domenica 26 luglio 2020

Giornalisti. La deontologia professionale da non dimenticare


PIETRO SCAGLIONE
Bufera sull'atteggiamento mediatico nei confronti degli immigrati, dei diversi, delle minoranze e dei deboli. Un atteggiamento in contrasto con Codice deontologico, Carta di Roma e Testo unico dei doveri del giornalista.
Gli esempi degli ultimi giorni sono numerosi. Ad esempio, una parte dei mass media è letteralmente ossessionata dai pochi casi di migranti positivi al Covid (che vengono incredibilmente "vivisezionati" e dati in pasto al pubblico per diffondere l'infondata e falsa correlazione tra immigrazione e coronavirus). A prescindere che la malattia non è una colpa e il malato è una persona da curare - non un untore da discriminare o da esporre al pubblico ludibrio - in ogni caso in Italia dal 20 febbraio ad oggi, gli italiani positivi al covid sono oltre 240mila, a fronte di poche migliaia di immigrati positivi al coronavirus.

Altri giornalisti invece considerano, incredibilmente, gli immigrati come una categoria a parte, diversa dai "cittadini comuni" nel caso di vittime di pestaggi all'interno di caserme (come emerge dall'inchiesta sul sequestro della caserma dei Carabinieri di Piacenza). Per cui non si capisce il motivo della distinzione tra vittime di pestaggi ("spacciatori, immigrati e comuni cittadini"). Peraltro dal tenore di alcuni articoli sembrerebbe come se i pestaggi ai danni di "comuni cittadini" fossero più gravi di quelli ai danni degli immigrati oppure di quelli ai danni degli spacciatori (invece va rispettata l'integrità e la dignità personale di qualunque persona a prescindere da etnia, religione, cultura, precedenti penali).
Ma gli esempi nella storia del giornalismo sono infiniti.
A tal proposito, occorre tenere a mente i decaloghi spesso non rispettati da alcuni giornalisti.
Ad esempio il Codice deontologico prevede, nell'articolo 9 la "Tutela del diritto alla non discriminazione": "Nell’esercitare il diritto-dovere di cronaca, il giornalista è tenuto a rispettare il diritto della persona alla non discriminazione per razza, religione, opinioni politiche, sesso, condizioni personali, fisiche o mentali".
Lo stesso Codice deontologico nell'articolo 10 prevede la "Tutela della dignità delle persone malate":
"Il giornalista, nel far riferimento allo stato di salute di una determinata persona, identificata o identificabile, ne rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza e al decoro personale, specie nei casi di malattie gravi o terminali, e si astiene dal pubblicare dati analitici di interesse strettamente clinico".
Il Testo unico dei doveri del giornalista prevede nell'articolo 9 i seguenti "Doveri nei confronti degli stranieri":
"Il giornalista
a) nei confronti delle persone straniere adotta termini giuridicamente appropriati, seguendo le indicazioni del «Glossario»... evitando la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte riguardo a richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti;
b) tutela l’identità e l’immagine, non consentendo l’identificazione della persona, dei richiedenti asilo, dei rifugiati, delle vittime della tratta e dei migranti che accettano di esporsi ai media".
La Carta di Roma poi impone ai giornalisti di "Evitare la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte riguardo a richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti. CNOG e FNSI richiamano l’attenzione di tutti i colleghi, e dei responsabili di redazione in particolare, sul danno che può essere arrecato da comportamenti superficiali e non corretti, che possano suscitare allarmi ingiustificati, anche attraverso improprie associazioni di notizie, alle persone oggetto di notizia e servizio; e di riflesso alla credibilità della intera categoria dei giornalisti".

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