più di lui. Mi ha domandato se nel film ci fosse la figura di Sindona: inizialmente non era prevista, ho capito che era importante e adesso l’ho inserita in una sequenza. E alla fine si è raccomandato: "Guardi che mio padre aveva un carattere molto aperto ed era molto ottimista"».
David Coco, che nella fiction Il cacciatore interpretava il boss Leoluca Bagarella, s’è potuto appoggiare su poco materiale di repertorio per accostarsi a Mattarella: «Giusto il video di un discorso al fianco di Sandro Pertini», dice l’attore, «per il resto l’immagine che ho di lui è quella di una persona accogliente.
Raccontiamo gli ultimi giorni di quest’uomo, ottimista sì, ma che avverte la solitudine in cui si muove. E in una scena col figlio che gli chiede "Come stai?" si avverte quest’ombra». Donatella Finocchiaro, che a Palermo fa una staffetta col film di Emma Dante Le sorelle Macaluso,somigliante alla signora Irma, parla della moglie di Mattarella come di un personaggio «che racconta una famiglia affettuosa, una che prepara la calza della Befana ai figli nonostante siano già grandi, una che dopo il delitto non dorme più perché sogna la faccia dell’assassino». Lui, l’assassino «con il passo ballonzolante», come ricostruì la vedova con gli investigatori, si avvicina alla 132 con la pistola in mano per consumare un delitto rimasto senza colpevoli.
La Repubblica, 15 marzo 2019

Nessun commento: