mercoledì 11 dicembre 2019

Delia Whitaker, l’inglese di Palermo che custodì una reggia

Delia Whitaker

di PAOLA POTTINO 
Assieme alla sorella Norina era ambita da molti pretendenti ma rifiutò le nozze e visse in solitudine nella villa di via Dante
La immaginiamo passeggiare indisturbata nel parco creato da Emilio Kunzmann, uno dei più grandi giardinieri del tempo, adornato di alberi e piante di ogni specie che circondano Villa Malfitano. Delia Whitaker amava molto quella residenza in stile neoclassico cinquecentesco fatta realizzare tra il 1885 e il 1889 dal padre Joseph Whitaker junior, detto Pip, erede della nota famiglia di mercanti sbarcati in Sicilia nei primi dell’Ottocento. Gli ultimi quindici anni della sua esistenza, Delia li trascorse in solitudine nella villa di via Dante. Fu l’unica dei Whitaker a morire a Palermo.

La figura longilinea, l’altezza forse eccessiva, se paragonata alla statura delle donne del tempo, lo sguardo languido e un sorriso appena accennato. È una delle immagini in cui viene ritratta Delia circondata dalle numerose suppellettili e dai mobili preziosi, ricordi di viaggi dello stesso Pip, appassionato studioso di archeologia, botanica, ornitologia. Una coppia di elefanti in cloisonnè di smalto, la slitta donata dallo zar Nicola I nel 1845 quando venne in visita a Palermo, la quadreria con sei vedute ad olio di Francesco Lojacono, sono solo alcuni dei gioielli presenti nella residenza Whitaker. Dietro quello sguardo un po’ sospeso, si nascondeva una donna volitiva le cui abitudini e tradizioni inglesi rimasero intatte. Il tè alle cinque, ad esempio, era un rito al quale non poteva rinunciare, così come celebrare il compleanno della regina d’Inghilterra, assistere i più poveri o indossare i guanti in pubblico.
«Anche se ero solo un bambino — rammenta Corrado Mirmina, architetto, dipendente della Fondazione Whitaker — io ricordo quando la signora arrivava in macchina accompagnata dall’autista. Non so bene perché, ma incuteva timore e noi la chiamavamo la " barunissa". Così apostrofata in segno di rispetto e non perché i Whitaker fossero davvero nobili. Per centomila sterline fu offerto a Pip un titolo nobiliare, ma allo studioso non interessava diventare un baronetto e non solo per la ingente somma di denaro richiesta. Le sue passioni erano l’arte, la storia, l’archeologia e la sua amata isoletta di San Pantaleo, l’antica Motya che acquistò tra il 1903 e il 1906, una sorta di buen retiro nel quale soleva rifugiarsi non soltanto per motivi di studio, ma anche per fuggire dalle pressioni e dai discorsi futili della moglie Tina, figlia di un grande bibliografo, il colonnello Alfonso Scalia, il cui principale impegno era quello di pensare a un’adeguata sistemazione delle figlie Norina e Delia.
Tra le due giovani, Norina, la primogenita, era sicuramente la più carina e probabilmente fu la figlia preferita, quella da sistemare ad ogni costo. Il pensiero per Norina e Delia fu una vera e propria ossessione per Tina («Mais pour vous vos filles sont une idée fixe » , le disse un giorno la contessa Santa Fiora in occasione di una visita) e per la famiglia sacrificò la carriera da soprano. Era una cantante lirica molto brava, si esibì davanti a Wagner, racconta nel suo diario custodito oggi nell’archivio della Fondazione Whitacker.
« Mi pare ancora — ricorda Tina — di vedere il maestro accanto al pianoforte: fu così soddisfatto della mia interpretazione da balzare in piedi e richiedermi il bis, cosa che mi imbarazzò moltissimo » . Fu una madre ingombrante e pretenziosa Tina, cosi come lo fu anche sua madre che accompagnò la figlia persino durante il viaggio di nozze. Norina, costretta a rifiutare molti pretendenti perché non graditi alla madre, si sposerà soltanto nel 1921 a 37 anni con il generale Antonino Di Giorgio, più grande di lei di diciassette anni. Delia, invece, respinse le avances dei suoi spasimanti. Tra queste, anche quelle dell’amico di famiglia Frank Hird al quale scriverà «io non mi sposerò mai».
« Viene richiesta ( da Tina ndr) — scrive Giovanna Fiume, professoressa di Storia moderna all’Università di Palermo in una relazione su " I Whitaker di Villa Malfitano" — anche l’appartenenza ad un lignaggio nobiliare, insieme alla passione disinteressata, buone qualità personali sul piano fisico e morale, una età conveniente, nessuna fama di donnaiolo e di giocatore. Ogni pretendente viene passato al vaglio e pochi riescono ad assommare in misura accettabile la maggior parte di questi requisiti».
Delia decide di non sposarsi e di trascorrere il resto della vita ad assistere prima la sorella Norina, ossessionata dalla paura dei microbi («se riceve la visita di un ospite che le sembra in cattiva salute — scrive la madre nel suo diario custodito all’archivio della Fondazione Whitaker — fa pulire le posate con lo spirito, oltre che con il detersivo e si lava con molta cura le mani che ha dovuto offrire al bacio dei suoi ospiti»), cagionevole nella salute e psicologicamente molto fragile.
« L’estenuante battaglia della madre — spiega Giovanna Fiume — per un marito ideale per Norina può aver procurato un senso di inferiorità alla figlia minore che si sarà persuasa nell’intimo che non si sarebbe sposata mai, come dice ai suoi innamorati, forse pensando che nessuno in realtà la poteva amare per il suo valore, poiché lei stessa se ne attribuiva punto o poco».
Il bridge, i tè, i concerti, l’abbigliamento, le sontuose colazioni, il tennis, il maneggio e la vela: da tutto questo prende le distanze Pip, per temperamento più vicino a Delia, ma, anche se distaccato dai "noiosi" affari di famiglia, è pur sempre il padre di due fanciulle molto ambite. Motivo per il quale nutriva insieme alla moglie una certa avversione verso un matrimonio ispirato da motivi di interesse. «L’altro giorno Peppino — scrive il 20 aprile 1904 Tina nel suo diario riportato dalla Fiume nella relazione — è stato informato che un signore di Catania desiderava vederlo; e poiché a volte da Catania gli portano uccelli rari, ne ha immediatamente concluso che la visita doveva aver a che fare con il suo hobby favorito e ha fatto accomodare senz’altro lo sconosciuto nel museo. L’uomo si è schiarito la voce e con tono imbarazzato ha detto: " Vengo da parte di mio cugino, il principe di Grimaldi, che ha un figlio, al quale darebbe quattro milioni se facesse un matrimonio come si deve. E poiché sappiamo che lei ha due belle figlie…" Pip è rimasto di stucco: nessun uccello raro, ma anzi gli è toccato spiegare che, in Inghilterra non si ha l’abitudine di vendere le proprie figlie».
La Repubblica Palermo, 11 dicembre 2019

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