giovedì 7 marzo 2019

Partito Democratico. La sinistra e l'albatros

Nicola Zingaretti

DI FRANCESCO MERLO
L’onda di Milano è come l’uccello che in mare si offre al vento per alleggerirsi e spiccare con fatica il volo
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Il 2 marzo, sabato scorso, proprio mentre a Milano in 250mila manifestavano contro il razzismo, nel Nord del Pacifico l’albatros femmina più vecchia del mondo, della preziosa specie dei Laysan che come la sinistra italiana è a rischio estinzione, a quasi settant’anni è diventata mamma di un pulcino. Al piccolo hanno dato il loro entusiastico benvenuto gli increduli etologi perché è l’inaspettato figlio biologico della vecchiaia. Quell’albatros, che opportunamente si chiama Wisdom, Saggezza, non solo ha spostato i limiti dell’età di riproduzione e della durata della vita, ma ha anche cambiato la storia delle metafore perché da Fedro a Esopo a Walt Disney, non c’era ancora l’animale della “vita-dove — non-te-l’aspetti” e della rinascita messianica, amabile più del pio bove di Carducci, auspicabile più della lucciola di Pasolini.


È vero che Zingaretti, commissario-segretario, è vero che Zingalbano, se proprio pennuto deve essere, ha semmai le sembianze della chioccia, e non solo per l’aria goffa e protettiva, ma anche perché con lui il segretario torna funzione di servizio. Zingaretti — lo ha detto e ridetto — vuol fare “il segretario di strada” il cui talento è dirigere i talenti, scovarli e covarli come la chioccia, come un direttore di giornale, come un regista che cuce le parti addosso ai suoi attori, Fellini con Mastroianni, Scorsese con De Niro, John Ford con John Wayne. Da giovane dirigente di giovani, Zinga vide il film inglese Gioventù, amore e rabbia, che forse è ancora il suo preferito, e fece un festival con quel titolo perché aveva la pretesa di governare gli arrabbiati: “Chiò, chiò, da bravi venite qua /forza pulcini, forza raspate /che chi non raspa non beccherà” dice la chioccia della filastrocca popolare.

Agli esordi si presentò come chioccia anche il vecchio Corbyn in Inghilterra. Oggi la sua nuova sinistra è cool, calm and collected, fresca, calma e composta, come la terra saggia e buona del Kent, e al tempo stesso rough, stormy, unruly, agitata, tempestosa, e indomabile, come il mare della Cornovaglia. Guardare Corbyn attorniato da migliaia di ragazzi, sottratti al populismo di destra e restituiti alla passione di sinistra, è oggi un paradigma per Zingaretti. Nei raduni i giovani gli fanno corona non intonando i “british sounds” anticapitalisti che nel 1968 erano i rumori della catena di montaggio, ma le canzoni dei Beatles che sono la colonna sonora dell’identità aperta dell’Occidente: Lady Madonna contro la mortificazione delle donne, We Can Work it Out e Hey Jude contro l’asfissia delle ideologie e soprattutto Here Comes the Sun come metafora del nuovo sol dell’avvenire. Nel database di Zingaretti ci sono “Il tallone di ferro” di Jack london, Fenoglio, Nizan... e Ingrao corretto con Sciascia. E poi: le opere pubbliche e il rispetto dell’ambiente, la tutela del lavoro e il rapporto forte con il sindacato, lo ius soli e l’adozione per le coppie gay, la libertà di morire quando i corpi sono ridotti a gusci, molti dei diritti radicali di Pannella con i suoi sapori forti, anche se per ora Zingaretti mangia solo verdure cotte all’agro.

Ecco, se ci fosse soltanto la vittoria di Zingaretti alle primarie, a nessuno verrebbe in mente la metafora dell’albatros. E invece ieri Renzo Piano, che ci ha fatto una visita in redazione, ci ha detto che gli pareva appunto un albatros la nostra Italia. E non quando, re delle nubi, con il suo volo maestoso, l’albatros sfida le tempeste senza neppure muovere le sue immense ali. E neppure quando appare comico e brutto perché, sceso troppo in basso, le ali giganti gli impediscono di volare e la ciurma, come scrisse Baudelaire, lo cattura e lo schernisce: “Uno tormenta il suo becco con una pipa / l’altro mima, zoppicando, l’infermo che volava”.
E lasciamo stare la rimonta del Pd segnalata dai sondaggi che quanto più inconfutabili sembrano tanto più bugiardi sono. Ma sulla forza della manifestazione dei 250mila a Milano non nutrono dubbi quelli che ci sono stati e hanno visto il capogiro collettivo, il gioioso pandemonio di sudori e di contatti, la festa di strada e di folla ma non di adunata. E ancora, a capo della Cgil c’è da poco più di un mese, Maurizio Landini che di sé dice «ho una brutta faccia per bene» e ha preso a modello non Marx e neppure Di Vittorio ma Massimo Troisi «che voleva fare nel cinema quel che io vorrei fare nel sindacato: ridare dignità alla rabbia, all’indignazione, lui con la potenza del riso, io con la potenza del lavoro».

Ecco,tutta insieme questa Italia che sta riprendendo vita è l’albatros di Renzo Piano. È l’Italia — non solo di sinistra — che preferisce l’accoglienza, sia pure rigorosa, al razzismo; quella che crede nella legittima difesa ma non nella giustizia fai-da-te, l’Italia che sa usare la Rete senza venerarla come un feticcio modernista e ancora pensa, con Churchill, che «la democrazia parlamentare è la peggior forma di governo, a eccezione di tutte le altre», l’Italia che si affida agli organi di garanzia e al Quirinale di Mattarella, e rispetta la scienza, il giudice terzo, i libri e le competenze. È l’Italia del NO che ha sentito “l’onda di Milano”, come ha titolato Repubblica domenica scorsa, e si offre al vento per alleggerirsi, con fatica, dell’acqua che la inzuppa e della ciurma che la umilia. Non si è ancora innalzata, è vero, non ha ancora dispiegato le sue ali, ma quest’ Italia si è risvegliata e ritrovata. È l’albatros nel momento in cui cerca la spinta verso l’alto battendo le ali verso il basso, e il suo cuore corre e la sua temperatura sale mentre si libera e si sgronda, subito prima di spiccare il volo.
La Repubblica, 6 marzo 2019

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