mercoledì 17 ottobre 2018

Liceo di Corleone, apertura di anno scolastico col prof. Giovanni Perrino, tra poesia e impegno culturale e civile

La dirigente scolastica del liceo di Corleone prof.ssa Natalia Scalisi
accanto, il prof. Giovanni Perrino

Fra incontri e seminari con gli studenti del Liceo " Colletto" di Corleone ho trascorso tre indimenticabili giornate, parlando di poesia e di impegno culturale e civile. Porto con me gli sguardi, le attenzioni e la simpatia con cui mi hanno accolto. Amicizia e stima vadano alla dirigente scolastica prof.ssa Natalia Scalisi, alla vicaria prof.ssa Rosa Scuderi e al prof. Santo Marcianti.
Ricchi di cordialità ed empatia gli incontri con i docenti e con tutto il personale il cui lavoro è prezioso in una scuola che per tutto il territorio è, non da ora, presidio e riferimento culturale di prim'ordine.In occasione dell'inaugurazione dell'anno scolastico ho indirizzato agli studenti una lettera aperta che Città Nuove pubblica di seguito. 
A tutti auguro un felice proseguimento delle attività didattiche.
Giovanni Perrino
Lettera aperta agli studenti del Liceo Don G.Colletto di Corleone

Quello che salutiamo oggi è un nuovo anno scolastico ancora una volta in un quadro che è un mix di aspettative, incertezze e situazioni croniche non facilmente risolvibili almeno nel breve periodo. Eppure docenti e alunni sono consapevoli di scrivere anche in questo anno un diario di bordo non certo semplice, un diario che descriva secondo precise linee guida di efficace azione pedagogica, una traversata da intraprendere. Il percorso, per essere produttivo, sarà fatto insieme, studenti, docenti e genitori compreso il personale tecnico e ausiliario, un attraversamento che guidi verso il successo formativo le cui parole chiave non siano solo promozione o diploma finale ma conoscenze e competenze di alto profilo, efficienza del servizio offerto, qualità delle esperienze e soddisfacente crescita personale in rapporto agli obiettivi preposti. E’ necessario che tutti si riconoscano protagonisti di un processo di crescita cui concorrono una serie di fattori che si fondano sugli elementi appena ricordati.
Lo so che alcuni dubiteranno che tali obiettivi sono difficili da realizzarsi dato il contesto e in un momento storico connotato dalla complessità e dalle scelte che ci attendono.
So bene che i giovani hanno la sensazione di attraversare un tempo di disorientamento, di generale indifferenza e passività di fronte al declino di certezze, valori e culture che sono state finora la sostanza del nostro esistere.
A volte si teme di trovarsi di fronte ad un dirupo, col cuore che batte per la paura di cadere giù da un giorno all’altro, altre volte è il facile ottimismo a prevalere quasi vi fossero soluzioni semplici per tutto.
Leggendo i giornali, ma anche nella vita quotidiana di un paese di provincia, si può vedere come il presente è come attratto dalla follia e dalla lacerazione di certezze che si davano per acquisite. Non sono qui per diffondere ottimismo, so che voi giovani non siete dei  poeti tristi e romantici, piccoli Leopardi in preda ad un cosmico pessimismo.
Si suol dire che avete la vita davanti e non è poco.
Io penso che il futuro non sia mai stato così vicino al passato e questa è una opportunità da prendere a volo. Se si vuol costruire un domani credibile si dovrà farlo non a prescindere ma partendo dal passato e aggrappandosi alla memoria storica.
La tradizione è il futuro del presente e non deve dar fastidio parlarne.
Potremmo discutere a lungo sulle cause, sulle cesure che hanno cambiato il volto del Paese negli ultimi decenni, e la scuola, aiutandovi a capire la storia contemporanea, cercherà di farlo, di chiarire quali sono gli ingranaggi inceppanti e le cause di tanta rovinosa rimozione della memoria e dell’identità collettiva.
Ritengo che voi giovani non siate perdenti né delusi ma vivete una fase delicata del vostro percorso di crescita. Dialogo e confronto, coraggio e senso critico devono prender posto di delusioni e rancori. La nostra identità socio-culturale non è data una volte per tutte, non è stata artatamente cancellata da un atroce vendicatore ma modificata da una serie di concause fra le quali citerei il cambiamento veloce introdotto da Internet e l’informazione di massa che tutto ha reso veloce e fruibile ma in modalità del tutto diverse dal passato. E’ con questi cambiamenti che bisogna misurarsi nel quotidiano e il successo dipende dalla coscienza critica, dalle conoscenze e dalle competenze che si mettono in gioco mentre si condivide sui social o si ciatta con sconosciuti perché sono questi gli strumenti che creano argini, anticorpi, meccanismi di autodifesa.
Vi ricordo solo la necessità di questa consapevolezza.
Rivisitare il passato alla luce delle necessità presenti, usarlo per costruire nuovi fronti di ricerca e di saperi in grado di innovare senza tradire, di superare i confini pur riconoscendoli come tali.
Coerenza, pratica dei valori, coraggio nell’innovare assumendosi le proprie responsabilità e  dignità, inviolabilità di ogni essere umano siano la vostra rotta, i cosiddetti valori non negoziabili.
Per questo vi invito a non lasciarvi trascinare dalla corrente, ad alzare argini contro l’arretratezza culturale, fonte di pessimismo e violenza.

L’identità non sarà affatto perduta se la si sa difendere con forza e questa forza non può che essere appresa sui banchi di scuola, nei libri, nelle letture serali, in un ambiente domestico e scolastico fatto di attenzione e di prossimità, di rispetto reciproco.
Questo lavoro i vostri docenti lo conoscono bene e lo sanno fare e questo vuol dire non essere soli, non è poco se ci pensate.
Voi studiate in un’istituzione antica con tradizioni di qualità e di eccellenza.
Io stesso ho frequentato a Corleone  il Liceo Baccelli in anni tristi, anzi tristissimi nei quali la mafia celebrava il suo potere disseminando le strade del paese di sangue e di morti. Riina, Bagarella, Provenzano erano latitanti nelle case del paese e mio padre mi consigliava di non guardare in faccia nessuno specie nei vicoli e di sera.
Dal deserto di quegli anni ci ha salvato SAN LICEO, fu la scuola, questa scuola, il nostro punto di riferimento, il centro della vita sociale. Docenti entusiasti, giovani e meno giovani, viaggiavano da Palermo per farci lezione, mai assenti, sempre vicini, sotto la guida di Presidi illuminati per cultura e umanità.
Voglio ricordare il mio preside, Giuseppe Spatafora, esponente di una stimata famiglia corleonese, coltissimo latinista e grecista ma anche un suo alunno, anche lui uscito dal Baccelli, al quale, non ancora laureato, il preside affidò una supplenza breve.
Il Prof. Giuseppe Governali, fu mio giovanissimo insegnante per poco tempo prima di divenire l’amico fraterno di una vita. Auguro a ciascuno di voi la stessa fortuna.
Mancato nell’aprile di due anni fa, Governali è ogni giorno presente in molte generazioni di giovani, docenti e studenti che lo videro Dirigente scolastico e poi assessore alla Cultura  nel tempo della rinascita del Paese quando, da luogo di nascita di uomini orrendi, a Corleone nacque fra i giovani una forte opposizione alla mafia e la scuola divenne un riferimento per il territorio circostante.
A lui, a Giuseppe Governali, la scuola deve molto.

A partire da questo Istituto superiore, oggi Don G. Colletto, che da Dirigente ebbe la lungimiranza di unificare facendo del polo scolastico di Corleone e Marineo, uno fra i primi in provincia.
Studioso e cultore di tradizioni popolari e del dialetto corleonese, Governali era consapevole che le radici hanno un senso solo se affondano in un territorio, se si nutrono di sorgenti attive e non galleggiano in acque stagnanti.
La sua profonda cultura diventava impegno civico e quindi politico nel momento in cui combatteva la stagnazione e la dormizione culturale della Corleone piagata dalla povertà e dalla mafia, dolente di migranti e incapace di sollevarsi da sola.
Furono i giovani come voi il suo braccio destro, quelli che lui chiamò a raccolta dai pochi circoli culturali esistenti, dall’Azione cattolica, ma soprattutto dalle aule di questa scuola. Ad essi chiese LA SCOSSA, un risveglio culturale che partendo dalle coscienze, fosse rafforzato dallo studio e dalle competenze culturali, che sapesse di memoria storica, di democrazia e di diritti, ma anche di doveri e di cittadinanza attiva e quindi di partecipazione. Quello del Preside Governali e dei suoi amici è stato uno sforzo enorme, ha richiesto anni, ma voi ne siete oggi il frutto migliore, quello che mi porta ancora a tornare appena posso qui tra voi.
Non v’è miglior lascito alla città di Corleone che questo edificio, questi docenti che Natalia Scalisi guida con competenza perché non si perda ciò che è stato a fatica guadagnato. Al telefono lei mi parlava del protagonismo studentesco come centro di quel mondo complesso che è una scuola superiore Ho pensato che tutti, direttamente o meno, raccogliamo l’eredità di Giuseppe Governali che lei rappresenta al livello più alto.
Mi onora e mi fa piacere essere qui con voi, uno di voi, consapevole di parlare a soggetti attivi che hanno intrapreso un percorso di formazione ricco di conoscenze e di valori, che nel quotidiano praticano la legalità, l’inclusione, l’accoglienza, il desiderio legittimo di conoscere il mondo, cittadini come siete di una Unione Europea che ha assicurato 70 anni di benessere e progresso a tutti suoi abitanti e, in primis, ha assicurato a tutti una pace duratura.

Vi invito a guardare il frontespizio del vostro passaporto su cui campeggia la vostra cittadinanza, quella europea e subito dopo, ripetuta nella pagina interna, figura la nazionalità, quella italiana.
Due aggettivi di cui andiamo fieri e che tutto il mondo ci invidia.
Quand’ero ragazzo, vinsi una concorso con un tema in cui raccontavo di sognare un campionato di calcio solo sovranazionale. Oggi i maggiori tornei e campionati sono quelli europei a conferma che anche i sogni di un bimbo si possono realizzare grazie a due intellettuali confinati dal regime fascista nell’isola di Ventotene.
Sapete tutti che il Manifesto, detto di Ventotene dall’isola in cui il fascismo confinava gli oppositori al regime, aveva per titolo “Per un’Europa libera e unita” e fu scritto da Altiero Spinelli e da Ernesto Rossi, riconosciuti Padri fondatori dell’Unione Europea.
Leggetelo il Manifesto di Ventotene, è la storia di un sogno che vi riguarda da vicino.
Vi auguro di continuare volentieri gli studi che amate, di conoscere il mondo attraversando liberamente ogni confine, di parlare le principali lingue e poi di tornare nella vostra isola e non solo per le ferie estive ma per ritrovare voi stessi, i vostri valori, gli affetti che sono il bene primario di ogni esistenza.
A ciascuno di voi con attenzione e simpatia, Giovanni Perrino
Corleone, Sabato 13 Ottobre 2018
In occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico



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