CFC - CENTRO FISIOTERAPICO DEL CORLEONESE

martedì 19 gennaio 2021

In memoria di Emanuele Macaluso. “Ho conosciuto un grande uomo, un uomo di quella bella sinistra che ci fa essere orgogliosi di esserlo”

Con Emanuele Macaluso il primo maggio 2019

DINO PATERNOSTRO

Nel 1983 il mio primo incontro con Emanuele Macaluso fu polemico. Gli contestai col furore dei miei trent’anni di avere sottovalutato le iniziative con cui a Corleone si era ricordato Placido Rizzotto, dopo decenni di silenzio. Allora Macaluso era direttore de “L’Unità”, ed io gli rimproveravo di non avere pubblicato un mio articolo su quell’evento. Mi rispose con una lettera garbata, invitandomi ad essere un lettore più attento. Infatti, l’articolo era stato pubblicato, solo che io non me n’ero accorto. Mi vergognai un po’, gli chiesi scusa, e nacque un bel rapporto che continuò nel tempo, tanto che insieme ad altri compagni mi avvicinai all’area riformista da lui guidata insieme a Giorgio Napolitano. 

Nel 1992 accettò il mio invito a partecipare ad un dibattito a Corleone sui delitti mafiosi di Placido Rizzotto e Peppino Impastato. 

Poi il Pci si sciolse, la politica divenne altro, ma Emanuele Macaluso è rimasto un punto di riferimento lucido e appassionato per tutti i militanti di sinistra. Ho continuato a seguire i suoi interventi, le sue critiche taglienti quasi sempre condivisibili. 

Macaluso interviene a Palazzo dei Normanni 

Ero a Palermo nella mattinata del 30 aprile 2019, quando Emanuele Macaluso ricordò con parole commosse Pio La Torre nell’atrio di Palazzo dei Normanni. Rievocò anche gli anni delle lotte contadine a Corleone. Proprio a questo punto si rivolse al ministro Salvini, ricordandogli che Corleone non è la città della mafia, come lui ha voluto far capire con la sua visita in paese del 25 aprile. Corleone è "la città dell'antimafia" e di una storia gloriosa. 

Macaluso interviene alla Giornata della memoria 

Poi ci siamo rivisti nel pomeriggio alla prima giornata della memoria per ricordare tutti i sindacalisti e gli attivisti sindacali caduti nella lotta contro la mafia in Sicilia, organizzata dalla Camera del lavoro di Palermo e dalla Cgil Siciliana. Tenni la relazione introduttiva che lui - generosamente - giudicò “attenta e preziosa”. Me ne chiese una copia che io gli donai con piacere e con un pizzico di orgoglio. 

Il primo maggio ci siamo rivisti a Portella della Ginestra. Conservo gelosamente la foto che ho fatto con lui davanti alla Casa del popolo di Piana degli Albanesi poco prima che partisse il corteo. E mi sono sentito onorato quando mi ha autorizzato a pubblicare su Città Nuove i suoi post di “EM.MA in corsivo”. 

Macaluso a Portella della ginestra 

A Portella Macaluso tenne un comizio appassionato. “Non potevo mancare - disse - a questo appuntamento, volevo tornare qui, questi sono stati i momenti della mia formazione. Per me, che poi ho avuto tanti incarichi, la mia formazione politica, sociale e umana è legata agli anni in cui sono stato nel sindacato in cui ho potuto coltivare un rapporto umano con migliaia di lavoratori, contadini, metallurgici, operai, braccianti e zolfatari. Quando gli operai del Cantiere scioperavano per 40 giorni e gli zolfatari per 60 giorni, pensate che io di notte potessi dormire?" Infine, rivolgendosi ai compagni caduti a Portella: "Noi non vi dimenticheremo mai". 

Anch’io, anche noi non dimenticheremo mai Emanuele Macaluso. 

E chiudiamo con una sua bella considerazione: «Essere di sinistra ha avuto un senso, perché ha migliorato la vita a milioni e milioni di uomini. Ne è valsa la pena, direi». Si, certo ne è valsa e ne vale ancora la pena. 

Dino Paternostro

19 gennaio 2021

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