domenica 3 maggio 2020

Mafiosi e trafficanti. In 376 fuori dal carcere per l’emergenza virus



di LIANA MILELLA e SALVO PALAZZOLO
Oltre a quattro boss al 41 bis, nei mesi di marzo e aprile sono centinaia i detenuti mandati a casa per motivi di salute. Il ministro Bonafede: verifiche sui domiciliari già concessi e quelli futuri. Cambio al Dap: al posto di Basentini ecco il pg di Reggio Calabria Petralia
ROMA — Sul tavolo del Guardasigilli Alfonso Bonafede c’è una lista con un numero — 376 — che crea allarme. Perché nell’elenco figurano i nomi di boss del rango di Zagaria, Bonura, Iannazzo e Sudato, messi agli arresti domiciliari dai giudici per l’emergenza virus. Ma anche quelli di altri 372 oggi ex detenuti comunque legati alle cosche e operativi sul piano criminale, visto che nessuno di loro risulta essersi dissociato.

La lista è stata inviata tre giorni fa dal Dipartimento delle carceri alla commissione parlamentare Antimafia, che l’aveva espressamente richiesta, e che adesso fa capire la fretta di Bonafede nel nominare i nuovi vertici delle prigioni italiane. E spiega perché di sabato il ministro ha immediatamente fatto insediare al Dap il vice capo Roberto Tartaglia e ha comunicato alla maggioranza il nome di Dino Petralia come nuovo direttore. Entrambi magistrati antimafia.
A Tartaglia, il ministro ha affidato anche il primo incarico, esaminare i fascicoli degli scarcerati uno per uno, per un primo monitoraggio che proseguirà, qualora fosse necessario, con gli ulteriori accertamenti. Inoltre, già ieri pomeriggio, il nuovo Dap ha diramato una circolare con cui chiede ai direttori di comunicare immediatamente al Dipartimento ogni istanza presentata dai detenuti al 41 bis o comunque inseriti nei circuiti della cosiddetta Alta sicurezza.
La lista che scotta
Ma cosa c’è nella lista? Un elenco dei boss di vario spessore che nell’ultimo mese e mezzo sono stati scarcerati dai giudici per il rischio Covid (o per altre patologie) e che oggi vivono ai domiciliari, nei loro territori. Si tratta di capi, gregari delle cosche, esattori del pizzo e narcotrafficanti. Il monitoraggio del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha fatto emergere un numero che non ha precedenti. Nei giorni scorsi la polemica era già scoppiata per la concessione dei domiciliari a quattro mafiosi al 41 bis: il camorrista Pasquale Zagaria, i siciliani Francesco Bonura e Vincenzo Di Piazza, lo ’ndranghetista Vincenzo Iannazzo.
Quei nomi sono in cima alla lista. Ma ora il monitoraggio ne aggiunge un altro, l’ergastolano Antonino Sudato, detenuto nel reparto più rigido della cosiddetta Alta sorveglianza, quella etichettata con il numero 1. Nessun domiciliare per l’Alta sorveglianza 2, dove sono reclusi i terroristi. Tutti gli altri scarcerati erano nell’Alta sorveglianza 3, il circuito che ospita l’esercito di mafie e gang della droga, 9.000 detenuti in totale. Circa 200 dei 376 complessivi sono comunque ancora in attesa di giudizio, e su questi il ministero della Giustizia non ha alcuna competenza.
Le preoccupazioni dei pm
Per tutti, hanno comunque pesato le condizioni di salute precarie attestate da certificati e perizie. E il fatto che il Dap non sia riuscito ad attrezzare soluzioni alternative agli arresti domiciliari, per esempio nei centri medici penitenziari, come quelli di Roma, Viterbo, Milano. Così era stato chiesto dal tribunale di sorveglianza di Sassari per Zagaria, ma la risposta del Dap, sollecitata più volte, è arrivata solo il giorno dopo il provvedimento dei giudici che lo avevano già mandato a Brescia dalla moglie. A preoccupare le procure antimafia è soprattutto il ritorno dei mafiosi nei loro territori. «Gli arresti domiciliari sono assolutamente inidonei per soggetti ad alta pericolosità» ribadiscono i pm della Dda di Palermo, ricordando che comunicano spesso anche dal carcere, figurarsi da casa. E per le forze dell’ordine scatta un superlavoro per controllare tutti i mafiosi ai domiciliari, per accertarsi che rispettino l’obbligo di non incontrare o telefonare a nessuno.
Il nuovo corso
In questo clima Bonafede dimissiona l’ex capo del Dap Francesco Basentini a cui si addebita la responsabilità di aver gestito male le rivolte di febbraio e ancora peggio la stagione del Covid, soprattutto per le scarcerazioni dei mafiosi. Arrivano al Dap il nuovo capo Petralia e il suo vice Tartaglia. Il primo arriva dalla procura generale di Reggio Calabria, il secondo dalla commissione parlamentare Antimafia e dopo una lunga stagione a Palermo come pm, dove ha lavorato anche con il procuratore aggiunto Petralia. Il quale, a parte una parentesi al Csm nella corrente che fu di Falcone, è stato in città di frontiera come Trapani, Sciacca e Marsala. Correva per la procura di Torino l’anno scorso quando seppe che Palamara e soci lo sponsorizzavano, ovviamente senza dirglielo, e ritirò subito la sua candidatura.
La Repubblica, 3 maggio 2020

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